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Monthly Archives: Giugno 2013

Oltre la cattura

Da quando pesco ho sempre sostenuto che la pesca deve essere vissuta nella sua molteplicità, osservando ogni sua sfumatura, apprezzandone ogni aspetto, gustandosi ogni attimo. L’obbiettivo non deve essere catturare un pesce grosso.. non può e non deve ridursi al solo questo aspetto “materiale”. Una cattura degna di nota ci dona sicuramente soddisfazione, ma, almeno per quanto mi riguarda, ottengo soddisfazione anche solamente nel riuscire a determinare e praticare nel modo corretto la tecnica di pesca adatta alla situazione in cui mi trovo, anche se la cattura non è il fatidico over. Catturare con costanza, in situazioni diverse, con tecniche diverse significa avere padronanza e conoscenza della propria disciplina.. catturare un over può solamente essere frutto di fortuna. Trovo soddisfazione a mettere in pratica nuove tecniche di pesca, studiate da tempo per capire dove e come applicarle, trovare le soluzioni tecniche e gli accessori adatti per praticarle. Per esempio lo scorso week end, quando assieme all’amico Marco, abbiamo provato per la prima volta a passare una notturna intera brekkando dalle nostre barche.

Era da qualche settimana che questa idea ci balenava nella testa, ma complice il meteo avverso, impegni e le continue piene, non eravamo ancora riusciti a metterla in pratica. L’idea di   pescare nel bel mezzo del fiume, irraggiungibili da chiunque, posizionando le esche in posti vergini era veramente stimolante sebbene non priva di difficoltà. C’era da valutare come ancorarsi, come fissare le  barche l’una all’altra, verificare se esse potessero contenere un lettino aperto, l’incognita di come si sarebbero comportate loro e le canne brekkate con le onde generate dalle altre imbarcazioni, il poco spazio vitale per muoversi o svolgere un eventuale combattimento. Le incognite non mancavano, ma i giorni precedenti li passammo cercando le soluzioni migliori per risolvere almeno le difficoltà prevedibili.. le altre le avremmo verificate sul momento e ci saremmo inventati qualcosa di conseguenza.

In realtà qualcosa di simile lo avevo già fatto in passato, ma mi ero limitato a brekkare per qualche ora con l’ausilio della stessa barca da cui pescavo (il che è tutt’altro che comodo, considerando le manovre da effettuare), legandomi a monte ad un albero. Questa volta invece il dispiegamento di mezzi era “imponente”: due barche ancorate lontano dalla riva su cui pescare e passare l’intera notte ed un tender di appoggio per portare fuori le esche senza diventare matti con i natanti stessi.

Decidiamo di pescare con due canne a testa e di conseguenza prepariamo in modo proporzionale l’attrezzatura da portare in barca: più spazio si ha, migliore è l’abitabilità, il comfort ma anche la possibilità di muoversi agilmente durante il combattimento o in caso di emergenza. Per l’occasione ho finalmente sfruttato a dovere un capiente contenitore della Plano che avevo acquistato al Catfishingshow di novembre conscio che prima o poi mi sarebbe servito, ma che fino ad allora in realtà giaceva fermo in garage. Un contenitore in plastica simile lo reputo ideale in occasioni di questo genere. Possiamo infatti stivare ordinatamente al suo interno tutto il materiale necessario per la sessione di pesca senza che l’umidità penetri al suo interno, di macchiare la buffetteria o che eventuali botte possano danneggiare il materiale che contiene. Sono riuscito a farci stare tranquillamente il contenitore del cibo, due bottiglie d’acqua, la felpa e i vestiti di ricambio, la coperta, il faro della barca, il tavolino e i due portacanne da installare sui tientibene, la reflex, la valigetta con le montature da dinamica, i waders leggeri, tre piccole borsette contenenti gli avvisatori, i finali da break, accessori da ledgering, torcia frontale, pinze, forbici.. e di spazio ce n’era ancora!

Arriva così sabato ed è tempo di affrontare questa nuova avventura. Scarico tutta l’attrezzatura dall’auto ed inizio a caricare il tutto sulla barca in modo di distribuire i pesi e organizzare lo spazio. A termine lavoro sono estremamente soddisfatto e compiaciuto: lo spazio disponibile è notevole e non ci sono contenitori o borse sparse ovunque ma poche cose ben definite.

