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Yearly Archives: 2016

Fuori tempo

Ogni anno attendo trepidante i mesi freddi per dedicarmi più assiduamente alla pesca. Da giugno ad ottobre pesco pochissimo.. vuoi per il caldo, per l’apatia dei siluri, per i tantissimi pescatori sportivi stranieri che affollano ogni angolo del fiume, scorrazzando avanti/indietro con piccoli yatch e relativi tender d’appoggio. Io cerco la tranquillità che solo un fiume deserto può dare.. e pazienza se il freddo ti costringe a vestirti pesantemente, se la nebbia è talmente fitta da non vedere le sponde, se le ore di luce sono poche. Purtroppo però, la fine dell’attesa non sempre coincide con le condizioni del fiume ideali per la pesca.

E’ il caso della battuta di pesca che abbiamo svolto questa domenica, unico giorno in cui potevamo recarci sul fiume. In realtà visto la pioggia diffusa al nord Italia di venerdì, immaginavamo di trovare condizioni negative, tant’è che se si sta a casa le possibilità di cattura si riducono drasticamente a zero, quindi tanto vale andare.

Giunti sul posto, se le condizioni atmosferiche erano buone, con temperatura mite e una nebbia non troppo invadente, non si poteva dire, come previsto, altrettanto del fiume. Acqua sporca senza schiuma e fango, non adatta per lo spinning da fiume piena, non adatta alla pesca a verticale in quanto quei pochi pesci che si vedono in queste condizioni sono, come li definisco io, “spastati”, ovvero staccati dal fondo ed apatici.

Se la pesca che preferisco fare, la verticale, era un tentativo vano, non lo era da meno la ricerca a mort maniè dei luciperca che intendeva fare Gabriele. Questi necessitano di acqua chiara per cacciare.

 Proviamo comunque a fare qualche deriva, incrociando pochissimi pesci, tutti di taglia piccola ed ovviamente staccati sul fondo e ben dritti. Proviamo così a dedicarci alla ricerca di spot validi per la ricerca del perca. Proviamo in una lanca dove l’acqua è ancora pulita, ricevendo due attacchi, da parte probabilmente di aspi. Ritornando sul fiume notiamo delle rientranze formate da alcune spiagge in cui l’acqua non si è sporcata. Tentiamo di derivare in una di queste, dove il fondale è già profondo anche sottoriva. Mi è capitato di prendere luciperca pescando su fondali sabbiosi in cui erano assenti alberi, rami od ostacoli in cui essi amano sostare e cacciare, ma Gabriele era alquanto diffidente. Tuttavia effettua il primo lancio ed inizia a recuperare.. e subito l’attacco! Il combattimento non è stato dei più complicati e lunghi visto che eravamo a pochi metri dalla riva.. così riusciamo a guadagnare un bel lucioperca che ci rende meno amara questa uscita domenicale.

 La giornata si conclude al bar per il classico aperitivo pagato da chi ha catturato. Io rimango ancora in attesa di riuscire a pescare con le condizioni giuste.. che attesa infinita!

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Quando il “Padrone” comanda..

Era dalla pescata didattica svoltasi a giugno (leggi qui il report) che non tornavo più sul Grande Fiume. Un po’ per il periodo, quello estivo, che non è tra i miei preferiti per insidiare il siluro, un po’ per un gesso al braccio che mi ha tenuto fermo parecchie settimane. L’estate però è una pratica ormai archiviata, e nonostante le temperature non lo dimostrino, l’autunno è arrivato ed inizia un periodo che può regalare belle catture. Con il calo della temperatura, il siluro sente l’imminente arrivo della stagione fredda e di conseguenza aumenta l’attività predatoria con lo scopo di immagazzinare quante più riserve possibili, dopo il periodo estivo passato in apatia a causa del caldo e del poco ossigeno presente nell’acqua.

Se il siluro torna in caccia, anche il pescatore deve tornare ad insidiarlo.. ecco perché era giunto il momento per il sottoscritto di ritornare a pesca dopo tante settimane di inattività. Compagni di avventura due componenti dell’As Brekema con i quali ho già avuto il piacere quest’anno di pescare diverse volte.. Luca e Andrea.

Ritrovarsi nel bar della piazza per un caffè è ormai divenuto un consolidato rituale per stabilire a tavolino la strategia da intraprendere sul fiume. Un po’ meno apprezzato il “Buona Pesca” lanciato a Luca dalla titolare del bar invece.

Priorità assoluta è procurarsi le esche.. poi vedremo quali spot offre il fiume in cui potersi piazzare per la notte.

Il bello della catfishing è che oltre al fatto di poter insidiare il siluro con qualsiasi tecnica accontentando qualunque palato, spesso capita di doversi cimentare in altre tipologie di pesca. Dovendo procurarci le esche infatti, il ledgering e la classica pesca a galleggiante sono state decisive per i raggiungimento dell’obbiettivo, riuscendo in poco tempo a pescare un buon numero di breme, barbi ed aspi. Da sottolineare la canna rotta da Luca, frutto del “buona pesca” precedente.

Ora la seconda fase: la ricerca dello spot. Navighiamo lungo il Grande Fiume a vista, cercando in superficie le tracce l che indicano una variazione di livello lungo le spiagge, ora molto scoperte visto il basso livello del fiume, valutando l’effettiva possibilità di raggiungere la riva con la barca senza spiaggiarsi, e la possibilità di mettere in pesca le nostre canne. E’ una fase molto importante, che vuole eseguita in maniera chirurgica ed attenta, abbinando la vista all’utilizzo dell’ecoscandaglio. Dovendo pescare con la tecnica della pietra, avere una precisa rappresentazione del fondale permette di posizionare le esche correttamente. Dopo aver analizzato tre o quattro spot, la nostra scelta ricade su un deciso salto d’acqua in prossimità di una parete di sabbia (nel verso senso della parola, visto che era alta quasi 3 metri).

Prima dell’imbrunire, abbiamo posizionato cinque canne a sasso e una, la più lontana, a poco più di un metro dalla spiaggia in un metro e mezzo d’acqua a break line.

E’ fondamentale terminare queste operazioni prima del cambio di luce, momento solitamente topico, in modo da non disturbare i siluri con il movimento della barca ed il rumore del motore.

L’attesa viene interrotta dall’avvisatore di Andrea.. un deciso attacco flette più volte la sua canna. Tuttavia la break non si rompe.. l’attacco non è andato a buon fine. Il momento è però quello buono, e questo pesce mancato è il preludio di quello catturato. Passano poco più di una decina di minuti e questa volta è la canna di Luca a piegarsi violentemente. Questa volte il siluro è stato deciso, e ha inizio un bel combattimento che impegna non poco Luca, che ne ha infine la meglio. Si tratta infatti di una bella cattura che di poco non raggiunge i due metri!

