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Monthly Archives: Settembre 2013

A pesca con Mr. Clonk

Ho il piacere e l’onore di conoscere Carlo Tarenzi da più di 10 anni, da quando fu creato il Gruppo Siluro Italia ed ogni fiera od evento dell’associazione era un buon motivo per ritrovarsi a scambiare quattro chiacchiere con lui, uomo dalla profonda passione per la pesca al siluro, tecnica che lo ha “obbligato” ad avvicinarsi al mondo di internet per reperire informazioni nonostante la sua sia una generazione non consona a queste tecnologie.. ma quando la passione è tanta ti permette di superare qualsiasi ostacolo. Carlo divenuto poi negli anni una istituzione nel mondo del catfishing europeo per quello che riguarda la fabbricazione artigianale dei clonk, i famosi “Hand made CT“, come inciso orgogliosamente a fuoco su ognuno di essi. In Italia come nel resto d’Europa se parli di clonk è inevitabile associare il nome Tarenzi: nelle nostre trasferte di pesca o fiere svolte all’estero (così come al nostrano Carpitaly) venivamo letteralmente assaliti dai pescatori locali, i quali si contendevano con fervore agonistico quei pregiati pezzi di legno dalla forma strana. Piccole opere d’arte create da chi li usa quotidianamente e conosce quindi le funzionalità che devono avere per produrre quel magico suono così caro a chi pesca a dinamica. Magico suono che deve aver folgorato lo stesso Carlo quando iniziò a scoprire la pesca del siluro, scoprendo che era possibile pescarlo battendo un pezzo di legno in acqua. Da quella scoperta è partito tutto..”Io non sapevo farli i clonk.. ne ho dovuti fare almeno trenta prima di arrivare a costruirli funzionanti!” mi ha confessato. Alla domanda di quanti clonk abbia realizzato fino ad ora non ha saputo rispondere, ma un centinaio all’anno sicuro.. e sapeste quanto tempo, cura e dedizione servono per forgiarli!

In occasione del 1° Raduno dei siluristi (clicca qui per leggere il report) dello scorso 22 settembre ho avuto il piacere di ritrovarlo e tra una chiacchiera e l’altra abbiamo organizzato di fare una cosa che in oltre dieci anni non eravamo mai riusciti a fare: andare a pesca assieme. Carlo preferisce pescare durante la settimana, quando la pace regna sovrana sul fiume e nessuno può disturbarti, “dove le ore sono ancora di sessanta minuti” come piace dire a lui in riferimento alla vita frenetica della città. Nessun problema, per pescare finalmente con Carlo prendo volentieri un giorno di ferie!

Arrivo purtroppo con mezz’ora di ritardo causa traffico in autostrada causa CERSAIE di Bologna, incidenti e lavori in corso che ostacolano il mio tragitto ed arrivato sul fiume scopro inoltre che Carlo non era al massimo delle sue condizioni, al punto che la sera prima era sul punto di telefonarmi per rimandare la pescata. Ma ormai siamo sul fiume, pronti per affrontare le sue acque in cerca degli avversari. Carichiamo così la barca di Carlo con quelle poche cose che la pesca dalla barca richiede e partiamo verso le derive che Carlo, da profondo conoscitore della zona, riteneva ideali per la giornata.

Arrivati salla deriva prescelta decidiamo come pescare: io mi dedico al vertical, mentre Carlo pescherà a fireball, con una montatura leggermente modificata mostratami da lui già durante il raduno del precedente week. Iniziamo così la deriva, muovendoci il meno possibile senza tuttavia negarci il piacere di parlare del più e del meno. Credo non siano passati più di dieci minuti quando sento Carlo esclamare deciso “Eccolo!“.. mi volto e lo vedo ferrare energicamente.. “E’ grosso, guarda come si piega la canna.. è dura vè!“. Recupero la mia esca e mi preparo ad assistere Carlo al combattimento, scattandogli anche qualche foto prima del glowing:

Carlo si lamenta del mal di schiena.. a pescare siluri di una certa taglia bisogna metterlo in conto! 🙂

Dopo un gran bel combattimento il pesce arriva maestoso a mostrarsi in superficie fino all’inevitabile glowing:

Fortunatamente abbiamo la sponda vicina e ci avviciniamo ad essa lentamente senza portare il siluro in barca ed evitare quindi alcuno stress o dolore. Disteso e bagnato a dovere il telo è ora di adagiare il siluro su di esso ed ammirarlo in tutta la sua maestosità.

