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Yearly Archives: 2017

Esche alternative a clonk

Ritengo l’estate il periodo migliore per insidiare il siluro con la tecnica che, secondo il mo modesto parere, è la più spettacolare ed unica nel suo genere: la pesca a dinamica con l’utilizzo del clonk. La sua spettacolarità viene tuttavia oscurata da una sempre maggiore inefficacia. L’utilizzo del clonk in maniera smodata negli anni passati ha di fatto “assuefatto” i siluri, i quali non rispondono più all’inganno se non in via del tutto eccezionale. Detto questo, l’unicità di questa tecnica invoglia comunque a provarci,  consci del fatto che le uniche catture possibili riguardano siluri di piccola taglia, non ancora sospettosi del clonk. In funzione di ciò è possibile ridimensionare la nostra attrezzatura per rendere più entusiasmante il combattimento, così come utilizzare esche alternative che rientrano in larga scala nell’alimentazione dei siluri più piccoli.

Assieme a Gabriele affrontiamo così il fiume in un caldissimo giorno estivo, con l’obbiettivo di dedicarci esclusivamente alla pesca a dinamica. Con noi qualche piccolo carassio e null’altro.. purtroppo non abbiamo fatto in tempo a rifornirci di lombrichi e calamari, esche particolarmente graditi ai siluri quando la temperatura dell’acqua è oltre i 22°C. Dovevamo cercare un’esca alternativa in caso il vivo non fosse gradito. Questo è uno dei pochi casi in cui il fiume ci può fare un vero e proprio regalo. Cercando nel bagnasciuga del fiume o tra i cumuli di detriti e rami infatti, è possibile trovare abbastanza facilmente dei grossi mitili di fiume, gli anodonti. Questo è un alimento base dei siluri di piccola taglia (ma non solo) e risulta efficacissimo i questo periodo. L’aspetto negativo consiste nell’essere forti di stomaco per maneggiarlo ed innescarlo, visto l’odore che emana. Abbinato ad un cackitos o anche solamente ad una montatura classica risulta una carta vincente:

 La prima parte della mattina ci è servita ad individuare le zone in cui erano i presenti i siluri. La pesca vera e propria è iniziata invece nelle ore centrali. E’ in questo momento, fino a circa metà pomeriggio, che la pesca con il clonk risulta efficace, quasi come se la mattina i siluri siano in fase di risposo dopo i “bagordi” della notte, e come se verso sera si stiano riposando in vista della caccia notturna.

Il risultato? Io con il vivo non ho sentito neanche una tocca, mentre Gabriele ha timbrato il cartellino con la taglia media catturabile con questa tecnica:

Ad onore del vero verso fine pescata tento anche io con il cakitos e qualche rimasuglio di anodonte, sentendo anche  immediatamente una abboccata, il cui responsabile si slama tuttavia dopo pochi secondi (e da come tratta poteva giusto essere il gemello del precedente).

In conclusione possiamo affermare che è ancora possibile divertirsi pescando a clonk a patto di utilizzare attrezzature “light” (mantenendoci comunque sempre in un range di sicurezza) ed esche dedicate.. poi chissà che qualche “genitore” non caschi nuovamente nell’inganno.. 

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Buona la prima!

Il carico di aspettative e la varietà di emozioni che la prima notturna dell’anno riesce a trasmettere al pescatore è impareggiabile. Questa racchiude tutto: la voglia di ritornare sul fiume dopo mesi di assenza (per lo meno di notte), la spasmodica ansia dell’attesa, quella che nonostante tu provi a camuffare con chiacchiere o con il sonno, ti tiene un occhio fisso sulle punte delle canne ed un orecchio teso in cerca del bip dell’avvisatore. Vogliamo parlare dell’adrenalina che scorre nelle nostre vene quando sbrekka una canna e corriamo a ferrare? Della serie “Bolt levati che non sei nessuno”. Di quella sensazione di appagamento e beatitudine trasmessa dal combattimento che cozza un po’ con i timori e le difficoltà che lo stesso crea. Le pacche sulle spalle, le nocche graffiate, l’acqua fredda durante la foto..

E’ sabato mattina ed io e Gabriele ancora non sappiamo dove andare a pescare. La trasferta con l’AS Brekema per problemi logistici è saltata, ci si potrebbe unire a Stefano ed Alessandro per una brekkata , ma significherebbe stravolgere i loro piani.. quindi la scelta obbligata è tentare sul Grande Fiume sperando di trovare uno spot libero.. perché in genere, nel tratto che frequentiamo noi, a marzo si assiste alla lottizzazione e alla colonizzazione di ogni cm di sabbia da parte di pescaturisti stranieri. Tra l’altro ho le idee chiare su dove posizionarci con le attuali condizioni del fiume.. uno spot che da due anni mi ronza in testa.

