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Yearly Archives: 2013

Sfidare la pioggia

Ultimamente mi capita di passare più tempo ad osservare e confrontare siti web meteorologici che altro, anche per più volte al giorno. Sembra impossibile, ma quando scorri i giorni della settimana, fino a venerdì c’è il sole, ed immancabilmente sabato piove, anzi temporaleggia, che è peggio. E così martedì, mercoledì, giovedì ripeti per l’ennesima volta la stessa operazione, sperando che possa cambiare qualcosa. Poi arriva venerdì e non puoi fare altro che constatare che anche questo sabato la pioggia è inevitabile, così come impensabile andare a pesca.

Sabato mattina ti svegli con calma, senza aver puntato la sveglia e senza alcun impegno in programma, conscio che nonostante il sole mattiniero dal primo pomeriggio sarebbe arrivata la pioggia. Succede poi però che ti squilla il cellulare, che rispondi e che l’amico Gabriele ti invita a pescare. Sai che i fiumi sono alti, che verrà a piovere, che ci saranno condizioni poco favorevoli, ma la voglia di pescare è troppa ed accetti di gran lena.

Partiamo subito dopo pranzo. L’idea è quella di pescare prima a spinning dalla barca sfruttando i favori della piena, per poi posizionarsi a riva e pescare qualche ora a break line. Per questo motivo ci portiamo con noi lo stretto necessario, in modo da avere abbastanza libertà in barca per pescare a spinning, nonostante l’attrezzatura da break line già carica.

Era da parecchio che non tornavo sul Grande Fiume, dall’ottobre scorso precisamente, mi mancava.. un pò meno l’odore sapone misto metallo che emana quando è in piena.. è inconfondibile, ma ci fai l’abitudine. Il fiume è alto, marrone ma non troppo,  il correntone centrale ospita legni e detriti di vario genere, naturali quanto artificiali, però non vediamo la schiuma che si crea solitamente nelle condizioni di piena. Zigzagando tra i detriti della parte centrale del fiume, arriviamo sulla sponda opposta, dove la forza della corrente viene smorzata dai tanti alberi e dalla conformazione della sponda, permettendoci così di pescare abbastanza agevolmente derivando, correggendo di tanto in tanto la posizione con l’ausilio del motore elettrico. Lanciamo così i nostri artificiali in mezzo agli alberi semisommersi, dentro ad erbai, sotto alle frasche, dietro ai rami in cerca di qualche siluro in caccia. Lo spinning al siluro non mi ha mai entusiasmato più di tanto.. probabilmente perchè non ho mai preso nulla con questa tecnica. Eppure lanciare di continuo quando in acqua non vedi segni di attività poco dopo mi deprime.. se poi vedi che la condizione del fiume non è quella che speravi..

 La piena ha creato un ambiente ideale per il siluro, in cui grazie alle sue capacità ricettive sensoriali è in grado di orientarsi alla perfezione. Tuttavia non sembra esserci attività, e a parte un siluro che fa esplodere l’acqua quando il mio artificiale lo colpisce, tutti i nostri tentativi in questo paradiso temporaneo del siluro sono vani. Così, complice l’inizio della prevista pioggia, decidiamo di trovare un pertugio sulla sponda dove poterci piazzare e pescare qualche ora a break line.

La ricerca non è banale. Il fiume è molto alto e di conseguenza la sponda pianeggiante è sott’acqua per diversi metri. Inoltre non è necessario solo individuare un pertugio calpestabile, ma devono esserci anche rami o alberi dove collocare le nostre esche. Individuiamo due o tre punti che possono fare al caso nostro ed infine optiamo per quello che riesce tra le altre cose a creare un riparo dalla pioggia grazie ai tanti rami rigogliosi intrecciati sopra di noi. Con l’ausilio di qualche corda spostiamo dei rami per creare il varco per permettere di posizionare le canne da pesca e siamo pronti.

Prepariamo tre canne da pesca, di cui una “adattata” visto la lunghezza ridotta (una Rhino 1,80m!).. ma posizionata giusto a pochi metri da noi svolge il suo mestiere comunque. Le altre due invece sono specifiche, una Night Fighter Evolution ed una Ethnic Breakline Cat. Portiamo fuori le esche con l’ausilio del motore elettrico, posizionandole accuratamente tra i rami opposti, prestando accurata attenzione a dove il terminale andrà a svolgere la sua azione. In queste condizioni anche solo qualche decina di centimetri fuori dalla zona ottimale possono fare la differenza in termini di catture. La corrente ci obbliga invece all’utilizzo del motore a scoppio per tornare a riva.

In poco tempo siamo in pesca, al riparo sotto una piccola grotta vegetale che nulla lascia filtrare, a tu per tu con un fiume che sta continuando a salire e che ci obbliga a spostare indietro i picchetti più volte.

E’ una situazione strana. Sembra di essere comodamente seduti all’asciutto di casa davanti alla finestra, mentre attraverso di essa si osserva la pioggia che scende incessantemente. Per un attimo ripensi alla settimana passata ad osservare i siti meteo maledicendo le previsioni.. ora, invece di essere a casa a guardare la pioggia dalla finestra, sei sul fiume ad osservarla cadere, non curante di essa, senza preoccupazioni. E’ quasi rilassante il ticchettio della pioggia sulle foglie.

iniziamo a prepare la cena, come se fossimo a casa. Pentola, fornello a gas, 4 fette di coppa di maiale, würstel e pane.. non ci manca davvero nulla. Prima addirittura ci concediamo un piccolo aperitivo vegetariano con dei fagioli.