Il tempo di qualche foto veloce e siamo pronti al consueto rilascio.

Riprendiamo poi a pescare, sempre allo stesso modo con l’aggiunta di qualche colpo di clonk eseguito dal Maestro in persona.. quale onore!

Io sento 3-4 abboccate senza capitalizzarle, Carlo invece nient’altro.. ma era già contento così.. e ci credo bene!

Verso le 14.00, complice un pò di vento e la più che giusta stanchezza di Carlo, ritorniamo verso il pontile.

 Successivamente scoprirò che Carlo, una volta tornato a casa, aveva 38,4°C di febbre.. che dire se non tanto di cappello a lui per aver affrontato una mattinata di pesca sul fiume ed un combattimento con un siluro del genere! Ringrazio Carlo per la disponibilità e per avermi portato a pesca con lui, dandoci appuntamento per un’ennesima pescata più avanti, con qualche grado di temperatura dell’acqua in meno, e anche del corpo!

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Il ritorno

Vuoi per il meteo avverso e le continue piene che hanno caratterizzato la prima parte della stagione, quella che ritengo la migliore per insidiare il siluro, vuoi per mancate occasioni o possibilità di uscire a pesca, quest’anno il Grande Fiume mi aveva visto solcare le sue acque soltanto una volta in un disperato tentativo di pesca a spinning durante la piena (leggi il report Sfidare la pioggia). Era giunto il momento di tornare a fargli visita.

Al mio rientro da qualche giorno passato all’estero in vacanza, avevo in programma un’uscita di pesca con Samuel con modalità e luogo ancora da definire. Quando il richiamo è troppo forte però non c’è alternativa che tenga, sentivo che il Po era il fiume da affrontare, a maggior ragione che sarebbe stato anche il ritorno della sua barca in quelle acque che aveva solcato per l’ultima volta due anni fa. Samuel accetta entusiasta. Decidiamo di svolgere la battuta da mattina a sera, pescando a dinamica e vertical in modo da coprire differenti altezze d’acqua ed intercettare i siluri in qualsiasi altezza si trovino. Ad esche siamo un pò limitati: 2 carassi e calamari. Li faremo bastare.

Venerdì mattina di buon’ora siamo pronti ad alare la barca

Samuel preferisce pescare a dinamica: clonk, cackitos e calamari, le 3 “c” per eccellenza. Io di conseguenza armo la Vertical Cat da verticale con un carassio leggermente più grande della taglia che preferisco.. ma questo passa in convento e ce lo si fa andare bene.

 Al pronti-via Samuel infila due catture nel giro di 5 minuti.. neanche il tempo di uscire dalla conca!

Non sono ovviamente catture che è possibile gustare in combattimento.. però è sempre bello vedere l’arco che sale in seguito alla clonkata e sentire la mangiata con il filo in mano.

Proseguiamo pescando nell’affluente che ci porterà fino al Grande Fiume senza ottenere tuttavia alcun risultato, senza nemmeno vedere tracce di siluri nonostante l’acqua fresca e la corrente stranamente sostenuta per il periodo.

Arriviamo finalmente sul Fiume Po.. quanto tempo! E’ un ritorno sia per me che per Samuel e la sua barca. L’acqua è incredibilmente più fresca del solito per il periodo, 24°C, mentre il fiume è leggermente più basso del livello normale creando così le condizioni ideali per fare lunghe derive a velocità perfetta per le tecniche che dovevamo praticare.