Le ore passate da piccolo a giocare a Tetris sul Game Boy si rivelano preziose per caricare ordinatamente prima l’auto e poi la barca con tutta l’attrezzatura necessaria.. quasi un trasloco. Sono quei momenti in cui due domande te le poni e pensi a quanto sia bello pescare a verticale dalla barca, in cui serve solo canna, mulinello e una manciata di esche e montature. Anche questo aspetto tuttavia fa parte del gioco, dell’epicità di una pescata sul Grande Fiume in notturna.

Una pescata tuttavia non può definirsi avvincente senza avere problemi. Noi li abbiamo subito: il motore elettrico non è più stagno come dovrebbe e smette di funzionare. Poteva essere utile ma per fortuna non è fondamentale. Il livello del fiume è parecchio basso e a fatica riusciamo ad allontanarci dal pontile. Carichi come siamo, se dovesse calare ancora, rientrare ed attraccare potrebbe essere un problema.

Iniziamo a percorrere il fiume verso lo spot che avevo in mente e siamo rimaniamo piacevolmente colpiti dal fatto che tranne uno spot occupato dall’italianissimo Team Catzini e una barca “estera” ancorata, non vi è traccia di altri pescatori. Breve sosta per rifornimento pietre ed ecco lo spot in cui tanto ho sognato di pescare: libero! Esso si presenta come un lungo isolotto di sabbia che taglia verso in obliquo verso il centro del fiume. Una qualche decina di metri a valle, grazie al livello basso, si nota perfettamente l’increspatura dell’acqua che indica la presenza di un gradino che si estende in obliquo più o meno dalla stessa linea del nostro spot fino alla riva sinistra. Quella decina di metri che ci separano dall’inizio del gradino, tutto il canalone alla sinistra dell’isolotto e tutta la riva destra dello stesso è acqua bassa, ma dal gradino in poi sprofonda abbastanza velocemente fino a 4-5m. Perfetto. Peccato solo che nei miei sogni allo spot arrivavo facilmente con la barca.. qui arriviamo a 10m dalla riva e siamo piantati sulla sabbia. Stivali manco a parlarne, i waders li abbiamo lasciati per la cabala in auto e quindi non ci rimane che arrotolare i pantaloni ed entrare nella fresca acqua (13°C) del Po per raggiungere la riva ed eseguire il trasbordo. Il primo impatto è agghiacciante nel vero e proprio termine della parola.. poi diciamo che ci si abitua, forse perché si perde via via la sensibilità.

 Le avversità non finiscono qui. Sono le 16.00 passate e dobbiamo ancora fare il vivo.. cosa non da non sottovalutare in quanto in caso di esito negativo, la serata si conclude con una grigliata sul fiume e ritorno a casa. Cominciamo così a pescare a feeder, cercando di raggiungere il canale del fiume con la profondità. Fortunatamente riusciamo a capitalizzare il tempo rimasto e in nassa finiscono sei breme che danno anche un piccolo margine di re-innesco in caso di catture. Nell’attesa prepariamo le canne da siluro.

La montatura che utilizzo prevede una boetta Extreme Waller appositamente modificata in modo da risultare intercambiabile. Si può così  passare velocemente dalla montatura da breakline a pietra e viceversa semplicemente togliendo la boetta e senza rifare tutto.

La luce comincia a calare, dobbiamo velocemente piazzare le esche. Ormai non facciamo più caso ad entrare ed uscire dall’acqua scalzi. Passo a Gabriele il terminale della prima canna. Questa proviamo a brekkarla sottosponda, ad una pianta all’inizio del gradino, dove il fondale raggiunge i 2 metri. Sarebbe perfetto.. se non fosse che il filo termina dieci metri dall’obiettivo ed io mi ritrovo in acqua fino alle ginocchia con le braccia ed il corpo distese in avanti. Gabriele riesce a risalire strisciando sulla sabbia (ovvero sopra al gradino), raggiunge un’altra pianta sotto alla quale c’è profondità e posiziona l’esca lì. Il siluro dovrebbe strisciare in acqua veramente bassa per arrivare a quella buca.. però visto il limite del filo, la scelta è obbligata.