Fuori dalla “casa” succede però che smette di piovere. Se la pioggia influisce negativamente sull’attività predatoria del siluro, la sua interruzione può essere un lato positivo.

Tra un cucchiaio di fagioli e l’altro, ecco una successione di bip che ci fa sobbalzare dalle sedie pieghevoli. E’ la piccola Rhino che richiama la nostra attenzione. Si inarca più volte senza rompere la break line. E’ sicuramente un piccolo silurato. Gabriele da riva non riesce a rompere la break, sale quindi in barca dove riesce a trovare l’angolo adatto per romperla e recuperare il siluretto. Il cappotto (che vista la giornata era anche impermeabile) lo riponiamo nell’armadio. Riposizioniamo l’esca e torniamo alla nostra cena. Passano una decina di minuti e questa volta è la Night che reclama attenzione. tuttavia è solo un preallarme. Siamo tuttavia fiduciosi.. il fiume sale, la pioggia ha per un attimo allentato la sua morsa e i siluri sembrano ben attivi.

Passano pochi minuti infatti ed ecco una mangiata decisa sulla Ethnic Breakline Cat. Non c’era bisogno di correre a ferrare.. la posta era talmente precaria e ristretta che potevamo ferrare da seduti talmente era poca la distanza tra noi  e le canne. Ferro con decisione e sento che il pesce è allamato. Sento subito delle testatine che mi fanno pensare ad un piccolo siluro. Poi però sento che tiene il fondo bene e viene incontro veloce.. comportamento che è solito di esemplari maggiori. Dopo un divertente combattimento reso difficile dal poco spazio vitale e di manovra causa vegetazione opprimente (obbligandomi a salire sulla barca per guadagnare metri fuori da essa), riusciamo a portare a riva un esemplare di 160cm, senza segni di frega e piuttosto in forma. Lo slamiamo direttamente in acqua, una foto veloce ricordo e lo rilasciamo immediatamente.

Riporto in posizione una nuova esca, ma ahimè, riprende la pioggia, e con essa termina puntuale l’attività dei siluri. Così poco dopo, a buio arrivato, decidiamo di uscire dalla casa naturale e tornare nelle rispettive artificiali.

In realtà sulla strada verso il pontile, ci concediamo una breve pescata a dinamica a suon di clonk con l’unica esca che ci era rimasta, sfruttando una breve interruzione della pioggia. Breve pescata che ci regala in pochi minuti una cattura sul metro, metro e venti che ci rincuora dal fatto di aver dovuto abbandonare così presto il fiume.

Così siamo di nuovo in autostrada sulla via del ritorno.. è mezzanotte passata. Domani è lunedì, è tempo di tornare ad osservare i siti meteo.

Vi lascio ad un piccolo contributo video:

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Ethnic Vertical Cat 1,90m 200gr

Giunta dai cugini d’oltralpe francesi, la pesca alla verticale è praticata in Italia dai pioneri della tecnica già da 6-7 anni. Possiamo tuttavia affermare che la sua effettiva consacrazione tra gli di appassionati di catfishing è da attribuire agli ultimi due anni, periodo in cui si è assistito ad un vero e proprio boom di praticanti lungo tutta l’asta del Po e dei suoi affluenti. La tecnica della verticale consiste, semplificando molto il concetto, nel fare saltellare la nostra esca sul fondo del fiume durante la deriva in barca, sperando di farla cadere nei pressi di uno dei siluri che sostano sul fondale. Tecnica che dà per ovvi motivi i suoi migliori frutti nel periodo invernale. Da questa breve e semplicistica descrizione possiamo evincere che dovendo continuamente far saltellare un’esca sul fondo, il combo mulinello-canna da pesca deve essere un giusto compromesso tra peso e robustezza. Se dei mulinelli da verticale abbiamo già avuto modo di parlarne (nell’articolo Recensione Ryobi Luis 5500HX ), in questo articolo ci soffermeremo sugli aspetti della canna da pesca. Pescando dalla barca fondamentale è la lunghezza,  che per una miglior gestione del combattimento, e non solo, è consigliabile essere tra 1,80m e i 2,10m. Altro punto fondamentale è la potenza: generalmente 200 grammi di potenza ci permettono di affrontare siluri importanti anche in fiumi importanti come il Po. L’azione o meglio la sensibilità è invece a discrezione del pescatore: c’è chi preferisce canne molto rigide in grado di sentire ogni piccola vibrazione potenzialmente riconducibile ad un abboccata, e chi preferisce canne leggermente più morbide che aiutano il movimento dell’esca ed evitano al siluro di sentire resistenza durante l’abboccata. I fattori che però devono essere comuni sono la leggerezza e la robustezza. La leggerezza deve essere necessaria perchè possiamo manovrare la nostra esca per molte ore, mentre la robustezza deve essere garantita per tenere testa a qualsiasi taglia del nostro avversario ed in qualsiasi condizione del fiume.

Fatta questa premessa, abbiamo pescato per voi con la nuova Vertical Cat della Ethnic (distribuita da Tubertini).. eccovi la recensione.

