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Yearly Archives: 2018

Seika Yak Series – Episodio 1: Fiume Po

E’ in onda in chiaro sul canale 811 di Sky Italian Fishing TV, il primo episodio di Seika Yak Series, una serie di filmati in cui il Seika Yak Team solcherà a bordo dei propri kayak la superficie di fiumi, mari e laghi in cerca delle più disparate prede utilizzando le nuove canne Seika Yak Series: l’Interceptor Yak, la Deep Yak e la Spin Yak, rispettivamente canne da traina leggera, verticale e spinning. 

La prima puntata è dedicata alla pesca in fiume.. non uno qualunque, ma il Grande Fiume Po. Target di questa missione? catturare i predatori che lo abitano, quali lucioperca, aspio e siluro, utilizzando le nuove canne Seika Yak Series!

Riuscirà il Seika Yak Team, composto da Stefano Norcia, Giuseppe Passafaro e Mirko Piccioli, a vincere la sfida lanciata da Matteo Tubertini? Potete scoprirlo guardandolo comodamente dal divano su Italian Fishing TV, oppure qui di seguito, sul canale Youtube Tubertini:

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Sul Rodano in kayak

La passione per la pesca può portare in casi estremi anche a girare il mondo per inseguire nuove avventure e prede. Personalmente ho avuto la fortuna ed il modo di pescare diverse volte sia nel Rio Ebro in Spagna sia nel lago di Bled in Slovenia, mentre una sola volta nel Rodano in Francia, precisamente a Vion in occasione di una raduno della Silur Glanis Association.

Quest’anno ero alla ricerca di una nuova avventura di pesca all’estero che coniugasse la pesca al siluro e l’utilizzo del kayak, malattia della quale sono stato recentemente contagiato che libertà e divertimento senza eguali, coniugando esercizio fisico, ecosostenibilità e adrenalina

Conseguentemente era necessario un fiume con poca corrente ed ovviamente la presenza del siluro. La prima meta che mi è venuta in mente è stata la Francia, o meglio il Rodano, meta non nuova, ma sicuramente molto adatta alla pesca dal kayak per via delle numerose dighe che interrompono il corso del fiume rallentandone di fatto la corrente. Il tratto da me visitato in passato in realtà presenta a memoria un pò troppa corrente per le nostre intenzioni, quindi la mia attenzione si sposta molto più a valle, più precisamente ad Avignone, città turisticamente famosa e quindi più ricettiva. Trovo infatti un campeggio sull’Ile de France, un’isola tra due braccia del Rodano proprio di fronte al famoso ponte di Avignone. Qui la corrente è quasi assente e la presenza di siluri certa.. sulla carta ha tutti i requisiti che cerco.. e poi questa è la culla di tutte le pesche al siluro in verticale!

Definita la meta, ora bisognava trovare la compagnia giusta, aspetto fondamentale in quanto per la buona riuscita del viaggio è necessario affiatamento, stessa filosofia di pesca e persone in grado di compensare a vicenda le lacune degli altri.

Giuseppe, “Pino” per noi,  è stato il primo ad essere stato contattato. Lui è lo Yaker più esperto del gruppo, il “guru” da seguire e a cui chiedere consigli, quello che certe situazioni a noi sconosciute le ha già vissute e sa come affrontarle. Era a pesca con me sul Rodano a Vion nel 2012 e parecchie altre volte in Italia, nei più disparati spot e alle prese con le più svariate tecniche. La sua calma, pragmaticità ed esperienza lo rendono fondamentale per la buona riuscita dell’avventura.

Gabriele, detto “Taf” (sarebbe l’abbreviazione di “tafano” ma non ho mai capito il perchè di questo soprannome), è colui che non può mancare in questo genere di spedizioni. Peschiamo assieme da una decina di anni, abbiamo condiviso due spedizioni sull’Ebro, innumerevoli derive e notti da riva in Po ed affluenti. Lui è il Mc Gyver della pesca, quello che con una graffetta può costruirti un’amo da pesca e con un cartello di lavori in corso il supporto per una griglia. C’è da risolvere una situazione scomoda, buttarsi nella giungla o sporcarsi le mani? Taf è il primo a proporsi!

Federico detto “Savage“, letteralmente “selvaggio“, probabilmente per lo spirito di adattamento e il rispetto che nutre per l’ambiente selvatico. Non è mai salito su un kayak, parla un pizzico di francese ed è già stato diverse volte nel Piccolo Rodano. Queste caratteristiche unite al suo entusiasmo saranno importantissime!