Raggiungo Marco sul fiume nel mentre che era intento a fare esche sotto un sole finalmente degno del mese di giugno. Mi affianco ed inizio a pescare a ledgering anche io. Notiamo tanti cefali a galla girare e saltare.. sarà dura questa notte per le nostre esche riuscire ad attirare l’attenzione dei siluri. Non a caso vediamo scodare attorno a noi diverse volte dei siluri di piccola e media dimensione intenti nel cacciare i cefali.. noi proviamo prontamente a spinning senza però risultati. Risultati che tardano ad arrivare anche a ledgering: se io infatti vedo tante mangiate, il primo pesce che allamo dal tipo di combattimento era sicuramente un siluro, il quale a fase quasi ultimata mi rompe il terminale. Tutte le altre mangiate che vedo invece non riesco inspiegabilmente a concretizzarle. Fortunamente Marco riesce a prendere cinque breme (di cui solo una grossa) e due piccoli pescegatti americani. Con questo magro bottino dovremo affrontare la notte: sono le 18.30, è ora tempo di cercare lo spot e di piazzare le barche con la dovuta attenzione.

Navighiamo evitando i tratti più battuti, spingendoci oltre alla portata dei soliti pescatori ed oltre agli spot raggiungibili da riva. Una foresta di pioppi cascata sul fiume con l’ultima piena ci richiama l’attenzione.. ed è colpo di fulmine.. troppo invitante.

A valle di essa sono presenti altri alberi in acqua.. posizionandoci tra i due siamo perfetti. L’unico rischio sono i tronchi che vedo poco sotto alla superficie dell’acqua proprio dove dobbiamo ancorarci e che potrebbero dare problemi durante il combattimento. In caso di esemplari scontrosi valuteremo se combattere dal tender. Marco approfitta di uno spazio angusto sulla riva per gonfiare il tender, mentre io mantengo la posizione sul fiume in sua attesa. Dopodichè grazie all’ausilio di due pesanti plinti e di qualche manovra di motore, Marco posiziona il suo Boston Whaler, ed io affianco la mia Carolina, piazzando un terzo plinto. Non rimane che legare le due barche tra di loro e mettere due salvagenti tra di esse a mò di parabordo, per evitare accavallamenti non previsti. Ci ritroviamo così perfettamente perpendicolari e distanti qualche metro da riva, così da ottenere abbastanza angolo per portare le esche sugli alberi prescelti senza avere sulla traiettoria altri ostacoli.

Aggancio i due portacanne orientabili in acciaio inox al mio tientibene laterale frontale assicurandomi della tenuta, posiziono le mie Breakline Cat ed attacco alla girella terminale e breakline dello 0,40mm.

Per quello che riguarda gli avvisatori, se Marco opta per i tradizionali campanelli, io utilizzo i miei avvisatori che sono solito agganciare al picchetto: in questo caso però li aggancio al portacanna, sfruttando un collare inox a cui ho saldato un dado in cui avvitare l’avvisatore. La vibrazione trasmessa al picchetto in seguito alla sbrekkata è sufficiente a far funzionare l’avvisatore.

Oramai all’imbrunire portiamo fuori le esche: sconsolati constatiamo che pur essendo in nassa, di vivo c’è rimasto poco.. tre breme ed un pescegatto.. se prima eravamo messi male, adesso non siamo di certo migliorati. Utilizzando il tender si fa veramente presto: è molto maneggevole e veloce.. niente a che vedere a quando si pesca e si brekka con la stessa barca

Notiamo con soddisfazione che le barche sono stabilissime anche con le canne brekkate, scongiurando quindi il rischio di rompere le break-line muovendoci all’interno della barca e quindi sbilanciandola.

Non rimane che attendere la partenze ora. Nel mentre prepariamo i lettini, ceniamo e ci godiamo una perfetta serata estiva senza neanche l’ombra, incredibilmente, delle zanzare. Con gli occhi puntati al cielo stellato, il sonno inizia a prendere il sopravvento.

Poi ad un tratto mi capita di svegliarmi come quando si ha la sensazione di cadere mentre si dorme, e sento l’avvisatore suonare.. ha sbrekkato! Mi alzo velocemente, arrivo alla canna (fondamentale lo spazio e l’ordine in barca in questi frangenti) recupero il filo in eccedenza e ferro. Il siluro è allamato, riesco a farlo uscire subito dagli alberi del sottoriva e farlo combattere verso il centro fiume. Non è un pesce grosso, ma si dimostra combattivo, e ciò che è più importante per noi, è averlo catturato con questa tecnica “nuova”. Marco lo guanta e slama.. gli faccio giusto una piccola foto ricordo ed è già in acqua.

Già soddisfatti e senza un cappotto che, visto la serata, non serviva, torno sul tender a ribrekkare.. purtroppo arrivato al “ramo” noto che l’unica esca viva rimasta, non lo era più. Innesco comunque per dare un senso alla sua cattura.

