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Yearly Archives: 2014

Una Spagna amara

Il Fiume Ebro in Spagna, da un decennio meta di siluristi di ogni parte dell’Europa, è a giusta ragione chiamato la Mecca del siluro. Quegli altopiani striati tutti uguali e allineati, i coloriti canyon tra cui si snodano le strade, l’assenza di vegetazione dovuta al clima secco che si contrappone alle distese infinite di frutteti, le azzurre acque dell’Embalse, la famosa promenade di Mequinenza con i suoi siluri giganti, albini e mandarini, l’incredibile potere dei pellet, le miriadi di mangiate durante il giorno di Chiprana, la falesia.. Questi sono alcuni degli elementi che hanno reso l’Ebro una meta unica nel suo genere. Non bisogna però cascare nel tranello di pensare che qui il siluro sia facile da catturare. Il livello del fiume e la temperatura dell’acqua possono giocare brutti scherzi, senza dimenticarci l’elevata pressione di pesca costante ad opera delle guide di pesca durante la settimana e dei locali nei week end.

Dopo due anni di assenza dalle sponde dell’Ebro (l’ultima nel 2011, dopo le spedizioni del 2009 e 2010), siamo riusciti in extremis a riorganizzare la quarta missione in terra spagnola. Se le scorse volte la formula scelta era l’appartamento a Mequinenza (con annessa pescata serale in promenade, e trasferta diurna a Chiprana), quest’anno, complice la scelta del camper, l’idea era quella di accamparsi per tutta la durata della spedizione lungo il fiume nei pressi di Chiprana, per godersi quindi la natura ed i possibili combattimenti alla luce del sole, cosa che lungo la promenade è difficile assistere (almeno a livello di numero di partenze), oltre a trovarsi in attesa lungo un marciapiede.

Venerdì 3 giugno alle ore 20 la partenza da Modena per me, Claudio e Gabriele e prima sosta a Piacenza a raccogliere il quarto componente della missione, Alessandro. Il camper rende più confortevole il lungo viaggio (in genere 14-16 ore), permettendo di riposare comodamente ed ingannare il tempo costruendo i terminali da utilizzare in pesca ad esempio. Di contro ha la bassa velocità di crociera, che allunga i tempi di percorrenza., e il maggior fabbisogno di carburante (fortunatamente in Francia, e specialmente in Spagna costa meno).

Arriviamo a Mequinenza per ora di pranzo e ne approfittiamo per acquistare qualche sacco di pellets in uno dei negozi presenti lungo la strada e pranzare con vista Segre. Sarà forse giorno di “cambio”, ma lungo la promenade non c’è quasi nessuno in pesca, così come poco è il movimento di pescatori nella piccola cittadina. Ha chiuso anche un negozio di pesca. Inoltre il Segre è veramente alto, quasi a bordo del muretto della promenade!

Riprendiamo il nostro viaggio per percorrere gli ultimi 50 km che ci separano da Chiprana. Kilometri da percorrere in mezzo a spettacolari canyon, colline brulle intervallate da frutteti o piccoli scorci dell’acqua azzurra dell’Embalse che forma l’Ebro a causa della diga presente nei pressi di Mequinenza.

Chiprana è un piccolo paese arroccato su un promontorio a picco sul fiume. Case sbiadite e poco curate, un bar, un mini market ed una parrucchiera.

Grazie alla risorsa pesca anche qui si possono trovare persone che vendono pellets o affittano camere o addirittura i loro appezzamenti privati di terreno sul fiume, spesso attrezzati con gazebo, frigo e barbecue. Questo perché sempre più turisti pescatori sono stanchi e disgustati di dover pescare nei tratti dove nei week end si riversano i locali e i numerosi pescatori di origine rumena, che come in Italia hanno la pessima abitudine di lasciare sul posto di pesca montagne di rifiuti, resti di pesci pescati e consumati sul posto (per la gioia di milioni di mosche) ed escrementi. La cosa strabiliante è che che a loro tutto ciò non reca il minimo fastidio, accampandosi tranquillamente in mezzo a tutto ciò, facendoci giocare i propri bambini. Come se non bastasse, le guide del posto ci raccontano che sempre più rumeni vengono a pescare in Spagna trattenendo tutti i siluri pescati, per poi tornare in Romani, vendere il pescato e pagarsi così la vacanza.

