Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Yearly Archives: 2019

Cara vecchia breakline!

Ritorno alle origini

Nel Grande Fiume pescare a pietra è attualmente la tecnica vincente, ma chi come me ha vissuto dai primissimi anni 2000 l’evoluzione della pesca al siluro in Italia, oltre al clonk ha un’altra tecnica nel cuore: la pesca a breakline.

Apparentemente tanto facile quanto catturante, nasconde al suo interno una miriade di varianti, accorgimenti, conoscenza e studio che vanno aldilà del semplice attaccare un pesce vivo alla sponda opposta. Spesso la differenza viene fatta da piccole ma vincenti variazioni, come un’esca fatta lavorare ad una profondità o distanza diversa, dalla presenza di un piombo più o meno grande, da un rigiro di corrente, da come è innescata l’esca. Spesso chi ha padronanza di tali variabili fa la differenza in termini di numero e qualità di catture. Negli anni ho visto più di una volta pescatori catturare un over alla prima uscita a breakline credendo ingenuamente di aver capito già tutto, salvo poi ricredersi nelle uscite successive inanellando una serie di cappotti o piccoli siluri.

Chi invece dimostra padronanza assoluta di questa tecnica e delle sue mille sfaccettature sono Iuri e Filippo dell’Extreme Waller Team, e ne ho avuto prova pochi giorni fa come loro ospite durante una sessione di pesca a breakline!

L'attrezzatura

L’attrezzatura da me utilizzata è la stessa che mi accompagna dal 2011: Ethnic Breakline Cat 3.00m 6lbs + Ryobi AP Power XL 20000 + Momoi Jigline MX8 90lbs. Una combo che non mi ha mai tradito e alla quale sono giunto dopo anni di pescate sul campo.

Iuri e Filippo invece utilizzano delle Ehmmans Urian e Sportex Jolokia, armate con dei capienti rotanti Fin Nor.

L'azione di pesca

Prima di breakkare le esche, il duo toscano perlustra attentamente la zona di pesca, cercando i giusti rigiri sottoponda e scandagliando il fondale in cerca di variazioni significative del fondale. Posizionare boe o cordini correttamente, calcolando l’angolazione e la distanza giusta è altresì una delle cose importanti da fare.

Battezzati gli spot, si procede con l’innesco (anche questo non banale e soggetto al tipo di esca e al tipo di nuoto che gli si vuol dare) e con la “brekkatura”. Altra cosa importante una volta mezza in pesca ogni canna è verificare l’effettiva funzionalità del sistema: se l’esca lavora alla profondità corretta, se non va ad impigliarsi in ostacoli vicini, se la corrente non la fa spanciare, se lavora nella zona corretta, ecc. Ripetuto tutto ciò per ogni canna, si inizia la trepida attesa.

L'attesa

Il tramonto è uno dei momenti migliori per la pesca del siluro. Da questo momento in poi il siluro si attiva ed entra in caccia, abbandona la sua tana o zona di riposo per dirigersi lungo il suo percorso di caccia in cerca di prede. Se siamo stati bravi a posizionare su di esso le nostre esche, non dovremo aspettare a lungo.

La prima a sussultare è la mia canna, posizionata quasi frontalmente. Il siluro non riesce però a rompere la break line, decidiamo quindi di andare a verificare di persona. Troviamo un siluro neanche tanto piccolo, sul 1,50m, che puoi divincolandosi non riesce a rompere la breakline, forse per il ramo troppo “elastico” a cui è collegata. Interveniamo noi slamandolo e riposizionando l’esca. Ne seguirà un altro più piccolo per Iuri che non riuscirà a rompere la break ed una sbrekkata a vuoto. L’attività c’è, ma per ora di siluri medio-piccoli. Per Iuri e Filippo ordinaria amministrazione.. per me un ritorno agli albori vedere così tante mangiate concentra in poco tempo.

Verso mezzanotte la canna di Filippo sbrekka violentemente, usciamo dai sacchi a pelo il prima possibile ed inizia un combattimento in cui abbiamo la meglio portando a riva un bel siluro di 1,96m! Non male!