 Il nome non nasconde di certo la tecnica per la quale è stata concepita questa Vertical Cat. Lunga 1,90 m, è composta da due elementi asimmetrici, il manico ed il fusto. Quest’ultimo si innesta a baionetta nel manico, soluzione che garantisce uniformità di azione e maggiore robustezza. Il fusto è composto in Hi-flex, una nuova formulazione di compositi grazie alla quale si ottiene un incremento della resistenza meccanica di ben il 35%, con conseguente elevata resistenza, durevolezza e reattività. Materiale  già utilizzato da Tubertini in diverse canne da pesca per la traina ed il vertical jigging in mare, dove la robustezza è la parola d’ordine. Sul fusto presenti otto anelli adatti all’uso dei trecciati, di cui i primi due a triplo ponte ed i restanti sei a ponte singolo. La potenza dichiarata è 100-300 grammi.

Particolare attenzione è stata data ai dettagli. Sul fusto è presente l’hook retainer, utile per agganciare la montatura durante gli spostamenti (ed evitare spiacevoli incidenti) e una prima parte con finitura della vernice ruvida per un miglior grip durante lo smontaggio dei due pezzi.

Il manico in neoprene (impreziosito dell’engraved Ethnic) presenta invece un confortevole tappo semisferico in sughero, un portamulinello in robusta plastica ed una impugnatura ergonomica in neoprene su cui poter fare leva in tutta tranquillità. Da notare l’anello metallico a protezione del foro della sede dell’innesto a baionetta.

Il mio giudizio

Provandola in abbinamento al Ryobi Luis 5500 HX, ciò che ci stupisce immediatamente è la leggerezza. Questa caratteristica ci permette di pescare per molte ore consecutive senza affaticare il braccio, quindi di stancarci o pescare male. Confrontato con altre canne sul mercato, il fusto è decisamente più sottile, caratteristica che non influisce tuttavia sulla robustezza grazie al materiale Hi-flex con cui è realizzato. La Vertical Cat risulta abbastanza rigida, trasmettendo nitidamente ogni vibrazione già con armature dotate di piombo da 60 grammi. La curva durante lo sforzo del combattimento è piacevolmente perfetta, grazie all’uso di molti anelli a ponte singolo e alla scelta di realizzarla in due pezzi asimmetrici. I 190 cm di lunghezza sono l’ideale per combattere dalla barca agevolmente.

La presenza dell’hook retainer è utilissima durante gli spostamenti in barca tra uno spot e l’altro: evitiamo di agganciare le montature sugli anelli (rischiando di graffiarli), sull’archetto del mulinello (idem) o lasciarla per terra con conseguenti rischi di allamature involontarie.

Utile la finitura ruvida in prossimità dell’innesto, che ci permette di sfilare il fusto dal manico senza grossi sforzi, specialmente quando l’umidità, le mani fredde o l’effetto dilatatorio del carbonio con temperature elevate, rendono difficoltosa questa operazione.

Il manico presenta un confortevole tappo semisferico che ci permette di puntare la canna da pesca sull’addome senza farci male, così come l’impugnatura ergonomica e generosa ci permette di afferrarla con decisione durante il combattimento.

Da evidenziare il portamulinello, sovradimensionato e realizzato in plastica: aldilà della leggerezza che essa conferisce, durante i mesi più freddi non contribuisce ad aumentare il freddo alle mani, al contrario dei portamulinelli in metallo, pesanti e freddi.

Concludendo possiamo affermare di avere per la prima volta tra le mani un’attrezzo concepito e realizzato esclusivamente per la pesca del siluro alla verticale, e non una canna adattata a questa tecnica a posteriori come è stato fatto per altri attrezzi fino ad ora. La Vertical Cat ci ha permesso di pescare correttamente per tante ore consecutive senza affaticarci, così come di gustare il combattimento con catture di diverse taglie grazie alla sua maneggevolezza. Consideriamo inoltre il prezzo:meno di 100€ per un’articolo altamente ricercato, specifico e di qualità. Trovate le nuove canne da siluro della linea Ethnic nei negozi  che distribuiscono Tubertini.

Per maggiori informazioni: Tubertini

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“Mantova Lake” un lago di emozioni…

Da tempo avevo in programma un’uscita di pesca con l’amico Mirko. Viste le pessime condizioni del Grande Fiume, l’occasione era  giusta per trovarci presso i laghi di Mantova per trascorrere una bella e soleggiata giornata di pesca in compagnia.

L’appuntamento è alle 8,30 presso il porticciolo, la giornata è grigia e un timido sole cerca un varco tra le nubi per riscaldarci con i suoi raggi, questa primavera fredda e piovosa sembra giunta al termine e noi, smaniosi come dei ragazzini, carichiamo velocemente la barca e ci portiamo in zona di pesca. Giunti sul posto, Mirko decide di cercare qualche siluro a vertical, Vladi invece, decide di cominciare a pescare con la tecnica del morto manovrato. Dal canto mio, bramo dalla voglia di agganciare qualche aspio, o meglio ancora, qualche cheppia pescando a mosca nel correntone della cascata, ma come scoprirò presto, le cheppie sono totalmente assenti e gli aspi, forse a causa dell’acqua “marcia”, sembrano non gradire il mio artificiale  nemmeno quando cambiando tecnica provo ad insidiarli a spinning. Quasi subito Mirko aggancia il primo pesce della giornata, un siluro di piccola taglia che dopo un breve combattimento aggalla e viene in barca per la foto di rito. Poco più tardi tocca all’amico Vladi ferrare un siluro, sempre di taglia modesta, ma l’attrezzatura leggera che stava usando lo impegna, o meglio lo fa divertire di più nel combattimento.