Gli spagnoli non sono da meno, oltre che lungo il fiume, il loro rapporto con i rifiuti si capisce guardando il dirupo su cui si adagia il paese.. una discarica a cielo aperto praticamente sul fiume. Un controsenso colossale per una zona che vede nel turismo della pesca una delle risorse più floride in un territorio che non offre nulla aldilà della coltivazione di frutta. Motivo per il quale la Berkley decise di annullare la terza edizione del mondiale di catfishing: giornate di pulizia e campagne di sensibilizzazione non sono serviti a nulla. Nel giro di pochi giorni la situazione tornava ad essere improponibile.

Arrivando al sabato, trovare posto per pescare è impossibile. Aggiungiamoci anche che il fiume la settimana prima si è alzato di 5 metri, ed è tutt’ora alto, allagando e diminuendo il numero delle poste. Ci riusciamo a ritagliare un piccolo spazio per passare la prima notte sul fiume, consapevoli che alla domenica si sarebbero liberate tutte le poste, e saremmo riusciti a trovare quella a noi più congeniale. Per prima cosa ripuliamo lo spot raccogliendo un sacco di immondizia e bonifichiamo l’area da rifiuti “organici” umani e resti di pesce sfilettato (comprese le 3 vesciche natatorie buttate in acqua che galleggiano tristemente sottoriva). Esco con il tender e l’ecoscandaglio, ormai all’imbrunire, per cercare la profondità ed i siluri. Li trovo sui 6,5m di profondità, anche se non tantissimi. Piazzo i due marker e pasturo con qualche cucchiaiata di pellet, posizionando successivamente le esche attorno ad essi. Considerando che saremmo stati lì solo per una notte (in pesca fino a mezzanotte come da regolamento), non era il caso di pasturare troppo e a largo raggio. Nelle ore successive la calma piatta viene interrotta solamente dallo sfregamento delle carpe sui rami degli alberi allagati della riva: l’acqua alta e l’abbassamento della temperatura deve aver prolungato la frega. Notizia non buona. Non otteniamo così alcuna partenza, né alla sera, né al mattino seguente.. in compenso perlustrando la zona troviamo un piccolo gattino abbandonato, che ci segue fino al camper e che, appurato che non avesse la mamma in giro, teniamo con noi tutta la settimana, e non solo, visto che ora è con noi in Italia.

Alla domenica pomeriggio le sponde si svuotano dai pescatori del week end, e decidiamo di spostarci nella posta che nelle scorse spedizioni ci ha sempre regalato catture. Sempre con tender ed ecoscandaglio cerco le zone adatte dove pescare. Purtroppo l’alto livello del fiume lo rende molto più largo, e la profondità maggiore è impensabile da raggiungere dallo spot. Scandagliando trovo comunque zone dove il pesce è maggiormente concentrato (o meglio, si vedeva qualche esemplare), riuscendo a posizionare così quattro marker (uno per due canne), su cui concentreremo la pasturazione ed inizieremo a pescare dalla mattina seguente. La notte è ancora caratterizzata dal continuo movimento delle carpe in mezzo agli alberi allagati.

Lunedì e martedì passano pressoché identici..nessuna cattura, solo qualche piccolo accenno di abboccata, forse dovute alle carpe, o a pesci che toccavano i fili. Come noi le guide con i clienti posizionati di fronte a noi. Il pesce è tornato in frega, meno concentrato nel canale più profondo causa la maggiore larghezza del fiume che spinge il pesce ovunque, e l’acqua è più fredda rispetto alla media del periodo.

Mercoledì ci svegliamo senza aver sentito alcuna carpa nella notte muoversi sottoriva. Osservando i fiume si notano salti a centro fiume.. sembra essere cambiato qualcosa.. anche la temperatura dell’acqua è diversa, più alta. Portati fuori come sempre gli inneschi ed aver pasturato (ogni giorni circa 25kg di pellet vengono riversati in acqua) inizia la consueta attesa. Nelle 9,30 finalmente la prima partenza. Il pesce c’è ma oppone poca resistenza.. si rivelerà infatti una carpa. A questa ne seguiranno altre.. le carpe sono tornate ad alimentarsi.. dovrebbero seguirle anche i siluri.. e così è.. anche se di taglia medio-piccola, con diversi segni di frega a confermare il motivo della scarsa attività.