Sono quasi le 3 di notte quando l’avvisatore della mia canna più a monte, spostata leggermente rispetto all’inizio, dopo un accurato controllo prima di “andare a letto“, mi interrompe il sonno. Esco e ferro deciso. Il pesce mi viene incontro.. in genere significa che è grosso. Quando è ad una decina di metri dalla riva inizia a il combattimento vero e proprio, ricco di testate e cambi di direzione. Me lo godo tutto. Filippo effettua un glowing deciso ed è fatta.. il tutto mentre Iuri dormiva beatamente senza accorgersi di nulla.

Nel proseguo della notte una canna di Iuri sbrekka, ma arriva lungo alla ferrata e si conclude con un nulla di fatto.

Una notte movimentata che ha regalato tra le altre, queste due bellissime catture:

Ringraziamenti

Gli accorgimenti di Iuri e Filippo sono stati decisivi, totalizzando una decina di attacchi e 5 catture.. una notte così a breakline erano anni che non mi capitava! Ringrazio tantissimo l’Extreme Waller Team per questo tuffo nel passato!

Leave a comment

Posizionamento sonda Garmin Striker al kayak

Avete acquistato il vostro Garmin Striker ed è giunto il momento di escogitare un sistema per posizionare la sonda allo scafo del vostro kayak a pedali.

Alcuni kayak dispongono di una apposita sede ricavata sul fondo in cui inserire la sonda, soluzione intelligente ma non sempre adatta alle diverse sonde in commercio.  In mancanza di questa bisogna ricorrere a ventose (che non sempre riescono ad aderire alla conformazione dello scafo) o ad un apposito braccio esterno che può però essere d’impiccio nella navigazione, nell’azione di pesca o peggio ancora durante il combattimento.

Quindi quale di queste soluzioni è meglio adottare?

La soluzione che abbiamo adottato noi è quella di sfruttare il gruppo pedali ed il suo vano per fissare comodamente ed in maniera pulita la sonda, agevolando il trasporto, riducendo i tempi di entrata in pesca e senza avere appigli o cavi fuori posto.

Come abbiamo fatto? 

Il procedimento è molto rapido e semplice, e per rendervi ancora più facile la comprensione, abbiamo preparato per voi il seguente video in cui illustriamo passo dopo passo le varie fasi dell’installazione:

Per vedere il contenuto della confezione dello Striker Plus 7SV, clicca qui per leggere l’articolo dedicato.

Leave a comment

I siluri del Petite Rhone

Ritorno in Camargue

Ormai è diventato un piacevole rito che si ripete dal 2009: una volta l’anno si carica l’auto e si parte in cerca di nuovi fiumi in cui tentare la cattura del siluro. Vuoi per la voglia di riempire gli occhi di ambienti e panorami diversi dai soliti,  vuoi per quella sensazione di curiosità alla vista di un nuovo fiume paragonabile solo a quella di un bambino davanti ad un regalo non ancora scartato, quando tenta di immaginare cosa possa celarsi all’interno. Vuoi per allontanarsi da quella civilizzata routine in cui si è immersi tutto l’anno, riscoprendo il piacere di stare in mezzo alla natura con poco o nulla. Quella natura dalle mutevoli condizioni che ti costringe ad adattarti.. o di inchinarti e ripiegare quando è troppo forte per le tue possibilità. Vuoi per riscoprire la soddisfazione di ingegnarsi a risolvere piccoli e grandi problemi o situazioni nuove in un mondo in cui tutto sta diventando a “prova di scimmia“. Vuoi per scoprire i propri limiti fisici e mentali.. e superarli. Vuoi per condividere i piaceri della pesca con compagni che la vivono al tuo stesso modo, in grado di compensare le mancanze ed i limiti a vicenda.

Lo scorso anno abbiamo varcato le Alpi ed affrontato in Francia il Rodano ad Avignone (leggi qui il report). Fiume gigantesco e troppo dispersivo da affrontare con i kayak. Avevamo sbagliato inoltre il periodo, in quanto a luglio l’acqua era troppo calda ed i siluri molto apatici. Siamo sì riusciti a catturare un bel siluro, ma a breakline e non dal kayak, il vero obiettivo della spedizione. Quell’avventura ci ha permesso tuttavia di scoprire altri fiumi più idonei alla pesca dal kayak, di dimensioni più contenute, come il Piccolo Rodano, fiume prescelto per la spedizione di quest’anno.

