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Yearly Archives: 2015

Predatori alternativi

Dicembre è un mese particolare, di transizione. Può regalarti le prime gelate notturne, la prima neve.. oppure giornate soleggiate con temperature stranamente gradevoli.. o come spesso accade un bel muro di pesante, umida e fredda nebbia. E’ il periodo adatto per un altro predatore che vive nelle nostre acque, preistorico nella forma, delicato nella mangiata, famelico quanto basta ed in grado di regalarci emozioni in quelle giornate in cui non vediamo traccia di siluri. Stiamo parlando del lucioperca.

Partiamo io e Gabriele un sabato mattina con la calma e la tranquillità che oramai contraddistingue le nostre uscite a pesca. Al nostro arrivo ci compiacciamo del fatto che la nebbia si sia un po’ diradata e permetta di uscire con tranquillità. Il freddo e la nebbia sono ottimi deterrenti.. sembra non vi sia nessuno fuori a pesca, perlomeno di quelli del pontile. Questa è una bella notizia in quanto le derive sono meno disturbate ed i pesci meno sospettosi. Iniziamo la ricerca di qualche siluro, alternandoci nel vertical e nel fireball. Purtroppo il nostro raggio di azione, un po’ per le avvisaglie di nebbia, un po’ per potenza motore e grandezza serbatoio, è limitato a due derive, che ripercorriamo più volte senza però raccogliere alcun risultato. E per nessun risultato intendo oltre a neanche una tocca, neanche un pesce visualizzato sull’ecoscandaglio.

Gabriele così decide di dedicarsi al morto manovrato in cerca di lucioperca, conscio del periodo ottimale nonostante il livello del fiume molto basso che lascia scoperti molti spot pieni di rami ed anfratti in cui amano sostare questi predatori. Una canna sensibile, mulinello contenuto, treccia sottile e finale in fluorocarbon. Come esca è possibile spaziare tra alborelle e piccole gomme. Il resto è tutto un sondare ogni cm di sponda con lanci millimetrici attorno a possibili nascondigli ed essere pronti a ferrare alla prima vibrazione insolita che si sente. pescare in questo modo diventa un buon esercizio per capire la conformità del fondale e gli ostacoli presenti. Certo, gli incagli sono l’ordine del giorno, ma il più delle volte si riesce a districarli senza troppi patemi.

I risultati non si fanno attendere. Dopo due mangiate sbagliate, ecco la prima cattura:

E all’imbrunire arriva la doppietta:

Dopo l’ennesimo rilascio, il buio incombe e torniamo al pontile. Per questa volta non avremo avuto a che fare con i siluri, ma un qualche predatore alternativo è venuto a trovarci, tanto per non perdere il vizio!

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Avvisaglie autunnali

L’aria della mattina frizzante, l’erba ricoperta dalla guazza ed un sole scarico. Ecco l’autunno che si inizia a manifestare seriamente. Fino ad ora lo era solo sulla carta, o meglio sul calendario. Ora le giornate si accorciano, gli alberi pian piano si spogliano delle vesti colorate e si lasciano avvolgere dalla nebbia, la temperatura dell’acqua diminuisce così come l’attività del pesce. Da questo momento in avanti il fiume inizia ad essere cosa per pochi, per temerari, per veri appassionati, per i veri pescatori, non per quelli occasionali. Il fiume si svuota e lascia posto a poche barche, quelle che aspettano questo periodo tutto l’anno. Meno pressione di pesca, pesce più concentrato in posti precisi e a determinate ore della giornata. Questi fattori possono rivelarsi fondamentali per l’esito della pescata, e diventa importante conoscerli. Inizia il periodo che preferisco per la pesca a verticale come piace a me. Quella chirurgica, precisa, silenziosa.

Sabato 24 ottobre sono in pesca con Gabriele. Il fiume è ancora popolato abbondantemente da pescatori “stagionali“. Tedeschi, austriaci e compagnia bella scorrazzano ancora in lungo e largo con le loro navi rimorchio (nel senso che si trainano anche il tender), le spiagge sono loro terra di conquista e le derive spesso diventa uno slalom tra boe e lenze posizionate a pietra. Tempo un paio di settimane e non sarà più un problema. Così come i pescatori della domenica in barca e i diportisti.

La prendiamo con filosofia, come una pescata dedicata a scoprire le derive, gli anfratti, le buche dove poter dedicare fra qualche settimana le poche ore a disposizione nel modo più fruttuoso possibile. Iniziamo così a pescare a mort maniè, una tecnica molto fine, precisa. Ti permette di scandagliare per bene la sponda e di darti una precisa idea del fondale. Stendiamo un velo pietoso sul numerosi incagli però. In più il fiume anche se apparentemente in condizioni buone, è in calo ed ancora non al meglio in termini di livello e corrente.

All’ultimo degli innumerevoli incagli alziamo bandiera bianca e passiamo alla verticale, tecnica che personalmente adoro e mi ha regalato soddisfazioni, al contrario di Gabriele che da anni prova a praticare, ma che abbandona puntualmente al primo cappotto.. tant’è che non è riuscito mai a catturarci un siluro. Gli dico che è tutta questione di convinzione e determinazione, e che magari oggi può essere la volta buona.

La prima deriva la eseguiamo due volte a diverse altezze. Purtroppo non otteniamo risultato e l’eco sembra non dare segnali. In più c’è da fare lo slalom tra le lenze di alcuni siluristi tedeschi. Meglio cambiare aria. Tentiamo un’altra deriva che durante l’anno avevamo abbandonato in quanto si era accorciata e abbassata di profondità. Con positivo stupore però osserviamo come l’ultima piena l’abbia cambiata in meglio, rendendola nuovamente pescabile. Purtroppo però la situazione pesci è come per quella precedente, anzi, vendendo alcune tracce sollevate diversi metri dal fondo, provo a portare l’esca alla loro altezza.. tentativo improbabile visto la presentazione non idonea a stimolare un’attacco in quella situazione.. eppure sento un breve attacco deciso, troppo fulmineo per permettermi di ferrare però.

Ormai sono le 14.00 e provo a giocarmi un’ultimo jolly. Una deriva che in questo periodo in passato mi ha regalato emozioni. Ci fermiamo molto prima per arrivare senza onde e rumore all’inizio di essa. Fortunatamente si pesca bene, bastano 70 grammi per saltellare rimanendo in perfetta verticale alla barca. Il fondale è cambiato anche qui, ed è decisamente interessante. D’improvviso Gabriele ferra. Finalmente per lui il primo siluro a verticale!

Dopo tanti tentativi, finalmente è arrivata la cattura con la tecnica tanto agognata. Chissà che adesso non la pratichi più spesso e con maggiore convinzione!

Decidiamo di rifare la stessa deriva, evidentemente le condizioni sono quelle giuste. All’ennesimo saltello dell’esca, sento la mia Vertical Cat trasmettermi delle vibrazioni e non ci penso due volte a ferrare. Capisco già da subito cos’è.

Un piccolo lucioperca, predatore per il quale il periodo migliore sta per iniziare. Diciamo di aver aperto ufficialmente anche la stagione di caccia ai vampiri del fiume!

Contenti per aver risollevato la giornata con una cattura a testa ed aver individuato derive e zone interessanti per i mesi a seguire, torniamo verso il porto. Ora non rimane aspettare che il fiume si svuoti..

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Accade tutto in un giorno..

Era da tempo che volevo invitare Giuseppe a pescare nelle mie zone. Dopo diverse battute di pesca “a casa sua” e con la sua barca, era giunto il momento di invertire le parti. L’idea era quella di fare 2/3 giorni pescando il siluro da barca di giorno, e da riva alla notte, per sfruttare ogni attimo di attività dei siluri. Il giorno prima dell’incontro tuttavia, siamo costretti ad escogitare un piano B: il basso livello del Po, a causa della siccità delle ultime settimane, ha chiuso di fatto la lanca in cui è presente il pontile che utilizzo per l’alaggio della mia barca, rendendo impossibile l’entrata e l’uscita dei natanti. Un piano B in realtà era già stato abbozzato durante i vari scambi di opinioni nei giorni precedenti.. ma era un’alternativa che ci lasciava un po’ spiazzati per alcuni aspetti logistici. Si trattava di provare a pescare a carpfishing nel fiume Po, avventura affascinante e piccolo sogno nel cassetto ma che necessitava parecchio tempo per la preparazione.. e noi non lo avevamo affatto. Alternative valide tuttavia non ce n’erano, quindi il giorno prima della partenza è un susseguirsi di brevi telefonate ed innumerevoli messaggi di whatsapp per cercare di trovare il bandolo della matassa. Non tanto per le attrezzature, quanto per le esche e l’aspetto cibo. Non sapevamo né quante boiles né quanto mais portare, né avevamo tempo e mezzi per bollire quest’ultimo. La scelta del cibo non era da sottovalutare: tre giorni all’aria aperta non ti permettono di mantenere freddi alcuni cibi, quindi bisognava capire cosa poter portare senza conseguenze salutari per noi.. e da siluristi abituati a fare al massimo una notte, era un’aspetto di non poco conto!