Per velocizzare i tempi, i posizionamenti a pietra delle successive canne li abbiamo eseguiti dalla barca in due. Prendevo la canna con già brekkata la pietra, salivo in barca, la spingevo fino alla profondità utile per accendere il motore, innescavo, ci portavamo lungo lo scalino , posizionavo l’innesco e tornavamo a riva, scendevo solo in acqua per piazzare la canna sul picchetto, prendevo l’altra e si ricominciava da capo. Tra l’altro, nonostante gli inneschi fossero posizionati proprio frontalmente alle canne, per arrivare al fondale buono era necessario andare a centro fiume per poi rientrare, evitando le decine di metri di secca che avevamo proprio davanti.. fortunatamente avevamo abbastanza lenza madre.

L’apprendistato con i ragazzi dell’As Brekema sulla pesca a pietra inizia a dare i suoi frutti, e siamo soddisfatti del piazzamento.

Gabriele ha poi l’intuizione. Ha con sé una Rhino Big Fish 1,80m e decide di piazzare pure quella a pietra. Stessa procedura, posizioniamo l’esca e a 15 metri dalla riva la treccia nel mulinello è terminata. Torna indietro e recupera, risali un po’ il fiume, riposiziona e torna indietro. Corto anche a questo giro. Un mulinello taglia 6000 in effetti non contiene tanta treccia. Posizionando tuttavia la barca di traverso sulla sabbia ed ancorandola, riusciamo ad utilizzare un portacanna della barca per mettere la canna in pesca. Una abboccata su questa canna significherebbe fare un nuovo record di corsa sulla sabbia, salto in lungo nella barca, ferrata al volo e tirare come se non ci fosse un domani, visto che ci sono tre giri di treccia nel mulinello e l’esca è piazzata all’inizio del gradino a centro fiume, affianco al correntone.

Bene, ora possiamo accendere un fuoco per tentare di riprendere la sensibilità dei piedi e poi fare la classica grigliata. A rendere complicato il tutto ci pensa il vento ovviamente, assente fino a quel momento. Gabriele dall’alto della sua esperienza riesce ad attivare il focolare e riprendiamo la sensibilità dei piedi.. quando la mia centralina inizia a suonare. Scatto sulla sabbia fredda e ferro deciso la mia Ethnic Breakline Cat. Inizia il combattimento, sento le testate quindi il pesce non è un gigante. Sento tuttavia che dopo tot metri recuperati parte, recupero gli stessi metri e riparte. Penso: lo scalino. Evidentemente arriva allo scalino poi ritorna verso valle. Per ovviare o esco in barca e vado sul pesce (ma la stiamo usando come “picchetto”) o entro in acqua io. Risposta scontata.. entro in acqua e percorro nel buio una decina di metri verso il pesce fino ad avere la giusta leva per fargli scavalcare il gradino. Ci riesco a lo recupero a fatica fino a me (in poca acqua si appoggiava sulla sabbia letteralmente quasi a strisciare). Siluro di taglia media inviperito, con una bella pancia e denti affilati. Felicità alle stelle per avere scappottato alla prima uscita, in Po, nello spot che ho sempre sognato, a pietra e dopo non pochi ostacoli!

Decidiamo per il momento di non riposizionare l’esca.. vuoi perché la barca è sempre “impegnata”, vuoi per non disturbare l’eventuale attività, vuoi perché il rischio di creare grovigli era alto (dovendo effettuare quella manovra verso centro fiume e ritorno a sinistra), vuoi perché volevamo asciugarci e mangiare.

Dopo esserci riusciti ad asciugare e aver riempito la pancia con l’ottima grigliata preparata da Gabriele, ci posizioniamo nei rispettivi lettini ed assaporiamo la prima dormita dell’anno sotto le stelle, senza rumori, senza tv, senza vicini rompiscatole.

Senza rumori ma anche senza attività dei siluri a dire il vero.. ci risvegliamo alle sette senza aver sentito un bip, immersi in una lieve foschia.

 Memore delle parole di Luca (“adesso a pietra si prendono anche con la luce”) dico a Gabriele di aspettare a recuperare gli inneschi. Mentre riordiniamo il campo sentiamo un avvisatore in lontananza. Non è l’unica mia rimasta in pesca perché avrebbe suonato la centralina.. ma nessuna delle canne di Gabriele sulla riva sta sussultando.

Guardiamo verso la barca e vediamo la Rhino piegarsi ripetutamente! Corro velocemente, salto in lungo in barca e ferrata al volo.. è allamato, forzo per recuperare metri di filo (ricordo che c’erano giusto tre giri in bobina) e non farlo andare nel correntone, poi passo la canna a Gabriele, che termina il combattimento. Siluro poco più piccolo del precedente, ma considerato la situazione d’insieme è una cattura epica! Tanto di cappello a Gabriele per aver osato!
Ne approfittiamo per fotografarli assieme e rilasciarli.