Negli ultimi tre giorni otteniamo una media di dieci partenze al giorno concentrate nelle ore centrali della giornata, in prevalenza carpe di taglia notevole (un esemplare stimato sopra ai 20kg), 4-5 siluri.. e un bel perca a morto manovrato per Gabriele.  Nulla a che vedere sicuramente con le medie degli scorsi anni (anche se medie più alte si registravano solo in uno o due giorni).. tuttavia se le condizioni non sono quelle ideali (livello del fiume adeguato,, acqua sui 25-26°C, niente frega) anche in un paradiso come l’Ebro catturare può essere veramente difficile, e per ottener risultati serve gran costanza e caparbietà. Parlando con le guide scopriamo di aver pescato addirittura più di loro (a conferma di quello che vedevamo, ovvero nessun movimento a calare gli inneschi, ma solo per pasturare o fare gli “8” sulla zona pasturata).. e questo ci conforta.

Il venerdì sera finisce così la nostra quarta missione spagnola. La sensazione che lascia è di una Spagna un po’ opaca, non tanto per le poche catture (che sono strettamente legate alle condizioni che si trovano), ma per la poca cura che i locali hanno di questo paradiso che ha dato loro tanto, che come conseguenza richiama meno persone, o costringe quelli che vengono o a rifugiarsi in proprietà private.. o a passare il tempo a pulire le sponde del fiume. Quando si dice “tutto il mondo è paese”..

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Video: La pesca a break-line

Volendo individuare la tecnica di pesca al siluro più catturante, la break line è sicuramente la più indicata. Praticabile da primavera all’autunno e di facile esecuzione, ha come aspetti negativi l’elevata quantità di attrezzatura necessaria (considerando di passare tutta la notte sul fiume, quindi tenda, lettino, ecc.) e l’obbligo di possedere un natante per il posizionamento delle esche.

L’essenza della pesca a break line è questa: posizionare le esche vive in prossimità di ostacoli vicino alla sponda dove il siluro caccia (alberi, erbai, ecc.), senza che esse possano spostarsi per l’azione della corrente o dell’esca stessa. Questo è possibile realizzarlo collegando il nostro terminale all’ostacolo tramite uno spezzone di nylon (0,40 mm di diametro generalmente), chiamato break-line. Quando il siluro attacca l’esca, la break-line si rompe ed è possibile continuare il combattimento.

Nel video che segue realizzato assieme a Star Fishing TV potete vedere tutte le fasi della pesca a break line (cliccate sull’immagine).

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Tre uomini e una barca

Durante la primavera la pesca con la break line è sicuramente una delle tecniche più piacevoli da effettuare, sia per quello che riguarda le temperature, sia per l’assenza di zanzare, ed ovviamente per l’elevato numero di catture possibili. Tuttavia il periodo è ovviamente ottimo per insidiare il siluro anche con altre tecniche, come il vertical o il fireball da barca. Così dopo diversi week end dedicati alla pesca da riva, era giunto il momento di dedicare assieme a Roberto e Riccardo, due giorni alla pesca dalla barca.

L’inizio non è dei più promettenti: lo scivolo è inagibile causa le recenti piene che lo hanno ricoperto di terra, di conseguenza dobbiamo spostarci di decine di km dalla zona prescelta alla ricerca di scivoli agibili, perdendo prezioso tempo strappato alla pesca. Come se non bastasse il caldo dei giorni precedenti ha lasciato spazio a temperature più rigide e ad un fastidioso vento costante che sposta poco promettenti ammassi nuvolosi. L’aspetto positivo, oltre alla stagione, è la costante portata del fiume.

Trovato uno scivolo agibile, eseguito l’alaggio della barca, siamo pronti ad affrontare questi due giorni di pesca dalla barca. Come preannunciato le tecniche scelte sono il vertical ed il fireball, con le loro varianti vivo/gomma.

Le recenti piene hanno stravolto il fondale, cambiandone la profondità, facendo sparire anse e creando nuove derive. Inizialmente siamo un po’ spaesati ed è necessario studiare la nuova conformazione del fondale. Così le prime derive risultano poco fruttuose nonostante promettenti saliscendi del fondo e una corrente perfetta. Anche l’ecoscandaglio non mostra presenza di pesci. Poi all’improvviso Roberto sente trattenere la sua esca, attende qualche secondo e ferra deciso. Combattimento rapido e primo siluro a glowing.

Rilasciato con cura il siluro, tentiamo nuovamente le derive a noi conosciute senza ottenere altri risultati. Decidiamo così di ancorarci, pranzare, riposare e tentare di pescare a feeder qualche esca, sfruttando le ore centrali della giornata in cui i siluri si muovono solitamente meno. Purtroppo verso sera si intensifica un freddo vento che ci rende improbabile pescare correttamente.

