Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Monthly Archives: Marzo 2015

La rivincita

Nel novembre 2013, dopo l’ultima battuta di pesca che mi ha regalò il mio attuale personal best (leggi qui il report), decisi di acquistare il carrello e tenere la barca a casa, così da avere meno pensieri e la possibilità di esplorare anche zone diverse del fiume. Durante il viaggio di ritorno iniziai a conoscere cosa significa avere un carrello: scoppiò la ruota destra mentre percorrevamo l’autostrada. Fortunatamente avevamo  quella di scorta. Fino ad inizio maggio 2014 non ebbi modo di utilizzarla causa mancanza del gancio traino, e ne approfittai per personalizzarla secondo i miei gusti e necessità. Installato il gancio traino, verso fine maggio la prima ed unica pescata. La seconda era prevista per ottobre, per il “Raduno dei Siluristi” (leggi qui il report), ma dopo 10 km di autostrada il mozzo della stessa ruota di prima si ruppe, dovendo ricorrere al carro attrezzi ed abbandonando ogni sogno di solcare le acque del Grande Fiume con la mia Carolina Skiff J14.

Sostituti i mozzi, bisognava trovare l’occasione giusta per affrontare nuovamente la sfida del viaggio col carrello. Su quattro viaggi, due volte ho avuto una rottura, e questo mi ha bloccato mentalmente non poco sull’utilizzo. Tuttavia le paure vanno affrontate. In sospeso avevo una battuta di pesca da fare con Fabio e Vladi: questa è l’occasione che aspettavo. Controllo il meteo ed il livello del fiume: sole e temperature gradevoli per il periodo venerdì e sabato, peggioramento da domenica. Fiume ancora un po’ alto ma costante a livello di portata. Siamo a marzo.. condizioni simili in questo periodo significa catture. Mi accordo con Fabio per sabato, mentre io decido di recarmi sul fiume già da venerdì, per alare la barca senza fretta, verificare che tutto funzioni e fare una pescata con l’amico Luca, anche lui presente sul fiume.

Il giovedì esco da lavoro puntuale e preparo minuziosamente l’attrezzatura. In barca mi piace avere solo il minimo indispensabile, ben organizzato e riposto. Questo significa avere più spazio e meno ostacoli. La giornata di conclude facendo le ore piccole costruendo qualche montatura di scorta.

La mia sfida inizia all’alba, quando la sveglia suona implacabile alle sei e ventitrè. Abbondante colazione, raccolgo borsone con i vestiti, montature, reflex, qualcosa di commestibile e mi reco in garage, dove trovo tutto pronto dalla sera precedente. Carico l’auto, aggancio il carrello, sospiro e si parte per il Grande Fiume. Probabilmente uno dei viaggi più impegnativi a livello di stress. Gli occhi incrociavano continuamente gli specchietti mentre ogni buca, curva o rotonda erano un piccolo tuffo al cuore. Alle 8,40 ecco la meta, il Fiume Po. Parcheggio, scendo per verificare che siano arrivati tutti i pezzi e posso finalmente tirare un sospiro di sollievo.. è andata!

Caliamo subito la barca con la gru in acqua.. che bella sensazione rivederla nel suo ambiente naturale. Tuttavia dovrò aspettare ancora un giorno per utilizzarla. Luca mi aspetta a bordo della sua per iniziare a pescare!

La giornata è soleggiata, ma da subito ci fa compagnia uno di quelle cose che con la pesca proprio non ci azzecca nulla: il vento.. che non era previsto ma c’è. Le onde che crea sbattono sul fondo e sul bordo della barca generando continui sordi tonfi di dubbia attrattività, mentre è quasi impossibile, pur aiutandosi con i motori elettrici, eseguire una deriva corretta. Nonostante gli sforzi, quello che otteniamo sono una mangiata sbagliata per Luca e una cattura inconsueta per me.. un’anodonte.