Raccatto 12 kg di mais pronto all’uso dal negozio di pesca e 5 kg di boiles (altri 2 li avevo a casa), Giuseppe compra al discount un numero non precisato di scatolette di mais e recupera un pot-pourri di boiles dal garage, più due sacchi di pastura. Improvvisiamo per le cibarie con pezzi di pizza, pane in cassetta, mele, affettati, tonno in scatola e addirittura del cous cous. Due casse e una tanica da 6 litri d’acqua naturale, una doccia da campeggio, tenda, lettini, sacche portacanne, borsoni vari.. siamo pronti per solcare il Grande Fiume!

Non avendo un’idea precisa di dove piazzarci, esploriamo il corso del fiume in cerca di salti di carpe, rigiri o fondali interessanti. Purtroppo la presenza di forte vento non ci permette di individuare attività di pesci e dobbiamo far affidamento al nostro sesto senso. Decidiamo per uno spot apparentemente abbandonato da tempo, ma comodo per l’attracco e sopratutto costantemente all’ombra (cosa da non sottovalutare in estate, specialmente con il caldo record delle ultime settimane). Inoltre la presenza di erbai ai lati era chiaro sintomo di spot potenzialmente ottimo. Alleggerita la barca, analizziamo il tratto di fiume davanti a noi. Nessun gradino, acqua a 28°c, bolle d’aria ovunque. Non il massimo.. ma ormai siamo lì, quindi piazziamo due marker in linea distanti un 10-15 metri tra loro, su un fondale di 3,2m, ed iniziamo a pasturare abbondantemente. Attorno a questi metteremo quattro inneschi, mentre due li piazzeremo a ridosso degli erbai, in acqua bassissima. Se le carpe vogliono raggiungere gli erbai, dovranno pur passare sulla nostra pastura. Ora è tempo di preparare montature, inneschi, stringer.

 Dividiamo equamente tra le canne il numero di inneschi con il mais e con le boiles, accompagnandoli con retine di PVA riempite di boiles sbriciolate e pellets. Depositiamo con la barca, rinfreschiamo la pastura, mettiamo i tendifilo e nelle 18.30 siamo in pesca.

Il vento che non accenna a calare quantomeno ci evita la visita della fastidiose zanzare, una tortura estiva incessante. Il tempo di cenare con un pezzo di pizza e siamo già nei nostri lettini. La giornata è stata impegnativa, e la fatica si fa sentire. Incredibile ma vero, c’è fresco al punto di utilizzare una coperta in pile per coprirsi.. se penso che a casa si boccheggia, qui, disperso lungo il fiume Po, in tenda, senza luce ed acqua corrente, non si sta poi così male!

Al risveglio troviamo ancora vento. la notte è passata senza partenze, ma negli unici dieci minuti in cui il vento ha cessato di sferzare, abbiamo sentito negli erbai rumori di inseguimenti. Probabilmente piccoli siluri in caccia. Il ritorno del vento ha coinciso con il termine dell’attività chiaramente. Ricontrolliamo gli inneschi, e pasturiamo. Inganniamo poi il tempo tentando di prendere qualche esca a ledgering per piazzare una break negli erbai dove questa notte sentivamo attività.

Il vento cessa finalmente di sferzare verso sera. Solo all’ora individuiamo dove si concentra l’attività dei pesci, o per lo meno i loro salti. Un centinaio di metri avanti a noi, ben oltre alla nostra linea di pastura. Decidiamo di portare le esche destinate la notte prima sugli erbai in zona salti, dando una piccola pasturata. Nell’erbaio piazziamo una break line sfruttando un albero arenato. Affrontiamo già con più cognizione lo spot, nonostante il morale non sia dei più alti considerato il giorno e mezzo di cappotto. Il bello del carpfishing è che in qualsiasi momento può partire una canna.. ma l’attesa è molto più lunga, non concentrata quasi obbligatoriamente nelle poche ore notturne come per il siluro!

In compenso ci godiamo il campeggio, il fresco, il relax, le chiacchiere.. solo un pescatore può capire quanto si sta bene sulle sponde di un fiume!

Per sentire il primo brivido dobbiamo attendere la notte. Un avvisatore impazzito ci sveglia di colpo, voliamo fuori dalla tenda, io inciampo sulla zanzariera, Giuseppe invece arriva sulla sua canna, una delle due portate al largo, ferra ed inizia il combattimento! Non è combattivissima, probabilmente è una piccola carpa, ma tant’è che è la nostra prima carpa del Po, un sogno che sta per avverarsi quando le speranze erano davvero poche. Giuseppe mi concede generosamente di recuperare gli ultimi metri che separavano il pesce dal guadino, quando ad un tratto sorge un problema. Il tendifilo non scorre causa il nodo dello shockleader, di conseguenza è impossibile recuperare. E qui il fattaccio, abbassiamo la canna per togliere il tendifilo ed il pesce si slama. Presi da un misto di rabbia e sconforto per una mossa azzardata che ci ha privato della gioia della prima cattura della sessione, torniamo a dormire, senza neanche portare fuori l’innesco. Poco dopo però mi tocca rialzarmi, è l’avvisatore della canna a break che suona, arrivo sulla canna e vedo la punta dondolare in continuo: un piccolo siluro che è rimasto allamato. Almeno la break ha funzionato, ed è stata una mossa frutto della osservazione ed intuizione di Giuseppe.

L’ennesimo risveglio però è più amaro del precedente. Aver slamato la carpa in modo così ingenuo è dura da digerire, visto che ormai la sessione sembra volgere al termine, con un bel cappotto come risultato. Di buono c’è che avevamo perlomeno capito dove calare. Nel primo pomeriggio avremmo sgombrato il campo, e decidiamo quindi  di giocarci il tutto per tutto portando quattro canne su sei sulla linea più lontana, dove avevamo avuto la partenza. Giusto il tempo di calare l’ultimo innesco e un’avvisatore impazzito cattura la nostra attenzione. E’ una delle mie canne posizionate lontane la sera prima! Giuseppe ferra mentre io ritorno velocemente a riva per gustarmi il combattimento con la mia prima carpa del Po. E questa volta non c’è margine di errore, arriva a guadino! Felicità e soddisfazione alle stelle. La carpa sarà sì e no 5kg, ma quando il peso non interessa, si impara a godere di tutto quello che la pesca offre.. e questo è il coronamento di un sogno!

E’ chiaro ormai che le carpe preferivano una profondità maggiore, vicino al filo della corrente principale. Riporto fuori l’innesco e ne approfitto per fare una deriva a verticale in cerca invano di siluri. Al mio ritorno nulla è successo. ormai sono le 13.00 e siamo agli sgoccioli. Mentre chiacchieriamo tuttavia, un rumore strano ci interrompe per qualche secondo, fino a che non realizziamo che è la frizione del mulinello dell’unica canna di Giuseppe senza avvisatore! Il peso stavolta è maggiore, così come il combattimento è più avvincente. Giuseppe controlla con precisione le sfuriate della carpa e pian piano l’avvicina a noi. Non c’è fretta.

Il guadino risulta per la seconda volta implacabile., e anche la seconda carpa è a riva! Ci stiamo prendendo gusto proprio a fine pescata!

Il tempo tuttavia è tiranno, decidiamo quindi di fare le foto ed iniziare a smontare il campo.

Rilasciati tutti i pesci con la maggior cura possibile, inizia l’avvilente fase di smontaggio del campo, tenendo ovviamente le canne per ultime. Pure questa si rivela una scelta azzeccata, in quanto l’altra mia canna portata distante inizia a cedere filo, facendo suonare l’avvisatore. Io ero proprio lì affianco e ferro prontamente. il combattimento è strano, diverso dal precedente, tra l’altro mentre le precedenti catture (compresa la slamata notturna) erano capitate sul mais, questa è caduta su una boile. Una volta sottoriva scopriamo il perché. Da buoni siluristi avremmo potuto mai abbandonare il fiume senza un siluro? Certo che no!

 Questa sarà l’ultima emozione della battuta di pesca, l’ultimo regalo che ci ha fatto il fiume prima di salutarci e darci appuntamento alla prossima pescata. Non è stato facile, considerato che era la prima volta, ma per le prossime battute abbiamo ora una maggiore esperienza che ci permetterà di affrontare il Grande Fiume in maniera più consona!

Ringrazio Giuseppe per aver accettato di accompagnarmi in questa avventura, contribuendo a farmi coronare un piccolo sogno nel cassetto! D’altronde a noi di Catmagazine la pesca piace così, non tanto per il “Big” ma per le sensazioni ed emozioni che essa può regalarci ogni volta!