Ritorno in barca, regolo la frizione, attivo l’avvisatore e a cuor leggero mi stendo nuovamente sul mio giaciglio vista cielo stellato per poi addormentarmi in un sonno che sarà interrotto solamente da piccole occhiate di controllo e per coprirmi con la coperta. Il risveglio alle prime luci dell’alba è quasi irreale, con acqua e alberi al posto delle canoniche pareti di casa o della tenda. Dopo una colazione sul fiume è ora di sbrekkare, mettere tutto in ordine e dirigerci verso il pontile.

 Certo, una cattura è poca cosa nell’arco di una notte intera, per giunta di taglia molto modesta. Ma per noi, essere riusciti a mettere in pratica una idea che da tempo avevamo in testa, e vedere che funziona, vuol dire davvero tanto, e ci riempe di soddisfazione. Per i numeri c’è tempo!

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Ethnic Breakline Cat 3,00m 6 libbre

Nelle scorse recensioni abbiamo già evidenziato come nella pesca a break line è fondamentale l’affidabilità e la robustezza a proposito dei mulinelli dedicati alla pratica di questa disciplina. La stessa affidabilità e robustezza, unita ad una azione ben precisa sono caratteristiche che vanno ricercate anche nella canna da pesca da break line. Pensiamo ad esempio allo stress a cui è sottoposta continuamente la canna da pesca una volta “in pesca”, ovvero quando il terminale è già in acqua collegato alla break line e abbiamo recuperato tutta la lenza madre possibile: la lenza madre in questa situazione è tesa come una corda di un violino, e la canna da pesca è piegata ad arco, in modo che non vi sia alcun tipo di elasticità. In questa posizione di forte tensione ci rimarrà fino a che un siluro non attaccherà l’esca e romperà la break line (facilmente, grazie appunto all’assenza di elasticità), permettendo così alla canna di tornare in posizione verticale, dando una sorta di auto ferrata. Quindi oltre allo stress continuo di rimanere piegata per ore ed ore, bisogna aggiungere la sollecitazione che viene trasmessa durante la rottura della break line (in cui la canna si piegherà ancora di più fino al cedere della break line) e dall’impatto col pesce. Per questo motivo la canna deve essere affidabile e robusta sia a livello di materiale, sia a livello di struttura e composizione. Dalla dinamica con cui avviene l’azione di pesca e l’abboccata possiamo inoltre dedurre che il tipo di azione della canna deve essere adatto. Una canna con un’azione parabolica (quindi in grado di flettere per tutta la sua lunghezza) o di punta (esclusa la parte del cimino, rigidissima) non si prestano a questa disciplina: la prima essendo troppo morbida conferisce troppa elasticità, rendendo difficoltosa la rottura della break (per la mancata assenza di tensione necessaria) così come la corretta azione di pesca (il filo potrebbe fare la “pancia” e toccare l’acqua, raccogliendo lo sporco), mentre la seconda, troppo rigida, non permetterebbe di riuscire a tendere la canna in modo da avere la corretta dose di forza durante il contraccolpo dell’abboccata, necessaria per un’autoferrata positiva. L’azione perfetta è quindi la semiparabolica progressiva, ovvero una marcata rigidità iniziale per poi proseguire gradualmente ad un accentuarsi della morbidezza, in modo da garantire una perfetta reattività. Per quello che riguarda le caratteristiche canoniche, una potenza di 6 libbre è l’ideale, così come una lunghezza di 3 metri (in due pezzi),  che permette di tenere l’esca in pesca anche a distanze notevoli e riuscire a gestire sotto riva il combattimento anche in caso di ostacoli.

A dispetto di qualche anno fa, ora il mercato ci propone canne specifiche per la break line, facilitandoci così il compito di individuare quella adatta. In questa recensione vi parliamo della nuova nata in casa Ethnic, ovvero la Breakline Cat.

Come accade per tutta la nuova linea da catfishing della Ethnic, il nome della canna indica il tipo di pesca per la quale è stata creata appositamente.

La lunghezza è la canonica ideale per la tecnica della breakline, ovvero 3.00m divisi in 2 pezzi che si innestano tramite lo spigot. La potenza è di 6 libbre, mentre l’azione che la caratterizza è la semiparabolica progressiva.