Riposizioniamo nel buio l’esca (per questo risulta fondamentale studiare per bene il fondale e la zona di giorno) e riparte l’attesa sotto un cielo colmo di stelle.

L’attesa è comunque vana e per tutta la notte, a parte qualche sussulto, non riceviamo nessun altro attacco. Al mattino è giunta l’ora delle foto di rito:

La battuta tuttavia non è finita. Ritorniamo al porto, carichiamo l’attrezzatura in auto e ci concediamo una buona colazione per fare il carico di energie. Ritorniamo poi all’ora di pranzo sul fiume, dove ci attendono anche Marco e Michele con la loro barca, per continuare la pescata facendo un po’ di verticale. La prima cattura è di Luca, con un silurotto sul metro. Per noi invece una montatura persa, un mulinello svuotato dal trecciato causa incaglio, un’altra montatura persa. Non c’è attività, il fiume è basso e troppo veloce per pescare bene. Quando la giornata sembra volgere al termine con un aperitivo sul Grande Fiume, ecco la chiamata di Luca, che ci avvisa di aver salpato un siluro oltre i due metri, il quale ha addirittura rotto anche la canna durante il combattimento (ennesima conseguenza del “buona pesca” della mattina precedente)! Lo raggiungiamo per complimentarci.. e per fare una foto di gruppo:

Che dire, questo è stato il week end di Luca. Ha indovinato tutte le mosse, sia per la pesca da riva che per quella da barca, sapendo osare e tentare quando ve n’era il bisogno!

Vi sarete chiesti il perché del titolo del report, “Il Padrone“? Nasce dalla goliardica gara interna all’As Brekema su chi prende più siluri sopra i due metri nell’arco della stagione di pesca. Lo scorso anno ha vinto questo titolo proprio Luca, per questo si fregia del titolo “Il padrone“.. beh, in questo week end ha dimostrato ampiamente come il titolo che ha conquistato non è frutto del caso!

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Succede tutto in 15 minuti

Maggio è un mese particolare per la pesca al siluro. In questo periodo ci sono diversi fattori che  possono incidere tantissimo sull’esito della battuta che ci apprestiamo a fare: pensiamo alla frega o alle piogge primaverili che danno origine alle piene. Già questi due fattori possono incidere singolarmente in maniera positiva o negativa.. pensate se questi due fattori arrivano ad interagire tra loro.. il risultato è la più totale confusione in quanto può creare frenesia alimentare o fermare e posticipare il periodo di riproduzione e quindi l’attività di caccia, disorientando di conseguenza il silurista stesso, che non sa se vale la pena di andare a pescare o meno (questo perché un silurista moderno e responsabile, nel periodo di frega non li insidia).

Accade così che l’ultima piena del fiume avviene durante la settimana (quando ovviamente nessuno di noi può andare a pescare), e le condizioni di sabato sono tutt’altro che incoraggianti per la pesca, visto il deciso del calo del livello. Ad un aspetto negativo ne corrisponde tuttavia uno positivo: con la piena l’acqua si raffredda, quindi i siluri difficilmente sono entrati in frega.

Con queste condizioni ed incognite assieme a Stefano ed Alessandro ci apprestiamo a compiere , a distanza di un anno dall’ultima assieme (leggi qui il report), una nuova notturna sul fiume.

Fiume in calo, sole e caldo sono le condizioni che troviamo. Con noi una manciata di piccoli carassi che ci obbligano a reperire con urgenza altre esche.. cosa non scontata quando l’acqua del fiume è ancora sporca. Fortunatamente grazie all’esperienza di Alessandro nella pesca a ledgering, il problema esche viene risolto con la cattura di breme e barbi.

Posizioniamo così i picchetti, prepariamo le canne da pesca ed allestiamo il campo.

L’azione successiva è quella dedicata all’individuazione degli spot in cui piazzare le nostre esche. Vanno per primi Stefano ed Alessandro.. il primo si posiziona con entrambe le canne a monte, mentre il secondo a valle. Tocca infine a me: mi rimane la zona centrale caratterizzata da un lentissimo decorso, con una zona caratterizzata addirittura da un ritorno di corrente verso monte. Scandaglio per bene il fondale in cerca del maggior numero di informazioni possibili, e decido di posizionare la prima su una sponda erosa fortemente dall’azione costante della corrente. C’è una sola radice che spunta da questo muro di terra e ad essa aggancio il cordino a cui fissare la break line. Il cordino è lungo al punto di farmi pescare nelle prossimità di un piccolo gradino e poco prima del taglio della corrente. La scelta della mia seconda break invece casca su una zona tranquillissima, quasi disinteressata dalla corrente ma con un fondale di 3 metri. Qui spunta un legno rotto. Ad esso aggancio un cordino. In realtà pesco molto vicino e potrei evitarlo ed agganciare la break line direttamente al tronco.. ma per una comodità di ri-brekkaggio lo faccio.

Finita l’operazione cordini, è tempo di brekkare. Sorge un grosso problema: il meteo. Il sole ha infatti lasciato il posto a nuvoloni neri, anzi nerissimi, carichi di pioggia. Il vento è umido e si sentono distintamente i tuoni avvicinarsi. Facciamo giusto in tempo a posizionare una break di Stefano e ci rifugiamo nella tenda. Inizia a piovere ed a soffiare un forte vento che ci costringe a tenere le stecche della tenda tese con le mani. Poi tuoni e fulmini che cascano non lontano da noi e come se non bastasse ecco la grandine. Dopo un’ora di tempesta il paesaggio è surreale, con nuvoloni plumbei che ci girano attorno e la condensa che si leva dal terreno a causa dello scioglimento della grandine. In questi momenti ti viene da pensare “ma chi me lo fa fare“.. ma poi sei già in barca a posizionare le esche.

 Inizia l’attesa, ingannata dal lusso di un aperitivo sul fiume e dalla preparazione della cena.. per non farsi mancare proprio nulla. Al tramonto il primo sussulto: sbrekka la canna più a monte di Stefano.. purtroppo a vuoto. Verso le 22,30 ormai a fine cena, ecco la mia centralina emettere il fatidico suono. Mi fiondo all’esterno della tenda e inizio a recuperare filo per arrivare a contatto con il pesce. Poi la ferrata decisa e l’inizio del combattimento. Un po’ per scaramanzia un po’ per “mettere le mani avanti” stimo il pesce sul metro e mezzo. Poi però i minuti scorrono, le sfrizionate aumentano e la sensazione di peso che fatica a staccarsi dal fondo è concreta.. non è un pesce piccolo. Ad un tratto sento l’altro mio avvisatore suonare. Stefano si fionda sull’altra mia Ethnic Breakline Cat e ferra deciso. Al contrario mio non mantiene un basso profilo ed esclama: “è grosso anche questo!“. La situazione non è delle più facili.. il mio si è buttato in corrente, mentre l’altro mette a dura prova Stefano. Quando riesco a portare a riva il mio avversario, ci rendiamo conto di avere a che fare con una cattura notevole.. Alessandro lo lega immediatamente per poi correre da Stefano, oramai stremato dal combattimento, per fare il secondo glowing. Anche questo è un pesce che non capita ogni giorno! Come se non bastasse, ecco che sbrekka la canna più a valle di Alessandro. ennesima corsa e combattimento: questa volta è davvero un pesce sul metro e quaranta rilasciato prontamente. Tutto in 15 minuti o poco più.. incredibile!

