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Yearly Archives: 2013

Siluri di Natale

Natale.. tempo di cene e pranzi con i famigliari, di vacanze, di auguri.. ma per un pescatore cosa può esserci di meglio che regalarsi una pescata con gli amici sul Grande Fiume?

Parto da casa di buon’ora, con ancora buio fondo e una temperatura tutto sommato non rigida per il periodo. Per evitare sorprese indossare un’abbigliamento adeguato è d’obbligo, quindi un completo di intimo tecnico (maglia e pantaloni) in grado di trattenere il calore e far evaporare eventuale sudore, abbinato a pantaloni imbottiti, una felpa in micropile, un’altra felpa, una giacca antivento, scaldacollo, cuffia, guanti, calze e calzerotti in neoprene sotto a scarponi imbottiti, sono le dotazioni necessarie per affrontare una pescata invernale dalla barca senza soffrire il freddo pungente e pescare correttamente.

Riconosco di essere arrivato a qualche km dal fiume a causa della fitta nebbia in cui mi ritrovo d’improvviso.. così come dalla nebbia vedo spuntare strani personaggi.

La fitta nebbia rende pericolosa la navigazione e perdere l’orientamento, specialmente durante la pesca, non è difficile. Come se non bastasse la bassa pressione ci regala anche qualche gocciolina di pioggia. Condizioni non proprio ideali.

Divisi in due equipaggi ci inoltriamo nella nebbia alla ricerca delle derive più fruttuose. Nostro malgrado tuttavia sembra che il pesce sia sparito. Sull’ecoscandaglio non troviamo alcuna traccia di siluro nonostante le diverse derive fatte a profondità diverse.

Verso mezzogiorno chiamiamo Mirco e Roberto e scopriamo che erano alle prese con un bel pesce proprio in quel momento. Li raggiungiamo subito per aiutarli nelle operazioni di slamatura, foto e rilascio. Questo sì che è un bel regalo di Natale:

Dopo il doveroso ed accurato rilascio riprendiamo la pesca. Purtroppo però la situazione che ci si ripresenta è la medesima: nessun pesce avvistato. Tentiamo diverse derive, attorno ai piloni dei ponti. Infine decidiamo di provare un’ultima deriva di poche decine di metri.. e Riccardo centra in extremis la cattura:

Si conclude per una parte di noi la giornata di pesca. Per i fortunati rimanenti invece, la pescata prosegue anche il giorno successivo, e non si possono lamentare:

Un ringraziamento agli amici che hanno condiviso con me questa pescata pre-natalizia.. uno dei regali più belli per un pescatore!

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Midi Giant Shad 16cm Loris Lures

Quando si pesca a vertical la prima esca che ci viene in mente di utilizzare è senza ombra di dubbio solo una: un pesce vero. Tuttavia quando il vivo non è reperibile per i motivi più disparati o le leggi ne vietano l’utilizzo (vedi in Emilia Romagna) esiste un’altra soluzione: l’esca in gomma. Sebbene questa sia davvero poco utilizzata nel mondo del vertical, può rappresentare la carta vincente non solo quando siamo costretti ad utilizzarla,ma anche quando i siluri disdegnano qualsiasi presentazione  fatta con un pesce vero. L’esca in gomma infatti ha un movimento maggiore rispetto all’esca vera (che solitamente nella pesca a vertical è morta) per via della forma, e può quindi risultare maggiormente attrattiva in alcune situazioni di apatia. L’esca in gomma tuttavia, sebbene sia sempre reperibile, di qualsiasi forma e peso, poco ingombrante nel trasporto e totalmente legale in ogni regione italiana, presenta alcuni limiti: non rilascia alcuna traccia organica in acqua, al contrario di un esca vera, così come il più delle volte appena il predatore assaggia l’esca, riconosce l’artificialità di essa, mollando subito la presa. Questo limite tuttavia sembra essere stato incredibilmente superato grazie ad una invenzione di un mio caro amico, Loris Ferrari, ideatore della gomma proteica. Cos’è la gomma proteica? Come potete leggere dalla pagina dedicata sul sito di Loris (clicca qui), essa non è altro che un ben definito mix di gomma e sostanze alimentari che una volta plasmata della forma che più ci aggrada, è in grado di risultare perfettamente commestibile alle papille gustative del pesce, con tutti i vantaggi che ne derivano. Non solo, questa gomma ha una struttura a cellule aperte, in grado di assorbire liquidi e rilasciarli lentamente, conferendo ulteriore sapore all’esca. Ad esempio possiamo aromatizzare l’esca utilizzando uno scent al pesce.

Assieme a Loris per mesi abbiamo lavorato per cercare uno stampo che potesse creare un’esca adatta per la pesca al siluro, arrivando dopo diverse prove in pesca, ad una forma creata dall’amico Adriano Orlandoni: il Midi Giant Shad.

Come potete vedere dalla foto, è un classico shad in gomma con la coda a martello, in grado di muovere molta acqua durante i classici saltelli della pesca a vertical, sia durante la salita che durante la discesa, così come per scatti orizzontali. Ha un peso di 50 grammi circa ed una lunghezza di 16 cm, e possiamo applicarlo alle nostre comuni montature da vertical. Ovviamente è realizzato in gomma proteica, la quale rilascia grassi e sostanze odorose durante l’abboccata, in una mescola molto morbida che garantisce un’ottimo movimento.

Questa esca mi ha fatto realizzare il mio record personale di siluro (2,44 m, clicca qui per il report), che sia frutto del caso o meno quello che è ineccepibile è il fatto che l’esca sia attrattiva e che il siluro sia stato allamato sul palato e non sul fianco o sulla placca mandibolare, confermando così la totale commestibilità e assenza di sospetto da parte di un siluro che nella sua lunga vita deve averne viste di tutti i colori.

Come dicevamo l’esca è possibile aromatizzarla con gli aromi che preferiamo e che in commercio possiamo trovare. La linea di prodotti della Loris Lures fornisce tuttavia anche il suo scent al pesce in comodi barattoli. Il mio consiglio è quello di tenere all’interno di una vaschetta tutte le gomme proteiche e versare all’interno un po’ di scent per aromatizzare le esche sia dopo l’uso, sia durante un periodo di riposo lungo. In questo modo non si disperde su altre esche l’aroma (le altre gomme in commercio non sono in grado di assorbire lo scent) e si hanno sempre pronte all’uso. Io utilizzo le vaschette che si utilizzano nella pesca al colpo ad esempio:

La gomma proteica della Loris Lures apre nuovi interessantissimi scenari nella pesca del siluro!

Per altre informazioni: Loris Lures

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All’improvviso

Tra una pescata e l’altra in compagnia di amici sparsi tra Lombardia e Veneto era poco più di un mese che non tornavo sulla mia Carolina Skiff J14. Essendo abbastanza pignolo e maniaco per l’ordine e la pulizia, complice il meteo favorevole decido di dedicare l’ennesima strana e mite domenica di questo novembre  alla pulizia della barca, dedicando il tempo che sarebbe rimasto alla pesca.

Nonostante domenica la sveglia suoni implacabile alle 7,15, non avendo alcuna fretta o aspettativa particolare per la giornata, me la prendo piuttosto comoda, alzandomi nelle 8,00. Carico l’auto con il minimo indispensabile: il serbatoio con ancora metà pieno (più che sufficiente per l’eventuale tempo che mi sarebbe rimasto per la pesca), batteria, motore elettrico, ecoscandaglio, zaino con le montature, giubbotto di salvataggio, la Ethnic Vertical Cat, una canna da spinning e qualche manciata di artificiali. Non mi porto del vivo, pensando che magari a spinning qualche aspio abbocca, o al limite o con me della gomma. Non mi porto nemmeno la fida reflex, optando per una meno ingombrante go-pro.. giusto per avere qualcosa che scatti delle foto in caso di qualche cattura non importante da voler comunque immortalare.

