Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Yearly Archives: 2016

L’esigenza di pescare

C’è un preciso momento in cui sento l’assoluta necessità di andare a pescare. Quando a lavoro minano la mia infinita pazienza con richieste assurde ed improponibili, quando durante tutta la settimana si è sempre di corsa tra un impegno e l’altro senza avere tempo di fermarsi un momento per se stessi, quando per strada ad ogni auto che ti rallenta o che non mette la freccia parte un insulto, quando divento completamente insofferente agli atteggiamenti menefreghisti e superbi delle persone. Ecco, quello è il momento in cui devo assolutamente staccarmi dal mondo civile (per così dire) e andare in mezzo al fiume, dove gli unici rumori sono quelli dell’acqua contro la barca, il vento che fischia tra i rami degli alberi e poco altro. Dove a perdita d’occhio non ci sono case, auto, persone, traffico , cemento. Ecco, lì mi ricarico, svuoto la mente, mi rilasso, pesco. Ne sento proprio l’esigenza, e quando Alvise mi scrive che l’amico che doveva accompagnare a pescare aveva avuto un contrattempo.. beh, impossibile non cogliere l’invito.

Verso le 8.00 siamo già al pontile, non senza aver fatto prima colazione al bar portafortuna ovviamente. Peccato solo che la barca ci verrà calata in acqua solo alle 9.00 (si poteva per lo meno evitare la levataccia a saperlo). Poco male, sul fiume non c’è traccia di altri pescatori, ed in questo periodo è più facile vedere attività nelle ore più calde della giornata.

La giornata è soleggiata e dalla temperatura gradevole per essere inizio febbraio. Il fiume invece, oltre ad essere in secca, si presenta con un colore poco invitante, ben lontano da quel verde azzurro della prima pescata di gennaio, sintomo che il giorno di pioggia durante la settimana ha sortito qualche effetto. In più la sua temperatura è di ben 9°C.. molto calda per il periodo.

Con il fiume così basso nascono nuove derive, ed ogni volta è un mondo da scoprire. Alla prima deriva individuiamo l’altezza in cui stazionano i pesci e che di conseguenza andremo a cercare nei restanti tratti. Questa volta stazionano tra i 3,5 e i 4,5m. Prima deriva senza alcun segno di attività. Ci spostiamo nella seconda, cerco la profondità corretta ed iniziamo a pescare. Io pesco a verticale, utilizzando un carassio come esca (attrezzatura: Ethnic Vertical Cat, Ryobi Luis 5500HX, Momoi Jigline MX8), mentre Alvise tenta per la prima volta di pescare a striscio (attrezzatura: Ethnic Dynamic Cat), utilizzando anch’esso un carassio come esca.

In prossimità di un gradino sento qualcosa, ma non ho il tempo di ferrare ed il probabile pesce non si allama. Controllo l’innesco constatando che effettivamente qualcosa è entrato in contatto con l’esca, in quanto il bracciolo dell’ancoretta è libero. Re-innesco e riporto l’esca sul fondo. Credo non passino più di una decina di secondi quando si presenta l’ennesimo gradino sull’ecoscandaglio. Preparo già l’abbondanza di filo necessaria per affrontarlo e sondo accuratamente il fondale con piccoli ma veloci saltelli. Inizio a sentire il cambio di profondità e con molta concentrazione cerco di non perdere mai il contatto con il fondo. Come arrivo alla base del gradino, ecco l’attacco deciso. Stavolta è nitido ed ho il tempo di ferrare. Dal nervosismo capisco immediatamente che si tratta di un esemplare minore, ma va bene così visto il periodo e le condizioni.

Rilascio il siluretto e dico ad Alvise che ora tocca a lui catturare. Decide di abbandonare la tecnica dello striscio e tornare alla verticale, tecnica da lui più conosciuta e coinvolgente. Torniamo a monte per rifare la stessa deriva: si trova su una spiaggia assolata, quindi la temperature dell’acqua è  probabilmente più calda, magari di poco o nulla ma in quantità tale da divenire una zona di sosta ideale per i siluri nelle ore centrali della giornata. Giunti a metà deriva, su un fondale attorno ai 4 metri caratterizzato da un susseguirsi di sali scendi, ecco che la Dynamic Cat di Alvise si piega improvvisamente. Inizia il combattimento, che Alvise si gode per bene visto la combattività del pesce. Io nel mentre stendo il telo in barca e mi appresto ad effettuare il glowing. E’ un bel 161cm panciuto, nonché nuovo record personale per Alvise!