Memori delle tante pescate fatte negli anni passati in zona sappiamo quali derive sono possibili fare. Ci dirigiamo così verso la prima deriva, decidendo di pescare sula linea dei 4-5 metri. Monitoriamo prima la situazione costantemente con l’ecoscandaglio effettuando una deriva senza pesca. Il primo tratto non mostra tracce, mentre la parte finale mostra diversi pesci sul fondo e leggermente staccati. Torniamo a monte ed aiutandoci con le linee della deriva appena svolta tracciate dal GPS sull’ecoscandaglio, ripercorriamo lo stesso percorso, tenendoci pronti per la parte finale. Nonostante il buon approccio, l’unica cosa che riusciamo ad ottenere è una mangiata sulla mia esca mentre però ero intento a correggere la linea di deriva con il motore elettrico e una mangiata di un piccolo siluro sul cackitos di Samuel, che non ha allamato. Proviamo a farla una seconda volta senza risultati pur vedendoli sull’ecoscandaglio per poi decidere di cambiare deriva per non disturbarli troppo e magari tornarci più tardi.

La seconda deriva scelta è anch’essa più lenta del solito, ed essendo il livello più basso, ci costringe e restare defilati dal solito percorso. Tentiamo tuttavia di stare sul gradino dei 4 metri, più marcato rispetto alla conformazione del fondale. Credo di non arrivare nemmeno alla metà della lunghezza della deriva quando sento la botta secca di una mangiata sulla mia Vertical Cat. Ferro immediatamente e proseguo con il combattimento. Viene a trovarci un vivace siluretto sia per quello che riguarda la livrea che per il combattimento.. evidentemente l’acqua fresca li ha galvanizzati.

 Il tempo di una foto al volo e del corretto rilascio, è ora di rimettersi in pesca. Purtroppo l’altro carassio che avevo a disposizione è passato all’altro mondo, e visto che come dimensioni è ancora più grande del precedente, preferisco utilizzarlo su una fireball, pur consapevole che l’azione finale non è delle migliori. Poco male perchè rifacendo la stessa deriva ed arrivando alla fine di essa, faccio in tempo a notare sull’eco la presenza di un albero ma non a sollevare l’esca, perdendo di conseguenza l’innesco. Rimaniamo così senza alcuna esca viva, solo con calamari. Le opzioni erano o pescare a dinamica, o provare a fare qualche aspio a spinning (da utilizzare poi come esca).. oppure guardare cosa la mia cassetta delle montature potesse offrire di alternativo. Scelgo questa ultima opzione. Ricordavo di una montatura che ho creato due inverni fa, modificata poi lo scorso inverno ma mai utilizzata, dedicata proprio all’uso del calamaro sul fondo. Era giunta l’ora di testarla.

Ci spostiamo nella terza deriva. L’abbiamo scoperta anni fa proprio assieme e ci regalò diverse catture. Adesso però il fiume è più basso, e ci costringe a prenderla più esterna.. ma come noi è la stessa cosa per i pesci. L’eco infatti ce li mostra dandoci fiducia. La combinazione è sempre quella, Samuel a dinamica, io a verticale con l’esca da me ideata. Guardo il movimento che crea in acqua la mia esca.. mi piace.. mi dà ulteriore fiducia. Pesco convinto e avverto una mangiata che però sbaglio.. però funziona! Torniamo a monte, ripercorriamo la stessa deriva e nuovamente una mangiata sulla mia.. e stavolta c’è!

Non è il classico siluretto, c’è più peso dall’altra parte della lenza, il combattimento è bello.. come per la cattura precedente l’acqua fresca li ha rinvigoriti. Ci viene così a trovare un siluro di 148 cm.

 Visto il ritorno dopo tanto in Po era giusto tornare anche a fare un bagno nel Grande Fiume con uno dei suoi abitanti!

Anche questo non è un gigante, però considerato il periodo va benissimo.. e soprattutto per me vale doppio perchè è caduto su un’esca che ho creato ed ideato da me. Le soddisfazioni più grandi spesso derivano dalle piccole cose!

Dopo questa cattura era giunto il momento di tornare verso casa.

Il Grande Fiume ci aveva richiamato ed è stato di parola, regalandoci catture ed emozioni come solo lui riesce a fare. Un ritorno perfetto!

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