La Compagnia

 La compagnia si riconferma la stessa dello scorso anno, ad eccezione di Giuseppe, che purtroppo ha dovuto rinunciare. Immancabili Gabriele e Federico.

Giorno 1

Dopo non poche ore di viaggio arriviamo in un soleggiato pomeriggio francese presso il rustico di campagna che sarà il nostro campo base per un’intera settimana sul Piccolo Rodano. Una delle caratteristiche di questo fiume è la quasi totale inaccessibilità di accessi all’acqua. Una intricata e folta vegetazione lo nascondono dalla vista dei passanti, pochi, pochissimi e spesso privati gli scivoli o i varchi disponibili. Fortunatamente il nostro casolare si trova proprio dietro l’argine del fiume, e grazie ad una massicciata, è possibile, rischiando di rompersi una gamba o di finire in acqua, mettere i kayak in acqua. Impossibile da fare da soli, faticoso, pericoloso, ma tutto sommato la soluzione nel globale migliore.

Lo scorso anno la difficoltà più grossa incontrata fu il vento che nel primo pomeriggio si alzava puntualmente. Questa volta non è da meno, anzi: un portentoso Maestrale ci dà il benvenuto, creando raffiche ed onde impegnative. Decidiamo visto l’ora di dedicarci a qualche ora di feeder per fare qualche esca. Operazione che risulta molto semplice vista l’abbondanza di breme e bordelliers. Tra le catture le immancabili anguille e qualche siluretto, subito rilasciati entrambi.

Giorno 2

La sveglia non è delle migliori. Sebbene sia presente un bel sole primaverile, gli alberi ed i canneti piegati dal violento maestrale non ci danno opportunità di fare nulla. Impossibile affrontare un fiume con raffiche da 50 km/h.. è impossibile con una barca, figuriamoci in kayak. Ripieghiamo esplorando la zona, attraversando recinti di tori e cavalli, cercando canali e fiumiciattoli riparati dal vento, tentando qualche vano lancio a spinning. Il risultato è ben immaginabile.

Giorno 3

Ennesimo triste risveglio. Il Maestrale sferza ancora. Non possiamo tuttavia restare con le mani in mano e decidiamo di andare a verificare le condizioni di un piccolo fiume non tanto distante in cui Federico era stato anni fa ottenendo parecchie catture di taglia media. Essendo molto più riparato e piccolo, il vento è meno incisivo. Lo percorriamo per un lungo tratto facendo qualche tentativo a spinning, esplorando le sponde e decidiamo di tornare nel pomeriggio con l’attrezzatura giusta per fare qualche deriva e qualche ora a breakline.

Arriviamo nelle 16.00 e ci dividiamo i compiti. Io esploro con il kayak il fiume tentando la pesca a dinamica, mentre Gabriele e Federico procurano le esche e preparano le canne da breakline. Fiume stupendo, completamente immerso nella vegetazione, pieno di alberi in acqua e con lai giusta corrente. L’acqua è ancora fresca per il periodo, attorno ai 14°C. Con me ho solamente calamari e lombrichi canadesi, entrambi adatti con temperature decisamente più alte.. ma tant’è..

Tante, tantissime le tracce di siluri medio piccoli che vedo salire sullo schermo del mio Garmin Striker 7 SV Plus, ma ottengo solo un attacco poco deciso. Grazie alla funzione Quickdraw Contours ne approfitto per creare la batimetrica di tutto il tratto plausibile da breakline, ritorno con le idee chiare al campo base per non disturbare ulteriormente la zona e per preparare tutto per la sera.

Posizionare le esche è una formalità, e poco prima del tramonto siamo in pesca.

Quando ormai il buio sta prevalendo sulla luce, ecco l’attacco sulla canna di Gabriele. Non si tratta di un gigante, ma va bene per toglierci il cappotto di dosso, visto l’inizio complicato!