Poi ci sono io, Mirko, chiamato “Picci“.. mera abbreviazione del cognome. Sono quello che organizza, riprende, fotografa e tenta di tenere nelle fila i ranghi. In una avventura simile serve anche questo!

La compagnia è così composta ed il 30 giugno inizia l’avventura.

Primo Giorno

Essendo di zone parecchio distanti tra loro, io e Taf partiamo da Modena con l’obiettivo di incontrare nel mezzogiorno Pino e Savage a Ventimiglia.

Purtroppo però manchiamo l’appuntamento in quanto rimaniamo bloccati nel traffico dell’autostrada dei fiori, e riusciamo a raggiungere il resto della compagnia soltanto alla meta del nostro viaggio, ad Avignone, dopo quasi otto ore di auto, dopo le 17.

La posizione del campeggio è strategica, posizionato su un’isola tra due braccia del Rodano, fuori quanto basta dall’intenso traffico del centro causato dal turismo e dalla vita quotidiana (ma facilmente raggiungibile con un traghetto), con una comoda sponda proprio di fronte all’ingresso da cui calare i kayak. Abbiamo scelto l’opzione bungalow dotato di cucinotto e servizi privati: l’ideale per avere la totale libertà di orario ed azione. Non si può dire tuttavia che il benvenuto sia stato dei migliori. Al nostro arrivo, circa 40 minuti dopo i primi due, volendo mettere le nostre esche nella nassa precedentemente posizionata in maniera occulta nel fiume con le esche procurate da Pino, ci accorgiamo che la stessa è scomparsa.. o meglio rubata. Fortunatamente abbiamo una seconda nassa, che posizioniamo nella sponda opposta in una zona accessibile solo via acqua. L’avventura inizia già in salita.. con poche esche vive e la necessità di procurarsene in un secondo momento.

Secondo Giorno

Per il primo giorno di pesca decidiamo di provare proprio davanti al campeggio, per comodità della sponda, per riportare le auto in campeggio al sicuro e per iniziare ad avere un’idea del Rodano.

Acqua cristallina ed assenza di corrente: sembra incredibile ma è così. L’ideale per pescare dai nostri kayak. L’acqua è sui 25°C ed in questo tratto la profondità arriva anche ad una decina di metri. Troviamo tuttavia i pesci concentrati maggiormente nel primo scalino , quello che porta a 3/3,5m, e qui tentiamo le nostre derive a clonk e verticale. Immediatamente ci rendiamo conto di uno dei pericolo maggiori: le numerose imbarcazioni che transitano in questo tratto. Non solo barche di pescatori o diportisti, ma grosse bettoline sia commerciali che adibite a navi da crociera turistiche. Paradossalmente questi colossi non alzano onde particolari, sono molto più pericolosi Yatch e imbarcazioni più piccole.

lucioperca

E’ Pino ad aprire le catture pescando a verticale un lucioperca!

L’altro aspetto negativo che purtroppo riscontreremo in tutti i giorni successivi? il vento che si alza nel primo pomeriggio. Un vento fastidioso e cattivello, che alza onde e sposta il nostro natante.

Da qui capiamo che è possibile pescare solo metà giornata, ed il pomeriggio è bene dedicarlo al recupero di esche vive o alla ricerca di nuovi tratti da esplorare. Io ad esempio mi sono adoperato nel feeder, pescando breme ed alborelle (presenti a nuvole immense).

Alle 17 ci arrendiamo al vento e facciamo ritorno al campeggio.

Isiluri per ora li abbiamo solo visti nell’ecoscandaglio.

Feeder dal kayak

Terzo Giorno

Decidiamo di provare un tratto più a monte, dove una biforcazione divide in due rami il fiume, uno diretto alla cascata della diga e l’altro al sistema di chiuse per le imbarcazioni. Qui il tratto è molto più selvaggio, con sponde ricche di vegetazione ed alberi. Di contro una profondità minore.

Tal ed il primo siluro

Apriamo le ostilità sparpagliandoci nelle direzioni più disparate. Non passa molto tempo quando il Taf ci chiama. Ha preso un siluro! Lo raggiungiamo per vedere il primo baffone del Rodano. Si tratta di un esemplare piccolo, ma averlo catturato a morto manovrato ed essendo il primo, ne esalta comunque il valore!