Senza particolare fretta mi godo il viaggio in autostrada e il paesaggio autunnale circostante apprezzando il fatto che non vi sia la nebbia pur essendo in novembre. Con altrettanto entusiasmo al mio arrivo noto che non c’è nessuno fuori in pesca. Entusiasmo che si spegne all’istante quando domando all’onnipresente vecchietto del pontile se sapesse il motivo di tale deserto: “perché non si prende niente in questi giorni!”.. poche parole ma abbastanza esaustive! Poco male, il mio obbiettivo è pulire la barca, poi quello che capita capita.

Finita la prassi pulizia (quanto invidio chi ha un telo copribarca decente o tiene la barca all’asciutto sul carrello nella propria rimessa) si sono fatte le 11.00 ed inizio a pescare. Tento un po’ di spinning, ma oltre a non vedere attività, non sento come da copione nulla. Passo quindi al vertical utilizzando uno shad in gomma proteica dell’amico Loris, che da un annetto stiamo sviluppando per la pesca al siluro visto i buoni risultati ottenuti con altri pesci.  Una buona mezz’oretta di derive non mi porta a nulla, vedo qualche traccia, una interessante, ma è stranamente a mezz’acqua: a fireball con il vivo magari avrei potuto intercettarlo, ma con la verticale è più ostico. Decido di cambiare zona. La prima pescata che feci tre anni fa qui con la mia barca catturai il primo siluro in una zona in cui non sono poi mai tornato, preferendo altre mete più redditizie.  Con la solita filosofia che ormai mi accompagnava in questa giornata decido di tornarci, magari un perca piuttosto che un siluro potrebbe esserci. La zona è contraddistinta da ostacoli. Mi avvicino lentamente con il motore elettrico, circumnavigando gli ostacoli pescando a verticale attorno ad essi. Il primo ostacolo non nasconde nulla, il secondo neppure e come se non bastasse un leggero venticello infastidisce gli spostamenti. Arrivo sul terzo, calo lo shad dolcemente, arrivo sul fondo ed inizio a farlo saltellare.. una.. due.. tre volte.. alla quarta un’inchiodata decisa. Non ci penso due volte, ferro, e da lì il delirio. Partenza bruciante e peso non indifferente. Inizio a contrastarlo ed il combattimento. Capisco fin da subito che non si tratta di un siluro medio-piccolo, ho già preso siluri a verticale oltre i 2 metri, e questo dava tutta l’impressione di esserlo. Non essendo sicuro di come sarebbe andato a finire il combattimento, decido di estrarre la go-pro per filmare il tutto (nel caso avrei avuto un ricordo). Da qui i primi problemi di essere da solo. Devo estrarla dallo zaino, dalla custodia, montare la fascia da testa.. il tutto mentre il pesce prende filo inesorabile. L’accendo.. si è inchiodata.. rismontala, togli la batteria, rimontala, rimetti la fascia e riaccendila: stavolta è partita. Posso continuare il combattimento. Per recuperare filo gli vado incontro con l’elettrico: ennesima situazione in cui essere da soli non conviene. Il combattimento è comodo farlo a prua e a me tocca fare avanti-indietro per comandare il motore. Lo riporto sotto la barca 3-4 volte, ma ogni volta riparte indemoniato con sfuriate incredibili di decine di metri. Pesantissimo.  Quando è sotto non ho la forza di staccarlo dal fondo nonostante la canna abbia abbastanza nervo per farlo. Mi ci vuole un quarto d’ora per intravedere finalmente il muco sul trecciato e le prime bolle di decompressione. Poi intravedo la coda. Solo quella. Ondeggia come un serpente puntando verso basso, e non riesco ad alzargli la testa, nemmeno a vederla. Incredibile. Gira pericolosamente sotto la barca cambiando repentinamente direzione, arrivando a farmi sfiorare il filo al bordo della barca. Ho un MoiMoi Jigline MX8 da 90 libbre, sono tranquillo.. l’incognita è sul come è allamato: un’allamatura poco sicura potrebbe saltare in questa situazione. Più tempo mi gira attorno alla barca, maggiore è la possibilità che riesca a slamarsi. Chiudo tutta la frizione del Luis 5500 HX e inizio a forzarlo. Finalmente si stanca e lo vedo arrivare con la bocca spalancata in superficie: fortunatamente l’ancoretta sembra ben piantata nel palato (segno che la gomma proteica viene riconosciuta come alimento e non sputata come la gomma commerciale).  Era giunto il momento del glowing. E qui scatta l’ennesimo motivo per non essere mai soli: mettersi i guanti e riuscirlo ad issare a bordo. Come appoggio la canna nel poggiacanne e prendo il filo in mano, accenna ad una ripartenza. Afferro al volo la canna e lo riporto sotto. Sembra stanco, riesco ad afferrare comodamente la placca mandibolare inferiore con entrambe le mani. E’ mio. Ora il problema è issarlo a bordo, pesante com’è. Mi butto tutto all’indietro e con uno sforzo energico riesco, in due momenti, ad issarlo a bordo. Enorme lui, provato io. Mi lascio andare ad una esultanza con le braccia verso il cielo, dopodiché lo slamo immediatamente, lo bagno a dovere e lo copro col telo. Telefono all’Elisa e Gabriele che alla notizia decidono di raggiungermi per fare le foto di rito, passando prima da casa mia a recuperare reflex, waders, metro. Nel mentre arrivo con non poca difficoltà al pontile (difficoltà dovuta al tenere il pesce in modo che non si facesse male e nel mentre guidare.. sempre per la serie mai soli a siluri), dove alcuni giovani carpisti mi aiutano ad attraccare e a rimettere il siluro in acqua, legato a dovere e posizionato in acqua corrente per fargli recuperare le energie.

All’arrivo dell’Elisa e Gabriele, la curiosità di tutti noi è alle stelle. Ci mettiamo tutti i waders ed entriamo in acqua, recupero la corda, avvicino il siluro nell’acqua bassa e parte la misurazione. Due metri, due metri e dieci, due metri e venti, due metri e trenta, due metri e quaranta, duemetriequrantaquattro! Si tratta del mio record personale. Battuto di 4 cm il precedente, che presi a break line lo scorso anno con Mario. Era giunto il momento delle foto, consoni che due persone sono poche per sorreggere un siluro simile. Tuttavia eccole qua:

Inutile tentare di spiegare le emozioni vissute durante il combattimento e alla misurazione.. ma sono sicuro che saranno le stesse che proverete voi quando vi capiterà la stessa cosa. Ci sono tanti aspetti che rendono per me unica questa cattura: ero da solo, sulla mia barca, in una zona che in 3 anni non mi ha mai concesso pesci oltre il 1,70m (e questi tutt’altro che regalati), durante una pescata in cui non chiedevo nulla, in uno spot suggerito dal mio istinto, utilizzando la Ethnic Vertical Cat, canna da me concepita e sviluppata per Tubertini, pescando con un’esca in gomma, o meglio gomma proteica, creata dall’amico Loris Ferrari ed adattandola al siluro seguendo le mie indicazioni. Senza contare di poter sempre contare su amici come l’Elisa e Gabriele che al momento del bisogno sono accorsi immediatamente. Quando meno te lo aspetti il sudore, la fatica, i cappotti, le pescate di “studio”, vengono ricompensate. Per questo nella pesca al siluro non bisogna abbattersi e mollare mai. Anche dopo un’annata come quella di quest’anno in cui la pesca è stata poca e difficile causa maltempo, piene o il poco tempo a disposizione. Non avere mai aspettative o l’ansia dell’over ad ogni costo ti porta ad apprezzare ogni sfaccettatura della pesca al siluro, e la soddisfazione che si prova quando capita di allamarlo.. è elevata all’ennesima potenza.