Riposizioniamo le esche e ci mettiamo sotto al sacco a pelo.. riuscendo a riposarci per tutta la notte.. ma non ci disperiamo.. in fondo abbiamo due grossi motivi per essere già soddisfatti.

Il mattino mi sveglio a causa di uno dei miei avvisatori che suona. Mi fiondo fuori dalla tenda ma la mia canna è correttamente brekkata. Noto allora un filo che la fa muovere. Proviene dalla solita prima canna a monte di Stefano, che ha sbrekkato chissà quando ed il filo, ormai a valle, toccava la mia. Purtroppo è l’ennesima sbrekkata a vuoto.. anche se causa avvisatore scarico non se n’era accorto nessuno.

Approfittiamo di questa sveglia alternativa per alzarci tutti quanti e smontare il campo. Era giunto il momento di misurare i siluri catturati la sera prima e fotografarli. Faccio scorrere il metro veloce fino ai 2 metri.. poi rallento e mi fermo ogni dieci centimetri. Due e dieci.. due e venti.. ce n’è ancora.. due metri e trentasei! Questo è il più “piccolo” dei due tra l’altro.. catturato da me:

Passiamo così a misurare anche il secondo siluro, quello catturato da Stefano. Stesso metodo di misurazione. Veloce fino a due metri per poi rallentare.. due e dieci.. due e venti.. due e trenta.. ce n’è ancora.. due metri e quarantacinque!

Accurato rilascio di questi due vecchi abitanti del fiume e facciamo tappa al bar per la colazione, che tocca pagare ben volentieri a me (anche se ho un contenzioso aperto con Stefano.. perché se è vero che il 245 è uscito su una mia canna, posizionata da me dove volevo io.. l’ha recuperato lui!).

In fondo in fondo ce li siamo meritati.. siamo partiti con parecchie incertezze e condizioni non al top, abbiamo dovuto fare esche sul posto, abbiamo dovuto resistere alla tempesta perfetta.. insomma, tanta tenacia andava ripagata!

Incredibile tuttavia come nell’arco di una notte intera, a volte capita che l’attività di tutti i siluri si concentri solamente in una manciata di minuti e basta. A sapere quando accade si potrebbe quasi pensare di non pescare tutta notte.. ma sarebbe troppo comodo!

Visto i segni riconducibili alla frega, i siluri di questo spot li lasceremo in pace per qualche settimana.. se lo meritano!

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Boetta Ng Fishing

Bene o male ogni azienda che commercializza materiale per la pesca al siluro presenta a catalogo anche i galleggianti. Questi fondamentalmente sono sempre le classiche boette a cui spesso l’unica modifica eseguita è il cambio della vernice con cui sono colorate. Aldilà però di comportarsi da galleggiante scorrevole, non hanno alcuna altra utilità o innovazione. Esistono però galleggianti costruiti da una piccola ma dinamica azienda italiana che presentano innovazioni e finiture che vanno ben oltre gli standard a cui siamo abituati a vedere sul mercato. Stiamo parlando delle nuove boette della Ng Fishing.

 Evoluzione della prima versione da 160 grammi in commercio già da diversi anni, la nuova boetta NG differisce innanzitutto nel peso, aumentato a 180 grammi.

 

La seconda differenza è l’aggiunta di un secondo tubetto passante interno che riduce il diametro a 7mm, misura ideale per l’inserimento delle star light in commercio o dell’asticella plastica in dotazione.

L’inserimento blocca di fatto la boetta alla lenza madre, fungendo così da stopper e permettendoci di decidere e fissare velocemente la profondità di pesca.

Rimane inalterata l’elevata qualità costruttiva (verosimilmente indistruttibili), la scelta dei materiali e delle finiture, come ad esempio il tappo di uscita del filo.

Vastissima inoltre la scelta della colorazione, che spazia dal bianco a colori più accesi e vistosi come l’arancio ed il giallo, o al più sobrio nero.

Il mio giudizio

Di per sé una boetta non ha nulla di tecnologico o particolare. Eppure la NG Fishing ha avuto il merito, fin dalla prima versione, di creare un articolo al di sopra degli standard qualitativi già esistenti in commercio concentrando qualità e finiture di pregio in un prodotto fino ad allora snobbato “dall’evoluzione” dei materiali. Con la seconda versione sono riusciti a migliorarlo ulteriormente aggiungendo una funzione utile in molte situazioni di pesca. Questa possibilità di bloccaggio è risultata molto funzionale nella classica pesca a galleggiante, un po’ meno nella pesca a break line se la utilizziamo per bloccare una girella sopra di essa per fissare la break line e regolare così la profondità di pesca (ma non è stata concepita per questo tipo di sollecitazioni). In questo caso, se utilizziamo lenze madri sottili (ad esempio un trecciato da 80 o 100 libbre) il bloccaggio non è così forte da garantire un serraggio ottimale e la boetta tende a scivolare durante la fase di messa in tiro della canna. Per ovviare questo inconveniente si può utilizzare uno shock leader di diametro importante come ultimi metri della lenza madre (creando quindi un maggior attrito nel foro), inserire uno stopper al di sotto della boetta o ancora fissare la break line su una finta asola sulla lenza madre (senza quindi utilizzare la boetta per bloccare la girella come nel nostro caso, ma proprio solo come segnalazione).

 Ulteriore miglioria potrebbe essere l’inserimento di un nastro catarifrangente attorno al corpo, in modo da essere localizzata facilmente nella notte per verificare sia la giusta posa dell’esca sia la posizione del siluro durante il combattimento. Ulteriore evoluzione che ci sentiamo di suggerire alla Ng Fishing, potrebbe essere la creazione di una boetta da poter togliere dalla lenza madre senza tagliare il filo, un po’ come accade con i piombi intercambiabili: non è facile, ma la NG Fishing ci ha ormai abituati a così tante innovazioni che chiedere è ormai lecito!

Per altre informazioni: NG Fishing

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Differenti condizioni.. diversi risultati!

Sembrerà scontato ed ovvio, ma il segreto per catturare più pesci spesso coincide con una semplice azione: andare il più possibile a pescare.