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Ethnic Dynamic Cat 1,90m Strong Action

La pesca con il clonk è probabilmente la tecnica più affascinante tra tutte quelle conosciute per insidiare il siluro. Oggetto principale di questa tecnica è il clonk, un pezzo di legno dalla forma particolare che, sbattuto in acqua con un preciso movimento, è in grado di attirare il siluro verso la superficie dell’acqua e quindi verso la nostra esca. L’ecoscandaglio è l’altro accessorio fondamentale, che ci permette di visualizzare la traccia della nostra esca (quindi la profondità a cui lavora) e gli eventuali archi che rappresentano i siluri (e l’eventuale movimento di essi verso l’esca). L’evoluzione di questa tecnica ha creato la pesca a dinamica, la cui differenza consiste nel portare l’esca incontro al siluro che sale attirato verso la superficie, e non aspettare che sia esso a trovarla nella sua traiettoria, intraprendendo un’appassionante testa a testa visualizzato sull’ecoscandaglio. Altra differenza sostanziale è che il filo lo si tiene in mano per una rapido avvicinamento al siluro, così come l’abboccata la si percepisce su di essa e la ferrata  si esegue con la stessa. Ne consegue che avendo in una mano il filo, nell’altra il clonk, la canna rimane durante l’azione di pesca ferma su un poggiacanna, situazione che porta facilmente il filo ad arrotolarsi agli anelli, con conseguente rischio di rottura quando si afferra per proseguire il combattimento. Sono state così sviluppate le canne a filo interno, riducendo a zero questo pericolo grazie alla mancanza di anelli esterni. Un’azione parabolica e una lunghezza attorno ai 2 metri sono le altre caratteristiche che una canna per la pesca a dinamica deve avere, per gestire meglio il combattimento dalla barca senza pericolo di rotture.

Partendo da questi punti fondamentali, con un’occhio di riguardo agli accorgimenti che facilitano la vita del pescatore, è stata creata la Ethnic Dynamic Cat Strong Action.

La lunghezza è di 1,90m, quindi rientra tranquillamente nel range della pesca dalla barca, divisi in due sezioni con innesto su manico a baionetta. Le due sezioni sono di diversa lunghezza, ovvero una solo il manico e l’altra solo il fusto, soluzione adottata da molti per garantire continuità di azione e robustezza del fusto stesso. L’innesto sul manico è molto curato, presenta infatti un’invito metallico.

Altro particolare è la finitura ruvida alla base del fusto per garantire una presa ottimale nello smontaggio dei due pezzi.

Dopo la finitura ruvida troviamo l’anello di ingresso del filo e l’hook retainer.

 Essendo a filo interno non ha ovviamente altri anelli all’esterno, migliorando quindi l’azione, che è più lineare e senza punti di rottura. L’apicale è l’ultimo anello presente oltre a quello di entrata:

L’azione scelta è parabolica progressiva, quindi un fusto che si piega fino al manico, dove quest’ultimo rimane molto più rigido. La potenza è 250-300 grammi.

Dando uno sguardo al manico, troviamo un tappo in sughero arrotondato e l’impugnatura in neoprene impreziosita dal marchio Ethnic impresso a caldo.

 Il portamulinello è in robusto ma al contempo stesso leggero ABS, del tipo DPS, in grado quindi di ospitare anche mulinelli dal piede grosso.

Subito sopra troviamo l’impugnatura in neoprene ergonomica, dopo una finitura in sughero e un pregevole anello metallico.

Il mio giudizio

Chi pesca a dinamica sente immediatamente la necessità di una canna da pesca di un certo tipo: corta, comoda da impugnare, divertente con la stragrande maggioranza dei siluri che si catturano (medio-piccoli) ma cattiva quando serve e con accorgimenti che facilitano le varie situazioni che si presentano. La Dynamic Cat Strong Action risponde proprio a queste esigenze, essendo progettata , sviluppata e dotata di accorgimenti cuciti a misura per questa disciplina. La lunghezza di 1,90m rende la canna leggera e maneggevolissima sia nel momento in cui deve essere sfilata dal portacanne, sia durante il combattimento, aumentando il piacere ed il contatto con la preda, riuscendo a controllare le sfuriate del pesce anche sotto il natante senza timore di rotture per pieghe troppo azzardate (cosa che accade con canne troppo lunghe). L’azione parabolica progressiva va a supporto della lunghezza in situazioni come quelle appena descritte, oltre che a rendere piacevole il combattimento sia con siluri medio-piccoli (che ricordiamo essere la stragrande maggioranza di pesci che si catturano con questa tecnica) sia con siluri di taglia, dove entra in campo la riserva di potenza di un manico molto più rigido. La scelta di avere il fusto in carbonio in pezzo unico ed il manico a parte, lo rende molto più robusto, lineare d’azione e con meno possibilità di rottura. La finitura ruvida alla base di esso inoltre, garantisce la massima presa in condizioni di freddo, umidità o grande calore per un facile e rapido distacco dei due pezzi. Curatissimi i dettagli come l’hook retainer, utilissimo per agganciare la montatura durante gli spostamenti senza avere tra i piedi o per aria ami e ancorette. L’invito metallico dell’innesto sul manico, che rafforza l’ingresso e rende aggressivo il look. L’impugnatura ergonomica garantisce un’ottima presa, e gli inserti in sughero e metallo rendono l’estetica piacevole. Il tappo arrotondato invece, evita dolori sul bacino durante il combattimento. Il portamulinello infine è robusto e leggero al contempo, in grado di ospitare piedi di mulinelli importanti senza alcun problema, essendo tipo DPS. Inoltre l’ABS è un materiale più caldo rispetto al metallo, e ne permette l’uso anche in inverno senza conseguenze di trasmissione del freddo alla mano in caso di un’uso della canna in tecniche diverse come il vertical ad esempio. La distanza tra questo è l’anello di ingresso del filo sul fusto suggerisce un’uso di un mulinello rotante (molto più comodo nella pesca pesca a dinamica), e la rigidità del manico unità alla progressività del fusto sono in grado di non far toccare il filo sull’impugnatura o sulla mano. L’uso di un mulinello a bobina fissa non è sconsigliato, ma rende meno fluido e lineare il recupero, in quanto essendo ravvicinato l’ingresso del filo, accentua molto l’angolo che si crea quando il rullino guidafilo sul rotore del mulinello è alla massima distanza dal manico. Un’ingresso del filo ravvicinato evita invece quello che accade su canne con anelli di entrata molto distanti, che durante il combattimento vedono il filo passare da sopra a sotto il fusto. Infine una nota molto positiva: il prezzo si aggira sui 70€. Una cifra alla portata di tutti per uno strumento completo, divertente e realizzato a misura per una tecnica affascinante ed esigente come quella della pesca a clonk.

Per maggiori informazioni: Tubertini

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Pomeriggio dinamico

Se mi dovessero mai porgere la domanda “Qual’è la tecnica che preferisci per insidiare i siluri?”, non esiterei un secondo a rispondere con “La pesca a dinamica con il clonk“. Tutte le tecniche che si utilizzano nel catfishing sono belle e hanno caratteristiche ben precise che le differenziano l’una dalle altre (la trepidante attesa del suono di un avvisatore quando si pesca a break line, l’esplosione sull’artificiale a spinning, le inchiodate a vertical, ecc.), ma la dinamica ha per me quel non so che in più. Sarà il fatto di vedere quello che sta accadendo sotto ai tuoi piedi sul monitor dell’ecoscandaglio, sarà il confronto che si instaura con il siluro quando questo è in linea con la tua esca, sarà il suono cadenzante del clonk o il sentire l’abboccata direttamente sulla mano in cui teniamo la lenza madre. Un insieme di fattori che rendono questa tecnica unica, diversa da qualsiasi altra, che ti permette in un certo senso di interagire con la preda come in nessun’altra pesca. L’estate è uno dei periodi migliori per praticarla. I siluri sostano apatici sul fondo, poco propensi alla caccia e al dispendio di energie, ma un’esca presentata bene e un colpo di clonk ben assestato, possono indurlo all’attacco.

Riesco finalmente a trovarmi con Stefano per una pescata dalla barca che slittava ormai da troppo tempo. La giornata è di quelle da sdraio ed ombrellone al mare, ma l’appuntamento è sul Grande Fiume a mezzogiorno, snobbando la mattina e cercando fino a sera inoltrata di trovare qualche siluro propenso all’attacco.

L’idea è quella di pesca a dinamica con il clonk, sfidando il sole, l’afa, la diffidenza e l’apatia dei siluri “estivi“.

Iniziamo a derivare su un centro tratto di fiume con una fondale di circa 6-7 metri. Fortunatamente la nostra scelta si rivela ottima, e sono numerose le scie che visualizziamo sull’ecoscandaglio. Tutt’altra cosa invece, è riuscire a farli abboccare ovviamente. A sbloccare la situazione tocca a me e la mia Ethnic Dynamic Cat, con il siluro che si rivelerà il più grande catturato nella giornata, il quale abbocca su un piccolo carassio usato come esca.