 

C’è ancora tempo per un’ultima deriva, che decidiamo di compiere nel primo tratto percorso al mattino, che si trovava ora al sole. Qui Alvise sente un’altra abboccata ma non riesce a ferrare in tempo ed il siluro ha la meglio. Siamo ormai all’imbrunire e non c’è tempo per un’altra deriva.. e decidiamo di rientrare al pontile.

Per affrontare una battuta di pesca al siluro in inverno credo sia fondamentale individuare innanzitutto la profondità di stazionamento del pesce in quella determinata giornata e ricordarsi in quali tratti li abbiamo trovati. Questo ci verrà utile quando entreremo nella fase di attività dei siluri, che non ha un orario e una durata definita, ma una volta che ci troviamo al suo interno, dobbiamo essere lesti ad approfittarne pescando nelle zone e nelle profondità individuate precedentemente. Nel nostro caso, al mattino abbiamo individuato le tracce senza però ricevere alcun attacco. Nelle stesse zone ma in orari differenti (che corrispondono alla finestra di attività dei siluri), ecco che abbiamo ricevuto 3 attacchi. Nella pesca al siluro, specie in inverno, la precisione e l’attenzione per i dettagli possono fare la differenza.

Questa volta è Alvise a pagare l’aperitivo presso il solito bar sulla strada del ritorno. Io ho ricaricato le batterie, pronto per ri-affrontare la civiltà, il traffico, le persone.. mi chiedo già quando avrò il prossimo impellente bisogno di andare a pescare.. spero presto!

Leave a comment

Chi ben comincia..

.. è a metà dell'opera?

Questo è quello che dice il noto proverbio, ma solo a dicembre 2016 potrò verificarlo. Quello che è certo che la prima uscita del 2016 è andata a buon fine, come già accadde nel 2015. Lo scorso anno però fu il proseguo della stagione che purtroppo si fermò a metà dell’opera, contrapponendo ad un’ottima prima parte ricca di pescate e catture, una seconda in cui le occasioni per andare a pesca si contarono sulle dita di una mano, con ultimo siluro catturato risalente addirittura a luglio, preso tra l’altro a carpfishing (clicca qui per il report). Come se non bastasse un novembre e dicembre con zero precipitazioni e temperature al di sopra della norma, rese il fiume parecchio invitante.. ma solo due volte riuscii ad andare, con un sola cattura all’attivo (di un lucioperca). Insomma la voglia di riscatto c’era tutta, e quando Alvise mi chiede di unirmi a pesca con lui, non esito un secondo ad accettare. Il giorno prefissato era il 2 gennaio. Il primo gennaio guardiamo il meteo: 2 mesi che non piove e l’unico giorno in cui poter andare a pescare cosa fa? piove! Non ci perdiamo d’animo e siccome la pescata si doveva fare, la posticipiamo al giorno successivo, quando in teoria, dopo una nevicata notturna e una piovuta fino alle 8.00 del mattino, le condizioni dovevano migliorare.

Questo è quello che dice il noto proverbio, ma solo a dicembre 2016 potrò verificarlo. Quello che è certo che la prima uscita del 2016 è andata a buon fine, come già accadde nel 2015. Lo scorso anno però fu il proseguo della stagione che purtroppo si fermò a metà dell’opera, contrapponendo ad un’ottima prima parte ricca di pescate e catture, una seconda in cui le occasioni per andare a pesca si contarono sulle dita di una mano, con ultimo siluro catturato risalente addirittura a luglio, preso tra l’altro a carpfishing (clicca qui per il report). Come se non bastasse un novembre e dicembre con zero precipitazioni e temperature al di sopra della norma, rese il fiume parecchio invitante.. ma solo due volte riuscii ad andare, con un sola cattura all’attivo (di un lucioperca). Insomma la voglia di riscatto c’era tutta, e quando Alvise mi chiede di unirmi a pesca con lui, non esito un secondo ad accettare. Il giorno prefissato era il 2 gennaio. Il primo gennaio guardiamo il meteo: 2 mesi che non piove e l’unico giorno in cui poter andare a pescare cosa fa? piove! Non ci perdiamo d’animo e siccome la pescata si doveva fare, la posticipiamo al giorno successivo, quando in teoria, dopo una nevicata notturna e una piovuta fino alle 8.00 del mattino, le condizioni dovevano migliorare.