La stragrande maggioranza di noi infatti è obbligata per motivi di forza maggiore (lavoro, famiglia, ecc) ad andare a pesca quando può, e non quando si dovrebbe. Di conseguenza siamo costretti ad accettare le condizioni meteo e del fiume che troviamo in quel determinato giorno, le quali non sempre coincidono con le preferite dal siluro, e non sempre risultano adatte alla pratica della pesca. Pensiamo a quando si capita nel post piena, con il fiume in calo (negativo per lo spinning, per la pesca a verticale e altre tecniche), o in una giornata di vento o di nebbia.. situazioni che difficilmente ci metteranno nella condizione di poter catturare. Se avessimo invece la libertà di scegliere quando e quanto andare a pescare, le nostre probabilità di cattura aumenterebbero a dismisura.. da un giorno all’altro possono cambiare radicalmente!

A supporto di ciò vi racconto l’ultima pescata dell’amico Alvise. La settimana di Pasqua decide di dedicare un giorno e mezzo alla pesca del siluro dalla barca assieme all’amico Lorenzo.

Il martedì un forte vento e basse temperature rendono la pesca difficile e come se non bastasse i siluri non hanno intenzione di collaborare (c’è anche da dire che in quei giorni sono soggetti ad una pressione di pesca incredibile da parte di pescatori italiani e sopratutto del nord Europa che approfittano delle vacanze pasquali per dedicarsi alla pesca). La giornata si conclude con un solo siluro slamato, probabilmente di taglia.

Il giorno seguente hanno a disposizione la sola mattina per pescare. Tuttavia la situazione che gli si presenta è totalmente differente da quella del giorno precedente: giornata soleggiata e calda, vento assente. Risultato di una mattina di pesca? 6 attacchi, di cui due sbagliati e 4 pesci catturati tra cui il primo over per Alvise!

Se avessero pescato il solo martedì con le condizioni negative, sarebbero tornati a casa con un cappotto, mentre aver avuto la possibilità di pescare qualche altra ora nel giorno seguente con condizioni favorevoli, ha permesso ad Alvise e Lorenzo di assistere ad una sessione di pesca fantastica, terminata con una stupenda cattura.

Saper pescare, avere le montature corrette, le esche adatte e conoscere il fiume sono tutti fattori che contano, ma avere la possibilità di pescare quando le condizioni sono quelle buone significa fare realmente la differenza in termini di numero di catture!

Colgo l’occasione di fare i miei più sinceri complimenti ad Alvise, in quanto in poco tempo e poche pescate assieme è riuscito ad assimilare benissimo i concetti della pesca a verticale.. ed i risultati si vedono! Continua così!

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Via col vento..

Abbandonata la noiosa autostrada, mi godo il panorama ed i caratteristici paesini della bassa emiliana negli ultimi chilometri che mi dividono dal pontile dove ho appuntamento con Andrea, Luca e Marco. Ogni qualvolta mi lascio alle spalle l’ennesimo piccolo e caratteristico borgo sperduto nelle terre limitrofi al Grande Fiume, mi capita di pensare a quanti posti e paesi ho visto e visitato grazie alla passione per la pesca. Paesini spesso insignificanti e sconosciuti ai più, di quelli che non sogneresti mai di partire per andare a visitare, ma che per raggiungere lo spot, volenti o nolenti, si è costretti perlomeno ad attraversare. Ecco allora che il raggiungimento dello spot non rappresenta solo una perdita di tempo che ci separa dalla pesca, ma il viaggio diviene anche una piacevole scoperta.

Al nostro arrivo ci attende un gran bel sole caldo ed un fiume in perfette condizioni.

Il tempo di caricare la barca e ci dirigiamo verso lo spot: una rientranza del fiume con pochissima corrente e acqua bassa ricca di cefali, zona ideale per l’attività predatoria dei siluri. Visto la tipologia di spot, optiamo per pescare a pietra. Continua così il mio “apprendistato” per questa tecnica. Non sono tanto le montature ad essere complicate da costruire, bensì, il compito più difficile è scegliere il posto dove posizionare l’esca, il che significa saper leggere molto bene la conformazione del fondale osservando l’ecoscandaglio, riconoscere le zone adatte del fiume in base alla corrente presente, essere coordinati al momento di lasciare cadere pietra e terminale in acqua. Prendendomi tutto il tempo necessario (forse fin troppo) e con la dovuta calma, costruisco due terminali e la montatura sulla lenza madre. Di per sé sarebbero entrambi piuttosto poveri come materiali e costruzione: sulla lenza madre ad esempio basterebbe una girella tripla a cui applicare ad una estremità il terminale, all’altra la lenza madre e nell’anella centrale la break alla pietra. Per il terminale invece potrebbe bastare giusto un metro di kevlar, l’amo e l’ancoretta. Io invece, come al solito, da maniaco della precisione e dell’estetica (totalmente inutile, sia chiaro), mi complico la vita inserendo guaine, girelle con moschettoni particolari o seaboom, perline salvanodo, stopper e chi più ne ha più ne metta. Trovo enorme soddisfazione a vedere terminali e montature così.. che ci posso fare!

Obiettivamente non può andare tutto bene.. non sarebbe la solita pescata. Si alza infatti un fastidiosissimo vento costante che investe chirurgicamente noi ed il nostro spot. Lì per lì non ci diamo molto peso, visto che di solito in serata si calma, ed iniziamo a piazzare le nostre esche, seguendo accuratamente il deciso gradino che il fondale crea davanti a noi.

Abbiamo sei canne piazzate perfettamente a pietra, di cui una innescata con un barbo e le altre con delle breme. In genere il tramonto è il momento ideale per testare l’attività dei siluri e capire se ci sarà o meno attività. Continua tuttavia ad esserci vento, ora frontale, che crea onde in acqua e prolungati fischi sfiorando le nostre treccie tese.

Nonostante il vento, vediamo una prima mangiata su una delle canne di Luca. Due sussulti violenti della canna riconducibili tuttavia ad un piccolo siluro, tant’è che non hanno seguito. Poi l’ennesima nota dolente: il vento rafforza. Ora spinge con raffiche violente, al punto da costringerci a ritirarci nelle nostre tende per ripararci dalla costante ventilazione e dalle violente quanto improvvise sferzate.

Il passare dei minuti è una lenta agonia. Il vento non è mai un buon alleato a pesca, in nessuna tecnica, né da barca né da riva, a maggior ragione in acqua bassa dove crea onde e rumori che spaventano il pesce. Se al nostro arrivo davanti a noi era un continuo saltare di cefali, ora non c’è nessun segno di attività. Come se non bastasse le trecce producono vibrazioni e sibili che di certo non rendono la situazione tranquilla. Purtroppo però ormai è buio e non possiamo di certo traslocare su un altro spot, considerato poi le tende già montate e le canne piazzate. Alle 22.00 siamo ognuno nei propri sacchi a pelo pronti per dormire, con la consapevolezza che se il vento non cessa di spirare, di attacchi ne vedremo ben pochi.