Il cielo spazzato dalla nuvole

Decidiamo quindi di sospendere per questa giornata la pesca, rientrando al pontile. La vicinanza dei pontili ai centri abitata è un vero toccasana enonchè risorsa da sfruttare in occasioni simili. Ci rifugiamo in pizzeria per scaldarci un po’ e mangiare un pasto caldo prima di ritornare sul fiume a dormire nelle tende in attesa dell’alba di domenica.

Un  sole infuocato tenta di farsi largo tra le dense nubi. Noi siamo pronti ad affrontare questa ennesima giornata, sperando in qualche cattura in più.

Carichiamo l’attrezzatura in barca e ripartiamo verso le nostre derive, accompagnati da qualche goccia di pioggia , sperando di non dover concludere anzitempo la pescata.  Se Roberto e Riccardo si dedicano al fireball, io tento un po’ di vertical con la gomma (la gomma proteica di Loris per essere precisi), giusto per variare e verificare se i siluri desiderassero qualcosa di diverso. Durante la prima deriva vedo Roberto far saltellare l’esca innescata a fireball come nella pesca a vertical: mi viene quindi spontaneo consigliargli di non fare saltellare l’esca, ma tenerla semplicemente staccata qualche centimetro dal fondo e lasciare che sia essa a muoversi. Passeranno una ventina di secondi da quando Roberto esegue il movimento da ma indicato, che la sua esca si ferma, trattenuta da qualcosa. Roberto attende e ferra deciso. Inizialmente il siluro da piccole testate, facendoci pensare ad una taglia simile a quella del giorno precedente. Una poderosa ripartenza invece ci fa ricredere, e la fatica espressa da Roberto ci fa pensare col passare dei minuti che probabilmente abbiamo a che fare con qualcosa di più grande. Ipotesi confermata dopo una decina di minuti, quando il siluro aggalla ed effettuiamo il glowing di rito. Siluro abbondantemente sopra ai due metri! Ci spostiamo così nella vicina spiaggia per un primo bagno nel Grande Fiume per le foto di rito.

Dopo il rilascio preceduto dalla necessaria riossigenazione riprendiamo la pesca. Stranamente non si vede un arco sul monitor dell’ecoscandaglio e come se non bastasse ritorna il vento, rendendo difficile la pesca. Nel primo pomeriggio ritorniamo verso il pontile.

Chiedo di poter giocare un’ultima carta presso i piloni di un ponte. Innesco un grosso grub ed inizio a scandagliare i dintorni dei piloni. Il primo gruppo non dà risultati.. ci spostiamo quindi sul secondo gruppo, inavvicinabili causa un enorme isola di legna. Con il motore elettrico tento di costeggiarla e lascio scende in profondità l’esca. Durante la discesa sento un forte attacco e il mulinello cedere filo: ha abboccato! L’euforia dell’intuizione e della mangiata dura tuttavia pochi secondi, e il siluro si slama. Peccato, perché poteva rendere meno amara una due giorni avara di catture e dal meteo avverso. Visto la cattura di Roberto non possiamo comunque lamentarci! Ringrazio Riccardo e Roberto per la pescata, dandoci appuntamento a breve per la replica!

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Break line dietro le quinte

La stagione della break line è ormai entrata nel vivo. Ogni week end, meteo permettendo, è buono per effettuare catture, e l’assenza delle zanzare e del caldo estivo, permette di godere appieno ogni momento della battuta di pesca.

Cavalcando l’onda del bel tempo e del periodo favorevole, organizzo assieme a Mirco e Nicola una pescata a break line, e l’evento diviene occasione per girare un filmato con i ragazzi di Star Fishing TV sulla pesca a break line. L’appuntamento era per la tarda mattinata di sabato, tuttavia io rimango bloccato da una riunione a lavoro e raggiungo lo spot solo verso le 16.00.. fortunatamente Nicola e Mirco sono già riusciti a fare esche. Assieme a loro già presenti Alex ed il suo cameraman, attenti a riprendere ogni fase della battuta di pesca: dalla preparazione del campo alla pesca delle esche a ledgering.