Spostandoci nella biforcazione troviamo parecchi siluri ed un pelo di corrente giusta per farci derivare. Purtroppo a parte qualche “musata” non c’è verso di stimolare l’attacco, forse per la temperatura elevata, che, come nei nostri fiumi, blocca l’attività. Nelle 14.00 causa vento ritorniamo a riva e dedichiamo il pomeriggio a girovagare in cerca di spot adatti al recupero di esche. Giro che ci mostra la vastità ed abbondanza di acqua del territorio francese, davvero impressionante. Ritrovarsi in mezzo a fiumi simili sopra ad un piccolo kayak ti fa sentire davvero minuscolo. Dopo cena tentiamo di fare vivo davanti al campeggio. Una manciata di bigatti e riusciamo a catturare un grosso barbo, una qualche breme e con nostro immenso stupore iniziale una grossa anguilla, che dobbiamo rilasciare in quanto in Francia è vietato trattenerle in quanto specie a rischio di estinzione (fino a 2500€ di multa). Ho specificato “iniziale” perchè puntando con la torcia l’acqua bassa ci siamo resi conto che di anguille in realtà ne girano tantissime!

Terminiamo il secondo giorno di pesca con il primo siluro francese, ma non ancora del tutto soddisfatti.

Quarto Giorno

Per cercare la svolta giochiamo la carta Piccolo Rodano,sia in deriva che a breakline. Partiamo di buon’ora in quanto dalla zona ci separano 70 chilometri buoni buoni. Savage è già stato diverse volte anni fa in queste zone. Il Piccolo Rodano è più alla nostra portata, più stretto e meno trafficato.

In alcuni tratti è tuttavia parecchio pressato dal punto di vista piscatorio e cosa da non sottovalutare, nella parte bassa è veramente difficile trovare uno spiraglio per arrivare in acqua: una coltre impenetrabile e costante che ritroviamo per chilometri e chilometri. Supportati da Google Maps e guidati da Savage riusciamo a trovare un paio di punti interessanti (compreso una disavventura con un personaggio poco ragguardabile che ci ha preso a sassate), per poi decidere di calare i kayak in uno spot da lui già conosciuto, dove era presente un campo di canottaggio che ci ha gentilmente concesso di utilizzare la sua discesa in acqua.

 Io non resisto e tento subito la ricerca di qualche cattura in deriva nonostante il vento incessante (eravamo già nel primo pomeriggio). Il resto della banda si rilassa sullo spot prescelto per tentare un pò di breakline serale tentando qualche cattura.

Attesa a feeder
Dinamica

Giro zigzagando il fiume in cerca di tracce con scarsi risultati. Riesco a trovare un tratto al riparo dal vento e decido di concentrarmi su quella deriva. Memore di esperienza passate decido di derivare a 2 metri da riva, proprio a ridosso delle tante piante presenti in acqua ed eccoli! Concentrati in una ventina di metri di sponda ecco radunati moltissimi siluri, con diversi esemplari di taglia. Provo inizialmente con un cackitos abbinato a lombrichi e calamari.

Provo più volte ma nulla, qualche siluro si alza, si allinea alla mia esca ma torna sul fondo. Cambio allora approccio, con una semplice montatura silenziosa, senza perline o altro. Preparo la deriva minuziosamente ed arrivo sul punto con la maggiore concentrazione, clonko ed ecco i primi attacchi. Due o tre in sequenza, che non riesco a portare a buon fine. L’innesco è pulito, ho esche per un’altro tentativo. Risalgo e ripreparo la deriva. Arrivo sul punto “X”, clonko, e sento una “stoppata” anomala. Vuoi dire siano tronchi quelli che vedo sul fondo? Poi di colpo si libera. Strano.. manca anche qualche lombrico dall’innesco, che viene ripulito qualche metro dopo senza avere tempo di allarmarli. Incuriosito dalla “stoppata” e senza più esche tento una deriva in verticale con la gomma sondando con l’esca per bene il fondo.. niente rami.. la stoppata di prima era un grosso siluro.

Ritorno al campo base con un pò di rammarico per l’occasione persa, ma contento di avere avuto finalmente degli attacchi. Al resto della compagnia è andata meglio. anguille, carassi, breme e cefali il bottino di un pomeriggio passato a feeder.