Dopo circa un paio d’ore, vista la scarsa collaborazione dei pesci, decidiamo di cambiare zona, ci portiamo verso una buca sugli 8 metri e decido di provare la pesca a dinamica con l’ausilio del clonk. La zona è piena di cefali, li sento spesso sbattere sul trecciato e solo qualche piccolo siluro sale attratto dal clonk, senza mostrare interesse per la mia esca. Così dopo una mezz’ora ci dirigiamo verso un’altra zona di pesca. Mirko continua imperterrito la sua azione a vertical, Vladi sempre a manovrato e io, che non trovo pace, lancio a spinning dando fondo agli artificiali della mia valigetta, quando finalmente un aspio di media taglia attacca sullo shad rap. Poco più tardi avrò una bella sorpresa: con un Fat Rap giallo fluo aggancio il mio primo Lucioperca a spinning. Sembrerà strano, ma nonostante qualche centinaio di perca catturati negli anni, non mi era mai capitato di agganciarne uno con una hard bait, ma sempre pescandoli a manovrato con il morto o con la gomma, su teste piombate.

Poco più tardi vedo ferrare l’amico Vladi e guardo con incertezza il combattimento. Lui è convinto di avere agganciato un perca, ma da come piega la canna deve essere di taglia notevole. Poco dopo infatti aggalla uno splendido esemplare che alla misurazione ferma il metro ad 80 cm esatti. Sarà l’ultima cattura della giornata.

Concludendo ritengo sia stata un bella giornata di pesca, soleggiata e calda come non si vedeva da tempo ed abbiamo catturato tre varietà di predatori, siluro, aspio e lucioperca. L’unica nota dolente è stata la qualità dell’acqua che giudicarla “marcia” è farle un complimento Inoltre, la diga di Formigosa chiusa a causa dei livelli di piena a valle, non consentiva di certo un buon riciclo e questo ha sicuramente aggravato la situazione. Vi lascio ora alla visione del video che ho realizzato.

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Vertical Pod NG Fishing

Un componente fondamentale, ma spesso sottovalutato, per il silurista che pesca principalmente da riva con tecniche tradizionali ma sopratutto a breakline e a boa è il picchetto. Se praticando tecniche tradizionali come la pesca a galleggiante, fondo, cat o copter, esso è relativamente sollecitato in quanto spesso la frizione è allentata o è in uso il sistema baitrunner del mulinello, nella pesca a break line ed a boa esso è sottoposto ad un fortissimo stress dovuto alla costante tensione della canna brekkata ma sopratutto nell’attimo dell’abboccata del siluro, in cui la forza necessaria a rompere la break line è   in funzione di due vincoli fissi: l’ostacolo a cui è legata la break e il picchetto su cui è appoggiata la canna da pesca. Risulta quindi fondamentale che il picchetto sia il più robusto e meno flessibile possibile, in modo da non ostacolare la rottura della break line con una non voluta elasticità. Fino ad ora la soluzione più utilizzata e comoda era l’autocostruzione, in quanto sul mercato era possibile trovare solamente i picchetti da surfcasting in alluminio angolare, che risultavano tuttavia troppo deboli, al punto di piegarsi durante l’abboccata, con il conseguente rischio di perdita della canna. L’autocostruzione è quindi il modo più sicuro e pratico per creare un picchetto adatto alle nostre esigenze: non tutti però hanno materiale, strumenti e manualità idonee o amici con questi requisiti.

A sopperire questa mancanza ci ha pensato NG Fishing, una piccola realtà nata da alcuni appassionati toscani di pesca al siluro, che ha messo a disposizione la propria esperienza e manualità per rendere fruibili a tutti articoli per la pesca al siluro che fino ad ora si potevano ottenere solamente tramite l’autocostruzione.

E’ il caso del Vertical Pod, un picchetto espressamente creato per la pesca al siluro, adattabile a qualsiasi canna da pesca e sopratutto dall’ingombro ridottissimo. Vediamolo nei dettagli.

Quello che salta subito all’occhio la prima volta che abbiamo a che fare con il Vertical Pod è la compattezza: è racchiuso infatti in soli 52 cm, formato da due pezzi (un angolare e un tubolare in aciaio inox) e bloccati tra loro con uno strip in velcro che si rivelerà doppiamente utile (vedremo dopo il perché) e una manopola.

Possiamo quindi passare al rapido montaggio, che si effettua svitando la manopola che tiene uniti i due pezzi, sovrapponendoli e ribloccandoli con la stessa manopola, ottenendo una lunghezza totale di 92cm:

Il picchetto è così già pronto all’uso. La prima volta sarà necessario regolare l’altezza della battuta del calcio della propri canna semplicemente svitando un bullone e riavvitandolo in uno dei fori già presenti di regolazione.

Ora il picchetto è pronto all’uso. Se il terreno dovesse essere più duro del previsto è possibile inserire un tubo in acciaio (incluso) nell’apposito foro passante per facilitare l’inserimento:

Da notare le finiture: una protezione morbida sulla parte a contatto con il manico della canna per evitare segni e lo strip che, come avevamo accennato ad inizio articolo, oltre a fungere da legaccio per il trasporto, ha la peculiarità di fungere anche da legaccio di sicurezza per la canna da pesca durante l’azione, per evitare qualsiasi caduta accidentale.

