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Monthly Archives: Maggio 2013

Sfidare la pioggia

Ultimamente mi capita di passare più tempo ad osservare e confrontare siti web meteorologici che altro, anche per più volte al giorno. Sembra impossibile, ma quando scorri i giorni della settimana, fino a venerdì c’è il sole, ed immancabilmente sabato piove, anzi temporaleggia, che è peggio. E così martedì, mercoledì, giovedì ripeti per l’ennesima volta la stessa operazione, sperando che possa cambiare qualcosa. Poi arriva venerdì e non puoi fare altro che constatare che anche questo sabato la pioggia è inevitabile, così come impensabile andare a pesca.

Sabato mattina ti svegli con calma, senza aver puntato la sveglia e senza alcun impegno in programma, conscio che nonostante il sole mattiniero dal primo pomeriggio sarebbe arrivata la pioggia. Succede poi però che ti squilla il cellulare, che rispondi e che l’amico Gabriele ti invita a pescare. Sai che i fiumi sono alti, che verrà a piovere, che ci saranno condizioni poco favorevoli, ma la voglia di pescare è troppa ed accetti di gran lena.

Partiamo subito dopo pranzo. L’idea è quella di pescare prima a spinning dalla barca sfruttando i favori della piena, per poi posizionarsi a riva e pescare qualche ora a break line. Per questo motivo ci portiamo con noi lo stretto necessario, in modo da avere abbastanza libertà in barca per pescare a spinning, nonostante l’attrezzatura da break line già carica.

Era da parecchio che non tornavo sul Grande Fiume, dall’ottobre scorso precisamente, mi mancava.. un pò meno l’odore sapone misto metallo che emana quando è in piena.. è inconfondibile, ma ci fai l’abitudine. Il fiume è alto, marrone ma non troppo,  il correntone centrale ospita legni e detriti di vario genere, naturali quanto artificiali, però non vediamo la schiuma che si crea solitamente nelle condizioni di piena. Zigzagando tra i detriti della parte centrale del fiume, arriviamo sulla sponda opposta, dove la forza della corrente viene smorzata dai tanti alberi e dalla conformazione della sponda, permettendoci così di pescare abbastanza agevolmente derivando, correggendo di tanto in tanto la posizione con l’ausilio del motore elettrico. Lanciamo così i nostri artificiali in mezzo agli alberi semisommersi, dentro ad erbai, sotto alle frasche, dietro ai rami in cerca di qualche siluro in caccia. Lo spinning al siluro non mi ha mai entusiasmato più di tanto.. probabilmente perchè non ho mai preso nulla con questa tecnica. Eppure lanciare di continuo quando in acqua non vedi segni di attività poco dopo mi deprime.. se poi vedi che la condizione del fiume non è quella che speravi..

 La piena ha creato un ambiente ideale per il siluro, in cui grazie alle sue capacità ricettive sensoriali è in grado di orientarsi alla perfezione. Tuttavia non sembra esserci attività, e a parte un siluro che fa esplodere l’acqua quando il mio artificiale lo colpisce, tutti i nostri tentativi in questo paradiso temporaneo del siluro sono vani. Così, complice l’inizio della prevista pioggia, decidiamo di trovare un pertugio sulla sponda dove poterci piazzare e pescare qualche ora a break line.

La ricerca non è banale. Il fiume è molto alto e di conseguenza la sponda pianeggiante è sott’acqua per diversi metri. Inoltre non è necessario solo individuare un pertugio calpestabile, ma devono esserci anche rami o alberi dove collocare le nostre esche. Individuiamo due o tre punti che possono fare al caso nostro ed infine optiamo per quello che riesce tra le altre cose a creare un riparo dalla pioggia grazie ai tanti rami rigogliosi intrecciati sopra di noi. Con l’ausilio di qualche corda spostiamo dei rami per creare il varco per permettere di posizionare le canne da pesca e siamo pronti.

Prepariamo tre canne da pesca, di cui una “adattata” visto la lunghezza ridotta (una Rhino 1,80m!).. ma posizionata giusto a pochi metri da noi svolge il suo mestiere comunque. Le altre due invece sono specifiche, una Night Fighter Evolution ed una Ethnic Breakline Cat. Portiamo fuori le esche con l’ausilio del motore elettrico, posizionandole accuratamente tra i rami opposti, prestando accurata attenzione a dove il terminale andrà a svolgere la sua azione. In queste condizioni anche solo qualche decina di centimetri fuori dalla zona ottimale possono fare la differenza in termini di catture. La corrente ci obbliga invece all’utilizzo del motore a scoppio per tornare a riva.