Scarico la mia attrezzatura, ed inizio a gonfiare il mio tender.. anche qui sotto l’attento occhio della telecamera.. sembra di essere al Grande Fratello: anche l’aspetto per noi più banale può essere spunto per una ripresa. Basta farci l’abitudine. Ultimato il gonfiaggio e montato il motore elettrico, eseguiamo un giro di ricognizione sul fiume per cercare gli spot in cui fissare i cordini, a cui agganceremo le break line e quindi i nostri terminali. E’ importante cercare il filo della corrente per capire dove posizionare l’esca senza che essa venga travolta dalla corrente, trovare piccole anse tra gli alberi o create dalla sponda.. è qui che il siluro cerca le prede. Attenzione inoltre ad eventuali ostacoli sommersi che possono essere un punto di appiglio per l’esche.. o di riparo per il siluro una volta allamato. Trovati i possibili punti buoni, si passa ad agganciare ai cordini le nostre break line (in questo caso abbiamo utilizzato del nylon dello 0,35mm) e quindi i terminali. Fondamentale una volta fissate, il controllare l’effettivo posizionamento dell’esca e del lavoro che essa svolge. Questo controllo ci permette di capire se l’esca può essere potenzialmente attrattiva, o se necessitiamo di accorciare cordino o break, cercare un’appiglio migliore, aumentare la dimensione del piombo, ecc. A turno portiamo fuori le nostre esche, così come a turno tentiamo di spiegare i vari passaggi che stiamo eseguendo a chi ci guarderà da casa:

Finiamo di posizionare le esche e siamo perfettamente in orario, pronti per affrontare la notte.

Io mi affido alle Ethnic Breakline Cat (3,00m 6 libbre, distribuite da Tubertini), canne sviluppate appositamente per questa pesca che mi garantiscono l’azione ideale, robustezza, affidabilità e finiture ricercate.

Inizia l’attesa:

Alex mi chiede se in questo periodo è possibile avere qualche partenza anche con la luce del sole. Dalla mia risposta affermativa passano una decina di minuti quando la canna più a valle di Nicola sussulta e rompe la break line! Nicola si precipita sulla canna, ferra ed inizia il combattimento. Il siluro tira parecchio, sembra essere un bel pesce.. il cameraman riprende avidamente.. non capita tutti i giorni di poter filmare un combattimento diurno a break line! Dopo pochi minuti però il siluro si slama e addio cattura alla luce del sole. Nonostante il rammarico per il pesce perso, un’attacco così precoce ci fa ben sperare per il proseguo della battuta.

Riposizioniamo così l’esca di Nicola e siamo nuovamente in attesa.

Al calare del sole, piccoli attacchi di siluri altrettanto piccoli fanno suonare gli avvisatori delle nostre canne e sobbalzare noi,  intenti a prepararci la cena.. uno degli aspetti più belli di questa pesca fatta in compagnia degli amici:

Come spesso accade, quando sei intento a fare altro, stai pur tranquillo che qualcosa di interrompe.. quel qualcosa è l’avvisatore di Mirco. Corsa verso la canna e ferrata. Il pesce è allamato ed inizia il combattimento, anch’esso ripreso dalle videocamere, nonostante il buio. E’ inizio stagione ed i siluri sono molto combattivi, ma non abbastanza per vincere contro Mirco, che riesce a portare a riva una cattura degna di nota.

Altro giro a riposizionare l’esca e torniamo a tavola. A parte qualche falso allarme, nessuna canna “sbrekka” e possiamo gustarci la grigliata fino a quando non proviamo a riposarci un po’ sui lettini. E ad essere ancora protagonista è Mirco, che nel giro di due ore porta a riva altri due pesci, uno piccolo ed uno invece più grande rispetto alla prima cattura.

Il resto della nottata, tranne qualche falso allarme, scorre tranquilla, e all’alba ci svegliamo.

Spettacoli simili possono ammirarli in pochi.

A sole alto era ora di fare qualche foto alle nostre catture in compagnia della troupe di Star Fishing TV, rilasciarle e concludere il filmato.

Si conclude così una bellissima pescata in compagnia di vecchi amici, contraddistinta da due belle catture.. e da un terzo occhio puntato spesso su ogni nostra mossa.. a questo punto non vediamo l’ora di vedere il filmato sul sito di Star Fishing TV!

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Prime break dell’anno

Nonostante un inverno tutt’altro che freddo, marzo da sempre rappresenta il mese in cui tornare sulle rive del fiume a caccia di siluri, specialmente con la tecnica delle break line, una delle tecniche più redditizie, semplici, conviviali ma al contempo faticosa per quantità di attrezzatura necessaria e per tempo di svolgimento.