Il mio giudizio

Non si può che rimanere soddisfatti di questo articolo sviluppato dalla NG Fishing. Uno dei difetti principali dei picchetti autocostruiti è rappresentato dall’ingombro degli stessi, che li rendono scomodi da trasportare o da inserire all’interno di sacche portacanne: pensiamo solo a chi è solito costruirli con la parte superiore a forma di “T” per avere un comodo punto di forza per l’inserimento nel terreno.. veramente ingombrante. Con il Vertical Pod invece abbiamo tutta la robustezza e durata nel tempo garantita dall’acciaio inox in cui è costituito e tutta la trasportabilità e facilità di inserimento nel terreno grazie al tubo inseribile in caso di necessità. La cura dei dettagli e le finiture (pensiamo allo strip multifunzione o alla guarnizione superiore ) sono inoltre impeccabili, così come la costruzione generale dell’attrezzo.

Vertical Pod è la soluzione per coloro che cercano un picchetto affidabile, di qualità, pensato per il silurista e dall’ingombro ridotto (quindi per chi magari deve camminare per parecchi metri prima di raggiungere la sponda).. e per coloro ovviamente che non hanno la possibilità di autocostruirsi in maniera così efficace un buon picchetto da catfishing!

Per altre informazioni: NG Fishing

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Ryobi AP Power XL 20000

Le tecniche di pesca della break line e della boa non lasciano molto spazio ad interpretazioni o ad adattamenti. Gli sforzi a cui sono sottoposte le nostre attrezzature infatti sono gravosi e si protraggono per diverse ore consecutive (spesso oltre le dieci o dodici), mettendo a dura prova la robustezza e l’affidabilità dei componenti. Pensiamo ad esempio alla sollecitazione a cui è sottoposto l’intero gruppo del rullino guidafilo, del gambo-piede del mulinello e della frizione durante la prolungata azione di pesca o al momento dell’effetiva mangiata del siluro, quando un ulteriore scarica di forza deve riuscire a rompere la break line facendo perno sulla nostra attrezzatura e il ramo o la boa a cui è collegata. Sarete quindi concordi sul fatto che la scelta dell’attrezzatura, ed in particolar modo del mulinello, non può essere casuale o presa con leggerezza, bensì ben ponderata, considerando inoltre altri due fattori molto importanti: la capienza della bobina (si è soliti imbobinare oltre 250m di treccia da 80/100 libbre; si fa molto presto ad utilizzare decine di metri di treccia posizionando le esche lateralmente rispetto a noi) ed un’ottima e potente frizione che ci dia affidabilità durante il combattimento.

Fatta questa doverosa prefazione da tenere sempre in considerazione, l’oggetto di questa recensione è un mulinello che sulla carta risponde ai requisiti che stiamo cercando: il Ryobi AP Power XL 20000. Vediamo di analizzarlo.

Ryobi Ap Power XL 20000
Ryobi Ap Power XL 20000

A tatto le prime sensazioni che ci pervadono sono la solidità e la robustezza complessiva del mulinello,  scaturite dal peso e dalla presenza di particolari sovradimensionati. Stiamo parlando infatti di un mulinello pesante attorno agli 880 grammi, peso giustificato dalla dimensione del corpo realizzato interamente in metallo (anodizzato e con una finitura anticorrosione per evitare qualsiasi usura indiretta ), e dalla generosa bobina in alluminio (come nel Luis, le braccia del rotore sono a forma di “v” per poter contenere una bobina maggiorata), la cui capacità è di ben  Ø 0,500/300 m. Tuttavia il peso considerevole non è da attribuire solamente all’aspetto esteriore del mulinello, ma è necessario sottolineare che  anche la meccanica interna è sovradimensionata, come il pignone e l’albero, così come è da evidenziare la presenza di guarnizioni stagne. La solidità del mulinello si nota inoltre dalla manovella monoblocco, che garantisce robustezza e assenza di giochi, abbinata ad una grossa ed ergonomica  manopola arancione fluorescente.

Il profilo snello ma muscoloso
Il profilo snello ma muscoloso
Notare il pignone esterno e le finiture metalliche
Notare il pignone esterno e le finiture metalliche
Piede mulinello
Piede mulinello

Come già visto su altri mulinelli di casa Ryobi destinati agli impegni gravosi, è stata eliminata la leva dell’antiritorno a favore dell’antireverse infinito, garantito da due cuscinetti monodirezionali sigillati a rullo. A proposito di cuscinetti, ce ne sono altri dieci tutti in acciaio inox: due all’interno della bobina sulla frizione, uno sul rullino guidafilo e uno su entrambi i braccetti dell’archetto, oltre a quelli principali sulla girante. La fluidità è garantita.

La robustezza dei componenti
La robustezza dei componenti

Per quanto riguarda la frizione, essa è composta da tre dischi in carbotex che gli conferiscono una massima potenza di 15 kg (30 libbre).

La manopola della frizione risulta un pò piccola
La manopola della frizione risulta un pò piccola

Passiamo ora alle considerazioni strettamente legate alla pesca del siluro in seguito a due anni di nostro utilizzo.

