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Monthly Archives: Marzo 2013

Ryobi Luis 5500 HX

Coloro che sono soliti praticare la tecnica del vertical sanno quanto sia importante avere un combo canna-mulinello dal peso contenuto che consenta di  praticare per molte ore consecutive questa tipologia di pesca senza affaticare il braccio, ed una adeguata robustezza per affrontare con la dovuta tranquillità e sicurezza il combattimento anche con esemplari di taglia ragguardevole.  Il mulinello è generalmente il componente che più incide sul peso della accoppiata e sul quale si scaricano le maggiori sollecitazioni durante l’azione di pesca e l’eventuale combattimento. Di conseguenza la scelta del mulinello deve essere ben ponderata, prendendo in considerazione tre parametri fondamentali: leggerezza, potere di chiusura della frizione e robustezza della componentistica.

Shimano e Daiwa hanno per anni monopolizzato la scena, proponendo modelli come Saragosa, Spheros o Seagate, ma da metà 2012 è presente sul mercato un’interessante alternativa di casa Ryobi proposta da Tubertini, già produttrice di uno dei mulinelli entry level più utilizzati nello spinning al siluro, l’Applause, e della potente serie AP Power, utilizzati con soddisfazione in tecniche più gravose come la break/boa o spinning e pesca dalla barca nelle misure più piccole. Stiamo parlando del Luis 5500 HX.

Primo piano del Ryobi Luis 5500HX

A prima vista quello che salta all’occhio è la grande somiglianza al Ryobi Vertigo, sempre distribuito dalla Tubertini. In effetti possiamo affermare che i progettisti Ryobi hanno lavorato sodo per migliorare ulteriormente il già prestante Vertigo, rendendolo adatto ad impegni più gravosi come il light jigging, lo spinning pesante e appunto la pesca a verticale del siluro. Vediamo nel dettaglio le differenze e in quali punti si è rafforzato il Luis.

A differenza dell’alluminio di cui è costituito il Vertigo, il corpo del Luis è completamente costruito in Metal Royal, una lega leggera che conferisce leggerezza e al contempo solidità, resistenza ad urti, cadute e alle sollecitazioni a cui può essere sottoposto durante il combattimento. Il peso della misura 5500 testato è infatti molto contenuto, appena 356 grammi La bobina alleggerita è invece in alluminio forgiato a freddo, ed essendo sviluppato per la pesca in mare, è trattata con doppia anodizzazione per resistere alla salsedine.

Altro particolare che salta all’occhio e che differisce di molto dal Vertigo è la manovella ed il pomello. Se prima era richiudibile, soggetta alla lunga a giochi e dal pomello poco ergonomico in pesche gravose, essa ora si presenta in alluminio, monoblocco (azzerando così ogni possibile gioco) e corredata da un pomello alleggerito che conferisce una presa efficacissima durante il combattimento.

La manopola da combattimento alleggerita
La manopola da combattimento alleggerita

Come nel Vertigo è riproposta la particolarità che permette di abbinare ad un corpo ridotto una bobina sovradimensionata, ovvero il  sistema “V-Shaped Rotor Arm” che consiste nella leggera divaricazione dei bracci del rotore. Tutto questo a vantaggio di un minor peso e di una maggiore capienza. La bontà dell’avvoglimento delle spire del trecciato sulla bobina è conferita invece dal sistema ad oscillazione lenta di brevetto Ryobi. Impressiona inoltre la solidità del telaio rinforzato monoblocco su cui alloggia il rullino guidafilo e il generoso archetto in alluminio cavo (monobail). Per quello che riguarda la meccanica interna invece, si è lavorato per aumentare la robustezza dei componenti, la fluidità (portando ad otto i cuscinetti) e l’affidabilità, eliminando il comando dell’antiritorno.

Assenza del comando dell'antiritorno
Assenza del comando dell’antiritorno

La frizione infine è composta da tre dischi di acciaio abbinanti a dischi in carbonio. Il tutto permette di raggiungere il massimo potere di chiusura della frizione per un mulinello di queste dimensioni: ben 15 libbre, ovvero oltre i 6 kg.