Il mollusco contenuto in essa risulta un’ottima esca per il siluro nella stagione calda. Quando queste muoiono e si portano in superficie, i siluri entrano in frenesia alimentare per accaparrarsele.

Sconfitti e frastornati dal vento, prima dell’imbrunire torniamo al porto e decido di dedicare un po’ di tempo a tentare di catturare qualche esca pescando a ledgering. La pesca del siluro è bella anche perché ti permette di sconfinare anche in altre tecniche. Preparo un po’ di pastura e catturo qualche breme che ripongo nella nassa, mentre davanti a me si disegna un bellissimo tramonto sul Grande Fiume.

Saluto Luca, richiudo tutta la mia attrezzatura e mi reco nella mia stanza, dove dopo una doccia calda rigenerante e aver ingerito un po’ di cibo, mi abbandono al sonno mentre penso alla giornata di domani, quando finalmente tornerò alla guida della mia Carolina in cerca di qualche siluro del Po.

Fabio e Vladi mi raggiungono alle 8.00 di sabato mattina. Io li sto aspettando già sulla barca. Tutto e pronto.

Anche oggi la giornata è soleggiata, ma c’è ancora vento e bassa pressione (l’indomani avrebbe piovuto), condizioni sfavorevoli che necessitano approcci diversi e un pizzico di fortuna.

Il mio Evinrude XP25 datato 1988 fatica non poco a spingere la Carolina carica di tre persone con a seguito l’attrezzatura. Urla (e beve) come un dannato lui, ma il suo lavoro lo svolge.

La notte porta consiglio si dice. Ho ragionato sul fattore vento: i pesci in queste occasioni ed in questo periodo evitano le zone increspate da esso, cercando le zone più riparate, o le sponde opposte sottovento. Così mi porto su una zona che potesse fare al caso nostro, in cui sapevo poter trovare queste condizioni.

Iniziamo la deriva pescando tutti e tre a verticale, utilizzando esche da 10-15 cm.

La conferma che l’approccio scelto era quello corretto arriva subito. Fabio, dopo due anni di assenza dal pesca al siluro non si è scordato come si pesca e come si ferra, e risponde prontamente all’attacco del siluro.

Alla cattura segue un periodo dedicato allo spinning da parte di Fabio e Vladi, in cerca di aspi e cefali.

La ricerca di aspi risulta infruttuosa, i cefali invece, che quest’anno non hanno mai lasciato il fiume, sono abbondanti. Essendo però nelle ore centrali della giornata, quindi le più calde, è ora di ritentare la cattura di un siluro, magari più propenso ad entrare in attività. Decido di cambiare tecnica, passando al fireball.. magari un’esca viva ben presentata può incuriosire maggiormente il siluro in questo momento.

Ritorno nella zona dove Fabio ha catturato in mattinata il siluro, preoccupandomi di fermarmi qualche decina di metri più a monte, in modo da iniziare a pescare nella zona giusta non appena le onde create dal mio passaggio si siano esaurite. Mantengo ferma la mia esca vicina al fondo, controllando sull’ecoscandaglio la conformazione di esso e regolandomi di conseguenza. Ogni tanto arrivo a contatto con esso per sincerarmi della profondità corretta.

In barca nessuno parla e si muove, la concentrazione è massima. Sono io ad interrompere questo momento quasi mistico con un “Ce l’ho!“. Inizia un gran bel combattimento in cui sento fin da subito di aver a che fare con un siluro degno della sua fama di gigante dei fiumi. L’acqua ancora fresca li rende energici, facendo cambiare addirittura più volte direzione alla barca, tentando di risalire o fuggire verso centro fiume. Mi godo il combattimento con la mia Vertical Cat ed il Ryobi Luis 5500HX sulla mia Carolina J14.. mi sembra di tornare a quel novembre del 2013.. stessi attimi e sensazioni. Vladi controlla la posizione della barca con il motore elettrico permettendomi di essere sempre nella migliore condizione per gestire il combattimento. Fabio intanto apre il telo e si preoccupa del glowing, una delle fasi più delicate. Ormai è nostro, è a bordo. Ci dirigiamo nella spiaggia più vicina per le foto di rito.. si torna in acqua dopo il primo bagno di gennaio 2015 (leggi qui il report).