La giornata non è ancora finita, vogliamo tentare un pò di break line, posizioniamo così quattro canne, due a pietra e due a breakline nella nostra stessa sponda visto il fiume navigabile.

Al tramonto un primo piccolo attacco ci tiene sull’attenti. Dopodiché quello che ci fa stare sull’attenti sono i tuoni e i fulmini all’orizzonte che si avvicinano minacciosamente. La situazione è difficile. Siamo senza ripari, lontani dalle auto, con 4 canne di carbonio al cielo e ormai nel buio completo. Per evitare complicazioni decidiamo per una ritirata strategica, trasbordando nell’oscurità e tra le onde tutta l’attrezzatura, prendendo anche la pioggia durante il carico dei kayak sull’auto.

Arriviamo all’1.30 di notte al campeggio dopo aver riportato le esche nel nostro nascondiglio sul fiume. Purtroppo dopo le 22 non è consentito entrare in auto e ci tocca quindi portare dentro tutto a mano, kayak compresi.

Siamo sfiniti.

Quinto Giorno

Alzarsi presto era impossibile visto le fatiche del giorno precedente. Il morale inoltre ha subito un duro colpo.  Il Rodano qui ad Avignone è molto dispersivo, i pesci sono apatici e visto che avremmo pescato la pomeriggio, il vento avrebbe reso difficoltosa l’azione di pesca. Savage ci propone di tentare in un piccolo affluente intravisto durante il viaggio il giorno prima. E’ il Gardon. Arriviamo sul posto nel primo pomeriggio, anche qui il vento è onnipresente, ma il fiume è bellissimo, con un’acqua spettacolare e sponde rigogliose e selvagge. Un ragazzino che pescava a spinning ci dice che sono presenti base, lucci, perca e siluri. In men che non si dica siamo in acqua.

La larghezza del fiume si presta bene, così come il fondale. Individuiamo alcune zone con la presenza di siluri. Ricevo un attacco e nulla più.. gli altri più che curiosare non fanno.

Sesto Giorno

Al mattino visitiamo Avignone e decidiamo come affrontare i restanti due giorni di pesca. Vogliamo rigiocare la carta della breakline, ormai i tempi stringono. Trovo un negozio di pesca che vende esche vive lungo il tragitto e ci dirigiamo nuovamente nel Piccolo Rodano. Cambiamo spot rispetto alla scorsa volta. Più impervio, ma meno soggetto alla pesca.. più selvaggio. Abbiamo già una decina di esche, ma nell’attesa del tramonto tentiamo qualche cattura a feeder. Dopo la solita anguilla, le catture a venire son incoraggianti: siluretti di continuo.

Al tramonto tutto è in posizione.

Ci giochiamo il tutto per tutto.. non abbiamo tende o ombrelloni, non abbiamo lettini, sacchi a pelo. Pescheremo così, all’addiaccio per tutta notte seduti su scomode sedie.. come quando abbiamo iniziato questa tecnica di pesca venti anni fa.

Stiamo preparando la cena quando una sbrekkata netta sulla canna di Pino ci prende di sorpresa. Pino accorre e ferra. E’ grosso ed è l’ultima canna a sinistra, bisogna farlo arrivare il prima possibile davanti a noi per evitare che si infili nella sponda a noi sottostante valle. Pino mi cede momentaneamente il combattimento per saltare le altre canne e trovare un’angolo più ampio per forzare il pesce. Ripasso a Pino sostenuto da Savage la canna da pesca per forzarlo da una posizione migliore. Ad un tratto sembra che il siluro sia piantato proprio dove non volevamo. E’ un attimo.. nella piena oscurità vediamo Taf salire sul kayak e dirigersi verso il filo, impigliato in un ramo. Con manovre non poco rischiose riesce a districare la treccia ed arrivare al siluro, il quale era liberissimo. Sposta il tutto a centro fiume per permettere a Pino di terminare il combattimento in sicurezza. Savage riesce ad effettuare il glowing. Ci siamo!  Lo leghiamo per poi fare l’eventuale foto alle prime luci dell’alba.

La notte passa tra zanzare ed una temperatura poco gradevole. C’è chi è sdraiato su un materassino ed avvolto in un telo recuperato dall’auto, mentre gli altri usano il materassino come coperta ricoperto da un lenzuolo per proteggersi dalle zanzare. Neanche i vagabondi arrivano a tanto.