Questa cattura la dedico a tutti gli amici pescatori che mi sono stati vicini in questi mesi, ai lettori di Catmagazine, e perché no, anche all’invidioso di turno! 🙂 

Attrezzatura utilizzata: Ethnic Vertical Cat 1,90m 200gr, Ryobi Luis 5500HX, Moimoi Jigline mX8 90lbs, Midi Giant Shad Loris Lures.

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Una domenica bestiale

Svegliarsi alle 5.20 quando sulle spalle ci sono solo 3 ore di sonno non è mai facile. Spengo la sveglia appoggiata appositamente sulla scrivania, lontana dal letto in modo da essere obbligato ad alzarmi e svegliarmi. E’ già successo di averla a tiro di braccio, spegnerla e riaddormentarmi.. meglio non rischiare. Sarà l’autunno, il primo freddo, le poche ore di sonno, fatto sta che fatico ad ingranare. Come se non bastasse quando arrivo in garage trovo prive di vita nella vasca una decina di esche pescate il giorno prima: l’ossigenatore da acquario ha smesso di funzionare. Questo significa perdere parecchio tempo per cercare una soluzione che salvi il resto dei pesci. Fortunatamente con un’altro ossigenatore dotato di spina accendisigari ed il trasformatore caricabatterie riesco ad ottenere il risultato tanto agognato. Carico quelle poche cose che la pesca dalla barca necessita: un piccolo zaino contenente montature e reflex, Vertical Cat,  secchio con le esche e alle 6.50, in ritardissimo sulla tabella di marcia, parto in direzione Grande Fiume. Una splendida alba accompagna la prima parte del viaggio, mentre i 9°C dell’aria pizzicano la pelle ricordandoti di essere già a metà ottobre. Fortunatamente non trovo traffico, e alle 8.10 sono al pontile., non prima di essermi ritagliato 5 minuti per fare colazione. Telefono a Riccardo per avvertirlo del mio arrivo, e nel mentre osservo il fiume, fortunatamente senza tracce di sporco da piena o da innalzamento del livello: segnali come questi avrebbero reso vani i nostri tentativi di pesca con le tecniche che pensavamo di utilizzare.

Un rumore di motore in avvicinamento mi preannuncia l’arrivo di Riccardo sulla sua barca. Il tempo di salutarci, caricare le mi poche cose e siamo già in viaggio verso la prima deriva.

Pochi minuti e siamo già in azione. Io mi dedico alla pesca in verticale con una piccola esca, mentre Riccardo opta per una fireball con un’esca più generosa. Non passano 5 minuti dalla prima abboccata. Botta decisa, ferro ed il siluro si butta deciso in corrente. Talmente forte che non facendo in tempo a rincorrerlo, mi si salma. Probabilmente era allamato male e l’eccessivo angolo ha fatto il resto. Questo era solo il preludio di ciò che ci sarebbe accaduto apena qualche minuto dopo.

Continuando la deriva, arriviamo su un gradino che scende velocemente oltre i dieci metri. Riccardo sente una decisa trattenuta e ferra deciso. Il siluro c’è, e a giudicare dalla piega della canna non è piccolo. Dopo neanche trenta secondi accade però il fattaccio: la Sportex di Riccardo si rompe inspiegabilmente al termine della placca portamulinello costringendo Riccardo ad un combattimento tutt’altro che comodo  e facile.

Nel mentre avverto Nicola, Angelo e Roberto, intenti anche loro a pescare sull’altra barca, di raggiungerci il prima possibile, ed intanto mi posiziono al comando del motore elettrico in modo da facilitare il più possibile il combattimento, assecondando le fughe ed i cambi di direzione del siluro. Il combattimento sembra infinito, sembra impossibile forzare il pesce con una canna ridotta in quelle condizioni. Poi finalmente le prime bolle e poco dopo lo vediamo aggallare tra le nostre due barche: immenso. Semplicemente enorme. Roberto effettua con non poche difficoltà il glowing. E’ fatta.Ci spostiamo in una spiaggetta a riva per le consuete operazioni di slamatura, misurazione, foto e rilascio. Il metro si ferma a 246, ma quello che è impressionante di questo siluro è la larghezza della coda, quasi quanto la parte del torace: massiccio e poderoso.

Inutile tentare di descrivere la felicità di Riccardo, così come la nostra! Facciamo fatica a realizzare.. stentiamo a crederci.. sopratutto per come è avvenuto:

Dopo il consueto rilascio di una pietra miliare dei siluri del Grande Fiume, è ora di tornare a pesca.

Nicola non si smentisce e cattura un siluro di taglia media:

 

 Poi nel primo pomeriggio tocca a me catturare qualcosa:

Prima di sera faccio in tempo a slamarne un’altro io e un’altro Riccardo.. ma a quel punto eravamo già tutti più che soddisfatti!

Questa volta il Grande Fiume ci ha fatto un grosso regalo, e poterlo condividere con i propri compagni di pesca è la ciliegina sulla torta a compimento di una stupenda giornata di pesca. Quindi grazie Grande Fiume e grazie a Riccardo, Roby, Nicola e Angelo!

Che domenica bestiale!

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A pesca con Mr. Clonk

Ho il piacere e l’onore di conoscere Carlo Tarenzi da più di 10 anni, da quando fu creato il Gruppo Siluro Italia ed ogni fiera od evento dell’associazione era un buon motivo per ritrovarsi a scambiare quattro chiacchiere con lui, uomo dalla profonda passione per la pesca al siluro, tecnica che lo ha “obbligato” ad avvicinarsi al mondo di internet per reperire informazioni nonostante la sua sia una generazione non consona a queste tecnologie.. ma quando la passione è tanta ti permette di superare qualsiasi ostacolo. Carlo divenuto poi negli anni una istituzione nel mondo del catfishing europeo per quello che riguarda la fabbricazione artigianale dei clonk, i famosi “Hand made CT“, come inciso orgogliosamente a fuoco su ognuno di essi. In Italia come nel resto d’Europa se parli di clonk è inevitabile associare il nome Tarenzi: nelle nostre trasferte di pesca o fiere svolte all’estero (così come al nostrano Carpitaly) venivamo letteralmente assaliti dai pescatori locali, i quali si contendevano con fervore agonistico quei pregiati pezzi di legno dalla forma strana. Piccole opere d’arte create da chi li usa quotidianamente e conosce quindi le funzionalità che devono avere per produrre quel magico suono così caro a chi pesca a dinamica. Magico suono che deve aver folgorato lo stesso Carlo quando iniziò a scoprire la pesca del siluro, scoprendo che era possibile pescarlo battendo un pezzo di legno in acqua. Da quella scoperta è partito tutto..”Io non sapevo farli i clonk.. ne ho dovuti fare almeno trenta prima di arrivare a costruirli funzionanti!” mi ha confessato. Alla domanda di quanti clonk abbia realizzato fino ad ora non ha saputo rispondere, ma un centinaio all’anno sicuro.. e sapeste quanto tempo, cura e dedizione servono per forgiarli!

In occasione del 1° Raduno dei siluristi (clicca qui per leggere il report) dello scorso 22 settembre ho avuto il piacere di ritrovarlo e tra una chiacchiera e l’altra abbiamo organizzato di fare una cosa che in oltre dieci anni non eravamo mai riusciti a fare: andare a pesca assieme. Carlo preferisce pescare durante la settimana, quando la pace regna sovrana sul fiume e nessuno può disturbarti, “dove le ore sono ancora di sessanta minuti” come piace dire a lui in riferimento alla vita frenetica della città. Nessun problema, per pescare finalmente con Carlo prendo volentieri un giorno di ferie!