Per tentare di andare in contro a tutte le eventuali voglie dei siluri, cambio tipologia di innesco, scegliendo calamari e lombrichi canadesi. I calamari sono solito preparali in piccole strisce già a casa per evitare di perdere tempo in pesca. Un corposo innesco che nasconda per bene l’ancoretta desta meno sospetti e conferisce un bel movimento fluttuante ed armonioso in acqua, per non parlare del potere attrattivo olfattivo. Il problema di questo innesco è che speso e volentieri i siluri di piccola taglia ne sono ghiotti.. ed infatti un siluro di piccola taglia ci casca in pieno.

Tentiamo una nuova deriva caratterizzata da una profondità maggiore senza vedere tuttavia alcuna traccia, e decidiamo di rifare la prima. Questa volta è il turno di Stefano, che si toglie il cappotto di dosso con un piccolo silurotto.

Provo a variare non più l’innesco ma proprio tecnica, passando ad un vertical con una piccola esca, utilizzando l’onnipresente Ethnic Vertical Cat. Usare due tecniche permette di coprire diversi strati di acqua e può essere un buon modo per capire la tecnica più redditizia in quel momento preciso. Inoltre un pesce che si piazzi sul fondo dopo l’azione del clonk, potrebbe incappare nella nostra esca. Arriva infatti la mia terza cattura, sempre di taglia piccola.

Continuiamo imperterriti sotto il sole cocente, ma più passa il tempo, meno siluri si vedono. In estate ho spesso notato che durante l’arco della giornata ci sono orari ben precisi in cui è più facile vederli. Alla mattina e da metà pomeriggio è molto raro, mentre molto più facile vederli paradossalmente nelle ore centrali più calde ed ovviamente di notte. Ho sempre pensato che dopo l’attività di caccia notturna, al mattino riposino, per poi attivarsi qualche ora nelle ore centrali e riposarsi nuovamente in attesa della notte.

Giunte le 19,00, cotti dal sole, con le scorte d’acqua terminate e senza vedere archi per decine di metri, decidiamo di concludere la battuta, egualmente soddisfatti per l’esito e andandoci a gustare una bevanda fresca nel bar più vicino, a conclusione di una giornata dedicata alla tecnica più emozionante per catturare il siluro!

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Ci vuole pazienza..

La maggiorparte di coloro che si avvicinano alla pesca del siluro lo fa per la possibilità di pescare un pesce veramente grosso. Pochi sono i pescatori che riescono a cogliere tutte le sfumature che rendono questa pesca così affascinante. Capita così che l’ossessione del pesce grosso, dell’over, si impadronisca del novello pescatore, portandolo a ignorare tutte le componenti della pesca ed a considerare fallimenti le pescate senza “over”.. fino al punto di concludere l’avventura del catfishing prematuramente per mancanza di risultati. Tranne colpi di fortuna iniziali che possono sempre capitare, nella pesca, come in tutte le cose, serve una sola cosa: la pazienza.

Conosco Samuel da 5 anni, quando durante una battuta di pesca in pieno inverno lo incontrai ancorato sul fiume  intento a pescare a fondo con i calamari. Aveva appena comprato barca, motore e tutta l’attrezzatura per insidiare il siluro, ma gli mancavano tuttavia le conoscenze sul siluro e sulle tecniche giuste per insidiarlo. Fu così che iniziammo a portarlo a pesca con noi, insegnandogli di stagione in stagione le tecniche adatte. In tutti questi anni però, nonostante le poche uscite di pesca disponibili all’anno che aveva a disposizione, ad aver subìto il furto del motore della barca e ad un elenco non indifferente di inconvenienti ogni volta che usciva a pesca, non era ancora riuscito a pescare un siluro di taglia, sebbene questo aspetto non lo impensieriva più di tanto.

Approfittando del ponte del 1 giugno, decidiamo di tornare sul fiume per una pescata assieme, cosa che in questo 2015 non ci era ancora riuscita. Ogni nostra uscita assieme ha sempre comportato i più disparati inconvenienti: da scivoli inagibili a un’ora e mezza da casa, al ruotino del carrello che pensò bene di scivolare dalla sua sede e strisciare sull’asfalto dell’autostrada, ecc. ecc. Anche questa volta non potevamo sottrarci al nostro inconveniente quotidiano. Alle 9.15 siamo con la barca in acqua, chiamiamo l’operatore della chiusa il quale ci dà appuntamento per le 10, quando avrebbe dovuto far passare anche una nave turistica. In 45 minuti di movimenti ne fai almeno due.. comunque ne approfittiamo per un giro e alle 10 siamo davanti alle paratie come da accordi. Scopriamo tuttavia che la nave è già entrata e le paratie chiuse. L’operatore al telefono cincischia e ci dà l’ennesimo appuntamento per le 11. Piuttosto alterati attendiamo l’intera ora davanti alle paratie, che si apriranno solo alle 11,20, quando l’ennesima nave da turismo necessitava della chiusa. Insomma, riusciamo ad arrivare in Po dopo mezzogiorno, perdendo così l’intera mattinata di pesca. Non male come inizio.

Il Grande Fiume è basso al punto di far scoprire nuove sabbiaie e mostrare quanto le piene invernali hanno modificato il suo fondale. Il sole picchia per bene e fortunatamente c’è giusto una sola barca in pesca, che ripete continuamente la stessa deriva. Iniziamo la nostra prima discesa, pescando a vertical e fireball. Talmente lenta che con 60-70 grammi si rimane in pesca benissimo. A metà deriva sento un’attacco e ferro. Un siluretto che toglie il cappotto è sempre gradito!

Samuel esordisce con un’ironico “Avete un bel culo, li prendete sempre tutti voi!” ed io replico con un “Ma dài, che magari oggi prendi pure il tuo primo over!” che sapeva più di gufata che di premonizione.

Al termine di questa deriva decido di non rifarla in quanto strabattuta in continuo dalla barca a cui accennavo prima. Ci dirigiamo quindi in quella successiva, totalmente diversa da com’era in passato. Non vi è presenza di siluri tuttavia, e continuo a manovrare la barca con il motore elettrico seguendo la riva anche in una zona che solitamente non facciamo in quanto molto veloce, ma che grazie al livello basso, ora era fattibile. Samuel guarda verso sponda, cercando di capire se le lenze di quel silurista tedesco a riva potessero essere sulla nostra trattoria.. io invece intento a guardare nella direzione opposta vedo flettere di colpo la Flexo Pilk di Samuel.

I dubbi sul fatto che fosse il fondo o altro si sono diradati subito quando abbiamo visto il filo prendere il largo lentamente. Osservando il combattimento di Samuel non riuscivo ad ipotizzare una stima del siluro, in quanto era per la prima volta alle prese con qualcosa di grosso e non era facile capire quanto stesse forzando o meno. Certo che un siluro in grado di spostare in lungo e largo la barca per il fiume, non è sicuramente piccolo. Non so quantificare il tempo, ma almeno una decina di minuti sono passati prima di riuscire finalmente a vederlo. Enorme. Una mucca con le pinne. Per tre volte quando avvicino la mano per effettuare il glowing tenta di morderla. Alla quarta è mio, e in due lo issiamo a bordo sul telo bagnato, ammirandone la maestosità. Un siluro possente, di quelli larghi fino alla coda. Ci portiamo velocemente nella prima spiaggia più vicina, rimettendolo subito in acqua, legato con l’apposito cordino. Avevamo tuttavia bisogno di un’aiuto per la foto di rito.. da solo Samuel non avrebbe potuto fare nulla al cospetto di un pesce simile. Fortunatamente in mattinata avevamo incontrato Davide e Claudio in pesca poco lontani. Li chiamo e ci raggiungono per aiutarci con le foto

Ossigenazione e rilascio sono d’obbligo. Ringraziamo i nostri amici e rimettiamo tutto in ordine.

La pescata proseguirà con un siluretto preso a clonk ed uno potenzialmente grosso slamato a verticale dal sottoscritto, ma la cosa più appagante del giorno è stata vedere la felicità di Samuel che dopo 5 anni di pazienza, passione e caparbietà è riuscito finalmente a coronare il sogno che inseguiva da tanto! E adesso chi lo ferma più!

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Una notte di altri tempi

I siluristi di vecchia data, quelli che per primi iniziarono a pescare a break line nei fiumi italiani una decina di anni fa, se lo ricorderanno nitidamente cosa significava fare una notturna pescando con questa tecnica all’epoca. Vedere una decina di partenze o più ad uscita non era una rarità, così come finire le esche o passare la notte senza chiudere occhio , ritrovandosi a dormire tutta la domenica. A distanza di un decennio sono cambiati tanti fattori: la pressione di pesca è aumentata in maniera esorbitante di pari passo al numero dei nuovi praticanti, i quali invece di partire dalle basi del catfishing, hanno iniziato a pescare subito a break line per garantirsi risultati facili ed in breve tempo (pena poi non sapere pescare senza un tender). Di conseguenza i pesci sono divenuti sospettosi, imparando ad abbinare al pericolo alcune situazioni in cui si ritrovano ripetutamente, cambiando quindi abitudini e metodi di caccia (e qui sta al pescatore sperimentare sempre metodi nuovi per riuscire a catturare costantemente). Se ci aggiungiamo nella stessa decade il drastico calo del numero dei siluri ad opera di bracconaggio e contenimenti effettuati dalle amministrazioni, si può facilmente capire come mai attualmente siamo abituati a vedere nella migliore delle ipotesi due/tre partenze a notte. Tuttavia la pesca è bella perché in grado di sorprenderti ogni volta. Così può capitare in una giornata ed in uno spot a cui non davi molto credito, di rivivere una di quelle notti epiche di dieci anni fa. Quelle passate dormendo poco o nulla, quelle in cui era possibile ritrovarsi con due combattimenti in contemporanea, quelle da bacino e braccio indolenzito, quelle da finire le esche, quelle da ricordare nel tempo. Quelle come la battuta di pesca appena trascorsa.