Il rilascio è una semplice formalità!

Il tempo di ripulire, sistemare la barca, ricomporsi e fare un’ultima deriva, ed è ora di ritornare al pontile, sicuramente soddisfatti per tanti motivi. Il primo è per essermi preso una bella rivincita contro il carrello maledetto. Il secondo perché sono tornato a pesca con gli amici Fabio e Vladi dopo la nostra ultima pescata che risaliva a maggio 2013 (leggi qui il report). Terzo perché Fabio, dopo due anni di fermo, ha dimostrato a se stesso di essere ancora un silurista con i fiocchi. Quarto, che sapendo leggere il fiume, conoscendo il siluro e le sue abitudini, anche in una giornata con condizioni avverse come quelle a noi presentate, è possibile comunque effettuare qualche cattura.

Le nostre avventure continuano.. la stagione è appena iniziata!

Ringrazio Fabio e Vladi per la compagnia e l’aiuto!

P.S. Al mio arrivo a casa sano e salvo, mentre scaricavo l’attrezzatura dalla barca, la gomma di sinistra ha iniziato a sgonfiarsi..

Ecco il video della cattura:

Leave a comment

Freddo da breakline

L’inverno non è certamente il periodo migliore per tentare la cattura del siluro a breakline: il siluro non è ancora attivo e non frequenta ancora il sotto sponda in attività di caccia.. però.. però il primo sole caldo di fine febbraio, quella luce e quella energia nell’aria che sanno in qualche modo già di primavera, quell’astinenza dal fiume, dall’attesa snervante di un segnalatore che ti fa sobbalzare dal lettino nel cuore della notte, dai momenti passati assieme ai tuoi compagni di pesca, ti fanno saltare ogni logica e passare in secondo piano ogni ostacolo e difficoltà.. nemmeno il freddo pungente, quello che sai di trovare sicuramente nel cuore della notte, o meglio verso l’alba, può farti desistere. Così ti ritrovi a scambiare qualche messaggio sul gruppo di WhatsApp per scoprire che non sei l’unico a pensarla così. Inutile dire che il sabato mattina sei già per strada che percorri quei chilometri che ti separano dal fiume con l’auto carica di sogni, speranze, aspettative.. e di attrezzatura, che a breakline non è mai né poca, né abbastanza (e per fortuna che ci si divide l’attrezzatura da portare).

Verso mezzogiorno ci ritroviamo tutti nel punto di ritrovo. Siamo in sei e purtroppo, come preventivato, non esiste uno spot in grado di ospitare tutti noi con due canne a testa. Decidiamo quindi di fare due campi e due gruppi da tre persone: io, Mirco e Riccardo staremo a valle, mentre Roberto, Matteo e Riccardo più a monte, ad una distanza comunque non troppo elevata. La prima cosa da fare era mettere le esche in acqua. Visto il periodo, abbiamo optato per delle trote: di facile reperibilità presso allevamenti o laghi a pagamento ed in grado di garantirci vitalità e movimento grazie alla sua propensione alle temperature basse. Altre esche sarebbero state di difficile reperibilità e di minor efficacia. I contro si traducono nel costo e nel maggior numero di attenzioni per il trasporto (ossigenatore e ghiaccio) e la manipolazione nell’innesco, considerata la delicatezza della specie.

Ad inizio stagione è sempre meglio rinfrescare le montature ed i nostri terminali, adeguandoli eventualmente alla tipologia di spot o alla tecnica che si vuole utilizzare, senza contare che si evitano rotture per trecciati usurati dal tempo ed ostacoli su cui siamo incappati nelle precedenti pescate.