Arrivo purtroppo con mezz’ora di ritardo causa traffico in autostrada causa CERSAIE di Bologna, incidenti e lavori in corso che ostacolano il mio tragitto ed arrivato sul fiume scopro inoltre che Carlo non era al massimo delle sue condizioni, al punto che la sera prima era sul punto di telefonarmi per rimandare la pescata. Ma ormai siamo sul fiume, pronti per affrontare le sue acque in cerca degli avversari. Carichiamo così la barca di Carlo con quelle poche cose che la pesca dalla barca richiede e partiamo verso le derive che Carlo, da profondo conoscitore della zona, riteneva ideali per la giornata.

Arrivati salla deriva prescelta decidiamo come pescare: io mi dedico al vertical, mentre Carlo pescherà a fireball, con una montatura leggermente modificata mostratami da lui già durante il raduno del precedente week. Iniziamo così la deriva, muovendoci il meno possibile senza tuttavia negarci il piacere di parlare del più e del meno. Credo non siano passati più di dieci minuti quando sento Carlo esclamare deciso “Eccolo!“.. mi volto e lo vedo ferrare energicamente.. “E’ grosso, guarda come si piega la canna.. è dura vè!“. Recupero la mia esca e mi preparo ad assistere Carlo al combattimento, scattandogli anche qualche foto prima del glowing:

Carlo si lamenta del mal di schiena.. a pescare siluri di una certa taglia bisogna metterlo in conto! 🙂

Dopo un gran bel combattimento il pesce arriva maestoso a mostrarsi in superficie fino all’inevitabile glowing:

Fortunatamente abbiamo la sponda vicina e ci avviciniamo ad essa lentamente senza portare il siluro in barca ed evitare quindi alcuno stress o dolore. Disteso e bagnato a dovere il telo è ora di adagiare il siluro su di esso ed ammirarlo in tutta la sua maestosità.

Il tempo di qualche foto veloce e siamo pronti al consueto rilascio.

Riprendiamo poi a pescare, sempre allo stesso modo con l’aggiunta di qualche colpo di clonk eseguito dal Maestro in persona.. quale onore!

Io sento 3-4 abboccate senza capitalizzarle, Carlo invece nient’altro.. ma era già contento così.. e ci credo bene!

Verso le 14.00, complice un pò di vento e la più che giusta stanchezza di Carlo, ritorniamo verso il pontile.

 Successivamente scoprirò che Carlo, una volta tornato a casa, aveva 38,4°C di febbre.. che dire se non tanto di cappello a lui per aver affrontato una mattinata di pesca sul fiume ed un combattimento con un siluro del genere! Ringrazio Carlo per la disponibilità e per avermi portato a pesca con lui, dandoci appuntamento per un’ennesima pescata più avanti, con qualche grado di temperatura dell’acqua in meno, e anche del corpo!

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Il ritorno

Vuoi per il meteo avverso e le continue piene che hanno caratterizzato la prima parte della stagione, quella che ritengo la migliore per insidiare il siluro, vuoi per mancate occasioni o possibilità di uscire a pesca, quest’anno il Grande Fiume mi aveva visto solcare le sue acque soltanto una volta in un disperato tentativo di pesca a spinning durante la piena (leggi il report Sfidare la pioggia). Era giunto il momento di tornare a fargli visita.

Al mio rientro da qualche giorno passato all’estero in vacanza, avevo in programma un’uscita di pesca con Samuel con modalità e luogo ancora da definire. Quando il richiamo è troppo forte però non c’è alternativa che tenga, sentivo che il Po era il fiume da affrontare, a maggior ragione che sarebbe stato anche il ritorno della sua barca in quelle acque che aveva solcato per l’ultima volta due anni fa. Samuel accetta entusiasta. Decidiamo di svolgere la battuta da mattina a sera, pescando a dinamica e vertical in modo da coprire differenti altezze d’acqua ed intercettare i siluri in qualsiasi altezza si trovino. Ad esche siamo un pò limitati: 2 carassi e calamari. Li faremo bastare.

Venerdì mattina di buon’ora siamo pronti ad alare la barca

Samuel preferisce pescare a dinamica: clonk, cackitos e calamari, le 3 “c” per eccellenza. Io di conseguenza armo la Vertical Cat da verticale con un carassio leggermente più grande della taglia che preferisco.. ma questo passa in convento e ce lo si fa andare bene.

 Al pronti-via Samuel infila due catture nel giro di 5 minuti.. neanche il tempo di uscire dalla conca!

Non sono ovviamente catture che è possibile gustare in combattimento.. però è sempre bello vedere l’arco che sale in seguito alla clonkata e sentire la mangiata con il filo in mano.

Proseguiamo pescando nell’affluente che ci porterà fino al Grande Fiume senza ottenere tuttavia alcun risultato, senza nemmeno vedere tracce di siluri nonostante l’acqua fresca e la corrente stranamente sostenuta per il periodo.

Arriviamo finalmente sul Fiume Po.. quanto tempo! E’ un ritorno sia per me che per Samuel e la sua barca. L’acqua è incredibilmente più fresca del solito per il periodo, 24°C, mentre il fiume è leggermente più basso del livello normale creando così le condizioni ideali per fare lunghe derive a velocità perfetta per le tecniche che dovevamo praticare.

Memori delle tante pescate fatte negli anni passati in zona sappiamo quali derive sono possibili fare. Ci dirigiamo così verso la prima deriva, decidendo di pescare sula linea dei 4-5 metri. Monitoriamo prima la situazione costantemente con l’ecoscandaglio effettuando una deriva senza pesca. Il primo tratto non mostra tracce, mentre la parte finale mostra diversi pesci sul fondo e leggermente staccati. Torniamo a monte ed aiutandoci con le linee della deriva appena svolta tracciate dal GPS sull’ecoscandaglio, ripercorriamo lo stesso percorso, tenendoci pronti per la parte finale. Nonostante il buon approccio, l’unica cosa che riusciamo ad ottenere è una mangiata sulla mia esca mentre però ero intento a correggere la linea di deriva con il motore elettrico e una mangiata di un piccolo siluro sul cackitos di Samuel, che non ha allamato. Proviamo a farla una seconda volta senza risultati pur vedendoli sull’ecoscandaglio per poi decidere di cambiare deriva per non disturbarli troppo e magari tornarci più tardi.

La seconda deriva scelta è anch’essa più lenta del solito, ed essendo il livello più basso, ci costringe e restare defilati dal solito percorso. Tentiamo tuttavia di stare sul gradino dei 4 metri, più marcato rispetto alla conformazione del fondale. Credo di non arrivare nemmeno alla metà della lunghezza della deriva quando sento la botta secca di una mangiata sulla mia Vertical Cat. Ferro immediatamente e proseguo con il combattimento. Viene a trovarci un vivace siluretto sia per quello che riguarda la livrea che per il combattimento.. evidentemente l’acqua fresca li ha galvanizzati.

 Il tempo di una foto al volo e del corretto rilascio, è ora di rimettersi in pesca. Purtroppo l’altro carassio che avevo a disposizione è passato all’altro mondo, e visto che come dimensioni è ancora più grande del precedente, preferisco utilizzarlo su una fireball, pur consapevole che l’azione finale non è delle migliori. Poco male perchè rifacendo la stessa deriva ed arrivando alla fine di essa, faccio in tempo a notare sull’eco la presenza di un albero ma non a sollevare l’esca, perdendo di conseguenza l’innesco. Rimaniamo così senza alcuna esca viva, solo con calamari. Le opzioni erano o pescare a dinamica, o provare a fare qualche aspio a spinning (da utilizzare poi come esca).. oppure guardare cosa la mia cassetta delle montature potesse offrire di alternativo. Scelgo questa ultima opzione. Ricordavo di una montatura che ho creato due inverni fa, modificata poi lo scorso inverno ma mai utilizzata, dedicata proprio all’uso del calamaro sul fondo. Era giunta l’ora di testarla.