 Sfortunatamente il vento continua a sferzare per tutta la notte. Dentro di noi lo sconforto è totale: spot perfetto, livello del fiume ottimale, esche belle e piazzate adeguatamente. Tutto lasciava pensare ad una serata “spaccabraccia“.. ed invece quando alle prime luci di domenica iniziamo a svegliarci, il resoconto è di zero partenze.

Il fatto quasi comico è che ora, con ormai la luce, il vento inizia a placarsi, quasi come a prendersi gioco di noi. Ricordiamoci però che “chi la fa, l’aspetti“. Mentre cerchiamo di raccapezzarci su cosa avessimo sbagliato o se bisognasse scegliere fin dal principio uno spot riparato dall’azione del vento, la canna di Marco si piega violentemente in avanti, un po’ come accade a Mequinenza quando si pesca a pellet. Marco afferra prontamente la canna ed inizia un combattimento non facile. L’esca infatti era posata oltre duecento metri ed il fondale non è tra i più puliti, di conseguenza ci sono parecchie incognite sull’esito positivo del combattimento. Fortunatamente Marco è bravo nella gestione del combattimento, ed il pesce non riesce mai a trovare un ostacolo dove tentare di liberarsi. A riva arriva un bellissimo esemplare mattutino che ci scalda un po’ l’animo quando eravamo già rassegnati al cappotto.

Il fatto quasi comico è che ora, con ormai la luce, il vento inizia a placarsi, quasi come a prendersi gioco di noi. Ricordiamoci però che “chi la fa, l’aspetti“. Mentre cerchiamo di raccapezzarci su cosa avessimo sbagliato o se bisognasse scegliere fin dal principio uno spot riparato dall’azione del vento, la canna di Marco si piega violentemente in avanti, un po’ come accade a Mequinenza quando si pesca a pellet. Marco afferra prontamente la canna ed inizia un combattimento non facile. L’esca infatti era posata oltre duecento metri ed il fondale non è tra i più puliti, di conseguenza ci sono parecchie incognite sull’esito positivo del combattimento. Fortunatamente Marco è bravo nella gestione del combattimento, ed il pesce non riesce mai a trovare un ostacolo dove tentare di liberarsi. A riva arriva un bellissimo esemplare mattutino che ci scalda un po’ l’animo quando eravamo già rassegnati al cappotto.

Ora possiamo tornare al pontile soddisfatti.. in extremis!

Questa pescata ci ha comunque insegnato che, tra i tanti fattori che bisogna tenere in considerazione, non bisogna sottovalutare l’azione del vento. Cercare spot riparati da essa può aiutare molto ai fine della bontà della pesca, specie se peschiamo in pochissimi metri d’acqua. Osservare le previsioni meteorologiche comprensive del vento sarà d’ora in poi d’obbligo non solo quando pescherò da barca, ma anche da riva.

Non si finisce mai di imparare insomma!

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Aprile, dolce dormire!

Era il 1998 quando mi avvicinai alla pesca al siluro. All’epoca si sapeva poco o nulla su di esso, non vi erano attrezzature dedicate, nei negozi di pesca si trovavano solo informazioni frammentarie, così come su internet e sulle riviste di settore. Tuttavia il viaggiare, ricercare spot, macinare chilometri di argini, imboccare carraie dissestate, provare nuove tecniche, nuove esche.. era un insieme di esperienze che ti coinvolgeva, ti stimolava.. ogni volta era una nuova avventura. Se a distanza di quasi vent’anni ho ancora voglia di pescare il siluro, credo sia proprio perché tutt’ora, nonostante condizioni totalmente diverse, ho ancora piacere di vivere avventure sempre nuove, di imparare, di scoprire, di conoscere e pescare con pescatori che condividono questa filosofia, e non che mirano solamente al “big“.

 L’ultima avventura mi porta in un tratto del Grande Fiume non tanto lontano da casa ma nel quale non ho mai pescato.. o per lo meno vi ho solo navigato in passato, giusto un paio di volte. Marzo e aprile sono gli unici due mesi in cui mi piace pescare di notte: i siluri sono attivi, devono mangiare per immagazzinare le energie perse durante l’inverno e per l’imminente frega, e, soprattutto, non ci sono zanzare!

Ad attendermi al bar del paese c’è Luca, con il quale, dopo un buon caffè, mi dirigo verso il pontile per caricare la barca che ci porterà sullo spot, dove ad attenderci ci sono già Andrea e Fortunato, ricostituendo così il gruppo dell’ultima pescata (leggi qui il report).

Approdiamo sulla spiaggia che ci ospiterà per una notte dove Andrea aveva già piazzato la tenda ed assieme a Fortunato erano intenti a procacciare qualche esca pescando a feeder. Iniziamo così a perlustrare l’area per valutare come e dove posizionare le nostre esche.

La zona è molto interessante e varia, così da poter permetterci di pescare con qualsiasi tecnica statica. Il fiume dal canto suo non è nelle condizioni migliori. Appena due giorni fa è passata una piccola piena ed il rischio è che i siluri siano sazi ed il livello calante blocchi quella minima attività che poteva esserci. Per tentare di avere il maggior numero di possibilità di ottenere attacchi, decidiamo di provare a break line, a boa e a pietra. In questo modo possiamo coprire zone differenti, cercando di andare incontro a qualsiasi comportamento del siluro in queste condizioni.

Ritornando al discorso iniziale, quando parlavo di continuare ad apprendere, questa è l’occasione per affinare una tecnica che poco pratico e che non è tra le mie preferite: la pesca a pietra. Tanto efficace negli ultimi anni, quanto per certi versi meno pratica e comoda rispetto alla break line.

Tre canne sono destinate alla pesca a pietra, due alla boa, quattro a break line.

Andrea e Fortunato si occupano del posizionamento delle esche, sfruttando la luce del giorno e il meteo ancora buono, visto che all’orizzonte si vede bene la presenza di nuvoloni carichi d’acqua.

Ci raggiunge nel mentre un personaggio che ho avuto modo di conoscere esattamente 10 anni fa tondi tondi, durante la prima pescata didattica a break line che organizzai con l’allora Gruppo Siluro Emilia, Nicolò. Con lui Piero, uno zaino contenente una griglia e un borsone pieno di vivande. Aveva anche le canne da pesca, ma passavano in secondo piano!

 Per festeggiare ci scappa l’aperitivo in riva al fiume.

D’altronde la pesca è in grado di andare oltre al solo aspetto della cattura o a quel senso di estraniazione dal mondo che si prova nell’isolamento in mezzo al fiume. Bisogna imparare a considerare e ad apprezzare anche i momenti di goliardia, le sane chiacchiere condite dalle risate, dalle battute e dalle store di vita vissuta, una grigliata, un fuoco acceso.. sono tutti momenti che rimangono impressi nella nostra mente, e saranno un ricordo legato a quella battuta di pesca, rendendola unica anche se la cattura non c’è stata.