Sono quasi le 17 quando arrivo sullo spot. Sono in notevole ritardo, Alessandro e Stefano sono già piazzati e stanno accuratamente posizionando le prime esche sugli ostacoli della sponda opposta. Fortunatamente viene buio tardi ed ho tempo per preparare tutto. Stefano tuttavia mi incita a darmi una mossa, in quanto in questo periodo non è del tutto impensabile avere qualche attacco ancora con la luce del giorno. In effetti la giornata è di quelle misteriose: il cielo è nuvoloso e non sa se piovere o meno, mentre l’aria frizzante obbliga l’uso della felpa pesante. Posiziono le mie due Ethnic Breakline Cat sui picchetti, scelgo i terminali da utilizzare e quale piombo sia più adatto alla situazione per mantenere correttamente in pesca l’esca. Visto la corrente e le esche di dimensioni generose, 130 grammi sono la scelta più idonea. Un susseguirsi di “bip” richiama la nostra attenzione.

La Black Cat Freestyle di Alessandro si piega violentemente in avanti dopo qualche sussulto e rompe la break line. Alessandro ferra ed inizia il recupero, ma la gioia dura poco, in quanto nel giro di pochi secondi il siluro si slama. Un’attacco parecchio tempo prima dell’imbrunire.. Stefano aveva ragione.

I due escono a ricollocare l’esca nella posizione prescelta, mentre io rimango a riva per le eventuali operazioni da effettuare sul mulinello. Durante questa operazione accade però che la canna con l’esca a valle di quella in fase di riposizionamento si flette freneticamente. Subito penso che vista la distanza ravvicinata, si siano impigliati con il motore al filo. Velocemente realizzo che non è così: non curante del motore acceso ad una decina di metri, un siluro ha attaccato. Ferro prontamente ed inizio a recuperare perché il siluro mi viene incontro risalendo la corrente. Bene così perché sul mulinello c’erano pochi metri di treccia, essendo la canna brekkata più a valle. Il problema è che Alessandro e Stefano non si sono accorti di nulla, stanno tornando indietro passando pericolosamente proprio sula zona dove sta nuotando il siluro. Mi sbraccio ed urlo come posso, ma il rumore del due tempi non lascia scampo, non mi sentono. Fortunatamente non accade il fattaccio, e posso dedicarmi a sfiancare il siluro che intanto aveva iniziato a prendere furiosamente metri ed a sfruttare la corrente. Dopo qualche minuto mi raggiungono i compagni, e solo allora realizzano che sono alle prese con un siluro.. e neanche tanto piccolo. Avendo avuto l’onore della ferrata e di combattere buona parte del combattimento, passo la canna al proprietario (Alessandro) in modo che possa terminare il combattimento. Il siluro ora si fa recuperare con calma, per poi sfogarsi a dovere nel sottoriva. Tuttavia i suoi sforzi sono vani, ed abbiamo la meglio su un pesce superiore ai 2 metri. Non male come inizio!

C’è ancora luce abbondantemente, portiamo quindi fuori gli inneschi delle mie canne e quella di Alessandro scegliendo con la dovuta cura e calma le zone più idonee. Ora siamo in pesca con le nostre 6 canne.

 Abbiamo anche tempo prima che faccia buio per un’aperitivo sul fiume e la cena addirittura.

Terminata la cena, arriva il tramonto, il buio e l’intervallarsi della pioggia. In questa stagione, nei momenti di pausa della pioggia, c’è solo una cosa certa: il siluro entra in attività. Mi capitò lo scorso anno in una pescata assieme a Igor e Stefano (leggi qui il report), è ricaricato a conferma questa volta.

Dal calare del sole in poi mi è difficile raccontare tutto quello che è capitato e gli sbalzi di emozioni vissuti. Ricordo che:

Un piccolo siluro rimane allamato ad una delle canne di Alessandro, e lo andiamo a slamare senza sbrekkare.

La mia canna più a monte sbrecca nel giro di due ore due volte, senza però che il siluro rimanga allagato: vuoi per la dimensione generosa dell’esca e piccola del siluro, vuoi per ritardo mio di ferrata.

Mentre sosto davanti alle canne, sbrekka la canna di Stefano.. ferro ed inizio a recuperare il siluro che nel mentre risaliva la corrente, fino all’arrivo di Stefano, al quale lascio il combattimento. Combattimento che mette a dura prova sia l’attrezzatura (Black cat Freestyle), sia la persona. Quando finalmente il siluro arriva a tiro di guanto capiamo di avere a che fare con un’esemplare ad occhio superiore ai 2,30cm. Alessandro effettua il glowing. E’ nostro, e la felicità del gruppo è alle stelle. Poi accade l’irreparabile. Cercando di infilare il cordino, il siluro si dimena e riesce a liberarsi dalla stretta di mano.. essendo già slamato riguadagna la libertà senza lasciarci il tempo di una misurazione.. Si passa da un momento di euforia globale, allo sconforto più totale. Incredibile lo sbalzo di umore che si riesce ad avere nel giro di pochi istanti. Rimaniamo attoniti ed in silenzio per minuti, fissando il fiume che scorre implacabile. Non ha vinto lui, ma non averlo potuto misurare rimane un rimorso incredibile visto le dimensioni. Come se non bastasse inizia a piovere e ne approfittiamo per portare fuori due inneschi.

Smette di piovere. Nuovamente la Freestyle di Stefano ad essere protagonista. Ennesimo combattimento impegnativo e stavolta siamo in due ad attendere in zona glowing il siluro, in modo che non si ripeta l’episodio precedente. Mentre Stefano però è alla prese con la parte finale del combattimento, sbrekka una delle mie due canne. Risalgo l’argine scivoloso ed impervio di fretta, trovandomi davanti ad uno Stefano seduto a terra con una canna da pesca per mano in piena “frenesia”. Lo alleggerisco della mia Ethnic Breakline Cat e continuo il combattimento. Portiamo così a riva altri due siluri importanti.

Sono quasi le 2.00 di notte, riportati fuori gli inneschi, tentiamo di dormire un po’. La speranza è comunque vana.. d’altronde “certe notti sei sveglio, o non sarai sveglio mai” cantava Ligabue.

Alle 3.00 Alessandro porta a riva un’altro piccolo siluro, mentre poco dopo è l’altra mia Breakline Cat a chiedere attenzione, quella che per due volte aveva sbrekkato a vuoto. La differenza stavolta è che dall’altra parte della lenza c’è il siluro, il quale dà vita ad un combattimento epico, con ripartenze brucianti sottoriva, senza mai farsi vedere. Una furia che non ne voleva sapere di perdere il duello. Quando effettuiamo il glowing abbiamo un pesce sopra ai due metri, ma da come ha combattuto, credevo sinceramente di aver allamato qualcosa di epico.. ma va bene così!

Non riportiamo fuori nemmeno le esche.. siamo stanchi (altro che festa dei lavoratori il 1° maggio!) e decidiamo di dormire un paio d’ore lasciando in pesca solo quattro canne, le quali ci lasceranno dormire sonni tranquilli fino all’alba, quando ci svegliamo per le foto di rito.

A fine battuta tentiamo di fare una conta: 7 pesci portati a riva (di cui due piccoli, un gigante che ci è sfuggito durante l’applicazione del cordino, quattro grossi), uno slamato, due sbrekkate a vuoto, diversi attacchi di siluri piccoli. Un tuffo nel passato.. sembrava di essere tornati indietro nel tempo, quando nottate simili erano una consuetudine e ci sembrava impossibile che potessero diventare rare.

Caliamo così il nostro poker davanti all’obbiettivo della macchina fotografica, con ancora l’amaro in bocca per l’outsider che ci è sfuggito tra le mani che ci avrebbe consegnato una “cinquina” epica!