Ci spostiamo nella terza deriva. L’abbiamo scoperta anni fa proprio assieme e ci regalò diverse catture. Adesso però il fiume è più basso, e ci costringe a prenderla più esterna.. ma come noi è la stessa cosa per i pesci. L’eco infatti ce li mostra dandoci fiducia. La combinazione è sempre quella, Samuel a dinamica, io a verticale con l’esca da me ideata. Guardo il movimento che crea in acqua la mia esca.. mi piace.. mi dà ulteriore fiducia. Pesco convinto e avverto una mangiata che però sbaglio.. però funziona! Torniamo a monte, ripercorriamo la stessa deriva e nuovamente una mangiata sulla mia.. e stavolta c’è!

Non è il classico siluretto, c’è più peso dall’altra parte della lenza, il combattimento è bello.. come per la cattura precedente l’acqua fresca li ha rinvigoriti. Ci viene così a trovare un siluro di 148 cm.

 Visto il ritorno dopo tanto in Po era giusto tornare anche a fare un bagno nel Grande Fiume con uno dei suoi abitanti!

Anche questo non è un gigante, però considerato il periodo va benissimo.. e soprattutto per me vale doppio perchè è caduto su un’esca che ho creato ed ideato da me. Le soddisfazioni più grandi spesso derivano dalle piccole cose!

Dopo questa cattura era giunto il momento di tornare verso casa.

Il Grande Fiume ci aveva richiamato ed è stato di parola, regalandoci catture ed emozioni come solo lui riesce a fare. Un ritorno perfetto!

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A siluri con il kayak, il report

Nella splendida cornice dei Laghi di Mantova, domenica 23 giugno ha avuto luogo il primo incontro organizzato da Catmagazine e Mondo Kayak Fishing dedicato alla scoperta della pesca al siluro dal kayak. La pesca dal kayak è una realtà ancora poco conosciuta in Italia, praticata perlopiù in acque salse, ma che sta prendendo sempre più piede anche in quelle dolci, annoverando un numero sempre maggiore di appassionati, desiderosi di intraprendere un nuovo modo di intendere la pesca in perfetta sintonia con la natura circostante e la propria passione.

L’appuntamento era  per le 9.30 del mattino, orario in cui sono comparsi diversi coloratissimi ed altrettanto attrezzati kayak dalle forme e caratteristiche più disparate.

Una ventina i partecipanti che hanno potuto provare nell’arco della giornata la pesca dal kayak, supportati dai pescatori più esperti di Mondo Kayak Fishing, supportati dalle barche con i collaboratori di Catmagazine. I siluri non erano tuttavia molto collaborativi, facendo registrare solo attacchi a vuoto. I pescatori hanno così optato per dello spinning in cerca di altri predatori quali l’aspio e il perca, o tentare la cattura dei numerosi cefali risaliti con le piene primaverili.

Anche io come rappresentante di Catmagazine non ho potuto esimermi dal provare questa nuova esperienza. Sono quindi salito sull’attrezzatissimo kayak di Stefano per tentare qualche lancio a spinning. Bisogna ammettere che a differenza di quello che si può pensare, la stabilità è davvero eccezionale e gli spazi all’interno sono razionati e ben progettati per ospitare comodamente persona ed attrezzatura.

Con alcuni dei partecipanti rimasti con noi tutta la giornata è stato possibile inoltre condividere un buon pranzo sulle sponde del lago con tanto di torta a tema per restare in tema con l’evento.

 Indubbiamente una giornata molto positiva all’insegna della scoperta e della condivisione delle proprie passioni alieutiche, che vedremo di riorganizzare in autunno, quando i siluri saranno più collaborativi.

Per informazioni sul mondo della pesca con il kayak: Mondokayakfishing

Al prossimo evento

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Toccata e fuga

Non sempre si ha l’opportunità di dedicare tutto il tempo che si vuole alla pesca. Spesso bisogna adattarsi a quello che la famiglia, la fidanzata, gli amici o gli impegni ci riservano. Altre volte capita di avere poco tempo e vederlo diminuire ancora di più per una disattenzione. E’ quello che è successo questa domenica.

L’idea era quella di ritrovarci alle 7.30 da Gabriele, per sfruttare il più possibile la mattina per pescare, visto che alle 16.00 dovevamo essere di ritorno a casa. La realtà è che quando apro gli occhi sono le 7.37.. la sveglia chissà se l’avevo effettivamente puntata o se l’ho spenta per poi riaddormentarmi di colpo. Subito l’sms per avvertire Gabriele, vestirmi, prendere le chiavi della barca, dell’auto, la fotocamera e saltare le otto rampe di scale che mi dividono dal garage, caricare l’auto e partire facendo un check mentale per capire se ho preso con me tutto il necessario. Le canne sì, montature ok, canadesi pure, l’elettrico e la batteria ci sono, serbatoio anche…il clonk? No! Torna indietro  a prendere il clonk.. per fortuna ero poco distante. In realtà riparto senza prendere una cosa fondamentale per il periodo, e che puntualmente non faccio mai: cibo e acqua. Alle 8.15 arrivo a destinazione, fortunatamente la domenica mattina c’è poco traffico.

Arrivati alla barca mi ci vuole la canonica mezz’ora buona per pulirla.. questo inverno il telo si dovrà fare. Nel mentre che io pulisco, Gabriele ne approfitta per fare qualche lancio a spinning. Non passa molto tempo che me lo vedo arrivare con un sorriso a trentadue denti ed un grosso aspio tra le mani appena catturato, il quale riprende subito la libertà. Decisamente un buon modo di iniziare la giornata e di ingannare l’attesa!

Prendiamo poi il largo ed iniziamo a pescare dalla barca. Io mi dedico alla verticale, mentre Gabriele si dedica inizialmente allo spinning per poi passare al morto manovrato, tecnica in cui si sta affinando sempre di più. Scelgo le derive che più mi ispirano e convincono, e noto che tutti gli archi sono concentrati solo ed esclusivamente sui 6 metri di profondità. Cerco quindi di pescare nelle zone in cui ho questa profondità. Se a verticale non sento nulla, non si può certo dire la stessa cosa per Gabriele a mort maniè, che inanella nel giro di pochi minuti due catture, di cui una insolita e “chiamata” precedentemente come se fosse una sfida.

Se questo era il primo siluro per Gabriele preso a mort maniè, la stessa cosa dicasi per il cefalo.. ma se il primo è tutto sommato abituale preda del morto manovrato, il cefalo è sicuramente una cattura anomala!

Passato abbondantemente mezzogiorno è tempo di fare una breve pausa a riva per rinfrescarsi dal sole estivo, che picchia veramente tanto. Avremmo ripreso poco dopo cambiando zona, e dedicandoci alla dinamica. Negli anni, almeno in queste zone ho notato che se la notte grazie alla normale attività di caccia è possibile catturare bene, la mattinata risulta invece negativa, con pesci difficili da trovare e svogliati, conseguenza probabilmente della attività predatoria notturna. L’immediato pomeriggio invece, ed in special modo d’estate, è sempre stato positivo, riuscendo a trovare molti pesci reattivi e riuscendo a catturare i più grossi. Anche questa volta volevo pescare in base a queste considerazioni: la mattina alla ricerca dei siluri svogliati sul fondo cercando di stuzzicarli con un esca facile e comoda.. mentre al pomeriggio, sfruttando la loro maggiore attività, invogliarli a colpi di clonk e cackitos.

