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Monthly Archives: Luglio 2015

Accade tutto in un giorno..

Era da tempo che volevo invitare Giuseppe a pescare nelle mie zone. Dopo diverse battute di pesca “a casa sua” e con la sua barca, era giunto il momento di invertire le parti. L’idea era quella di fare 2/3 giorni pescando il siluro da barca di giorno, e da riva alla notte, per sfruttare ogni attimo di attività dei siluri. Il giorno prima dell’incontro tuttavia, siamo costretti ad escogitare un piano B: il basso livello del Po, a causa della siccità delle ultime settimane, ha chiuso di fatto la lanca in cui è presente il pontile che utilizzo per l’alaggio della mia barca, rendendo impossibile l’entrata e l’uscita dei natanti. Un piano B in realtà era già stato abbozzato durante i vari scambi di opinioni nei giorni precedenti.. ma era un’alternativa che ci lasciava un po’ spiazzati per alcuni aspetti logistici. Si trattava di provare a pescare a carpfishing nel fiume Po, avventura affascinante e piccolo sogno nel cassetto ma che necessitava parecchio tempo per la preparazione.. e noi non lo avevamo affatto. Alternative valide tuttavia non ce n’erano, quindi il giorno prima della partenza è un susseguirsi di brevi telefonate ed innumerevoli messaggi di whatsapp per cercare di trovare il bandolo della matassa. Non tanto per le attrezzature, quanto per le esche e l’aspetto cibo. Non sapevamo né quante boiles né quanto mais portare, né avevamo tempo e mezzi per bollire quest’ultimo. La scelta del cibo non era da sottovalutare: tre giorni all’aria aperta non ti permettono di mantenere freddi alcuni cibi, quindi bisognava capire cosa poter portare senza conseguenze salutari per noi.. e da siluristi abituati a fare al massimo una notte, era un’aspetto di non poco conto!

Raccatto 12 kg di mais pronto all’uso dal negozio di pesca e 5 kg di boiles (altri 2 li avevo a casa), Giuseppe compra al discount un numero non precisato di scatolette di mais e recupera un pot-pourri di boiles dal garage, più due sacchi di pastura. Improvvisiamo per le cibarie con pezzi di pizza, pane in cassetta, mele, affettati, tonno in scatola e addirittura del cous cous. Due casse e una tanica da 6 litri d’acqua naturale, una doccia da campeggio, tenda, lettini, sacche portacanne, borsoni vari.. siamo pronti per solcare il Grande Fiume!

Non avendo un’idea precisa di dove piazzarci, esploriamo il corso del fiume in cerca di salti di carpe, rigiri o fondali interessanti. Purtroppo la presenza di forte vento non ci permette di individuare attività di pesci e dobbiamo far affidamento al nostro sesto senso. Decidiamo per uno spot apparentemente abbandonato da tempo, ma comodo per l’attracco e sopratutto costantemente all’ombra (cosa da non sottovalutare in estate, specialmente con il caldo record delle ultime settimane). Inoltre la presenza di erbai ai lati era chiaro sintomo di spot potenzialmente ottimo. Alleggerita la barca, analizziamo il tratto di fiume davanti a noi. Nessun gradino, acqua a 28°c, bolle d’aria ovunque. Non il massimo.. ma ormai siamo lì, quindi piazziamo due marker in linea distanti un 10-15 metri tra loro, su un fondale di 3,2m, ed iniziamo a pasturare abbondantemente. Attorno a questi metteremo quattro inneschi, mentre due li piazzeremo a ridosso degli erbai, in acqua bassissima. Se le carpe vogliono raggiungere gli erbai, dovranno pur passare sulla nostra pastura. Ora è tempo di preparare montature, inneschi, stringer.

 Dividiamo equamente tra le canne il numero di inneschi con il mais e con le boiles, accompagnandoli con retine di PVA riempite di boiles sbriciolate e pellets. Depositiamo con la barca, rinfreschiamo la pastura, mettiamo i tendifilo e nelle 18.30 siamo in pesca.

Il vento che non accenna a calare quantomeno ci evita la visita della fastidiose zanzare, una tortura estiva incessante. Il tempo di cenare con un pezzo di pizza e siamo già nei nostri lettini. La giornata è stata impegnativa, e la fatica si fa sentire. Incredibile ma vero, c’è fresco al punto di utilizzare una coperta in pile per coprirsi.. se penso che a casa si boccheggia, qui, disperso lungo il fiume Po, in tenda, senza luce ed acqua corrente, non si sta poi così male!

Al risveglio troviamo ancora vento. la notte è passata senza partenze, ma negli unici dieci minuti in cui il vento ha cessato di sferzare, abbiamo sentito negli erbai rumori di inseguimenti. Probabilmente piccoli siluri in caccia. Il ritorno del vento ha coinciso con il termine dell’attività chiaramente. Ricontrolliamo gli inneschi, e pasturiamo. Inganniamo poi il tempo tentando di prendere qualche esca a ledgering per piazzare una break negli erbai dove questa notte sentivamo attività.