Molta attenzione è stata dedicata alle finiture. Possiamo in effetti notare diversi particolari che dimostrano come la Breakline Cat sia stata progettata e realizzata per soddisfare completamente ogni esigenza del pescatore. Partendo dal basso notiamo il tappo in gomma semisferico per rendere più confortevole l’appoggio sul nostro corpo durante il combattimento. Il manico è completamente ricoperto da un neoprene particolare, rivestito da uno strato di gomma che impedisce al bordo del picchetto di segnare e deformare irrimediabilmente il manico stesso. Presenta inoltre nella parte inferiore l’engraved “Ethnic”.

Passiamo alla placca portamulinello. Composta in robusto ABS, essa è in grado di ospitare anche i mulinelli con i piedi più ingombranti:

Dopo di essa troviamo una prima impugnatura ergonomica in neoprene fissa che termina con la presenza dell’Hook retainer e un gradevole anello metallico. Dopo di essi troviamo un’altra manopola in neoprene ergonomica, ma stavolta scorrevole e con la presenza dell’engraved Ethnic.

 Passiamo agli anelli. La Breakline Cat monta una serie di qualità indiscussa: i Fuji Alconite triplo ponte, indistruttibili, adatti a resistere alle sollecitazioni che questa pesca trasmette e all’utilizzo dei trecciati.

Altra particolarità che i pescatori più estremi sapranno apprezzare sono le finiture ruvide in corrispondenza dell’innesto, che ci permettono di dividere i due pezzi in ogni condizione climatica:

Infine un’altra particolarità, il cimino è luminescente: se di giorno è bianco, al buio diventerà fluorescente, per non perdere di vista nessuna abboccata.

Il mio giudizio

 Tra le tante canne da break line presenti sul mercato, la Ethnic Breakline Cat spicca per qualità, personalità e rapporto qualità/prezzo. Maneggiandola ed utilizzandola in pesca ci si rende subito conto che non è una canna da pesca potente qualsiasi a cui è stata applicata una etichetta che ricorda il catfishing, ma è un’attrezzo progettato e realizzato da zero seguendo le precise esigenze che questa tecnica ed il pescatore esigono. La lunghezza combinata alla potenza espressa e all’azione semiparabolica progressiva ci permettono di pescare agevolmente anche a 250 metri di distanza mantenendo buona riserva di rigidità per mantenere la lenza fuori dall’acqua e garantire una buona autoferrata. Lunghezza che ci permette di gestire bene il combattimento sottoriva, ma anche di effettuare lanci discreti in caso di pesca con tecniche tradizionali. La potenza è tale da vincere anche gli esemplari più grossi in caso di forte corrente, ma anche di divertirci con esemplari minori, ovvero quelli che più volte capitano sulle nostre esche. Il tappo semisferico in gomma evita i dolori di un lungo combattimento o di più combattimenti ravvicinati. Il rivestimento gommato del manico evita che la forza espressa della canna in pesca contro il picchetto, possa danneggiarlo con vistosi ed antiestetici tagli. Il portamulinello è robusto ed in grado di ospitare anche i mulinelli con i piedi più grandi (ad esempio i Penn), cosa che non tutte le canne possiedono. La doppia impugnatura ci permette di avere sempre la presa migliore in qualsiasi situazione e qualsiasi sia la lunghezza del nostro braccio, permettendoci quindi di forzare con tutta la nostra potenza. L’hook retainer è utile in svariate occasioni: pensiamo a quando abbiamo preparato le canne e sono a riposo prima di essere portate in pesca, o quando di notte a seguito di una cattura non riportiamo fuori l’esca.. basta agganciare all’hook retainer (e non agli anelli o all’archetto del mulinello, rischiando di rovinarli) il nostro terminale ed evitiamo così di avere ami ed ancorette libere e vaganti che possono divenire pericolosi per i pescatori stessi. Le finiture ruvide nei pressi dell’innesto ci permettono sia in condizione di pioggia ed umidità, sia in caso di grande calore con la conseguente espansione del carbonio, di riuscire facilmente a dividere i due pezzi che compongono la canna da pesca. Gli anelli sono di indiscussa qualità: Fuji Alconite.. indistruttibili ed adatti all’uso dei trecciati. Il cimino luminescente inoltre ci permette di notte di individuare con velocità ogni suo singolo movimento, e verificare quindi se l’esca si muove, se la canna è ancora in pesca e.. l’eventuale abboccata. Il prezzo a cui viene proposta è in linea con le canne di fascia medio alta (siamo sui 160€) ed indubbiamente è una canna che si presta a soddisfare le esigenze dei pescatori esperti (che sapranno apprezzare sicuramente le finiture a doc), da chi vuole partire con uno strumento sicuro e specifico e da chi non segue le mode del momento ma preferisce utilizzare prodotti con un progetto serio alle spalle.

Per maggiori informazioni: Tubertini

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