In poco tempo siamo in pesca, al riparo sotto una piccola grotta vegetale che nulla lascia filtrare, a tu per tu con un fiume che sta continuando a salire e che ci obbliga a spostare indietro i picchetti più volte.

E’ una situazione strana. Sembra di essere comodamente seduti all’asciutto di casa davanti alla finestra, mentre attraverso di essa si osserva la pioggia che scende incessantemente. Per un attimo ripensi alla settimana passata ad osservare i siti meteo maledicendo le previsioni.. ora, invece di essere a casa a guardare la pioggia dalla finestra, sei sul fiume ad osservarla cadere, non curante di essa, senza preoccupazioni. E’ quasi rilassante il ticchettio della pioggia sulle foglie.

iniziamo a prepare la cena, come se fossimo a casa. Pentola, fornello a gas, 4 fette di coppa di maiale, würstel e pane.. non ci manca davvero nulla. Prima addirittura ci concediamo un piccolo aperitivo vegetariano con dei fagioli.

Fuori dalla “casa” succede però che smette di piovere. Se la pioggia influisce negativamente sull’attività predatoria del siluro, la sua interruzione può essere un lato positivo.

Tra un cucchiaio di fagioli e l’altro, ecco una successione di bip che ci fa sobbalzare dalle sedie pieghevoli. E’ la piccola Rhino che richiama la nostra attenzione. Si inarca più volte senza rompere la break line. E’ sicuramente un piccolo silurato. Gabriele da riva non riesce a rompere la break, sale quindi in barca dove riesce a trovare l’angolo adatto per romperla e recuperare il siluretto. Il cappotto (che vista la giornata era anche impermeabile) lo riponiamo nell’armadio. Riposizioniamo l’esca e torniamo alla nostra cena. Passano una decina di minuti e questa volta è la Night che reclama attenzione. tuttavia è solo un preallarme. Siamo tuttavia fiduciosi.. il fiume sale, la pioggia ha per un attimo allentato la sua morsa e i siluri sembrano ben attivi.

Passano pochi minuti infatti ed ecco una mangiata decisa sulla Ethnic Breakline Cat. Non c’era bisogno di correre a ferrare.. la posta era talmente precaria e ristretta che potevamo ferrare da seduti talmente era poca la distanza tra noi  e le canne. Ferro con decisione e sento che il pesce è allamato. Sento subito delle testatine che mi fanno pensare ad un piccolo siluro. Poi però sento che tiene il fondo bene e viene incontro veloce.. comportamento che è solito di esemplari maggiori. Dopo un divertente combattimento reso difficile dal poco spazio vitale e di manovra causa vegetazione opprimente (obbligandomi a salire sulla barca per guadagnare metri fuori da essa), riusciamo a portare a riva un esemplare di 160cm, senza segni di frega e piuttosto in forma. Lo slamiamo direttamente in acqua, una foto veloce ricordo e lo rilasciamo immediatamente.

Riporto in posizione una nuova esca, ma ahimè, riprende la pioggia, e con essa termina puntuale l’attività dei siluri. Così poco dopo, a buio arrivato, decidiamo di uscire dalla casa naturale e tornare nelle rispettive artificiali.

In realtà sulla strada verso il pontile, ci concediamo una breve pescata a dinamica a suon di clonk con l’unica esca che ci era rimasta, sfruttando una breve interruzione della pioggia. Breve pescata che ci regala in pochi minuti una cattura sul metro, metro e venti che ci rincuora dal fatto di aver dovuto abbandonare così presto il fiume.

Così siamo di nuovo in autostrada sulla via del ritorno.. è mezzanotte passata. Domani è lunedì, è tempo di tornare ad osservare i siti meteo.

Vi lascio ad un piccolo contributo video:

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Ethnic Vertical Cat 1,90m 200gr