Giorno 4

Il vento non ci molla, ma questa volta sembra essere meno impetuoso e decidiamo finalmente di avventurarci nel “fiume obiettivo” della missione. Trovandoci in una curva del fiume, la sponda opposta risulta protetta dal vento e priva quindi onde. Attraversiamo velocemente il fiume e iniziamo a derivare a diverse distanze dalla sponda. Io e Gabriele decidiamo di provare a dinamica con il clonk, mentre Federico opta per una deriva più silenziosa, pescando a verticale. Le derive sono da effettuare millimetricamente.. un solo metro fuori e si viene spazzati via dalle onde e dal vento. Tuttavia riusciamo ad avere i primi contatti. Ad un tratto vedo salire sul mio Striker 7 una traccia convinta, sento l’attacco deciso, ferro forte.. forte sì, ma non pensavo di rompere un 90 libbre tra le dita delle mani! Quello che mi passa per la testa nei minuti successivi è meglio non riportarlo. Fatto sta che perdo il primo possibile siluro da kayak in Piccolo Rodano.. mestamente taglio via qualche metro di treccia (magari era rovinata), metto un’altra montatura e riparto.

Continuo la deriva in direzione di Gabriele, che si trova qualche centinaio di metri a valle. Tra un arco e l’altro sento in lontananza una voce.. guardo Gabriele e noto qualcosa di strano. Parto a mille nella sua direzione.. quando lo raggiungo realizzo che sta combattendo con un grosso siluro! Combattere un siluro di taglia dal kayak è una scarica di adrenalina incredibile.. il difficile è gestire la fase del glowing e l’avvicinamento a riva. Nel mentre avverto tramite walkie talkie Federico, dicendogli di raggiungerci. In un modo o nell’altro riusciamo ad arrivare ad uno scivolo privato, unico spiazzo per centinaia e centinai di metri di selva. Arriva anche Federico e possiamo finalmente fare la foto ricordo con un grosso siluro del Piccolo Rodano catturato dal kayak!

Dopo il meritato rilascio ritorniamo ad aprire le ostilità. Qui accade l’ennesimo episodio: sto chiacchierando con Federico quando vedo una traccia salire fortissimo, attaccare e rompere nuovamente il filo senza darmi neppure il tempo di ferrare. A quel punto mi “si chiude la vena“. Torno furiosamente nel nostro alloggio ed imbobino una treccia di dimensioni esagerate, ricordo di Gabriele di un negozio di pesca di Mequinenza nel 2010. Vediamo se rompo anche questa!

Ritorno sull’unica deriva fattibile. Più o meno all’altezza della cattura di Gabriele ecco salire un siluro. Attacca la mia esca, ferro cattivo.. e stavolta tutto va nel verso giusto. Inizio un bellissimo combattimento, la mia Ethnic Dynamic Cat piega che è una meraviglia, il Ryobi Osyris non perde un colpo.. è il mio primo siluro in Piccolo Rodano, anzi, a dire il vero dal kayak! Riesco a raggiungere lo stesso scivolo precedente e vengo raggiunto dagli altri ragazzi. Finalmente è tempo di foto ricordo anche per me!

Per oggi può bastare così.. anche perché il vento rafforza!

Giorno 5

Neanche da dire.. il vento ci sveglia di buon’ora. Tentiamo comunque. Notiamo che la temperatura dell’acqua è più bassa del giorno precedente, in cui avevamo registrato una attività maggiore. Questo si ripercuote sul comportamento dei siluri. In tutta la giornata riesce a catturare un solo siluretto Gabriele, non contando qualche timido attacco a me.

Tentiamo anche di esplorare un tratto a valle protetto dal vento, ma qui la temperatura è stranamente ancora più bassa. Qui però entriamo in contatto con un siluro mastodontico, di quelli per i quali l’ecoscandaglio li scambia per il fondale, “starando” la profondità (cioè, ci sono 7 metri, ma segna 1,7m, l’altezza in cui sostava il siluro). La cosa pazzesca è che come si arrivava nelle vicinanze, il siluro si posizionava sotto il kayak e restava lì seguendolo. Al pomeriggio siamo tornati, era ancora lì e la stessa cosa l’ha fatta a Gabriele.. incredibile!