Ora sì che recuperiamo le canne rimaste in pesca, ricarichiamo la barca rigorosamente di nuovo con i piedi in acqua e andiamo a festeggiare la buona riuscita della pescata in bar con una corroborante colazione!

Ma che ne sanno delle emozioni che la pesca riesce a trasmettere.. Buona la prima!

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Freddo e gomma

E’ arrivato l’inverno, quello vero, freddo. Quello che al mattino, quando carichi l’attrezzatura in auto, ti dà la sveglia per bene con l’aria pungente. Quello che ti fa pagare per tutta la giornata quel momento in cui per forza di cose hai dovuto mettere le mani in acqua. Quello che ti fa trovare il ghiaccio nella barca. Quello che ti ghiaccia il trecciato non appena lo recuperi fuori dall’acqua. Quello che per quante paia di calze tu ti possa mettere, stai tranquillo che prima o poi ti congelerà i piedi. Quello che ti fa perdere più tempo a vestirti al mattino per il numero di capi da indossare e che di conseguenza limita i tuoi movimenti in pesca. Quello che mostra chi veramente ha la passione della pesca che scorre nel sangue. Quello che può ripagarti gli sforzi fatti con stupende catture. Quello che ti fa fare un sonoro cappotto della serie “ma chi me lo fa fare“.

Parto da casa che, come si dice a Modena, “sfrusca“, ovvero nevica finemente, con pochissima intensità, giusto per ricordarti fin da subito in che stagione ti trovi. Il pensiero del letto caldo in cui ti trovavi dieci minuti prima ti sfiora.. ma un buon cappuccino bollente e un cornetto alla cioccolata al solito bar rappresentano una buona iniezione di fiducia ed energia. Gabriele è rimasto prigioniero del letto per qualche decina di minuti in più del dovuto. Poco male, tanto in questa stagione in genere sono le ore più calde a regalare.

Con nostro grande stupore, arrivati sul fiume troviamo sprazzi di sole, lasciandoci così alle nostre spalle la neve. La cattiva notizia è invece il vento, non previsto, che spira controcorrente (in parte un bene) ma con notevole intensità (sbattendo costantemente sulle fiancate della barca). Pescare in questi condizioni è proibitivo, tuttavia oggi potevamo pescare e oggi pescheremo. La sfida nella sfida è che siamo dotati solamente di esche in gomma (Loris Lures), in quanto di vivo non ne abbiamo più e tentare di farlo ottenendo risultati è una scommessa altamente rischiosa.  Iniziamo così le nostre derive, in compagnia purtroppo di pescatori ben più bravi ed efficaci di noi:

 Il vento è incessante, non ci sono zone riparate ed occorre continuamente correggere la deriva con il motore elettrico, in quanto  il più delle volte finiamo sottosponda. Quando ci va bene ci rallenta, ma si ha poi il problema delle esche che finiscono molto più a valle di noi, perdendo così il controllo che si avrebbe pescando esattamente in verticale. 

L’acqua è a 4,9°C e pochissime sono le tracce riconducibili a siluri che avvistiamo sull’ecoscandaglio. Come se non bastasse veniamo speronati più volte da lastroni di ghiaccio trasportati dalla corrente in uscita di un affluente. L’unica speranza è che il vento cessi di sferzare. Solo in questo modo è possibile pescare senza destare troppo disturbo, nella maniera più corretta e precisa e senza che il vento condizioni in negativo quella poca attività che può avere un siluro in inverno. 

La nostra chance si materializza nelle 15.00: il vento si placa. Proviamo una deriva in cui generalmente ad inizio stagione è possibile effettuare qualche cattura di siluri di piccola/media dimensione. A metà deriva notiamo sull’ecoscandaglio del disturbo nelle prossimità del fondo, come una turbolenza ben circoscritta. Il tempo di abbinarla ad un siluro che la Vertical Cat di Gabriele si piega verso sinistra. Ferrata decisa e primo combattimento del 2017.. un piccolo siluro che ci ripaga della costanza e degli sforzi profusi in questa giornata!

Abbiamo vinto due sfide: la prima contro il vento ed il freddo.. la seconda, sfatare il mito della cattura con la gomma anche in pieno inverno!

Ovviamente ora il Grande Fiume è liscio come l’olio. Ci rimane giusto il tempo di una veloce deriva, quella del tutto e per tutto, ma ormai è tardi e prima che faccia buio torniamo verso il porto, soddisfatti e con tanto di spettacolo in omaggio.

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