Giunta dai cugini d’oltralpe francesi, la pesca alla verticale è praticata in Italia dai pioneri della tecnica già da 6-7 anni. Possiamo tuttavia affermare che la sua effettiva consacrazione tra gli di appassionati di catfishing è da attribuire agli ultimi due anni, periodo in cui si è assistito ad un vero e proprio boom di praticanti lungo tutta l’asta del Po e dei suoi affluenti. La tecnica della verticale consiste, semplificando molto il concetto, nel fare saltellare la nostra esca sul fondo del fiume durante la deriva in barca, sperando di farla cadere nei pressi di uno dei siluri che sostano sul fondale. Tecnica che dà per ovvi motivi i suoi migliori frutti nel periodo invernale. Da questa breve e semplicistica descrizione possiamo evincere che dovendo continuamente far saltellare un’esca sul fondo, il combo mulinello-canna da pesca deve essere un giusto compromesso tra peso e robustezza. Se dei mulinelli da verticale abbiamo già avuto modo di parlarne (nell’articolo Recensione Ryobi Luis 5500HX ), in questo articolo ci soffermeremo sugli aspetti della canna da pesca. Pescando dalla barca fondamentale è la lunghezza,  che per una miglior gestione del combattimento, e non solo, è consigliabile essere tra 1,80m e i 2,10m. Altro punto fondamentale è la potenza: generalmente 200 grammi di potenza ci permettono di affrontare siluri importanti anche in fiumi importanti come il Po. L’azione o meglio la sensibilità è invece a discrezione del pescatore: c’è chi preferisce canne molto rigide in grado di sentire ogni piccola vibrazione potenzialmente riconducibile ad un abboccata, e chi preferisce canne leggermente più morbide che aiutano il movimento dell’esca ed evitano al siluro di sentire resistenza durante l’abboccata. I fattori che però devono essere comuni sono la leggerezza e la robustezza. La leggerezza deve essere necessaria perchè possiamo manovrare la nostra esca per molte ore, mentre la robustezza deve essere garantita per tenere testa a qualsiasi taglia del nostro avversario ed in qualsiasi condizione del fiume.

Fatta questa premessa, abbiamo pescato per voi con la nuova Vertical Cat della Ethnic (distribuita da Tubertini).. eccovi la recensione.

 Il nome non nasconde di certo la tecnica per la quale è stata concepita questa Vertical Cat. Lunga 1,90 m, è composta da due elementi asimmetrici, il manico ed il fusto. Quest’ultimo si innesta a baionetta nel manico, soluzione che garantisce uniformità di azione e maggiore robustezza. Il fusto è composto in Hi-flex, una nuova formulazione di compositi grazie alla quale si ottiene un incremento della resistenza meccanica di ben il 35%, con conseguente elevata resistenza, durevolezza e reattività. Materiale  già utilizzato da Tubertini in diverse canne da pesca per la traina ed il vertical jigging in mare, dove la robustezza è la parola d’ordine. Sul fusto presenti otto anelli adatti all’uso dei trecciati, di cui i primi due a triplo ponte ed i restanti sei a ponte singolo. La potenza dichiarata è 100-300 grammi.

Particolare attenzione è stata data ai dettagli. Sul fusto è presente l’hook retainer, utile per agganciare la montatura durante gli spostamenti (ed evitare spiacevoli incidenti) e una prima parte con finitura della vernice ruvida per un miglior grip durante lo smontaggio dei due pezzi.

Il manico in neoprene (impreziosito dell’engraved Ethnic) presenta invece un confortevole tappo semisferico in sughero, un portamulinello in robusta plastica ed una impugnatura ergonomica in neoprene su cui poter fare leva in tutta tranquillità. Da notare l’anello metallico a protezione del foro della sede dell’innesto a baionetta.

Il mio giudizio

Provandola in abbinamento al Ryobi Luis 5500 HX, ciò che ci stupisce immediatamente è la leggerezza. Questa caratteristica ci permette di pescare per molte ore consecutive senza affaticare il braccio, quindi di stancarci o pescare male. Confrontato con altre canne sul mercato, il fusto è decisamente più sottile, caratteristica che non influisce tuttavia sulla robustezza grazie al materiale Hi-flex con cui è realizzato. La Vertical Cat risulta abbastanza rigida, trasmettendo nitidamente ogni vibrazione già con armature dotate di piombo da 60 grammi. La curva durante lo sforzo del combattimento è piacevolmente perfetta, grazie all’uso di molti anelli a ponte singolo e alla scelta di realizzarla in due pezzi asimmetrici. I 190 cm di lunghezza sono l’ideale per combattere dalla barca agevolmente.

La presenza dell’hook retainer è utilissima durante gli spostamenti in barca tra uno spot e l’altro: evitiamo di agganciare le montature sugli anelli (rischiando di graffiarli), sull’archetto del mulinello (idem) o lasciarla per terra con conseguenti rischi di allamature involontarie.

Utile la finitura ruvida in prossimità dell’innesto, che ci permette di sfilare il fusto dal manico senza grossi sforzi, specialmente quando l’umidità, le mani fredde o l’effetto dilatatorio del carbonio con temperature elevate, rendono difficoltosa questa operazione.

Il manico presenta un confortevole tappo semisferico che ci permette di puntare la canna da pesca sull’addome senza farci male, così come l’impugnatura ergonomica e generosa ci permette di afferrarla con decisione durante il combattimento.