Nel mentre le esche sono state tutte posizionate minuziosamente ed il temporale che avevamo avvistato in lontananza ci ha fortunatamente girato attorno ed è scomparso all’orizzonte. Non ci resta che attendere!

Come si fa a intendere il catfishing solo come la ricerca ossessionata del big, quando davanti a noi si stampano paesaggi simili?

L’attesa è dunque iniziata.. e non solo quella di un eventuale cattura, bensì anche quella relativa ad un panino con la salsiccia o di un cosciotto di pollo grigliata a dovere dal cuoco di campo Nicolò.

Ebbene l’attesa dura poco per entrambe. Il campanellino vintage di Fortunato fa il suo dovere segnalando l’attacco ad una delle esche posizionate in mezzo agli alberi a break line. Il combattimento è breve per via della distanza relativamente vicina e per l’energia che Fortunato ci mette nel recupero, ma il pesce è tutt’altro che piccolo, quindi decidiamo di legarlo per effettuare la foto di rito al mattino.

Nel mentre è pronta anche la carne, e dopo aver riposizionato l’esca, possiamo dedicarci alla cena.

Tra una chiacchiera a voce a volte troppo alta, un bicchiere di buon vino, una coscia di pollo e un panino, si fa presto l’una di notte senza registrare nessun altro attacco. Ci ritiriamo quindi nelle tende, sperando che un po’ di tranquillità e silenzio possano insospettire meno i siluri. Evidentemente però o non è serata, o i siluri sono ancora pieni dalla piena di qualche giorno prima.. non riceviamo infatti alcun attacco, e la notte passa quindi senza alcun sussulto, al punto di lasciarci dormire benissimo e beati.. neanche a casa si dorme così bene.

Al mattino è tempo di fare la foto alla cattura!

Tuttavia se la sessione di pesca statica è terminata, non è terminata qui la pescata. E’ ora di salire infatti in barca e cercare qualche siluro a verticale! Non prima di aver fatto colazione/pranzo con l’ennesima porzione di cosciotti di pollo e panini con la salsiccia però!

Salgo con Nicolò e Piero sulla loro barca mentre Andrea e Luca sono l’altro equipaggio sul Boston Whaler. Iniziamo a pescare dal pontile, dopo aver scaricato tutta l’attrezzatura usata nella pesca da riva, inutile e solo d’impiccio ai fini della pesca dalla barca. Partiamo a derivare proprio dal pontile. Qui assisto alla cattura da record di velocità da parte di Nicolò: dopo 10 metri di deriva vedo una traccia sull’ecoscandaglio, ma non faccio in tempo ad avvertire tutti che vedo la canna di Nicolò piegarsi. Lo ha allamato! Non è un esemplare enorme, ma il fatto di aver abboccato dopo 10 metri dalla partenza rende comunque la cattura memorabile!

Continuiamo sotto ad un bel sole primaverile a verticaleggiare lungo il fiume, ma l’unica cosa che otteniamo è un siluro probabilmente grosso che si slama a Luca dopo pochi secondi di combattimento e due attacchi sbagliati da me, dettati un po’ dalla stanchezza, un po’ dalla distrazione. A verticale infatti bisogna sempre essere sull’attenti. Non sempre i siluri fanno mangiate che strappano la canna dalle mani o si autoallamano.. in alcuni periodi bisogna essere sempre pronti a ferrare al primo avvertimento di attacco e per questo è richiesta concentrazione e rapidità.

Insomma, non bisogna dormire, come abbiamo fatto per tutta la notte e come ho fatto io nelle due occasioni sbagliate! In compenso però qualche cattura si è vista, ma sopratutto abbiamo avuto modo di apprezzare le tante sfaccettature che la pesca è in grado di offrire, specialmente quando si è in compagnia di pescatori genuini ed appassionati, che amano la pesca per quello che offre, e non per quella che la moda dice di dover essere!

E per concludere in bellezza la sessione di pesca, cosa c’è di meglio..

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Quando il grosso non c’è.. i piccoli ballano!

La primavera che inizia a mostrarsi con il suo colorato vestito e le temperature gradevoli ti smuovono qualcosa dentro, a livello viscerale. Una battuta di pesca a break line è quello che serve in questo periodo per esternare  il proprio istinto.

Così dopo l’ormai rituale colazione al bar, aver evitato un gatto nero, per giunta zoppo, e qualsiasi augurio da parte di qualsiasi persona, raggiungo Luca, Andrea e Fortunato sul fiume. Era da tempo che desideravo fare una pescata con loro e finalmente era giunto il momento.

Il cielo è leggermente coperto, il sole si affaccia qualche volta senza concederci più di tanto il suo calore primaverile, mentre il fiume ha un livello basso, non proprio l’ideale, ma inutile stare a sindacare più di tanto.. quelle volte che si può andare a pescare bisogna prendere atto delle condizioni che troviamo, positive o negative che siano e fare buon viso a cattivo gioco. Se dovessimo pescare solo con le condizioni perfette, dovremmo non lavorare o pescare veramente poche volte l’anno.

Scarichiamo il tender e perlustriamo la sponda opposta a dove abbiamo ipotizzato di piazzare il campo base. Nonostante il basso livello, troviamo diverse rigiri e zone morte dove poter piazzare le nostre esche. Quindi Fortunato ed io iniziamo a piazzare con calma ed accuratezza i cordini con tanto di break line ai quali agganceremo i nostri terminali, calcolando con estrema precisione l’altezza e la posizione in cui la nostra esca lavorerà.

E’ ancora presto per brekkare le nostre esche, e decido quindi tra una chiacchiera e l’altra di ingannare l’attesa preparando il campo base per la notte e pescando a feeder qualche esca del posto, catturando tra l’altro diversi combattivi barbi.

Verso le 17.00 iniziamo a portare le nostre esche sulla sponda opposta. Assistere Fortunato in questa operazione è interessantissimo. Svolge ogni azione con una naturalezza, velocità e precisione incredibile. Sembra la cosa più facile del mondo a vederlo all’opera. Tuttavia dietro a questa spensieratezza c’è la consapevolezza di chi ha pescato innumerevoli volte con questa tecnica, accumulando un bagaglio di esperienza incredibile.

La ricerca del rigiro giusto, della morta perfetta, la scelta del tipo di innesco in base alla corrente presente, la profondità di pesca in base alla conformità del fondale, gli accorgimenti tecnici sulle montature. La pesca a break line vera e propria è qualcosa di più di attaccare un’esca nella sponda opposta.. spesso i dettagli fanno la differenza, in particolare modo dove la pressione è tanta.

Terminiamo di brekkare con buon anticipo sul cambio di luce. Questa può essere una buona mossa in quanto non è raro ad inizio stagione assistere ad attacchi in piena luce. Permette poi di verificare l’effettiva correttezza del lavoro svolto dalle esche ed evitare la confusione del motore e della barca nel momento migliore.

Come da tradizione inizia anche il concerto di prova degli avvisatori.. dai campanellini più vintage agli avvisatori wireless più moderni.