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La rivincita

Nel novembre 2013, dopo l’ultima battuta di pesca che mi ha regalò il mio attuale personal best (leggi qui il report), decisi di acquistare il carrello e tenere la barca a casa, così da avere meno pensieri e la possibilità di esplorare anche zone diverse del fiume. Durante il viaggio di ritorno iniziai a conoscere cosa significa avere un carrello: scoppiò la ruota destra mentre percorrevamo l’autostrada. Fortunatamente avevamo  quella di scorta. Fino ad inizio maggio 2014 non ebbi modo di utilizzarla causa mancanza del gancio traino, e ne approfittai per personalizzarla secondo i miei gusti e necessità. Installato il gancio traino, verso fine maggio la prima ed unica pescata. La seconda era prevista per ottobre, per il “Raduno dei Siluristi” (leggi qui il report), ma dopo 10 km di autostrada il mozzo della stessa ruota di prima si ruppe, dovendo ricorrere al carro attrezzi ed abbandonando ogni sogno di solcare le acque del Grande Fiume con la mia Carolina Skiff J14.

Sostituti i mozzi, bisognava trovare l’occasione giusta per affrontare nuovamente la sfida del viaggio col carrello. Su quattro viaggi, due volte ho avuto una rottura, e questo mi ha bloccato mentalmente non poco sull’utilizzo. Tuttavia le paure vanno affrontate. In sospeso avevo una battuta di pesca da fare con Fabio e Vladi: questa è l’occasione che aspettavo. Controllo il meteo ed il livello del fiume: sole e temperature gradevoli per il periodo venerdì e sabato, peggioramento da domenica. Fiume ancora un po’ alto ma costante a livello di portata. Siamo a marzo.. condizioni simili in questo periodo significa catture. Mi accordo con Fabio per sabato, mentre io decido di recarmi sul fiume già da venerdì, per alare la barca senza fretta, verificare che tutto funzioni e fare una pescata con l’amico Luca, anche lui presente sul fiume.

Il giovedì esco da lavoro puntuale e preparo minuziosamente l’attrezzatura. In barca mi piace avere solo il minimo indispensabile, ben organizzato e riposto. Questo significa avere più spazio e meno ostacoli. La giornata di conclude facendo le ore piccole costruendo qualche montatura di scorta.

La mia sfida inizia all’alba, quando la sveglia suona implacabile alle sei e ventitrè. Abbondante colazione, raccolgo borsone con i vestiti, montature, reflex, qualcosa di commestibile e mi reco in garage, dove trovo tutto pronto dalla sera precedente. Carico l’auto, aggancio il carrello, sospiro e si parte per il Grande Fiume. Probabilmente uno dei viaggi più impegnativi a livello di stress. Gli occhi incrociavano continuamente gli specchietti mentre ogni buca, curva o rotonda erano un piccolo tuffo al cuore. Alle 8,40 ecco la meta, il Fiume Po. Parcheggio, scendo per verificare che siano arrivati tutti i pezzi e posso finalmente tirare un sospiro di sollievo.. è andata!

Caliamo subito la barca con la gru in acqua.. che bella sensazione rivederla nel suo ambiente naturale. Tuttavia dovrò aspettare ancora un giorno per utilizzarla. Luca mi aspetta a bordo della sua per iniziare a pescare!

La giornata è soleggiata, ma da subito ci fa compagnia uno di quelle cose che con la pesca proprio non ci azzecca nulla: il vento.. che non era previsto ma c’è. Le onde che crea sbattono sul fondo e sul bordo della barca generando continui sordi tonfi di dubbia attrattività, mentre è quasi impossibile, pur aiutandosi con i motori elettrici, eseguire una deriva corretta. Nonostante gli sforzi, quello che otteniamo sono una mangiata sbagliata per Luca e una cattura inconsueta per me.. un’anodonte.

Il mollusco contenuto in essa risulta un’ottima esca per il siluro nella stagione calda. Quando queste muoiono e si portano in superficie, i siluri entrano in frenesia alimentare per accaparrarsele.

Sconfitti e frastornati dal vento, prima dell’imbrunire torniamo al porto e decido di dedicare un po’ di tempo a tentare di catturare qualche esca pescando a ledgering. La pesca del siluro è bella anche perché ti permette di sconfinare anche in altre tecniche. Preparo un po’ di pastura e catturo qualche breme che ripongo nella nassa, mentre davanti a me si disegna un bellissimo tramonto sul Grande Fiume.

Saluto Luca, richiudo tutta la mia attrezzatura e mi reco nella mia stanza, dove dopo una doccia calda rigenerante e aver ingerito un po’ di cibo, mi abbandono al sonno mentre penso alla giornata di domani, quando finalmente tornerò alla guida della mia Carolina in cerca di qualche siluro del Po.

Fabio e Vladi mi raggiungono alle 8.00 di sabato mattina. Io li sto aspettando già sulla barca. Tutto e pronto.

Anche oggi la giornata è soleggiata, ma c’è ancora vento e bassa pressione (l’indomani avrebbe piovuto), condizioni sfavorevoli che necessitano approcci diversi e un pizzico di fortuna.

Il mio Evinrude XP25 datato 1988 fatica non poco a spingere la Carolina carica di tre persone con a seguito l’attrezzatura. Urla (e beve) come un dannato lui, ma il suo lavoro lo svolge.

La notte porta consiglio si dice. Ho ragionato sul fattore vento: i pesci in queste occasioni ed in questo periodo evitano le zone increspate da esso, cercando le zone più riparate, o le sponde opposte sottovento. Così mi porto su una zona che potesse fare al caso nostro, in cui sapevo poter trovare queste condizioni.

Iniziamo la deriva pescando tutti e tre a verticale, utilizzando esche da 10-15 cm.

La conferma che l’approccio scelto era quello corretto arriva subito. Fabio, dopo due anni di assenza dal pesca al siluro non si è scordato come si pesca e come si ferra, e risponde prontamente all’attacco del siluro.

Alla cattura segue un periodo dedicato allo spinning da parte di Fabio e Vladi, in cerca di aspi e cefali.

La ricerca di aspi risulta infruttuosa, i cefali invece, che quest’anno non hanno mai lasciato il fiume, sono abbondanti. Essendo però nelle ore centrali della giornata, quindi le più calde, è ora di ritentare la cattura di un siluro, magari più propenso ad entrare in attività. Decido di cambiare tecnica, passando al fireball.. magari un’esca viva ben presentata può incuriosire maggiormente il siluro in questo momento.

Ritorno nella zona dove Fabio ha catturato in mattinata il siluro, preoccupandomi di fermarmi qualche decina di metri più a monte, in modo da iniziare a pescare nella zona giusta non appena le onde create dal mio passaggio si siano esaurite. Mantengo ferma la mia esca vicina al fondo, controllando sull’ecoscandaglio la conformazione di esso e regolandomi di conseguenza. Ogni tanto arrivo a contatto con esso per sincerarmi della profondità corretta.

In barca nessuno parla e si muove, la concentrazione è massima. Sono io ad interrompere questo momento quasi mistico con un “Ce l’ho!“. Inizia un gran bel combattimento in cui sento fin da subito di aver a che fare con un siluro degno della sua fama di gigante dei fiumi. L’acqua ancora fresca li rende energici, facendo cambiare addirittura più volte direzione alla barca, tentando di risalire o fuggire verso centro fiume. Mi godo il combattimento con la mia Vertical Cat ed il Ryobi Luis 5500HX sulla mia Carolina J14.. mi sembra di tornare a quel novembre del 2013.. stessi attimi e sensazioni. Vladi controlla la posizione della barca con il motore elettrico permettendomi di essere sempre nella migliore condizione per gestire il combattimento. Fabio intanto apre il telo e si preoccupa del glowing, una delle fasi più delicate. Ormai è nostro, è a bordo. Ci dirigiamo nella spiaggia più vicina per le foto di rito.. si torna in acqua dopo il primo bagno di gennaio 2015 (leggi qui il report).

Il rilascio è una semplice formalità!

Il tempo di ripulire, sistemare la barca, ricomporsi e fare un’ultima deriva, ed è ora di ritornare al pontile, sicuramente soddisfatti per tanti motivi. Il primo è per essermi preso una bella rivincita contro il carrello maledetto. Il secondo perché sono tornato a pesca con gli amici Fabio e Vladi dopo la nostra ultima pescata che risaliva a maggio 2013 (leggi qui il report). Terzo perché Fabio, dopo due anni di fermo, ha dimostrato a se stesso di essere ancora un silurista con i fiocchi. Quarto, che sapendo leggere il fiume, conoscendo il siluro e le sue abitudini, anche in una giornata con condizioni avverse come quelle a noi presentate, è possibile comunque effettuare qualche cattura.

Le nostre avventure continuano.. la stagione è appena iniziata!

Ringrazio Fabio e Vladi per la compagnia e l’aiuto!

P.S. Al mio arrivo a casa sano e salvo, mentre scaricavo l’attrezzatura dalla barca, la gomma di sinistra ha iniziato a sgonfiarsi..