Da evidenziare il portamulinello, sovradimensionato e realizzato in plastica: aldilà della leggerezza che essa conferisce, durante i mesi più freddi non contribuisce ad aumentare il freddo alle mani, al contrario dei portamulinelli in metallo, pesanti e freddi.

Concludendo possiamo affermare di avere per la prima volta tra le mani un’attrezzo concepito e realizzato esclusivamente per la pesca del siluro alla verticale, e non una canna adattata a questa tecnica a posteriori come è stato fatto per altri attrezzi fino ad ora. La Vertical Cat ci ha permesso di pescare correttamente per tante ore consecutive senza affaticarci, così come di gustare il combattimento con catture di diverse taglie grazie alla sua maneggevolezza. Consideriamo inoltre il prezzo:meno di 100€ per un’articolo altamente ricercato, specifico e di qualità. Trovate le nuove canne da siluro della linea Ethnic nei negozi  che distribuiscono Tubertini.

Per maggiori informazioni: Tubertini

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“Mantova Lake” un lago di emozioni…

Da tempo avevo in programma un’uscita di pesca con l’amico Mirko. Viste le pessime condizioni del Grande Fiume, l’occasione era  giusta per trovarci presso i laghi di Mantova per trascorrere una bella e soleggiata giornata di pesca in compagnia.

L’appuntamento è alle 8,30 presso il porticciolo, la giornata è grigia e un timido sole cerca un varco tra le nubi per riscaldarci con i suoi raggi, questa primavera fredda e piovosa sembra giunta al termine e noi, smaniosi come dei ragazzini, carichiamo velocemente la barca e ci portiamo in zona di pesca. Giunti sul posto, Mirko decide di cercare qualche siluro a vertical, Vladi invece, decide di cominciare a pescare con la tecnica del morto manovrato. Dal canto mio, bramo dalla voglia di agganciare qualche aspio, o meglio ancora, qualche cheppia pescando a mosca nel correntone della cascata, ma come scoprirò presto, le cheppie sono totalmente assenti e gli aspi, forse a causa dell’acqua “marcia”, sembrano non gradire il mio artificiale  nemmeno quando cambiando tecnica provo ad insidiarli a spinning. Quasi subito Mirko aggancia il primo pesce della giornata, un siluro di piccola taglia che dopo un breve combattimento aggalla e viene in barca per la foto di rito. Poco più tardi tocca all’amico Vladi ferrare un siluro, sempre di taglia modesta, ma l’attrezzatura leggera che stava usando lo impegna, o meglio lo fa divertire di più nel combattimento.

Dopo circa un paio d’ore, vista la scarsa collaborazione dei pesci, decidiamo di cambiare zona, ci portiamo verso una buca sugli 8 metri e decido di provare la pesca a dinamica con l’ausilio del clonk. La zona è piena di cefali, li sento spesso sbattere sul trecciato e solo qualche piccolo siluro sale attratto dal clonk, senza mostrare interesse per la mia esca. Così dopo una mezz’ora ci dirigiamo verso un’altra zona di pesca. Mirko continua imperterrito la sua azione a vertical, Vladi sempre a manovrato e io, che non trovo pace, lancio a spinning dando fondo agli artificiali della mia valigetta, quando finalmente un aspio di media taglia attacca sullo shad rap. Poco più tardi avrò una bella sorpresa: con un Fat Rap giallo fluo aggancio il mio primo Lucioperca a spinning. Sembrerà strano, ma nonostante qualche centinaio di perca catturati negli anni, non mi era mai capitato di agganciarne uno con una hard bait, ma sempre pescandoli a manovrato con il morto o con la gomma, su teste piombate.

Poco più tardi vedo ferrare l’amico Vladi e guardo con incertezza il combattimento. Lui è convinto di avere agganciato un perca, ma da come piega la canna deve essere di taglia notevole. Poco dopo infatti aggalla uno splendido esemplare che alla misurazione ferma il metro ad 80 cm esatti. Sarà l’ultima cattura della giornata.

Concludendo ritengo sia stata un bella giornata di pesca, soleggiata e calda come non si vedeva da tempo ed abbiamo catturato tre varietà di predatori, siluro, aspio e lucioperca. L’unica nota dolente è stata la qualità dell’acqua che giudicarla “marcia” è farle un complimento Inoltre, la diga di Formigosa chiusa a causa dei livelli di piena a valle, non consentiva di certo un buon riciclo e questo ha sicuramente aggravato la situazione. Vi lascio ora alla visione del video che ho realizzato.

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