Il dispiegamento delle forze in campo è notevole.

Prima ancora che il sole scomparisse all’orizzonte ecco un primo attacco sulla canna più esterna di Fortunato. Il siluro però non pare essere grande e fatica a rompere la break. Forza così la sbrekkata, senza però che il siluro rimanga allamato. Almeno la certezza dello spot indovinato rimane. Riportiamo l’esca al suo posto e si torna a chiacchierare in attesa della prossima sbrekkata.

All’imbrunire è la mia Breakline Cat a sussultare. Più che un sussulto è un dondolio continuo. In genere si traduce in un piccolo siluro rimasto allamato.. talmente piccolo che non riesce a rompere la break line, come è accaduto a Fortunato. Provo a forzare anche io la sbrekkata, ma come succede spesso in questi casi, il pesce si slama. Riportiamo fuori l’esca e torniamo alle nostre chiacchiere, che si protraggono fino all’una di notte, momento più che ideale per ritirarsi nei propri giacigli. Mi assesto nel sacco a pelo, trovo la giusta posizione in attesa del calore e accendo la centralina wireless dei miei avvisatori. Non sarà passato poco più di un paio di minuti da quel momento, quando proprio mentre mi gustavo il tepore del sacco a pelo, sento nitidamente un suono sordo dalla sponda opposta del fiume, tipo uno “stock“, seguito da un “biiip” molto più vicino.. quello della mia centralina! Butta all’aria il sacco a pelo in cui avevi appena trovato conforto e corri scalzo (perché tempo di mettersi le scarpe non ce n’è.. mi dimentico sempre le crocs a casa) alla canna, che è ovviamente dritta. La afferri e inizi a recuperare filo in attesa di sentire la resistenza del siluro per poi ferrare.. ma purtroppo quel momento non arriva mai, e mesto mesto riporti l’esca fuori (sopravvissuta anche al secondo attacco.. certo con qualche squama in meno), in mezzo alla nebbia che scende proprio in quell’istante. E’ ora di tornare nel sacco a pelo e riprendere da dove si era stati interrotti.

La notte passa senza emozioni.. solo qualche sussulto per un qualche suono di campanello. Quando ci svegliamo c’è già luce.

Aspettiamo a sbrekkre perché qualche sorpresa fino alle 9.00 in genere può capitare. Così accade infatti. Poco prima delle 9.00 è la canna più a monte di Luca che richiama attenzione. Sbrekkata e ferrata da manuale di Luca, che porta a riva senza fatica un siluretto da metro, prontamente rilasciato. Almeno il cappotto è scongiurato e possiamo sbaraccare tutto. Recuperando ci accorgiamo che quasi tutte le nostre esche sono state “assaggiate“, ma evidentemente la taglia dei colpevoli era troppo piccola per poter impensierire le nostre break line!

Insomma, anche se si piazzano le esche accuratamente, senza lasciare nulla al caso (e vi garantisco che Fortunato sà il fatto suo), quando i grossi non girano c’è poco da fare.. bisogna subire gli attacchi dei piccoli, che in questo periodo sono molto più voraci ed attivi.. arrivando quindi per primi sulle esche.

Negli anni però ho notato che le settimane successive a questo tipo di nottata, in cui i piccoli siluri la fanno da padrona, sono di competenza degli esemplari maggiori.. vedremo quindi nelle prossime pescate se avrò ragione o se saremo ancora sotto l’assalto dei piccoli siluri!

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Non sempre va come si crede..

Giovedì prima di Pasqua: alle 17.00 riesco ad ottenere in extremis il venerdì libero dal lavoro. Bramavo fortemente da parecchi giorni il desiderio di assicurarmelo, e nella mia testa sapevo perfettamente come lo avrei usato. Il tempo di uscire da lavoro e mi ritrovo in garage a preparare tutto il necessario per una pescata di due giorni. L’idea è quella di pescare in deriva, cercare uno spot in cui fare vivo e passare la notte in pesca a sasso o break, e riprendere la pesca in deriva dal sabato mattina.. tutto rigorosamente da solo. Una bella sfida, specialmente se fatta nel Grande Fiume.

Una buona colazione al bar è l’ideale per iniziare l’avventura.. un po’ meno il “buona pesca” auguratomi dall’ignaro gommista al termine del controllo della pressione degli pneumatici di auto e carrello. Il viaggio in autostrada scorre placido nonostante l’indelebile e asfissiante ricordo della disavventura che mi capitò due anni orsono, quando si ruppe il mozzo della ruota del carrello lungo il tragitto. Prendere l’uscita autostradale e raggiungere l’agognato fiume toglie sempre un grosso peso dallo stomaco.

Durante l’operazione di alaggio incontro Yuri e Daniele di ritorno da una notturna e Paolo in procinto anch’esso di uscire a pesca. Ci perdiamo in chiacchiere per un’ora buona. E’ sempre così.. non si vede l’ora di uscire a pesca, ma a delle chiacchiere con buoni amici non si riesce a rinunciare mai ed il tempo vola.

La libertà di guidare una barca sul Grande Fiume è impagabile. Sprigiona benessere, voglia di urlare. Io però ho una tabella di marcia da seguire e non posso perdere ulteriore tempo. Il livello è più alto di un metro rispetto alla normale soglia. Questo implica parecchi spot sott’acqua in ottica notturna e derive veloci in merito alla pesca da natante. Non benissimo, ma bisogna cercare di adattarsi, quindi approfitto della pesca a verticale per individuare la profondità alla quale stazionano i siluri, e capire quindi come muovermi nelle successive derive e quale spot scegliere per la notturna. Li individuo tra i 3,6m e i 4,2m. Purtroppo però noto anche la presenza massiccia di una specie al siluro assai gradita: i cefali. La loro presenza mi rattrista un po’ in quanto diventano il pasto preferito dal siluro: presente in maniera massiccia e facile da predare. I siluri si appostano sotto attorno ai folti branchi di cefali e gli basta veramente poco per cibarsene facilmente, ignorando di conseguenza qualsiasi altra esca proposta. Basterebbe usare i cefali come esca.. se non fosse che pescarli non è semplicissimo e che, se non innescati subito, non resistono in nasse o bidoni.

Quando si incontrano questi branchi diventa quasi difficile fargli passare la nostra lenza attraverso talmente sono fitti e numerosi! Altra nota dolente? E’ il week end di Pasqua ed il Po è letteralmente invaso da orde di pescatori teutonici appostati in ogni angolo. Gli spot comodi da riva sono tutti occupati, così come barche adibite a campo base dotate di tender d’appoggio per portare fori le esche sono già parcheggiate nei posti tattici. Scelgo una spiaggia in cui noto i segni del passaggio di altri pescatori nei giorni precedenti, ma è l’unica che mi permette di brekkare una canna lungo la stessa sponda e di metterne una seconda a pietra. Inoltre l’attracco è comodo, cosa da non sottovalutare visto che sarò solo.