Ecco il video della cattura:

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Freddo da breakline

L’inverno non è certamente il periodo migliore per tentare la cattura del siluro a breakline: il siluro non è ancora attivo e non frequenta ancora il sotto sponda in attività di caccia.. però.. però il primo sole caldo di fine febbraio, quella luce e quella energia nell’aria che sanno in qualche modo già di primavera, quell’astinenza dal fiume, dall’attesa snervante di un segnalatore che ti fa sobbalzare dal lettino nel cuore della notte, dai momenti passati assieme ai tuoi compagni di pesca, ti fanno saltare ogni logica e passare in secondo piano ogni ostacolo e difficoltà.. nemmeno il freddo pungente, quello che sai di trovare sicuramente nel cuore della notte, o meglio verso l’alba, può farti desistere. Così ti ritrovi a scambiare qualche messaggio sul gruppo di WhatsApp per scoprire che non sei l’unico a pensarla così. Inutile dire che il sabato mattina sei già per strada che percorri quei chilometri che ti separano dal fiume con l’auto carica di sogni, speranze, aspettative.. e di attrezzatura, che a breakline non è mai né poca, né abbastanza (e per fortuna che ci si divide l’attrezzatura da portare).

Verso mezzogiorno ci ritroviamo tutti nel punto di ritrovo. Siamo in sei e purtroppo, come preventivato, non esiste uno spot in grado di ospitare tutti noi con due canne a testa. Decidiamo quindi di fare due campi e due gruppi da tre persone: io, Mirco e Riccardo staremo a valle, mentre Roberto, Matteo e Riccardo più a monte, ad una distanza comunque non troppo elevata. La prima cosa da fare era mettere le esche in acqua. Visto il periodo, abbiamo optato per delle trote: di facile reperibilità presso allevamenti o laghi a pagamento ed in grado di garantirci vitalità e movimento grazie alla sua propensione alle temperature basse. Altre esche sarebbero state di difficile reperibilità e di minor efficacia. I contro si traducono nel costo e nel maggior numero di attenzioni per il trasporto (ossigenatore e ghiaccio) e la manipolazione nell’innesco, considerata la delicatezza della specie.

Ad inizio stagione è sempre meglio rinfrescare le montature ed i nostri terminali, adeguandoli eventualmente alla tipologia di spot o alla tecnica che si vuole utilizzare, senza contare che si evitano rotture per trecciati usurati dal tempo ed ostacoli su cui siamo incappati nelle precedenti pescate.

Una perlustrazione dello spot con l’utilizzo dell’ecoscandaglio in questo periodo è d’obbligo. Scopriamo infatti come vicino ad alberi semisommersi e la sponda, vi sia una profondità elevata, dai 4 agli 8-9 metri.

Come detto ad inizio la tecnica prescelta è la breakline, tuttavia, visto il periodo, la propensione del siluro a rimanere ancora nei pressi del fondale e l’elevata profondità che abbiamo nel nostro spot, siamo obbligati ad effettuare qualche modifica. Questa non riguarda tanto i terminali, che rimangono sempre gli stessi classici della breakline, quanto il fissaggio della break stessa. Possiamo sopperire facilmente in due modi: calare l’innesco fino alla profondità desiderata per poi legare la breakline direttamente alla lenza madre con un semplice nodo, facendo in modo di tenere la boetta sopra al nodo, così che non tocchi l’acqua e desti sospetti (la profondità è elevata, ma la prudenza non  è mai troppa). Il secondo metodo differenzia nel solo modo di attacco della breakline: invece che direttamente sulla lenza madre, è possibile agganciarla ad una girella scorrevole opportunamente bloccata all’altezza desiderata da uno stopper. Altro accorgimento necessario fondamentale: il piombo. Dovendo raggiungere profondità importanti e quindi un terminale lunghissimo, dovendo contenere l’irruenza di un’esca molto vitale, è necessario utilizzare piombi generosi, di almeno 130 grammi. Immaginate su un fondale di 8 metri, con un terminale di 7,5 metri, cosa potrebbe combinare un’esca frenetica come una trota senza un piombo che la mantenga in un’area circoscritta.. meglio non pensarci

Occasioni come queste mostrano come sia utile avere terminali dotati di piombo intercambiabile, che ci permettono di cambiarlo rapidamente ed in qualsiasi momento in base alla corrente o alle necessità.

Il terminale , come abbiamo già detto, non subisce variazioni, lasciando spazio alle personalizzazioni ed agli accorgimenti che ognuno preferisce.

Non perdiamo tempo e iniziamo a portare fuori le nostre esche. E’ fondamentale scegliere e piazzare la nostra esca quando ancora c’è luce. Ci permette di lavorare senza difficoltà visiva, verificare che tutto sia connesso nella maniera corretta, ed essere sicuri di aver posizionato l’esca nel punto migliore. Quando ripeteremo l’operazione con il buio, sapremo già dove e come posizionare l’esca in modo rapido.

 Mirco decide di posizionare un’esca sotto sponda su una profondità di 8 metri, mentre la seconda esca viene collegata ad una boa precedentemente posizionata su uno scalino di 4 metri, dove ha suo dire, un piccolo siluro non si avvicinerebbe mai.. ma uno grosso sì. Io decido per entrambe le esche sotto sponda attaccato a grossi alberi semi sommersi, così come Riccardo, che dopo aver piazzato la prima esca, durante il posizionamento della seconda sente un forte strattone sulla mano, ferra, ed ecco la sorpresa.

Evidentemente stavamo posizionando l’esca proprio in una zona in cui sostava il siluro, il quale non si è fatto scappare un’occasione così ghiotta e poco dispendiosa.

Riposizionata l’esca, torniamo a riva per prepararci per la notte, montando il campo base.

Purtroppo la conformazione della sponda non ci è amica. Le canne le abbiamo parecchi metri sotto al nostro campo, rendendo pericolosa la corsa lungo la ripida e umida discesa dell’argine.

Anche udire gli avvisatori non è affatto facile a causa della distanza. Io mi avvalgo di avvisatori da carpfishing opportunamente modificati per la nostra pesca, dotati però di centralina wireless, che tengo comodamente in tasca o affianco al lettino in tenda.

Inizia così la trepidante attesa, quella che abbiamo pregustato nei giorni precedenti. Tutti con un’orecchio teso ad ogni minimo rumore e suono che può provenire dagli avvisatori.

Mirco è particolarmente preso dal momento.

Il calare del sole segna inesorabilmente l’inizio dell’attività di caccia. Dall’altro campo arrivano notizie di un siluro da 1,71 metri catturato da Matteo. Dal nostro tocca a me catturare nel giro di un’ora due siluri sopra al metro. Poi nuovamente altre catture per Roberto e Riccardo. La serata è movimentata, nonostante la temperatura bassa. Ci rifugiamo all’interno della tenda a chiacchierare, dove la parabola a gas ci scalda fino a che non finisce il combustibile della bomboletta. Prima di entrare nei sacchi a pelo un tè caldo preparato da Riccardo ci riscalda ulteriormente e concilia il sonno. Sonno che in realtà dura poco. E’ mezzanotte quando un’avvisatore suona ripetutamente. Non è il mio e non è neppure quello di Mirco. Capisco che è quello di Riccardo, ma non vedendo alcun movimento da parte sua e di Mirco, mi faccio carico dell’onere, abbandono il caldo giaciglio, mi metto velocemente gli scarponcini e mi butto giù per la scarpata, buttando un’occhio nell’oscurità verso le canne per cercare di capire quale sia sotto attacco. Non riesco a capire, ma arrivato in prossimità di esse sento nitidamente l’avvisatore di Mirco suonare, quello della canna posizionata sulla boa. Mirco, che nel mentre mi ha raggiunto, afferra la canna, ormai dritta, e recupera velocemente filo, in quanto il siluro si era buttato in corrente e scendeva a valle velocemente. Dopo diversi giri di mulinello, arrivato a contatto con il pesce, ferra deciso, e fortunatamente il siluro rimane allamato, cosa non scontata in occasioni simili. Rimaniamo un po’ frastornati, perché siamo sicuri che il primo avvisatore udito era uno di quelli di Riccardo, ma arrivati sulle canne, è quello di Mirco che ha iniziato a suonare. Comunque sia prosegue il combattimento, con un siluro che mette a dura prova la resistenza di Mirco ed esalta le prestazioni della Night Fighter. Il siluro tiene il fondo tantissimo, e Mirco passa la Night a me per la fase finale del combattimento, mentre lui va a recuperare il cordino per legare il siluro. Riesco a vincere la sua resistenza e attendo l’arrivo di Mirco. Essendo un bel pesce lo leghiamo per misurarlo e fotografarlo con calma nella mattina seguente. La notte prosegue con qualche falso allarme che mi fa uscire in fretta e furia dalla tenda per nulla. Quando alle prime luci ci svegliamo capiamo quello che è successo in occasione dell’ultima cattura: l’avvisatore che suonava era effettivamente quello di Riccardo, solo che il siluro aveva già rotto la breakline e si era portato a valle, mantenendo la canna curva in trazione. Il buio non ci ha fatto notare la direzione del filo, che sotto l’azione del pesce era indirizzata verso la nostra sponda. Come aveva finito di suonare il suo avvisatore, era partito quello di Mirco al nostro arrivo.