 Di notte prendiamo anche al volo la canna del Taf, che vola via dal picchetto senza che il siluro rimanga allamato. Poi la tanto agognata alba.. attesa come non mai per poter fare le foto ed andare al campeggio a riposarci.

Un pesce importante, il cui valore va oltre ai centimetri per come si è arrivati a catturarlo, dopo giorni di fatica e tentativi e con un combattimento in cui il gioco di squadra è risultato fondamentale!

Settimo Giorno

Rientriamo dal Piccolo Rodano nelle 8,30 e ci buttiamo a letto per riposarci. Al pomeriggio, consapevoli del vento, facciamo un ultimo tentativo nel ramo di Rodano che passa proprio dal famoso ponte di Avignone. Non si poteva non provare e fare qualche foto da un punto di vista esclusivo e per pochi!

Oltre al vento qui c’è anche la corrente però, e a pagaia risulta molto impegnativo e faticoso risalire il fiume, al punto di trainare Taf e Savage in zone più riparate grazie al mio kayak a pedali. Oltre al ponte però troviamo anche i siluri.. e sono spudorati.. dal fondo a 11 m salgono a 1 metro dalla superficie e seguono per metri e metri.. ma di attaccare le nostre esche non ne vogliono sapere.

Rientriamo così al campeggio per ora di cena, esibendoci in uno scambio culinario tra Emilia e Piemonte, preparando crescentine e sorseggiando a fine cena la grolla.

Ottavo Giorno

Il mattino è il momento di caricare le nostre cose, dare un’ultimo sguardo al Rodano, salutarci e ritornare in Italia.

Molti storceranno il naso di fronte al risultato. E’ vero, abbiamo preso poco, ma in avventure del genere la cattura passa spesso in secondo piano. Difficilmente ci scorderemo delle difficoltà di pescare in queste acque enormi da un piccolo kayak, di salirci sopra per la prima volta, di ingegnarsi per recuperare esche, di girare per chilometri in cerca di spot, dell’adrenalina del passaggio di una grossa imbarcazione a pochi metri da noi, della ricchezza di acque e di pesci, dei momenti passati a chiacchierare in veranda e di tutti quegli inconvenienti risolti grazie all’aiuto dei compagni. Non ci scorderemo di come con la caparbietà e la collaborazione di tutti siamo arrivati alla cattura. Non ci scorderemo di questo gruppo fantastico!

Grazie amici, Ora è tempo di iniziare a pensare alla prossima avventura!

Il video dell’avventura:

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Tubertini Viral 0,40mm 87lbs

La lenza madre è molto probabilmente, assieme al mulinello, la componente più importante per la buona riuscita del combattimento. Una canna dimensionata a dovere difficilmente cede se non sottoposta a sforzi poco consoni, stessa cosa dicasi per la minuteria. La lenza madre invece, se di scarsa qualità può cedere facilmente. Ricordiamo che oltre all’eventuale stazza del siluro con cui possiamo avere a che fare, andiamo incontro a sassi, alberi, rami e qualsiasi altro tipo di ostacolo sommerso immaginabile. Chi si fa carico di tutti questi pericoli è proprio la lenza madre. Se il nylon risulta una scelta economica e più permissiva in combattimento grazie alla sua elasticità, di contro è poco pratica per via del diametro elevato che ne limita il numero di metri caricabili sul mulinello e per la facilità con la quale è possibile creare “parrucche”. La scelta ricade sul trecciato, più costoso e assolutamente non elastico (caratteristica tuttavia necessaria ad esempio nella tecnica della break line), ma più resistente a parità di diametro e più longevo nel tempo.

E proprio di trecciati parliamo in questa recensione, presentandovi il nuovissimo Viral Tubertini, nella versione da 0,40mm – 87,00 libbre.

Innanzitutto la composizione: composto da otto fibre intrecciate di PE, si presenta di sezione circolare grazie allo stretto serraggio delle stesse. Al tatto la sensazione è di un trecciato setoso e liscio, in quanto la superficie è ricoperta da uno strato di resina. Il colore non è certamente di quelli che passano inosservati: è infatti disponibile solo nel colore verde acido, in bobine da 300 e 1000m (per lo meno per i libbraggi che possono interessare al silurista).