Partiamo diretti alla zona che sapevo potesse regalare in questo periodo dell’anno qualche cattura, senza fermarmi in altri spot lungo la via, sopratutto perchè il tempo a nostra disposizione era veramente risicato. La corrente è quasi nulla, l’acqua è caldissima, quasi 29° (almeno la superficie).. condizioni non proprio stimolanti, ma tant’è che potendo venire sul fiume poche volte, queste poche volte bisogna sapersi adattare e pescare nel miglior modo possibile, modificando gli approcci nei confronti dei siluri.

Come attrezzatura utilizzo una canna a filo interno, la Ethnic Dinamic Cat Strong Action da 190cm, abbinata ad un Abu Garcia Revo Toro Winch 61 imbobinato con una treccia della Indyline da 150 lbs (l’elevato diametro è necessario per evitare tagli alle dita durante la ferrata, inevitabili con diametri sottili anche indossando i guanti). Guanto di protezione, clonk, ed ecoscandaglio Lowrance Mark 5X completano il corredo.

Sempre secondo la mia esperienza maturata negli anni in queste zone, ho notato nella pesca a dinamica che se in primavera rende davvero tanto l’esca viva, nel periodo estivo i siluri sembrano quasi disdegnarla. Molto più facile invece attaccare un cackitos corredato di lombrichi canadesi e/o calamari.

Sono solito tagliare a metà i canadesi, innescandone più o meno tre spezzoni per braccio dell’ancorina, eventualmente preceduti da strisce di calamaro. L’unico inconveniente di questa esca è che spesso e volentieri durante l’abboccata, viene completamente rimossa, con conseguente perdita di tempo per rifare l’innesco.

Preparato il cackitos, indossato il guanto di protezione e regolato l’ecoscandaglio, era ora di far echeggiare lungo il fiume quel sordo rumore a noi tanto caro, che arriva dritto fino al centro del nostro cuore così come sul fondo del fiume. Il lentissimo derivare mi obbliga a cadenzare poco alla volta i colpi.. sarebbe inutile clonkare continuamente in una situazione simile, forse controproducente. Poi ecco il primo arco, a cui segue la mia clonkata. Vedo l’arco salire ed io porto la mia esca in sua direzione, fermandomi un’attimo prima e facendola saltellare con il giusto ritmo. L’attacco violento, cattivo, che ti trascina il braccio verso l’acqua, a cui segue la ferrata vigorosa, gli strattoni che ti fanno sussultare, e gli attimi decisivi in cui devi mantenere il filo in tensione, impugnare la canna e combattere. Istanti decisivi. Mollare il filo potrebbe far slamare il siluro a causa del peso del cakitos. Questa volta invece tutto è nella norma, ed il primo siluretto sul metro/metroedieci mi fa togliere un cappotto che in una giornata di luglio proprio non serve.

Rifaccio l’innesco e proseguiamo la deriva. Stavolta vedo un arco che sale altissimo di un pesce stimato piccolo, lo raggiungo, lo sorpasso e mi riavvicino dolcemente.. attacca l’esca, ferro, ma si slama quasi subito, lasciando l’ancoretta pulita. Buon appetito!

Ritorno a fare l’innesco e proseguiamo. Troviamo una zona con una concentrazione di 3-4 pesci, di cui un paio di media dimensione.. solitamente in situazioni simili, per competizione alimentare almeno uno attacca, anche se spesso è il più piccolo.Due tracce sono a mezz’acqua, mentre una terza non si stacca dal fondo. La più interessante era proprio quest’ultima, e decido quindi di avvicinarla.Fermo il cackitos poco sopra, dò una decisa clonkata e faccio muovere l’esca. L’arco si solleva tanto quanto basta per farmi sentire il braccio trascinato verso il basso.Quando ferro ed impugno la canna sento subito che non è il classico siluretto. La partenza è rabbiosa, tant’è che sono costretto ad aprire la frizione velocemente. Combattere con una interline con un pesce degno di nota, dopo essere stati coinvolti in un tu per tu con esso è pura libidine. Il combattimento è intenso, con diversi cambi di direzione, fughe, sbollate. Quando lo vedo aggallare con il cackitos ben puntato è fatta. Gabriele effettua il glowing, e lo adagiamo delicatamente sul telo bagnato (fonamentale in questo periodo). Alla misurazione il metro si ferma al 168cm, con una notevole pancia. Non un big, ma un dignitosissimo avversario, di non facile cattura in queste acque. Poi a dinamica non c’è niente da fare, è sempre uno spettacolo!

Rilascio con debita ossigenazione.

 C’è tempo per qualche altro metro di deriva. Innesco gli ultimi lombrichi rimasti e ripartiamo. In poco tempo troviamo altri archi, e purtroppo un piccolo siluro mi pulisce l’ancoretta senza darmi alcuna possibilità di ferrata! Giunte così le 15.00 decidiamo di tornare al pontile.

La pesca per me è questa. Godere anche di quelle poche ore che possiamo dedicargli. Riuscire ad adattarsi alle condizioni che troviamo, scegliere la tecnica migliore, l’esca adatta in base alla propria esperienza. Riuscire a catturare è la ciliegina sulla torta. Poco importa se è un over o no.

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Oltre la cattura

Da quando pesco ho sempre sostenuto che la pesca deve essere vissuta nella sua molteplicità, osservando ogni sua sfumatura, apprezzandone ogni aspetto, gustandosi ogni attimo. L’obbiettivo non deve essere catturare un pesce grosso.. non può e non deve ridursi al solo questo aspetto “materiale”. Una cattura degna di nota ci dona sicuramente soddisfazione, ma, almeno per quanto mi riguarda, ottengo soddisfazione anche solamente nel riuscire a determinare e praticare nel modo corretto la tecnica di pesca adatta alla situazione in cui mi trovo, anche se la cattura non è il fatidico over. Catturare con costanza, in situazioni diverse, con tecniche diverse significa avere padronanza e conoscenza della propria disciplina.. catturare un over può solamente essere frutto di fortuna. Trovo soddisfazione a mettere in pratica nuove tecniche di pesca, studiate da tempo per capire dove e come applicarle, trovare le soluzioni tecniche e gli accessori adatti per praticarle. Per esempio lo scorso week end, quando assieme all’amico Marco, abbiamo provato per la prima volta a passare una notturna intera brekkando dalle nostre barche.

Era da qualche settimana che questa idea ci balenava nella testa, ma complice il meteo avverso, impegni e le continue piene, non eravamo ancora riusciti a metterla in pratica. L’idea di   pescare nel bel mezzo del fiume, irraggiungibili da chiunque, posizionando le esche in posti vergini era veramente stimolante sebbene non priva di difficoltà. C’era da valutare come ancorarsi, come fissare le  barche l’una all’altra, verificare se esse potessero contenere un lettino aperto, l’incognita di come si sarebbero comportate loro e le canne brekkate con le onde generate dalle altre imbarcazioni, il poco spazio vitale per muoversi o svolgere un eventuale combattimento. Le incognite non mancavano, ma i giorni precedenti li passammo cercando le soluzioni migliori per risolvere almeno le difficoltà prevedibili.. le altre le avremmo verificate sul momento e ci saremmo inventati qualcosa di conseguenza.

In realtà qualcosa di simile lo avevo già fatto in passato, ma mi ero limitato a brekkare per qualche ora con l’ausilio della stessa barca da cui pescavo (il che è tutt’altro che comodo, considerando le manovre da effettuare), legandomi a monte ad un albero. Questa volta invece il dispiegamento di mezzi era “imponente”: due barche ancorate lontano dalla riva su cui pescare e passare l’intera notte ed un tender di appoggio per portare fuori le esche senza diventare matti con i natanti stessi.