Risolto il mistero smontiamo il campo, recuperiamo le canne, carichiamo le auto e raggiunti dai ragazzi dell’altro campo (che hanno chiuso la sessione con cinque catture) ci accingiamo alla misurazione del pesce e alla foto di rito. Posizioniamo il telo e misuriamo il siluro: 206 cm! Mirco ci aveva visto giusto nel piazzare la boa! Siluro meritatissimo!

Con un totale di nove catture suddivise in sei persone possiamo affermare che anche in un periodo non ideale come quello invernale (seppur indirizzato alla primavera), è possibile pescare e catturare con la tecnica della breakline, a patto che vi sia un accurato studio del fondale ed un minuzioso posizionamento delle esche.

Non ci resta che concludere la prima sessione di pesca a break line nel modo migliore, con una bella colazione al bar più vicino.

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Inizio anno col botto

Ho archiviato il 2014 come la mia peggiore annata di pesca. Barca pronta da marzo ma gancio traino per il carrello installato solo ad inizio maggio, week end piovosi, fiume spesso non in condizioni ottimali (piene, continui sali e scendi di livello), rottura del mozzo del carrello ad inizio autunno ed impegni vari mi hanno tenuto lontano dalla pesca come non mai, riuscendomi a ritagliare si e no una decina di uscite tra barca e break line grazie agli amici. Poche catture, non di rilievo, e diverse uscite a vuoto completavano il quadro. Un’anno nero, in cui per la prima volta il non andare a pescare non era un peso, in cui sembrava avessi perso il senso dell’acqua, o la passione. Così tra i buoni propositi per il 2015 compare la voce “Pescare“.

Qualche giorno di ferie ad inizio anno sono l’occasione giusta per onorare l’impegno preso. Venerdì 3 gennaio, in una soleggiata ma gelida giornata di vero inverno sono in pesca con Luca. Andiamo alla scoperta di quello che la piena ci ha lasciato in eredità: fondali stravolti, derive cambiate, ostacoli nuovi. Ci lasciamo trasportare dalla corrente lungo le derive, trovando con nostro stupore diverse tracce di siluri staccate di parecchio dal fondo. Alquanto anomalo con l’acqua a 5°C. Io pesco a vertical utilizzando come esca un Midi Giant Shad 16 cm della Loris Lures, mentre Luca opta per una pesca a fireball con il vivo. Alla terza deriva, continuando a pescare mi volto in cerca del motore elettrico per correggere la deriva e  sbaglio clamorosamente una nitida abboccata. L’unica che registreremo nelle 5 ore di durata della battuta di pesca. Non so se essere contento per aver almeno sentito un’abboccata in un periodo dell’anno non facile o se essere avvilito per aver sbagliato una abboccata facile.

Insomma, il “momento no” sembrava non volesse terminare. Il giorno successivo dò un’occhiata al meteo e noto che l’indomani avrebbe registrato un’aumento di temperatura deciso. Mosso da spirito di rivalsa e conscio che la giornata potesse essere positiva, mi organizzo con Gabriele per l’ennesima pescata, volta al morto manovrato (tecnica a cui sono nuovo) e al vertical, cercando perca e siluri.

Domenica mattina siamo al pontile a sole già alto. La temperatura è gradevolissima e si può pescare senza guanti, cosa non da poco per il periodo e per il corretto svolgimento della pesca. Iniziamo a mort maniè entrambi.

Io utilizzo una Seika Lanikai 2,40m 20-50 grammi abbinata ad un mulinello Ryobi Arctica II 2000, caricato con treccia Tubertini Quattro + quattro da 24,2lbs. Come esca una montatura pony jig abbinata alla gomma proteica Loris Lures.

Gabriele utilizza una canna Daiwa Shogun-Z, mulinello Shimano Technium 2500FA, trecciato Power Pro ed opta per una montatura da mort maniè classica, utilizzando però una gomma proteica al posto di un esca vera.

Iniziamo a derivare. La corrente è molto lenta e ci permette di lanciare in tranquillità in ogni anfratto, intrico di rami e radici. Purtroppo questo non basta a evitare di farci incagliare spesso su quello che il fondo nasconde, ma fa parte del gioco. L’ennesimo lancio di Gabriele va a buon fine. Il pesce riesce a girarsi attorno ad un ramo, ma con una mossa fortunata Gabriele riesce a liberarlo, e galla arriva con nostro stupore un siluro.

Grande soddisfazione per Gabriele, che cattura per la prima volta con la gomma e per la prima volta un siluro a morto manovrato!

Proseguiamo ancora la deriva senza però ottenere altre abboccate (al contrario degli incagli sugli ostacoli), e trovandoci nelle ore più calde del giorno (dopo mezzogiorno), propongo di andare a provare un’altra deriva, pescando però a verticale in cerca di siluri, che potrebbero sfruttare il momento per entrare in attività.

 

Utilizzo la mia collaudata canna Ethnic Vertical Cat 1,90 200 grammi abbinata al leggero e robusto Ryobi Luis 5500HX. Questa combo si rivela un’arma vincente per la pesca a verticale, grazie alla leggerezza che ci permette di pescare per ore senza affaticare il braccio, e alla robustezza e potenza che rivelano durante il combattimento. Come treccia mi affido alla Momoi Jig Line MX8 da 90lbs.

Gabriele utilizza una Daiwa Catifish Interline in coppia con un rotante Shimano Corvalus carico di Power Pro da 80lbs. Come esca un Midi Gian Shad 16cm Loris Lures. Vento assente, corrente lenta quanto basta, Correggo la deriva cercando la profondità idonea e cerco di mantenerla costante, così da rifare le successive a distanze e profondità diverse, coprendo più fondo possibile. Dopo neanche 30 metri di deriva sento un’attacco fulmineo che non mi lascia tempo di ferrare e mi “pulisce” la montatura. Sembra di avere una maledizione addosso! Re-innesco velocemente e riprendo a pescare, in quanto un’abboccata è positiva, abbiamo trovato la finestra di tempo in cui i siluri sono attivi e stiamo pescando correttamente nella zona e profondità giusta. Credo non passino 10 metri quando sento un forte strattone e vedo la canna piegarsi. Non è il fondo, stavolta c’è. Inizio il combattimento, sono sollevato, finalmente ho l’occasione per riscattarmi, ma aspetto a cantare vittoria visto il trend negativo in cui ero immerso fino a pochi minuti prima. Nel primo minuto stimo il pesce sul metro e mezzo.. al secondo almeno un metro e ottanta. Al terzo minuto, quando è il pesce a girare la barca e a spostarla dove vuole, capisco di avere dall’altra parte un pesce superiore ai due metri. La Vertical Cat si piega in maniera sublime assecondando le sfuriate del pesce, che tenta più volte di arrotolarsi sul tracciato e cambiare direzione. Il Luis cede filo quanto basta e quando e come voglio io. Tutto gira alla perfezione ed io riassaporo il piacere di un combattimento con un gigante del fiume dopo oltre un anno dalla cattura del mio personal best (clicca qui per il report), l’adrenalina quando viene a mancare la tensione della canna a causa di un’improvvisa salita del siluro verso la superficie, che ti fa pensare alla slanatura. Il peso del pesce sul fondo che ti trascina inesorabilmente dove vuole lui. L’emozione delle prime bolle che salgono in superficie e di vederlo poi affiorare in tutta la sua mole. Poi i momenti di tensione, quando devi guantarlo e lui non è dell’idea.. e si inabissa di nuovo. Questo per due, tre volte.. fino alla guastata decisiva ad opera di Gabriele. E’ fatta, ci spostiamo sulla spiaggia più vicina senza issarlo a bordo, evitandogli schiacciamenti e sfregamenti inutili. Si ritorna a fare una foto in acqua. E’ gennaio, l’acqua è a 5°C, non ho i waders in neoprene con me, mi faccio bastare quelli in nylon e pazienza se mi entra un po’ d’acqua nel piede destro o giù per la schiena.. succede sempre. E’ un pesce molto pesante, Gabriele non ha i waders e non posso spingermi in acqua più profonda. Inoltre servirebbe un’altra persona per sorreggere il pesce in modo da rendergli onore con una bella foto. Pazienza, faremo come si può.. il ricordo è indelebile nelle nostre menti.

Il tempo di qualche scatto ed ora di rilasciarlo nel suo fiume, dove potrà regalare le stesse mie emozioni ad altri pescatori.. sperando che non cada in mani o reti sbagliate.

Rilasciato come si deve il siluro, Gabriele si ritrova con i indosso i miei scarponi invernali completamente bagnati. Io ho il piede destro fradicio, idem la parte bassa della schiena. Abbiamo preso un pesce a testa, siamo soddisfatti entrambi e decidiamo quindi di rientrare per non prendere un malanno. Riportiamo il Paguro Killer III al pontile e ci avviamo verso casa.

La pesca al siluro è così. Non bisogna mai mollare di fronte alle prime difficoltà o dopo periodi sfortunati. Il buon proposito per il 2015  per ora è stato decisamente onorato!

Ecco il video della cattura:

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