Il mio giudizio

Composizione e materiale sono paritetici a modelli di standard più elevati: già questo la dice lunga sulla qualità di questa treccia. La sezione circolare ottenuta dal particolare serraggio delle fibre permette lanci più lunghi (adatto quindi nello spinning) ed un imbobinamento ottimale. La resinatura esterna aumenta la resistenza all’abrasione, la scorrevolezza e diminuisce la possibilità di formazione parrucche. Aumenta anche la durata nel tempo. Il colore è appariscente: utile di notte, specialmente nella pesca a break line, quando è necessario vedere le traiettorie dei fili tirati o in fase di combattimento in zone ricche di ostacoli. E’ commercializzato in diversi libbraggi e metrature. Quelli per noi più utili sono il tuttofare 0,40mm da 87 libbre (39,3 kg), il più cattivo 0,50mm 120 libbre (54,2 kg), o una soluzione più leggera da spinning ad esempio, come lo 0,35mm 68 libbre (30,7 kg). Da 300m o 1000m le bobine disponibili. Infine il prezzo, veramente abbordabile in quanto la bobina da 300m si attesta sui 30€!

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Le clonkata.. quella giusta!

Credo di averlo scritto decine e decine di volte nei miei più disparati articoli, ripetuto a voce a qualsiasi pescatore con cui abbia a avuto a che fare: la tecnica più emozionante per catturare il siluro, per me, è la pesca con il clonk. Non c’è verso.. e non vi annoierò spiegandovi nuovamente i motivi, ma vi dirò un’altra cosa: pescare un siluro a clonk a bordo di un kayak è ancora più emozionante!

Tutto ha inizio una domenica mattina di inizio giugno incredibilmente soleggiata e calda.. condizione non scontata visto il maltempo giornaliero che imperversava da un mese nelle nostre zone. Cinque siluristi, cinque kayak, tre pescatori abili nella pesca da questo natante, due agli inizi.

Sebbene siano passati solo pochi mesi da quando sono entrato in possesso di una di queste affascinanti imbarcazioni, sono anni in realtà che ne conosco la pratica.. nel 2013 organizzai pure un raduno assieme a Mondo Kayak Fishing (leggi qui il report) per diffondere questa tecnica nel mondo del siluro. Da ex possessore per anni di una Carolina Skiff J14, posso affermare che sicuramente non si ha il comfort, la sicurezza e la possibilità di copertura di zone di una barca, ma in termini di divertimento, adrenalina e libertà non si ha paragoni. Per chi come me aveva la barca su carrello con tutte le scocciature abbinate, pensare di caricare sopra al tetto dell’auto il kayak e metterlo facilmente in acqua quasi ovunque, è un gran vantaggio.. e ha aumentato notevolmente il mio numero di pescate.

Dal kayak, nonostante le perplessità che può suscitare guardandolo, è possibile praticare molte tecniche di pesca per insidiare il siluro. Questa volta abbiamo optato per la tecnica più eclettica, ovvero la dinamica.

Nulla è lasciato al caso.

 Fondamentalmente non c’è nulla di diverso dalla pratica dalla barca. Stesso tipo di canna, un buon portacanne comodo, un buon ecoscandaglio e si gira alla ricerca del siluro. In questo caso chi ha la propulsione a pedali risulta più avvantaggiato in quanto ha il pieno controllo dell’esca in qualsiasi momento, senza dover impugnare la pagaia per spostarsi o correggere la deriva causa vento o corrente. Sono raccomandati clonk corti visto il baricentro basso che si ha da seduti sul kayak.

Si parte

Mentre pagaiavamo/ pedalavamo verso la zona prescelta, Gabriele, alla sua prima esperienza dal kayak, si sposta verso sponda per tentare qualche lancio a morto manovrato, una delle sue tecniche preferite, praticata in inverno alla ricerca del lucioperca. A metà tragitto sento urlare il mio nome. Mi volto e vedo Gabriele con la canna piegata intento in un combattimento. Lo raggiungo velocemente e con il grande stupore di entrambi vediamo affiorare in superficie un bellissimo esemplare di luccio!

Come prima esperienza non poteva che iniziare meglio per Gabriele!

Raggiungiamo così gli altri, già intenti a clonkare alla ricerca del siluro. Mentre preparo la montatura osservo non lontano da me Stefano intento nella pesca. Vedo nitidamente ferrare con la mano, afferrare l’Interceptor Yak ed iniziare ad essere trainato velocemente via. Riesco ad accendere la Go-Pro ed inizia l’inseguimento.. che potete vedere qui, assieme al resto del combattimento:

Un pesce incredibile catturato con la tecnica più emozionante, con un combattimento esagerato dal kayak.. cosa volere di più! Non credo servano altre parole per descriverlo, il video dice tutto!