Le sensazioni di robustezza e solidità che si avvertono al tatto si riconfermano direttamente durante l’azione di pesca. Il peso è sì importante, ma essendo le canne nella tecnica  della break line e della boa costantemente posizionate su appositi picchetti (tranne ovviamente durante il combattimento o nel posizionamento delle esche) e non in mano, non influisce sull’azione di pesca nè contribuisce a stancare il nostro braccio, a tutto vantaggio di una maggiore resistenza agli urti, alla rottura del gambo, e della sicurezza che indirettamente riceviamo dagli ingranaggi sovradimensionati. Il braccio del rotore che ospita il blocco del rullino guidafilo inoltre, a canna “brekkata” e quindi con filo in tensione e frizione quasi del tutto serrata,  non si deformano come avviene ad esempio su mulinelli come lo Shimano Big Baitrunner LC, in cui tutto il blocco si avvicina quasi a toccare la bobina. La bobina è davvero capiente, permettendoci di caricare agevolmente ben 300 metri di treccia Momoi Jig Line Mx8 da 90 libbre 0,40mm, senza esaurire tra l’altro lo spazio disponibile: questo ci permette di avere abbastanza treccia per raggiungere gli spot più lontani in tutta tranquillità. Per quanto riguarda la frizione, i 15 kg sono una garanzia per affrontare qualsiasi siluro in qualsiasi condizione di corrente. La regolazione è fluida e abbastanza rapida (mai quanto la funzione “Istant drag” di casa Shimano) ma risulta per nostro gusto personale poco prensile e sottodimensionata la manopola della frizione, come abbiamo già visto sul Ryobi Luis, che rende un pò più impegnativa la sua regolazione, specialmente in caso di fretta. Buona ed efficace la presa sulla manopola della manovella monopezzo, che non presenta giochi. Il colore della manopola aiuta la sua individuazione inoltre nella pesca notturna. L’altra faccia della medaglia di questa manovella è che volendo richiuderla, è necessario svitarla del tutto (consiglio di acquistare i Reel Pouch XL, ovvero delle tasche in neoprene proteggimulinello applicabili anche a mulinello montato su canna e dotati di apposita tasca portamanovella): come nel Luis, un sistema simile a quello adottato dai mulinelli Shimano di stessa mission, sarebbe l’ideale. I molti cuscinetti presenti regalano un recupero molto fluido e davvero poco faticoso: ce ne siamo accorti sia durante un combattimento con un grosso esemplare in un fiume caratterizzato da forte corrente, sia in una battuta di pesca sull’Ebro in Spagna, quando bisognava spesso recuperare le esche posizionate a 250m dalla riva, con un siluro allamato o anche con il solo piombo (che per pescare con i pellet si usa anche di 600 grammi). Anche l’imbobinamento del trecciato risulta abbastanza buono, grazie al sistema antioscillamento brevettato dalla Ryobi. Non è sicuramente un mulinello entry level per quello che riguarda il prezzo, che si mantiene comunque in linea o di poco inferiore ai diretti concorrenti di stessa fascia e qualità. Concludendo possiamo affermare che se l’AP Power XL 20000 sulla carta sembrava potesse avere i requisiti per essere annoverato tra i mulinelli adatti alla pesca a break line e a boa, le prove sul campo hanno ampiamente confermato questa sensazione, e ci sentiamo quindi in grado di consigliarvelo ad occhi chiusi!

Manovella monoblocco e impugnatura ergonomica
Manovella monoblocco e impugnatura ergonomica

Per altre informazioni visitate il sito Tubertini

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Ryobi Luis 5500 HX

Coloro che sono soliti praticare la tecnica del vertical sanno quanto sia importante avere un combo canna-mulinello dal peso contenuto che consenta di  praticare per molte ore consecutive questa tipologia di pesca senza affaticare il braccio, ed una adeguata robustezza per affrontare con la dovuta tranquillità e sicurezza il combattimento anche con esemplari di taglia ragguardevole.  Il mulinello è generalmente il componente che più incide sul peso della accoppiata e sul quale si scaricano le maggiori sollecitazioni durante l’azione di pesca e l’eventuale combattimento. Di conseguenza la scelta del mulinello deve essere ben ponderata, prendendo in considerazione tre parametri fondamentali: leggerezza, potere di chiusura della frizione e robustezza della componentistica.

Shimano e Daiwa hanno per anni monopolizzato la scena, proponendo modelli come Saragosa, Spheros o Seagate, ma da metà 2012 è presente sul mercato un’interessante alternativa di casa Ryobi proposta da Tubertini, già produttrice di uno dei mulinelli entry level più utilizzati nello spinning al siluro, l’Applause, e della potente serie AP Power, utilizzati con soddisfazione in tecniche più gravose come la break/boa o spinning e pesca dalla barca nelle misure più piccole. Stiamo parlando del Luis 5500 HX.

Primo piano del Ryobi Luis 5500HX

A prima vista quello che salta all’occhio è la grande somiglianza al Ryobi Vertigo, sempre distribuito dalla Tubertini. In effetti possiamo affermare che i progettisti Ryobi hanno lavorato sodo per migliorare ulteriormente il già prestante Vertigo, rendendolo adatto ad impegni più gravosi come il light jigging, lo spinning pesante e appunto la pesca a verticale del siluro. Vediamo nel dettaglio le differenze e in quali punti si è rafforzato il Luis.

A differenza dell’alluminio di cui è costituito il Vertigo, il corpo del Luis è completamente costruito in Metal Royal, una lega leggera che conferisce leggerezza e al contempo solidità, resistenza ad urti, cadute e alle sollecitazioni a cui può essere sottoposto durante il combattimento. Il peso della misura 5500 testato è infatti molto contenuto, appena 356 grammi La bobina alleggerita è invece in alluminio forgiato a freddo, ed essendo sviluppato per la pesca in mare, è trattata con doppia anodizzazione per resistere alla salsedine.