Decidiamo di pescare con due canne a testa e di conseguenza prepariamo in modo proporzionale l’attrezzatura da portare in barca: più spazio si ha, migliore è l’abitabilità, il comfort ma anche la possibilità di muoversi agilmente durante il combattimento o in caso di emergenza. Per l’occasione ho finalmente sfruttato a dovere un capiente contenitore della Plano che avevo acquistato al Catfishingshow di novembre conscio che prima o poi mi sarebbe servito, ma che fino ad allora in realtà giaceva fermo in garage. Un contenitore in plastica simile lo reputo ideale in occasioni di questo genere. Possiamo infatti stivare ordinatamente al suo interno tutto il materiale necessario per la sessione di pesca senza che l’umidità penetri al suo interno, di macchiare la buffetteria o che eventuali botte possano danneggiare il materiale che contiene. Sono riuscito a farci stare tranquillamente il contenitore del cibo, due bottiglie d’acqua, la felpa e i vestiti di ricambio, la coperta, il faro della barca, il tavolino e i due portacanne da installare sui tientibene, la reflex, la valigetta con le montature da dinamica, i waders leggeri, tre piccole borsette contenenti gli avvisatori, i finali da break, accessori da ledgering, torcia frontale, pinze, forbici.. e di spazio ce n’era ancora!

Arriva così sabato ed è tempo di affrontare questa nuova avventura. Scarico tutta l’attrezzatura dall’auto ed inizio a caricare il tutto sulla barca in modo di distribuire i pesi e organizzare lo spazio. A termine lavoro sono estremamente soddisfatto e compiaciuto: lo spazio disponibile è notevole e non ci sono contenitori o borse sparse ovunque ma poche cose ben definite.

Raggiungo Marco sul fiume nel mentre che era intento a fare esche sotto un sole finalmente degno del mese di giugno. Mi affianco ed inizio a pescare a ledgering anche io. Notiamo tanti cefali a galla girare e saltare.. sarà dura questa notte per le nostre esche riuscire ad attirare l’attenzione dei siluri. Non a caso vediamo scodare attorno a noi diverse volte dei siluri di piccola e media dimensione intenti nel cacciare i cefali.. noi proviamo prontamente a spinning senza però risultati. Risultati che tardano ad arrivare anche a ledgering: se io infatti vedo tante mangiate, il primo pesce che allamo dal tipo di combattimento era sicuramente un siluro, il quale a fase quasi ultimata mi rompe il terminale. Tutte le altre mangiate che vedo invece non riesco inspiegabilmente a concretizzarle. Fortunamente Marco riesce a prendere cinque breme (di cui solo una grossa) e due piccoli pescegatti americani. Con questo magro bottino dovremo affrontare la notte: sono le 18.30, è ora tempo di cercare lo spot e di piazzare le barche con la dovuta attenzione.

Navighiamo evitando i tratti più battuti, spingendoci oltre alla portata dei soliti pescatori ed oltre agli spot raggiungibili da riva. Una foresta di pioppi cascata sul fiume con l’ultima piena ci richiama l’attenzione.. ed è colpo di fulmine.. troppo invitante.

A valle di essa sono presenti altri alberi in acqua.. posizionandoci tra i due siamo perfetti. L’unico rischio sono i tronchi che vedo poco sotto alla superficie dell’acqua proprio dove dobbiamo ancorarci e che potrebbero dare problemi durante il combattimento. In caso di esemplari scontrosi valuteremo se combattere dal tender. Marco approfitta di uno spazio angusto sulla riva per gonfiare il tender, mentre io mantengo la posizione sul fiume in sua attesa. Dopodichè grazie all’ausilio di due pesanti plinti e di qualche manovra di motore, Marco posiziona il suo Boston Whaler, ed io affianco la mia Carolina, piazzando un terzo plinto. Non rimane che legare le due barche tra di loro e mettere due salvagenti tra di esse a mò di parabordo, per evitare accavallamenti non previsti. Ci ritroviamo così perfettamente perpendicolari e distanti qualche metro da riva, così da ottenere abbastanza angolo per portare le esche sugli alberi prescelti senza avere sulla traiettoria altri ostacoli.

Aggancio i due portacanne orientabili in acciaio inox al mio tientibene laterale frontale assicurandomi della tenuta, posiziono le mie Breakline Cat ed attacco alla girella terminale e breakline dello 0,40mm.

Per quello che riguarda gli avvisatori, se Marco opta per i tradizionali campanelli, io utilizzo i miei avvisatori che sono solito agganciare al picchetto: in questo caso però li aggancio al portacanna, sfruttando un collare inox a cui ho saldato un dado in cui avvitare l’avvisatore. La vibrazione trasmessa al picchetto in seguito alla sbrekkata è sufficiente a far funzionare l’avvisatore.

Oramai all’imbrunire portiamo fuori le esche: sconsolati constatiamo che pur essendo in nassa, di vivo c’è rimasto poco.. tre breme ed un pescegatto.. se prima eravamo messi male, adesso non siamo di certo migliorati. Utilizzando il tender si fa veramente presto: è molto maneggevole e veloce.. niente a che vedere a quando si pesca e si brekka con la stessa barca

Notiamo con soddisfazione che le barche sono stabilissime anche con le canne brekkate, scongiurando quindi il rischio di rompere le break-line muovendoci all’interno della barca e quindi sbilanciandola.

Non rimane che attendere la partenze ora. Nel mentre prepariamo i lettini, ceniamo e ci godiamo una perfetta serata estiva senza neanche l’ombra, incredibilmente, delle zanzare. Con gli occhi puntati al cielo stellato, il sonno inizia a prendere il sopravvento.

Poi ad un tratto mi capita di svegliarmi come quando si ha la sensazione di cadere mentre si dorme, e sento l’avvisatore suonare.. ha sbrekkato! Mi alzo velocemente, arrivo alla canna (fondamentale lo spazio e l’ordine in barca in questi frangenti) recupero il filo in eccedenza e ferro. Il siluro è allamato, riesco a farlo uscire subito dagli alberi del sottoriva e farlo combattere verso il centro fiume. Non è un pesce grosso, ma si dimostra combattivo, e ciò che è più importante per noi, è averlo catturato con questa tecnica “nuova”. Marco lo guanta e slama.. gli faccio giusto una piccola foto ricordo ed è già in acqua.

Già soddisfatti e senza un cappotto che, visto la serata, non serviva, torno sul tender a ribrekkare.. purtroppo arrivato al “ramo” noto che l’unica esca viva rimasta, non lo era più. Innesco comunque per dare un senso alla sua cattura.

Ritorno in barca, regolo la frizione, attivo l’avvisatore e a cuor leggero mi stendo nuovamente sul mio giaciglio vista cielo stellato per poi addormentarmi in un sonno che sarà interrotto solamente da piccole occhiate di controllo e per coprirmi con la coperta. Il risveglio alle prime luci dell’alba è quasi irreale, con acqua e alberi al posto delle canoniche pareti di casa o della tenda. Dopo una colazione sul fiume è ora di sbrekkare, mettere tutto in ordine e dirigerci verso il pontile.

 Certo, una cattura è poca cosa nell’arco di una notte intera, per giunta di taglia molto modesta. Ma per noi, essere riusciti a mettere in pratica una idea che da tempo avevamo in testa, e vedere che funziona, vuol dire davvero tanto, e ci riempe di soddisfazione. Per i numeri c’è tempo!