La ciliegina sulla torta è il collaudo a cui è stata sottoposta la Seika Interceptor Yak, canna sviluppata per la pesca da kayak da Stefano e Giuseppe per Tubertini e che farà parte di una serie di tre canne (Seika Yak Series) dedicate alla pesca da questo natante e disponibile a breve. Altissimi voti anche per il nuovo rotante Ryobi Osirys e la treccia 8 fili Viral.. entrambi già disponibile sul mercato.

Dopo l’estenuante combattimento e relativo rilascio, era giunto il tempo di concedersi una pausa pranzo in cui recuperare le forze.

 Tornati in acqua al pomeriggio per un paio di ore, non abbiamo avuto altre sorprese, tuttavia credo che nessuno di noi possa lamentarsi dell’esito di questa battuta di pesca!

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Pronti, partenza, breakline!

Il freddo invernale ha finalmente ceduto il passo alle miti temperature primaverili, le giornate si allungano regalando più ore di luce, la natura si risveglia e con essa la voglia del silurista di ritornare a passare una notte sul fiume, che spesso equivale ad una battuta di pesca con la tecnica della breakline. La prima notturna dell’anno è speciale: te la sei immaginato e costruita nella mente durante tutto il periodo invernale. Ogni azione, movimento, dettaglio è stato già definito meticolosamente.. d’altronde l’inverno è stato lungo quest’anno, e di tempo per pensare ce n’è stato purtroppo parecchio, interrotto un paio di volte da una uscita in barca sul Grande Fiume, con esiti tutt’altro positivi.

Nella tua mente però sai già che per ottenere il risultato sperato devono esserci determinate condizioni meteo e del fiume e non puoi accontentarti come durante l’anno di quello che capita. Qui entra a supporto l’esperienza accumulata negli anni, lo spirito di osservazione, saper leggere le condizioni ambientali e la loro evoluzione fino al giorno giusto, quello che ti può garantire il risultato. Quando Stefano mi ha chiamato per chiedermi di unirmi a lui per la prima brekkata dell’anno sapevo benissimo che la sua non era una proposta campata per aria ma frutto di osservazione e studio delle varie condizioni che si sarebbero presentate a seguire.

Così finalmente ripercorri istante per istante ogni attimo immaginato e pianificato nella lunga pausa invernale, e ti ritrovi finalmente davanti a quel fiume tanto bramato. Una nuova avventura può iniziare!

Memore di una vecchia pescata che ci regalò una doppietta spettacolare in condizioni simili (leggi qui il report), convinco Stefano a riposizionarci sullo stesso spot.

Le fasi seguenti di preparazione delle canne da pesca sono un rituale che eseguiamo accuratamente con precisione e metodicità, verificando ogni dettaglio.. nulla può e deve essere lasciato al caso: l’integrità del terminale, l’affilatura degli ami, il consumo del trecciato della lenza madre.

Il litigarsi gli appigli ed i rami migliori dove brekkare è spesso la fase più concitata. Riesco comunque ad ottenere uno dei due spot in cui avevo brekkato la scorsa volta e che si rivelarono vincenti. Iniziamo così a posizionare con cura gli inneschi.. al contrario di Stefano, che non necessitava di aiuto a bordo e di strumenti, io mi avvalgo del suo aiuto di timoniere e dell’ecoscandaglio per posizionare le esche nel punto per me più fruttuoso. Spesso si sottovalutano molti aspetti tecnici della breakline.. non è solo “fissare un’esca di là“, ma è necessario saper leggere il fondale, la corrente, la giusta altezza dell’esca e tanti altri accorgimenti. Al tramonto siamo perfettamente in pesca e con il campo preparato.

L’attesa. Nuovamente l’attesa. Hai atteso mesi in casa.. ma questa è un’attesa diversa, perchè finalmente sei lì.

Nervi tesi come una molla e muscoli pronti a scattare al minimo “bip“. Difficile da spiegare a chi non pesca cosa significa e cosa si prova.