Una perlustrazione dello spot con l’utilizzo dell’ecoscandaglio in questo periodo è d’obbligo. Scopriamo infatti come vicino ad alberi semisommersi e la sponda, vi sia una profondità elevata, dai 4 agli 8-9 metri.

Come detto ad inizio la tecnica prescelta è la breakline, tuttavia, visto il periodo, la propensione del siluro a rimanere ancora nei pressi del fondale e l’elevata profondità che abbiamo nel nostro spot, siamo obbligati ad effettuare qualche modifica. Questa non riguarda tanto i terminali, che rimangono sempre gli stessi classici della breakline, quanto il fissaggio della break stessa. Possiamo sopperire facilmente in due modi: calare l’innesco fino alla profondità desiderata per poi legare la breakline direttamente alla lenza madre con un semplice nodo, facendo in modo di tenere la boetta sopra al nodo, così che non tocchi l’acqua e desti sospetti (la profondità è elevata, ma la prudenza non  è mai troppa). Il secondo metodo differenzia nel solo modo di attacco della breakline: invece che direttamente sulla lenza madre, è possibile agganciarla ad una girella scorrevole opportunamente bloccata all’altezza desiderata da uno stopper. Altro accorgimento necessario fondamentale: il piombo. Dovendo raggiungere profondità importanti e quindi un terminale lunghissimo, dovendo contenere l’irruenza di un’esca molto vitale, è necessario utilizzare piombi generosi, di almeno 130 grammi. Immaginate su un fondale di 8 metri, con un terminale di 7,5 metri, cosa potrebbe combinare un’esca frenetica come una trota senza un piombo che la mantenga in un’area circoscritta.. meglio non pensarci

Occasioni come queste mostrano come sia utile avere terminali dotati di piombo intercambiabile, che ci permettono di cambiarlo rapidamente ed in qualsiasi momento in base alla corrente o alle necessità.

Il terminale , come abbiamo già detto, non subisce variazioni, lasciando spazio alle personalizzazioni ed agli accorgimenti che ognuno preferisce.

Non perdiamo tempo e iniziamo a portare fuori le nostre esche. E’ fondamentale scegliere e piazzare la nostra esca quando ancora c’è luce. Ci permette di lavorare senza difficoltà visiva, verificare che tutto sia connesso nella maniera corretta, ed essere sicuri di aver posizionato l’esca nel punto migliore. Quando ripeteremo l’operazione con il buio, sapremo già dove e come posizionare l’esca in modo rapido.

 Mirco decide di posizionare un’esca sotto sponda su una profondità di 8 metri, mentre la seconda esca viene collegata ad una boa precedentemente posizionata su uno scalino di 4 metri, dove ha suo dire, un piccolo siluro non si avvicinerebbe mai.. ma uno grosso sì. Io decido per entrambe le esche sotto sponda attaccato a grossi alberi semi sommersi, così come Riccardo, che dopo aver piazzato la prima esca, durante il posizionamento della seconda sente un forte strattone sulla mano, ferra, ed ecco la sorpresa.

Evidentemente stavamo posizionando l’esca proprio in una zona in cui sostava il siluro, il quale non si è fatto scappare un’occasione così ghiotta e poco dispendiosa.

Riposizionata l’esca, torniamo a riva per prepararci per la notte, montando il campo base.

Purtroppo la conformazione della sponda non ci è amica. Le canne le abbiamo parecchi metri sotto al nostro campo, rendendo pericolosa la corsa lungo la ripida e umida discesa dell’argine.

Anche udire gli avvisatori non è affatto facile a causa della distanza. Io mi avvalgo di avvisatori da carpfishing opportunamente modificati per la nostra pesca, dotati però di centralina wireless, che tengo comodamente in tasca o affianco al lettino in tenda.

Inizia così la trepidante attesa, quella che abbiamo pregustato nei giorni precedenti. Tutti con un’orecchio teso ad ogni minimo rumore e suono che può provenire dagli avvisatori.