Giorno 6

Siamo al penultimo giorno. La cosa incredibile? non c’è vento! La sera precedente il Maestrale ha lasciato spazio allo Scirocco, invertendo il senso delle onde e scaldando l’acqua. Gabriele è K.O. causa indigestione. Siamo tutti con il volto crepato e bruciato causa vento e sole. Qui il vento forte è terribile, ti sfianca a livello fisico, ti fa impazzire a livello mentale. Io e Federico usciamo e rimaniamo incantati nello scoprire per la prima volta il Piccolo Rodano. Sì perché senza il forte vento è un fiume nuovo, completamente diverso. Il suo colore è azzurro, si vedono le carpe saltare.. è stupendo.

Iniziamo a pescare. Parto dalla solita deriva.. noto che l’acqua è più calda, ma stranamente pochissimi pesci rispetto ai giorni scorsi. Dopo due-tre derive a diverse distanze da riva l’illuminazione: e se provassi nella sponda opposta, dove c’è il canale del fiume? E più profondo.. ma anche più veloce.. ma senza vento è fattibile. Infatti è così, parto a derivare proprio da dove caliamo i kayak e.. Apriti cielo! Il delirio! Ogni siluro saliva assatanato come non lo vedevo da una decina di anni, quando in Italia si riuscivano ancora a prendere così. Ogni arco saliva e attaccava. Non ci potevo credere! Catturo tre siluri di taglia media, ne slamo due. Mi devo arrendere solo quando mi abbandona la batteria dell’ecoscandaglio, con le gambe ustionate dal sole! Ma che giornata!

Giorno 7

Se già ci pregustavamo il bis della giornata precedente, fin dal mattino ci siamo dovuti ricredere. E’ la pioggia infatti che ci dà il buongiorno all’ultimo round. Gabriele, ancora debilitato torna all’attacco assieme a Federico nonostante il meteo. Io invece voglio tentare di fare una carpa pescando a feeder e nel dubbio posiziono una canna fondo in cerca di siluri.

Pioggia o no, riusciamo a portare a casa il risultato!

Ma non finisce qui, perché alla sera, posizioniamo due breakline..

.. mentre eravamo  in casa a preparare la cena sentiamo l’avvisatore suonare! Corriamo aldilà dell’argine, Federico ferra ed inizia il combattimento! Finalmente anche Federico prende il suo primo siluro della spedizione!

Conclusione

E’ stata una spedizione impegnativa. Pensavamo di trovare un fiume più facile rispetto al Rodano, più alla portata di kayak.. sicuramente lo è, ma non avevamo fatto i conti con il vento di 50 km/h e le sue onde, alla fatica di resistergli mentalmente e fisicamente. Con tenacia e testardaggine però abbiamo vinto. Abbiamo superato i nostri limiti, abbiamo avuto l’intelligenza di inchinarci alla forza della natura quando troppo forte per noi e di giocarcela a viso aperto appena possibile. Abbiamo constatato, se ce ne fosse ancora bisogno, come un gruppo affiatato sia fondamentale per la buona riuscita di un’avventura simile. Come l’aiuto dei compagni di pesca sia sempre necessario.. da scattare una foto ad aiutarti a portare il kayak in acqua lungo una scarpata ripida e impervia.. da aiutarti nel glowing a risolvere situazioni complicate. Ringrazio Gabriele e Federico per essere stati al mio fianco anche questa volta!

Leave a comment

Unboxing Garmin Striker Plus 7SV

Grazie a Garmin Marine Italia abbiamo la possibilità di scoprire e condividere con voi tutte le potenzialità dell’ecoscandaglio Striker Plus 7SV! Questo strumento infatti è dotato di diversi accorgimenti in grado di aiutare il pescatore nella ricerca delle sue prede, oltre che nella navigazione grazie alla grandissima esperienza di Garmin nella tecnologia GPS. Con questo primo articolo vogliamo mostrarvi tutto ciò che contiene la confezione di questo incredibile ecoscandaglio e per farlo nel migliore dei modi abbiamo pensato di creare un breve  video.. eccolo:

Leave a comment