Come un fulmine a ciel sereno ecco che quel “bip” tanto desiderato lo senti nitido e ripetuto. Dopo tanto tempo forse perdi un qualche attimo per realizzare che sia tutto vero. Stefano recupera e ferra. Il combattimento non è eccezionale, il siluro è piccolo, ma è una conferma della bontà della scelta dello spot. Ormai si sta facendo notte, bisogna riportare fuori l’innesco.. ma qui abbiamo un contrattempo non da poco.. la molla della corda d’avvio del motore si rompe, e l’accensione diventa complicata. Stefano riesce giusto a riposizionare l’innesco, ma eventuali future partenze non avranno lo stesso trattamento per ragioni di sicurezza, la quale viene prima di tutto.

Ora che tutte le canne sono nuovamente in pesca, l’attesa può continuare ingannata dalla preparazione della cena. Credo tuttavia di essere riuscito a dare un solo morso al panino prima di fiondarmi sulla mia Ethnic Breakline Cat (leggi qui la recensione) sbrekkata. Sentivo qualche testata poco decisa e poca resistenza. I casi erano due: o era un pesce piccolo.. oppure era grosso e mi stava venendo incontro. In genere mantengo un basso profilo sbilanciandomi sul piccolo, al contrario di Stefano che urlava già al grosso. Ho iniziato a cambiare idea quando più o meno davanti a noi si è piantato a centro fiume, in piena corrente, sul fondo senza muoversi di un centimetro nonostante tirassi con forza. Se non tenevo in tiro la canna, il filo era molle e lei dritta. Pensavo ad averlo perso in mezzo ad un’ostacolo sul fondo. Poi di colpo riparte, non a favore di corrente, ma controcorrente. E’ lì che ho cominciato a credere pure io al pesce di dimensioni generose. Inoltre la sponda degradava dolcemente, e non appena sentiva la poca profondità ripartiva a razzo. Dopo vari tira e molla riesco a portarlo a tiro di guanto di Stefano, che effettua un glowing da manuale e pone fine al combattimento. E’ fatta. E’ grosso. E sarà pure stanco. Lo leghiamo con un cordino dotato di tutti gli accorgimenti per evitargli ferite e diamo abbastanza corda in modo che rimanga dove l’acqua è abbastanza profonda e ossigenata. Al mattino ci saremmo adoperati per le foto ed un corretto rilascio.

Come detto precedentemente, non avevamo più modo di portare le esche in posizione in sicurezza, quindi dalle 21,40 in poi, rimango con una sola canna in pesca. Sinceramente dopo una cattura simile, poco mi importa. 

Non accade più nulla sino alle 4.00 di notte circa, quando sbrekka la mia seconda canna. Nonostante la ferrata abbastanza rapida (senza neanche mettermi scarpe o le crocs che avevo appositamente posizionato a lato), il siluro non rimane allamato. Evidenti i segni del morso, terminato poco prima dell’amo. abbiamo ancora 3 orette buone di pesca ed io non ho più canne in pesca. Posso dormire tranquillo.

Nelle 6.00 sbrekka una delle canne di Stefano: anche qui stessa cosa capitata a me. Evidentemente si erano attivati i siluri più piccoli.

Non appena il sole si alza  ed inizia a riscaldare smontiamo campo e sbrecciamo le canne rimanenti. Era giunto il momento di misurare il siluro, fargli una foto ricordo e dargli un meritato rilascio. Recuperiamo così la corda e lo vediamo affiorare. Di notte l’impressione che ci aveva fatto era diversa, sembrava più piccolo. Procediamo alla misurazione. Quando il metro arriva a due metri e non sei ancora alla testa, significa che è veramente grosso. Il metro si ferma a ben 2,48m.. il che significa il mio nuovo record personale.!

Era da più di un anno che non pescavo un siluro a causa di impegni che mi hanno tenuto lontano dal fiume e da condizioni improbabili le poche volte che ho avuto l’opportunità. Lunghi periodi di assenza di catture in genere covano grosse sorprese.. basta saper non mollare e continuare a pescare con passione e umiltà. Ora spero solo di non dover attendere a lungo.. non vorrei essere in debito!

Ovviamente la cattura la divido con Stefano, che ringrazio per aver reso possibile questa pescata ed essersi impegnato a recuperare esche, tender e gommone in poco tempo e ad avermi fatto da timoniere. Non andiamo tante volte a pesca.. ma quando ci andiamo riusciamo ancora, dopo oltre dieci anni di breakline, a toglierci qualche soddisfazione!

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