Mirco è particolarmente preso dal momento.

Il calare del sole segna inesorabilmente l’inizio dell’attività di caccia. Dall’altro campo arrivano notizie di un siluro da 1,71 metri catturato da Matteo. Dal nostro tocca a me catturare nel giro di un’ora due siluri sopra al metro. Poi nuovamente altre catture per Roberto e Riccardo. La serata è movimentata, nonostante la temperatura bassa. Ci rifugiamo all’interno della tenda a chiacchierare, dove la parabola a gas ci scalda fino a che non finisce il combustibile della bomboletta. Prima di entrare nei sacchi a pelo un tè caldo preparato da Riccardo ci riscalda ulteriormente e concilia il sonno. Sonno che in realtà dura poco. E’ mezzanotte quando un’avvisatore suona ripetutamente. Non è il mio e non è neppure quello di Mirco. Capisco che è quello di Riccardo, ma non vedendo alcun movimento da parte sua e di Mirco, mi faccio carico dell’onere, abbandono il caldo giaciglio, mi metto velocemente gli scarponcini e mi butto giù per la scarpata, buttando un’occhio nell’oscurità verso le canne per cercare di capire quale sia sotto attacco. Non riesco a capire, ma arrivato in prossimità di esse sento nitidamente l’avvisatore di Mirco suonare, quello della canna posizionata sulla boa. Mirco, che nel mentre mi ha raggiunto, afferra la canna, ormai dritta, e recupera velocemente filo, in quanto il siluro si era buttato in corrente e scendeva a valle velocemente. Dopo diversi giri di mulinello, arrivato a contatto con il pesce, ferra deciso, e fortunatamente il siluro rimane allamato, cosa non scontata in occasioni simili. Rimaniamo un po’ frastornati, perché siamo sicuri che il primo avvisatore udito era uno di quelli di Riccardo, ma arrivati sulle canne, è quello di Mirco che ha iniziato a suonare. Comunque sia prosegue il combattimento, con un siluro che mette a dura prova la resistenza di Mirco ed esalta le prestazioni della Night Fighter. Il siluro tiene il fondo tantissimo, e Mirco passa la Night a me per la fase finale del combattimento, mentre lui va a recuperare il cordino per legare il siluro. Riesco a vincere la sua resistenza e attendo l’arrivo di Mirco. Essendo un bel pesce lo leghiamo per misurarlo e fotografarlo con calma nella mattina seguente. La notte prosegue con qualche falso allarme che mi fa uscire in fretta e furia dalla tenda per nulla. Quando alle prime luci ci svegliamo capiamo quello che è successo in occasione dell’ultima cattura: l’avvisatore che suonava era effettivamente quello di Riccardo, solo che il siluro aveva già rotto la breakline e si era portato a valle, mantenendo la canna curva in trazione. Il buio non ci ha fatto notare la direzione del filo, che sotto l’azione del pesce era indirizzata verso la nostra sponda. Come aveva finito di suonare il suo avvisatore, era partito quello di Mirco al nostro arrivo.

Risolto il mistero smontiamo il campo, recuperiamo le canne, carichiamo le auto e raggiunti dai ragazzi dell’altro campo (che hanno chiuso la sessione con cinque catture) ci accingiamo alla misurazione del pesce e alla foto di rito. Posizioniamo il telo e misuriamo il siluro: 206 cm! Mirco ci aveva visto giusto nel piazzare la boa! Siluro meritatissimo!

Con un totale di nove catture suddivise in sei persone possiamo affermare che anche in un periodo non ideale come quello invernale (seppur indirizzato alla primavera), è possibile pescare e catturare con la tecnica della breakline, a patto che vi sia un accurato studio del fondale ed un minuzioso posizionamento delle esche.

Non ci resta che concludere la prima sessione di pesca a break line nel modo migliore, con una bella colazione al bar più vicino.

Leave a comment