Sono le 6.20 quando Alvise parcheggia davanti al mio garage. Ha smesso di nevicare e sta piovendo come da programma. Ci guardiamo con l’espressione della serie “ma chi ce lo fa fare“, carichiamo la mia attrezzatura e partiamo alla volta del Grande Fiume, confidando nella veridicità delle previsioni meteo. Per la cabala evitiamo il bar dell’Autogrill e ci fermiamo per un caffè al solito bar del paese, quello dove siamo soliti fermarci per la colazione del mattino e per l’aperitivo serale pagato da chi cattura il siluro più grande. Evidentemente il rito funziona in quanto smette di piovere proprio durante la fase di alaggio della barca.

In questa stagione, e a maggior ragione navigando in barca, è fondamentale vestirsi bene. Intimo tecnico, calze termiche e calzerotti in neoprene, micropile, felpe pesanti, un completo pantaloni-giacca tecnici antivento, idrorepellenti e imbottiti, scaldacollo e cuffia. Il segreto è sapere alternare i capi in base alle loro caratteristiche tecniche. Con pochi indumenti ma giusti, eviteremo di assomigliare a dei pupazzi di neve, e di essere limitati in qualsiasi movimento. Necessari scarponi alti termici (con strato interno in thinsulate e tomaia alta che separa fisicamente dal freddo del fondo su cui ci troviamo; il freddo parte proprio dai piedi per poi diffondersi nel resto del corpo.. riuscire a tenerli caldi è il segreto per non avere freddo), guanti imbottiti, una mascherina da snowboard (durante gli spostamenti vi salverà letteralmente il viso dal freddo) e un thermos con una bevanda calda che possa riscaldarci nei momenti più critici. Con il freddo invernale non si scherza: una battuta di pesca può trasformarsi in una terribile agonia, oltre al rischio di prendere qualche malanno o interrompere la pescata anticipatamente.

Di una cosa siamo certi: oggi siamo i primi a solcare le acque del Grande Fiume. Evento assai raro dovuto alla selezione naturale ad opera del Generale Inverno. In effetti l’ambiente non è proprio dei più accomodanti:

Il solo colore dell’acqua invernale del fiume però, tendente al verde anche grazie all’assenza prolungata della pioggia, vale il prezzo del biglietto, considerato come siamo abituati a vederlo durante il resto dell’anno.

Decidiamo di affrontare la prima deriva pescando con due tecniche differenti, così da cercare di venire incontro a qualsiasi comportamento del siluro. Io inizio con il vertical, tecnica che preferisco in questa stagione e che mi permette di sondare accuratamente il fondale, ricercando quasi chirurgicamente gli apatici siluri. Utilizzo la classica montatura autocostruita con piombo da 70 grammi ed un piccolo carassio come esca.

Alvise sceglie la tecnica del fireball. Questa permette di sondare strati dell’acqua diversi, potendo intercettare così anche i siluri staccati dal fondale mantenendo una presentazione molto naturale ed attraente, grazie all’azione svolta dall’esca viva.

La prima deriva è molto importante. Forse è solo una mia convinzione, ma se individuo tracce di siluri sull’ecoscandaglio ad una certa profondità, quella è l’altezza in cui li troverò anche nelle altre derive. Per esempio, al primo passaggio ho individuato tracce tra i 3,5 e i 4,5 metri. Le derive successive che ho deciso di fare le ho cercate tra quelle che avessero questa profondità.

Una volta individuata la fascia in cui pescare, dopo è tutta questione di pazienza nel trovarsi nella finestra di attività del pesce e di fortuna nel capitargli davanti alla bocca con la nostra esca. Possono passare ore senza sentire nulla per poi avvertire più mangiate nel giro di pochi minuti.. per questo bisogna rimanere sempre attenti e concentrati. Fondamentale anche utilizzare un’attrezzatura adeguata, leggera per non affaticare il braccio durante l’azione ed in grado durante il combattimento di tenere testa ai grossi siluri che abitano il Grande Fiume.

La prima deriva non ci dà risultati. Idem la foce di un affluente. A questo punto decidiamo di affrontare la deriva successiva, posizionandoci accuratamente sulla linea di profondità stabilità in base a quello osservato nelle precedenti derive.