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Ethnic Breakline Cat 3,00m 6 libbre

Nelle scorse recensioni abbiamo già evidenziato come nella pesca a break line è fondamentale l’affidabilità e la robustezza a proposito dei mulinelli dedicati alla pratica di questa disciplina. La stessa affidabilità e robustezza, unita ad una azione ben precisa sono caratteristiche che vanno ricercate anche nella canna da pesca da break line. Pensiamo ad esempio allo stress a cui è sottoposta continuamente la canna da pesca una volta “in pesca”, ovvero quando il terminale è già in acqua collegato alla break line e abbiamo recuperato tutta la lenza madre possibile: la lenza madre in questa situazione è tesa come una corda di un violino, e la canna da pesca è piegata ad arco, in modo che non vi sia alcun tipo di elasticità. In questa posizione di forte tensione ci rimarrà fino a che un siluro non attaccherà l’esca e romperà la break line (facilmente, grazie appunto all’assenza di elasticità), permettendo così alla canna di tornare in posizione verticale, dando una sorta di auto ferrata. Quindi oltre allo stress continuo di rimanere piegata per ore ed ore, bisogna aggiungere la sollecitazione che viene trasmessa durante la rottura della break line (in cui la canna si piegherà ancora di più fino al cedere della break line) e dall’impatto col pesce. Per questo motivo la canna deve essere affidabile e robusta sia a livello di materiale, sia a livello di struttura e composizione. Dalla dinamica con cui avviene l’azione di pesca e l’abboccata possiamo inoltre dedurre che il tipo di azione della canna deve essere adatto. Una canna con un’azione parabolica (quindi in grado di flettere per tutta la sua lunghezza) o di punta (esclusa la parte del cimino, rigidissima) non si prestano a questa disciplina: la prima essendo troppo morbida conferisce troppa elasticità, rendendo difficoltosa la rottura della break (per la mancata assenza di tensione necessaria) così come la corretta azione di pesca (il filo potrebbe fare la “pancia” e toccare l’acqua, raccogliendo lo sporco), mentre la seconda, troppo rigida, non permetterebbe di riuscire a tendere la canna in modo da avere la corretta dose di forza durante il contraccolpo dell’abboccata, necessaria per un’autoferrata positiva. L’azione perfetta è quindi la semiparabolica progressiva, ovvero una marcata rigidità iniziale per poi proseguire gradualmente ad un accentuarsi della morbidezza, in modo da garantire una perfetta reattività. Per quello che riguarda le caratteristiche canoniche, una potenza di 6 libbre è l’ideale, così come una lunghezza di 3 metri (in due pezzi),  che permette di tenere l’esca in pesca anche a distanze notevoli e riuscire a gestire sotto riva il combattimento anche in caso di ostacoli.

A dispetto di qualche anno fa, ora il mercato ci propone canne specifiche per la break line, facilitandoci così il compito di individuare quella adatta. In questa recensione vi parliamo della nuova nata in casa Ethnic, ovvero la Breakline Cat.

Come accade per tutta la nuova linea da catfishing della Ethnic, il nome della canna indica il tipo di pesca per la quale è stata creata appositamente.

La lunghezza è la canonica ideale per la tecnica della breakline, ovvero 3.00m divisi in 2 pezzi che si innestano tramite lo spigot. La potenza è di 6 libbre, mentre l’azione che la caratterizza è la semiparabolica progressiva.

Molta attenzione è stata dedicata alle finiture. Possiamo in effetti notare diversi particolari che dimostrano come la Breakline Cat sia stata progettata e realizzata per soddisfare completamente ogni esigenza del pescatore. Partendo dal basso notiamo il tappo in gomma semisferico per rendere più confortevole l’appoggio sul nostro corpo durante il combattimento. Il manico è completamente ricoperto da un neoprene particolare, rivestito da uno strato di gomma che impedisce al bordo del picchetto di segnare e deformare irrimediabilmente il manico stesso. Presenta inoltre nella parte inferiore l’engraved “Ethnic”.

Passiamo alla placca portamulinello. Composta in robusto ABS, essa è in grado di ospitare anche i mulinelli con i piedi più ingombranti:

Dopo di essa troviamo una prima impugnatura ergonomica in neoprene fissa che termina con la presenza dell’Hook retainer e un gradevole anello metallico. Dopo di essi troviamo un’altra manopola in neoprene ergonomica, ma stavolta scorrevole e con la presenza dell’engraved Ethnic.

 Passiamo agli anelli. La Breakline Cat monta una serie di qualità indiscussa: i Fuji Alconite triplo ponte, indistruttibili, adatti a resistere alle sollecitazioni che questa pesca trasmette e all’utilizzo dei trecciati.

Altra particolarità che i pescatori più estremi sapranno apprezzare sono le finiture ruvide in corrispondenza dell’innesto, che ci permettono di dividere i due pezzi in ogni condizione climatica:

Infine un’altra particolarità, il cimino è luminescente: se di giorno è bianco, al buio diventerà fluorescente, per non perdere di vista nessuna abboccata.

Il mio giudizio

 Tra le tante canne da break line presenti sul mercato, la Ethnic Breakline Cat spicca per qualità, personalità e rapporto qualità/prezzo. Maneggiandola ed utilizzandola in pesca ci si rende subito conto che non è una canna da pesca potente qualsiasi a cui è stata applicata una etichetta che ricorda il catfishing, ma è un’attrezzo progettato e realizzato da zero seguendo le precise esigenze che questa tecnica ed il pescatore esigono. La lunghezza combinata alla potenza espressa e all’azione semiparabolica progressiva ci permettono di pescare agevolmente anche a 250 metri di distanza mantenendo buona riserva di rigidità per mantenere la lenza fuori dall’acqua e garantire una buona autoferrata. Lunghezza che ci permette di gestire bene il combattimento sottoriva, ma anche di effettuare lanci discreti in caso di pesca con tecniche tradizionali. La potenza è tale da vincere anche gli esemplari più grossi in caso di forte corrente, ma anche di divertirci con esemplari minori, ovvero quelli che più volte capitano sulle nostre esche. Il tappo semisferico in gomma evita i dolori di un lungo combattimento o di più combattimenti ravvicinati. Il rivestimento gommato del manico evita che la forza espressa della canna in pesca contro il picchetto, possa danneggiarlo con vistosi ed antiestetici tagli. Il portamulinello è robusto ed in grado di ospitare anche i mulinelli con i piedi più grandi (ad esempio i Penn), cosa che non tutte le canne possiedono. La doppia impugnatura ci permette di avere sempre la presa migliore in qualsiasi situazione e qualsiasi sia la lunghezza del nostro braccio, permettendoci quindi di forzare con tutta la nostra potenza. L’hook retainer è utile in svariate occasioni: pensiamo a quando abbiamo preparato le canne e sono a riposo prima di essere portate in pesca, o quando di notte a seguito di una cattura non riportiamo fuori l’esca.. basta agganciare all’hook retainer (e non agli anelli o all’archetto del mulinello, rischiando di rovinarli) il nostro terminale ed evitiamo così di avere ami ed ancorette libere e vaganti che possono divenire pericolosi per i pescatori stessi. Le finiture ruvide nei pressi dell’innesto ci permettono sia in condizione di pioggia ed umidità, sia in caso di grande calore con la conseguente espansione del carbonio, di riuscire facilmente a dividere i due pezzi che compongono la canna da pesca. Gli anelli sono di indiscussa qualità: Fuji Alconite.. indistruttibili ed adatti all’uso dei trecciati. Il cimino luminescente inoltre ci permette di notte di individuare con velocità ogni suo singolo movimento, e verificare quindi se l’esca si muove, se la canna è ancora in pesca e.. l’eventuale abboccata. Il prezzo a cui viene proposta è in linea con le canne di fascia medio alta (siamo sui 160€) ed indubbiamente è una canna che si presta a soddisfare le esigenze dei pescatori esperti (che sapranno apprezzare sicuramente le finiture a doc), da chi vuole partire con uno strumento sicuro e specifico e da chi non segue le mode del momento ma preferisce utilizzare prodotti con un progetto serio alle spalle.

Per maggiori informazioni: Tubertini

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