Il pomello di controllo della frizione, sottodimensionato secondo i nostri gusti
Il pomello di controllo della frizione, sottodimensionato secondo i nostri gusti

Abbiamo utilizzato in diverse battute di pesca il Ryobi Luis 5500 HX abbinato alla canna Vertical Cat della Ethnic Tubertini potendo esprimere in seguito a diverse catture e ad un utilizzo intensivo nella pratica del vertical, le seguenti considerazioni:

Il peso contenuto lo rende ideale per un uso continuativo ed intensivo senza che il braccio risulti affaticato. Questo ci permette di pescare per tanto tempo e senza che la fatica influisca sul giusto movimento da compiere. Il corpo in Metal Royal garantisce e conferisce in combattimento una sensazione di  robustezza che ci permette di affrontare il combattimento in tutta tranquillità, così come la manovella ed il pomello, quest’ultimo veramente comodo da afferrare. Per quanto riguarda il potere di chiusura della frizione, considerando la taglia del mulinello non possiamo sicuramente aspettarci i 10-15 kg dei mulinelli che siamo soliti utilizzare in altre tecniche. Tuttavia i mulinelli di altre case produttrici utilizzati nella pesca a vertical e di egual misura hanno in genere 5 kg come potere, mentre il Luis ne possiede ben 6 kg. Altro punto positivo è la capienza della bobina,come detto prima sovradimensionata rispetto al corpo, e quindi in grado di ospitare la necessaria metratura di treccia per pescare ottimamente da natante. Volendo trovare i lati non positivi (ma sono dettati dalle preferenze personali), la manopola della frizione è relativamente piccola rispetto al diametro della bobina. Questo non incide sul funzionamento ma sulla accessibilità e comodità di regolazione. Una manopola più grande sarebbe risultata sicuramente di più rapida individuazione ed utilizzo, specie durante il combattimento o in caso di uso di guanti nella stagione invernale, che riducono la sensibilità del tatto. L’unico altro appunto potrebbe riguardare la manovella. Essendo monoblocco non è richiudibile, risultando ingombrante nel trasporto, previo il completo smontaggio. Senza utilizzare il sistema presente sul Vertigo che alla lunga può dare origine a giochi, risulterebbe ideale il sistema adottato dalla Shimano per i mulinelli con manovelle monoblocco, ovvero con l’innesto dell’albero filettato e non passante, in cui semplicemente svitando in senso orario, si allenta il blocco permettendo la chiusura su se stessa. A parte questi due unici aspetti influenzati più che altro dai gusti personali, il Ryobi Luis 5500 HX si propone come un’ottima alternativa ai mulinelli presenti sul mercato, strizzando anche l’occhio al portafoglio, grazie ad un prezzo non economico (la qualità si paga comunque), ma abbordabile ed inferiore ai suoi concorrenti.

Manovella monoblocco
Manovella monoblocco

Per altre informazioni visitate il sito Tubertini

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Perca del 2 marzo 2013

Primi caldi invernali

Quando l’inverno è agli sgoccioli e sta per lasciare spazio alla primavera è facile accorgersene. Aldilà dell’uscire alle 17.30 da lavoro ed esservi ancora luce, il sole stesso al pomeriggio ha una luce diversa, più intensa, più calda, che ti smuove qualcosa a livello dello stomaco..quel formicolio che si estende a tutto il corpo e che amplifica i sensi..come l’olfatto, con il quale cerchi di annusare la primavera nell’aria, nonostante questa sia ancora fredda e carica di umidità. I primi caldi invernali.

La barca è pronta, ti sta aspettando, il meteo promette temperature sopra i 10°C e forse anche un pò di sole. Ad esche sono messo maluccio, vedo una sola scardola nuotare nella vasca..la osservo per un po’ tramite il piccolo lembo di plastica opacizzata dal calcare che ci separa.. è inutile che fai finta di nulla..ti tocca prepararti per la trasferta. Preparo la cassetta con le montature assicurandomi che vi siano anche quelle con le varie gomme. Vertical Cat e Luis 5500 pronti. Il serbatoio è quasi a metà, gli aggiungo 10 litri di cara benzina verde e quanto basta di olio rosso.. ora è più che sufficiente. La batteria per il motore elettrico è carica, quella per l’ecoscandaglio pure. Samuel c’è. Siamo in bolla.