Altro particolare che salta all’occhio e che differisce di molto dal Vertigo è la manovella ed il pomello. Se prima era richiudibile, soggetta alla lunga a giochi e dal pomello poco ergonomico in pesche gravose, essa ora si presenta in alluminio, monoblocco (azzerando così ogni possibile gioco) e corredata da un pomello alleggerito che conferisce una presa efficacissima durante il combattimento.

La manopola da combattimento alleggerita
La manopola da combattimento alleggerita

Come nel Vertigo è riproposta la particolarità che permette di abbinare ad un corpo ridotto una bobina sovradimensionata, ovvero il  sistema “V-Shaped Rotor Arm” che consiste nella leggera divaricazione dei bracci del rotore. Tutto questo a vantaggio di un minor peso e di una maggiore capienza. La bontà dell’avvoglimento delle spire del trecciato sulla bobina è conferita invece dal sistema ad oscillazione lenta di brevetto Ryobi. Impressiona inoltre la solidità del telaio rinforzato monoblocco su cui alloggia il rullino guidafilo e il generoso archetto in alluminio cavo (monobail). Per quello che riguarda la meccanica interna invece, si è lavorato per aumentare la robustezza dei componenti, la fluidità (portando ad otto i cuscinetti) e l’affidabilità, eliminando il comando dell’antiritorno.

Assenza del comando dell'antiritorno
Assenza del comando dell’antiritorno

La frizione infine è composta da tre dischi di acciaio abbinanti a dischi in carbonio. Il tutto permette di raggiungere il massimo potere di chiusura della frizione per un mulinello di queste dimensioni: ben 15 libbre, ovvero oltre i 6 kg.

Il pomello di controllo della frizione, sottodimensionato secondo i nostri gusti
Il pomello di controllo della frizione, sottodimensionato secondo i nostri gusti

Abbiamo utilizzato in diverse battute di pesca il Ryobi Luis 5500 HX abbinato alla canna Vertical Cat della Ethnic Tubertini potendo esprimere in seguito a diverse catture e ad un utilizzo intensivo nella pratica del vertical, le seguenti considerazioni:

Il peso contenuto lo rende ideale per un uso continuativo ed intensivo senza che il braccio risulti affaticato. Questo ci permette di pescare per tanto tempo e senza che la fatica influisca sul giusto movimento da compiere. Il corpo in Metal Royal garantisce e conferisce in combattimento una sensazione di  robustezza che ci permette di affrontare il combattimento in tutta tranquillità, così come la manovella ed il pomello, quest’ultimo veramente comodo da afferrare. Per quanto riguarda il potere di chiusura della frizione, considerando la taglia del mulinello non possiamo sicuramente aspettarci i 10-15 kg dei mulinelli che siamo soliti utilizzare in altre tecniche. Tuttavia i mulinelli di altre case produttrici utilizzati nella pesca a vertical e di egual misura hanno in genere 5 kg come potere, mentre il Luis ne possiede ben 6 kg. Altro punto positivo è la capienza della bobina,come detto prima sovradimensionata rispetto al corpo, e quindi in grado di ospitare la necessaria metratura di treccia per pescare ottimamente da natante. Volendo trovare i lati non positivi (ma sono dettati dalle preferenze personali), la manopola della frizione è relativamente piccola rispetto al diametro della bobina. Questo non incide sul funzionamento ma sulla accessibilità e comodità di regolazione. Una manopola più grande sarebbe risultata sicuramente di più rapida individuazione ed utilizzo, specie durante il combattimento o in caso di uso di guanti nella stagione invernale, che riducono la sensibilità del tatto. L’unico altro appunto potrebbe riguardare la manovella. Essendo monoblocco non è richiudibile, risultando ingombrante nel trasporto, previo il completo smontaggio. Senza utilizzare il sistema presente sul Vertigo che alla lunga può dare origine a giochi, risulterebbe ideale il sistema adottato dalla Shimano per i mulinelli con manovelle monoblocco, ovvero con l’innesto dell’albero filettato e non passante, in cui semplicemente svitando in senso orario, si allenta il blocco permettendo la chiusura su se stessa. A parte questi due unici aspetti influenzati più che altro dai gusti personali, il Ryobi Luis 5500 HX si propone come un’ottima alternativa ai mulinelli presenti sul mercato, strizzando anche l’occhio al portafoglio, grazie ad un prezzo non economico (la qualità si paga comunque), ma abbordabile ed inferiore ai suoi concorrenti.

Manovella monoblocco
Manovella monoblocco

Per altre informazioni visitate il sito Tubertini

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Perca del 2 marzo 2013

Primi caldi invernali

Quando l’inverno è agli sgoccioli e sta per lasciare spazio alla primavera è facile accorgersene. Aldilà dell’uscire alle 17.30 da lavoro ed esservi ancora luce, il sole stesso al pomeriggio ha una luce diversa, più intensa, più calda, che ti smuove qualcosa a livello dello stomaco..quel formicolio che si estende a tutto il corpo e che amplifica i sensi..come l’olfatto, con il quale cerchi di annusare la primavera nell’aria, nonostante questa sia ancora fredda e carica di umidità. I primi caldi invernali.