Fondamentale ora cercare di fare il vivo, altrimenti con le uniche due esche in mio possesso faccio ben poco, considerando che mi servono anche per pescare in deriva l’indomani.

Fortunatamente i pesci collaborano, e nel giro di poco un barbo e un’infinita quantità di breme di qualsiasi dimensione rimpinguano la nassa.

Mi dimentico di essa e proseguo con l’allestimento del campo e la preparazione delle canne da pesca, una a break line ed una a pietra.

Ora veniva la parte più complicata: piazzare da solo le esche, cosa che con una barca da 4,20m, in corrente e senza una seconda persona, è tutt’altro che facile. Arrivo sull’unico appiglio che mi sembrava potesse fare al caso, ma una volta sul posto vedo che non si crea un rigiro adatto, e l’esca finirebbe per restare in corrente spanciando verso la superficie, oppure sotto i rami seguenti. Provo anche a creare angolazioni diverse con l’aiuto di un cordino, ma la posizione longilinea dello spot non aiuta, così come avere una barca grande ed essere solo a governarla in corrente. Mi tocca rinunciare all’unica canna in cui riponevo fiducia a causa di una errata valutazione. Ormai era l’imbrunire e posizionare due canne a pietra non mi soddisfaceva. Sarà che è una tecnica che non mi aggrada, sarà che già in passato avevo tentato in questo spot senza alcun risultato.  Decido a malincuore per un cambio spot frettoloso. Carico il lettino compreso di tenda, canne, picchetti, esche e torno verso il pontile, dove una spiaggia vicina potrebbe darmi il giusto appoggio per la pescata. Quando sbarco affondo nel fango.. impraticabile. Cado nello sconforto più totale, torno al pontile e scarico tutto, decidendo tristemente di passare la notte non in pesca. Come se non bastasse la chiusura di tenda, lettino, canne e di riordino della barca sono accompagnate da una leggera pioggerella, che termina giusto alla fine di tutte le operazioni. Consumare la cena al caldo nell’area ristoro del pontile rende meno amara la serata. Una scomoda dormita in auto in attesa dell’alba è la conclusione di questa prima giornata di pesca.

Alle prime luci di sabato sono sveglio. Voglio sfruttare la mattina, l’assenza di pescatori. Non ho fatto i conti tuttavia con la batteria di avviamento del motore: scarica. Evidentemente il “buona pesca” del gommista sta continuando a tormentarmi. Inganno l’attesa di Antonio, il gestore della nautica, pescando nella lanca, spostandomi con il motore elettrico. Al suo arrivo mi faccio prestare una batteria nuova e posso partire con 2,5 ore di ritardo verso il fiume. Derivo come posso, facendo lo slalom tra le canne in pesca dei pescatori teutonici, facendomi largo tra i cefali, ignorando il vento e le altre barche che passano sulle derive  che ti appresti a fare. Riesco a trovare anche i siluri, ma non collaborano. Yuri me lo aveva detto la mattina precedente: mangiano solo di notte ora, di giorno non c’è verso. Non mi perdo d’animo e mi sposto su spiagge battute dal sole, che scaldano prima l’acqua e risultando così gradite maggiormente dai pesci. Ripongo fiducia specialmente in una  poco frequentata e che mi ha sempre regalato qualcosa. Al primo passaggio sento la mangiata: nitida, cattiva.. ma tremendamente rapida.. al punto di non fare in tempo a ferrare.

E’ stata l’unica mangiata in due giorni di pesca travagliati. E l’ho sbagliata. Come se non bastasse, al rientro al pontile mi aspettava il trasbordo di tutta l’attrezzatura (batteria, serbatoio, ecc) dalla barca all’auto salendo la ripida e lunga scalinata in quanto chi utilizza la gru di alaggio era assente. Ovviamente questo è arrivato ad auto caricata. Finita qui? Non proprio. All’arrivo a casa scopro che dal contenitore del vivo nel baule è uscita parecchia acqua.. per fortuna ho un telo impermeabile e una vasca di protezione come base, che hanno trattenuto tutta l’acqua, riuscendola così a togliere rapidamente senza conseguenze per il baule.

In genere la pesca mi rilassa.. questa volta il mio stato d’animo è un misto tra incazzo, delusione, amarezza e voglia di rivincita. Avevo pianificato tutto, pregustavo un’avventura “epica” da solo sul Grande Fiume.. ed invece dopo un avvio positivo, il tracollo su tutti i fronti, con tanto di mangiata sbagliata sul finale che poteva rendere meno amara la sessione. La rivincita dovrò prendermela presto però, perché nella pesca al siluro è fondamentale non abbattersi e non mollare mai!

La prossima volta però avverto il gommista di stare attento a quello che dice!

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Telo Tubertini Waterproof

Esiste un accessorio nella pesca sportiva, ed in particolar modo nel catfishing, spesso bistrattato, dimenticato, sottovalutato, non contemplato: il telo. Questo invece è probabilmente uno degli accessori più utili e versatili che possano far parte della nostra attrezzatura.

Innanzitutto in caso di cattura, ci permette di avere una superficie di appoggio non abrasiva e pulita su cui appoggiare il siluro evitandogli così la rimozione del muco e quindi rischi di infezioni da parte di virus e batteri. Un telo però può essere anche utile per altri scopi, ad esempio per riporvi sopra borse ed attrezzature per evitare di sporcarle, oppure per coprire le stesse da pioggia ed umidità.

Il Telo Waterproof dell’azienda Tubertini risponde a queste esigenze. Nasce in realtà per soddisfare le esigenze dei pescatori al colpo, per riporvi sopra le borse, proteggerle dalle intemperie coprendole o schermare eventuali ostacoli alle spalle del pescatore per evitare appigli in fase di lancio.

Nulla vieta tuttavia di utilizzarlo anche per altri scopi, come ad esempio da telo di ricezione per la cattura, nonostante le dimensioni di 150x100cm non permettano di utilizzarlo con grandi siluri. Risulta tuttavia un buon compromesso, specialmente se utilizzato con catture medie o in barca per evitare inoltre di sporcare i propri vestiti durante la foto di rito.

Peculiarità di questo telo è la compattezza una volta chiuso, che permette un trasporto od uno stivaggio agevole. Presenti anche due comodi lacci in velcro per mantenere salda la chiusura. Inoltre sono inclusi dei picchetti contenuti in un comodo sacchetto richiudibile: questi servono per picchettare il telo a terra, inserendoli nei fori predisposti lungo il bordo di esso. Fori che possono essere utilizzati anche per fissarlo tramite corde in caso di altre necessità.

Lo spessore è buono e garantisce resistenza a strappi e forature. Essendo inoltre completamente waterproof, si pulisce ed asciuga velocemente.

Per altre informazioni: Tubertini

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