Alle 6.30 l’aria è ancora frizzante ma c’è il sole (almeno qui a casa). Carico l’auto con la poca roba che la pesca dalla barca necessita, nella solita sistematica, ordinata, maniera. Arriva Samuel con leggero ritardo..fretta non ce n’è.. poi ha portato lui il pranzo, non gli si può dir nulla (anche perché se devo pensarci io, si digiuna). Il tempo di fermarsi al solito bar vicino casa per una rapida e sostanziosa colazione e siamo lungo quell’autostrada ormai percorsa centinaia di volte, sempre arrugginita e con gli stessi lavori in corso da anni.

Arrivati al porticciolo troviamo nuvoloso, ma almeno svanisce l’incubo della nebbia. Mi han fregato le due spugne a bordo della barca. Questo rende difficoltosa l’operazione di pulizia ella barca. Non va bene. Mi arrangio con due asciugamani (quelli li han lasciati). Carichiamo con rigorosa distribuzione dei pesi e..la batteria dell’accensione del motore, collegata alla pompa di sentina, è a secco. Maledizione. Prevedibile però..ha dovuto svuotare dalla pioggia e neve  caduta nell’ultima settimana. Mi tocca alternare quella carica da scoppio ad elettrico di volta in volta. Pacco.

Siamo pronti. Proviamo subito davanti a noi, dove un profondo tratto interessato da una cascata ospita durante l’anno diversi esemplari. Proviamo per mezz’oretta buona, forse quaranta minuti, favoriti dal rigiro di corrente che ci fa compiere una traiettoria perfetta lungo il correntone e la profondità maggiore. Tuttavia non sembra esserci nulla, o almeno nulla che le esche gommose da noi montate potessero attrarre. Anzi, incaglio il fondo e mi tocca rompere la treccia. A questo punto ci spostiamo in una buca dove in questo periodo dell’anno qualcosa c’è sempre.. d’altronde l’acqua sotto la cascata è più fredda, e probabilmente in questo periodo sono altrove, in zone più riparate e calde.

Ci spostiamo, l’Evinrude viaggia, ruggisce, beve che è una meraviglia. Classe ’88..e non sentirli. Cambio montatura.. è ora della scardola. Ho giusto una montatura adatta, con un piombo da 40 grammi tricolore con tanto di rattles.Venti secondi. Non è il tempo che impiego ad innescare, bensì il tempo che rimango in pesca prima di allamare il primo pesce dell’anno. Non è un siluro, lo capisco subito, e immagino già cosa possa essere: un perca. Fa sempre piacere.

Perca del 2 marzo 2013

Insistiamo ancora un po’ per poi spostarci su un’altra buca. Intravedo qualche arco ma non riesco ad invogliarlo con la gomma.A dir la verità neanche Samuel con il carassio. Forse perché da 2 anni buoni che era congelato nel freezer. Altro tratto ancora, qui addirittura uno scarico di acqua calda alza la temperatura da 7,9°C a 12°C, ma non c’è nulla.. è questione di 2 settimane però.

L’Evinrude vuole viaggiare ed io l’accontento, facendolo zigzagare tra invisibili ostacoli giusto per assaporare il rumore dell’acqua.

Proviamo ancora, su una lunga deriva stavolta. Vedo diverse tracce, alcune interessanti, alcune sono alberi. Samuel lo impara per bene.. si attaccherà una decina di volte.. per la gioia della sua Flexo Pilk.

Però vuoi che con la gomma non mi ci trovo, o non ci credo, non riesco a sentire nulla. C’è poi sempre da dire che nemmeno Samuel con il suo carassio non sente nulla (sempre quello stagionato).

L’unica emozione che sento dopo la cattura del perca è scaturita dall’attivazione del giubbotto di salvataggio che indossavo. Un breve e sordo suono che non capivo da dove provenisse.. e un sibilo. Mi guardavo attorno, alle spalle, verso la riva. Ma poi sento stringermi il torace e capisco. Dopo il salvagente scoppiamo anche noi..dal ridere.

Alle 16.30 termina la prima pescata dell’anno. Cappotto evitato..poteva forse andare meglio..ma avevamo poche frecce a disposizione per i nostri archi. I siluri poi qui non sono affatto facili da catturare pescando dalla barca, i grossi figuriamoci. Gli ci vuole una settimana di quel sole di inizio marzo, quello che sembra primaverile.

Ma in fondo va bene così.. l’importante è essere tornato ad assaporare quel gusto di primavera nell’aria ed aver riempito i polmoni di quell’attesa dei momenti che a breve vivremo sul fiume.

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