Una trattenuta e ferro istintivamente. Il siluro parte velocemente verso destra, troppo velocemente a dir la verità. Ci può essere solo un motivo: averlo allamato per il di fuori. Veniamo trascinati fino a centro fiume senza mai averlo sotto la barca, ma distintamente a parecchi metri, anche quando inverte la rotta ed inizia a risalire controcorrente. Quando finalmente staziona sotto la barca ed inizia ad aggallare, i miei presentimenti si rivelano azzeccati in quanto è allamato a 40 cm dalla coda con un solo braccio dell’ancoretta. Situazione molto al limite, potrebbe sfamarsi da un momento all’altro, specialmente quando tenteremo di effettuare il glowing. Tentare di afferrarlo per la mascella è tutt’altro che una passeggiata. Per ovvi motivi la testa è sempre posizionata sott’acqua di parecchio, spesso troppo distante dalla barca. D’altronde altre soluzioni non ce ne sono, e dopo svariati tentativi di manovra e cambio angolazione, finalmente riesco a portare il siluro a tiro di guanto, ed Alvise riesce ad effettuare correttamente il glowing e ad appoggiarlo sul telo di ricezione che lo attendeva sul fondo della barca. Situazioni come queste dimostrano come la pesca al siluro sia un grande gioco di squadra e di come la cattura sia in realtà da spartire tra tutto l’equipaggio. Non restava che fare una sola cosa ora: la foto in acqua, come da consuetudine con i siluri che superano i 2 metri.. e poco importa se siamo in gennaio e l’acqua è 7°C.

Dedicare tempo alla ri-ossigenazione è fondamentale anche inverno, a maggior ragione con gli esemplari di una certa mole.

Dopo un bagno fuori stagione, assieme a vestiti asciutti e cala ecco che viene in soccorso un bel the caldo da sorseggiare lentamente, per poter riprendere la pescata con rinnovato vigore e calore.

Riprendiamo a percorrere la stessa deriva, ed il caso vuole che sento nuovamente un attacco, ferro ma dopo pochi secondi il pesce si slama. Peccato perché sembrava anch’esso di taglia interessante. Contemporaneamente, sulla sponda opposta, noto che anche l’amico Luca è impegnato in un combattimento. Sento dalle conversazioni che anche il loro siluro è allamato per la coda. In fase di glowing purtroppo il siluro si slama, lasciando l’equipaggio nello sconforto più totale. Sinceramente non so se queste due catture per la coda siano frutto del caso o siano riconducibili ad un particolare atteggiamento del siluro. Sappiamo per certo che a volte il siluro ha comportamenti bizzarri:  schiaccia con il muso l’esca tra sé ed il fondale, la tocca e basta con i baffi, la pizzica leggermente.. chissà che non rientri in questi atteggiamenti anche il dare anche delle scodate alle potenziali prede esche, vuoi per tramortirla, vuoi per territorialità, vuoi per altri motivi. Quello di cui siamo certi è che allamare un pesce per il di fuori è un’opzione non voluta o cercata, ma esistente nella pesca sportiva, e bisogna prenderne atto. D’altronde facciamo saltellare un’esca sul fondale (che sia un pesce vivo, morto, un’esca in gomma o un’artificiale come quelli distribuiti da diverse aziende del settore proprio per la pesca al siluro) armata di ancoretta, e le probabilità di toccare ed allamare non volutamente un pesce è reale. Ricordo benissimo quando nel 2012 allamai un temolo russo per la coda di 1,48m in Po, mentre ero a verticale. Così come conosco persone che hanno allamato storioni, barbi, carpe, perca. Non c’è da stupirsi.. capita frequentemente anche a spinning o addirittura a break-line!

Verso sera ritentiamo le ultime tre derive, ma a parte una piccola mangiata avvertita da Alvise, non portiamo a guanto nessun altro siluro. Termina così la battuta e ci spostiamo presso il bar del paese per festeggiare come da cabala la cattura. Possiamo ritenerci altamente soddisfatti per aver evitato un cappotto e la pioggia. Io in particolar modo ho catturato un siluro (tra l’altro sopra i due metri) che mancava da luglio, ed evitato il cappotto alla prima uscita.. ora vediamo di completare l’opera come si deve!

Leave a comment