Dopo i primi mesi in cui, nonostante le miti temperature, era impossibile pescare per via del susseguirsi di piogge e piene, decido con Igor e Stefano per una pescata a break line che era in attesa da parecchi mesi. Controllare quotidianamente i principali siti web meteo in questa stagione è d’obbligo, e le previsioni tra essi erano contrastanti ma tendenti al brutto. Ci riserviamo di decidere all’ultimo, al sabato mattina, sperando in previsioni più sicure. Sarà stato il sole caldo, la primavera ormai sbocciata, la voglia di pescare.. fatto sta che nonostante le previsioni non fossero migliorate, decidiamo di tentare comunque, scegliendo uno spot non troppo estremo per evitare spiacevoli contrattempi.

Parto da casa con un bellissimo sole e a qualche decina di km dall’arrivo puntualmente inizia a piovere. Non fortissimo, ma quanto basta per infastidire tutte le operazioni necessarie per pescare a break line. Sullo spot è già arrivato anche Alain a completare il quartetto che affronterà le intemperie, il fiume.. e i siluri.

Innanzitutto serviva creare spazio, un’accesso all’acqua dove poter posizionare i picchetti e creare un riparo rapido dalla pioggia che ci permettesse di montare le attrezzature senza bagnarci completamente. L’ambiente non aiuta:

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Il fiume è sceso ed è ancora in calo, la bassa pressione e la pioggia non aiuteranno di certo, riusciamo a posizionare gli inganni.. ma la situazione a riva comincia ad essere di difficile gestione.

La continua pioggia infatti rende il già pesante terreno ancora più scivoloso a causa del limo che ricopre tutta l’area. Camminare significa sprofondare e rimanere incollati al terreno, o rischiare di scivolare, se va bene, per terra (se va male nel fiume), specialmente lungo la discesa necessaria ad arrivare alle canne. Tentiamo così di ricoprire il selciato con rami e rametti in modo da limitare i danni. L’accesso all’acqua fortunatamente ci è garantito da una vecchia barca che si trovava sulla sponda.

All’imbrunire siamo perfettamente in pesca e, fatalità, smette di piovere.. ovviamente accade al termine di tutte le operazioni che andavano svolte all’aperto. La nota positiva è che nonostante la condizioni non siano il massimo, il termine della pioggia coincide solitamente con l’inizio dell’attività di caccia. Così è. Apre le danze Alain con un silurato da metro. Poco dopo è il mio turno. Una cosa così tanto semplice come correre lungo una discesa, con il terreno in queste condizioni diventa un’impresa tragicomica. Riesco comunque ad arrivare tempestivamente e ferrare. Combattimento e siluro sul 1,40m prontamente rilasciato. A diverse decine di metri è Alain in combattimento con un siluro poco più piccolo. Non è ancora buio e sembriamo essere sotto attacco pesantemente. Sentiamo le cacciate dei piccoli siluri a galla ed una frazione di secondo dopo i mostri avvisatori avvertirci. Sfruttiamo il momento di non pioggia per riposizionare le canne sbrekkate giusto in tempo prima che ri-inizi la pioggia e cessi l’attività dei siluri.

Approfittiamo così del momento per una comoda e calda cena.

Smette nuovamente di piovere e nuovamente ripartono le cacciate. Come orologi svizzeri. Nessuno riesce a rompere le break line, si fa il controllo esche, si innescano quelle predate.. e decidiamo di dedicarci al riposo. La notte passa tra un’acquazzone e l’altro, tra qualche piccolo attacco è di nuovo Alain a centrare quello giusto. Al metro risulterà 1,75m!

Al mattino invece io mi ritrovo, non so come, appeso ad un mio terminale questo siluretto.

Di prima mattina approfittando di un momentaneo periodo di pausa dalla pioggia decidiamo di smontare tutto e andare a fare una sostanziosa colazione al bar prima di salutarci.

Poi dicono che la pesca è un’attività sedentaria.. tra tagliare rami, alaggi improbabili, equilibrismo, terreno pesante, corse, combattimenti, pioggia, costruzione di ripari di fortuna.. di sedentario c’è ben poco!

Nonostante il terreno pesante, la pioggia, il fiume in calo, possiamo ritenerci più che soddisfatti della pescata. Dopo mesi di inattività (quantomeno a break line), il piacere dell’attesa del suono dell’avvisatore è sempre una bella sensazione!

Ringrazio Igor, Stefano e Alain per la compagnia e la pescata, augurandoci di ritrovarci presto nuovamente sul fiume!

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