La barca è pronta, ti sta aspettando, il meteo promette temperature sopra i 10°C e forse anche un pò di sole. Ad esche sono messo maluccio, vedo una sola scardola nuotare nella vasca..la osservo per un po’ tramite il piccolo lembo di plastica opacizzata dal calcare che ci separa.. è inutile che fai finta di nulla..ti tocca prepararti per la trasferta. Preparo la cassetta con le montature assicurandomi che vi siano anche quelle con le varie gomme. Vertical Cat e Luis 5500 pronti. Il serbatoio è quasi a metà, gli aggiungo 10 litri di cara benzina verde e quanto basta di olio rosso.. ora è più che sufficiente. La batteria per il motore elettrico è carica, quella per l’ecoscandaglio pure. Samuel c’è. Siamo in bolla.

Alle 6.30 l’aria è ancora frizzante ma c’è il sole (almeno qui a casa). Carico l’auto con la poca roba che la pesca dalla barca necessita, nella solita sistematica, ordinata, maniera. Arriva Samuel con leggero ritardo..fretta non ce n’è.. poi ha portato lui il pranzo, non gli si può dir nulla (anche perché se devo pensarci io, si digiuna). Il tempo di fermarsi al solito bar vicino casa per una rapida e sostanziosa colazione e siamo lungo quell’autostrada ormai percorsa centinaia di volte, sempre arrugginita e con gli stessi lavori in corso da anni.

Arrivati al porticciolo troviamo nuvoloso, ma almeno svanisce l’incubo della nebbia. Mi han fregato le due spugne a bordo della barca. Questo rende difficoltosa l’operazione di pulizia ella barca. Non va bene. Mi arrangio con due asciugamani (quelli li han lasciati). Carichiamo con rigorosa distribuzione dei pesi e..la batteria dell’accensione del motore, collegata alla pompa di sentina, è a secco. Maledizione. Prevedibile però..ha dovuto svuotare dalla pioggia e neve  caduta nell’ultima settimana. Mi tocca alternare quella carica da scoppio ad elettrico di volta in volta. Pacco.

Siamo pronti. Proviamo subito davanti a noi, dove un profondo tratto interessato da una cascata ospita durante l’anno diversi esemplari. Proviamo per mezz’oretta buona, forse quaranta minuti, favoriti dal rigiro di corrente che ci fa compiere una traiettoria perfetta lungo il correntone e la profondità maggiore. Tuttavia non sembra esserci nulla, o almeno nulla che le esche gommose da noi montate potessero attrarre. Anzi, incaglio il fondo e mi tocca rompere la treccia. A questo punto ci spostiamo in una buca dove in questo periodo dell’anno qualcosa c’è sempre.. d’altronde l’acqua sotto la cascata è più fredda, e probabilmente in questo periodo sono altrove, in zone più riparate e calde.

Ci spostiamo, l’Evinrude viaggia, ruggisce, beve che è una meraviglia. Classe ’88..e non sentirli. Cambio montatura.. è ora della scardola. Ho giusto una montatura adatta, con un piombo da 40 grammi tricolore con tanto di rattles.Venti secondi. Non è il tempo che impiego ad innescare, bensì il tempo che rimango in pesca prima di allamare il primo pesce dell’anno. Non è un siluro, lo capisco subito, e immagino già cosa possa essere: un perca. Fa sempre piacere.

Perca del 2 marzo 2013

Insistiamo ancora un po’ per poi spostarci su un’altra buca. Intravedo qualche arco ma non riesco ad invogliarlo con la gomma.A dir la verità neanche Samuel con il carassio. Forse perché da 2 anni buoni che era congelato nel freezer. Altro tratto ancora, qui addirittura uno scarico di acqua calda alza la temperatura da 7,9°C a 12°C, ma non c’è nulla.. è questione di 2 settimane però.

L’Evinrude vuole viaggiare ed io l’accontento, facendolo zigzagare tra invisibili ostacoli giusto per assaporare il rumore dell’acqua.

Proviamo ancora, su una lunga deriva stavolta. Vedo diverse tracce, alcune interessanti, alcune sono alberi. Samuel lo impara per bene.. si attaccherà una decina di volte.. per la gioia della sua Flexo Pilk.

Però vuoi che con la gomma non mi ci trovo, o non ci credo, non riesco a sentire nulla. C’è poi sempre da dire che nemmeno Samuel con il suo carassio non sente nulla (sempre quello stagionato).

L’unica emozione che sento dopo la cattura del perca è scaturita dall’attivazione del giubbotto di salvataggio che indossavo. Un breve e sordo suono che non capivo da dove provenisse.. e un sibilo. Mi guardavo attorno, alle spalle, verso la riva. Ma poi sento stringermi il torace e capisco. Dopo il salvagente scoppiamo anche noi..dal ridere.

Alle 16.30 termina la prima pescata dell’anno. Cappotto evitato..poteva forse andare meglio..ma avevamo poche frecce a disposizione per i nostri archi. I siluri poi qui non sono affatto facili da catturare pescando dalla barca, i grossi figuriamoci. Gli ci vuole una settimana di quel sole di inizio marzo, quello che sembra primaverile.

Ma in fondo va bene così.. l’importante è essere tornato ad assaporare quel gusto di primavera nell’aria ed aver riempito i polmoni di quell’attesa dei momenti che a breve vivremo sul fiume.

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