Il vento cessa finalmente di sferzare verso sera. Solo all’ora individuiamo dove si concentra l’attività dei pesci, o per lo meno i loro salti. Un centinaio di metri avanti a noi, ben oltre alla nostra linea di pastura. Decidiamo di portare le esche destinate la notte prima sugli erbai in zona salti, dando una piccola pasturata. Nell’erbaio piazziamo una break line sfruttando un albero arenato. Affrontiamo già con più cognizione lo spot, nonostante il morale non sia dei più alti considerato il giorno e mezzo di cappotto. Il bello del carpfishing è che in qualsiasi momento può partire una canna.. ma l’attesa è molto più lunga, non concentrata quasi obbligatoriamente nelle poche ore notturne come per il siluro!

In compenso ci godiamo il campeggio, il fresco, il relax, le chiacchiere.. solo un pescatore può capire quanto si sta bene sulle sponde di un fiume!

Per sentire il primo brivido dobbiamo attendere la notte. Un avvisatore impazzito ci sveglia di colpo, voliamo fuori dalla tenda, io inciampo sulla zanzariera, Giuseppe invece arriva sulla sua canna, una delle due portate al largo, ferra ed inizia il combattimento! Non è combattivissima, probabilmente è una piccola carpa, ma tant’è che è la nostra prima carpa del Po, un sogno che sta per avverarsi quando le speranze erano davvero poche. Giuseppe mi concede generosamente di recuperare gli ultimi metri che separavano il pesce dal guadino, quando ad un tratto sorge un problema. Il tendifilo non scorre causa il nodo dello shockleader, di conseguenza è impossibile recuperare. E qui il fattaccio, abbassiamo la canna per togliere il tendifilo ed il pesce si slama. Presi da un misto di rabbia e sconforto per una mossa azzardata che ci ha privato della gioia della prima cattura della sessione, torniamo a dormire, senza neanche portare fuori l’innesco. Poco dopo però mi tocca rialzarmi, è l’avvisatore della canna a break che suona, arrivo sulla canna e vedo la punta dondolare in continuo: un piccolo siluro che è rimasto allamato. Almeno la break ha funzionato, ed è stata una mossa frutto della osservazione ed intuizione di Giuseppe.

L’ennesimo risveglio però è più amaro del precedente. Aver slamato la carpa in modo così ingenuo è dura da digerire, visto che ormai la sessione sembra volgere al termine, con un bel cappotto come risultato. Di buono c’è che avevamo perlomeno capito dove calare. Nel primo pomeriggio avremmo sgombrato il campo, e decidiamo quindi  di giocarci il tutto per tutto portando quattro canne su sei sulla linea più lontana, dove avevamo avuto la partenza. Giusto il tempo di calare l’ultimo innesco e un’avvisatore impazzito cattura la nostra attenzione. E’ una delle mie canne posizionate lontane la sera prima! Giuseppe ferra mentre io ritorno velocemente a riva per gustarmi il combattimento con la mia prima carpa del Po. E questa volta non c’è margine di errore, arriva a guadino! Felicità e soddisfazione alle stelle. La carpa sarà sì e no 5kg, ma quando il peso non interessa, si impara a godere di tutto quello che la pesca offre.. e questo è il coronamento di un sogno!

E’ chiaro ormai che le carpe preferivano una profondità maggiore, vicino al filo della corrente principale. Riporto fuori l’innesco e ne approfitto per fare una deriva a verticale in cerca invano di siluri. Al mio ritorno nulla è successo. ormai sono le 13.00 e siamo agli sgoccioli. Mentre chiacchieriamo tuttavia, un rumore strano ci interrompe per qualche secondo, fino a che non realizziamo che è la frizione del mulinello dell’unica canna di Giuseppe senza avvisatore! Il peso stavolta è maggiore, così come il combattimento è più avvincente. Giuseppe controlla con precisione le sfuriate della carpa e pian piano l’avvicina a noi. Non c’è fretta.

Il guadino risulta per la seconda volta implacabile., e anche la seconda carpa è a riva! Ci stiamo prendendo gusto proprio a fine pescata!

Il tempo tuttavia è tiranno, decidiamo quindi di fare le foto ed iniziare a smontare il campo.

Rilasciati tutti i pesci con la maggior cura possibile, inizia l’avvilente fase di smontaggio del campo, tenendo ovviamente le canne per ultime. Pure questa si rivela una scelta azzeccata, in quanto l’altra mia canna portata distante inizia a cedere filo, facendo suonare l’avvisatore. Io ero proprio lì affianco e ferro prontamente. il combattimento è strano, diverso dal precedente, tra l’altro mentre le precedenti catture (compresa la slamata notturna) erano capitate sul mais, questa è caduta su una boile. Una volta sottoriva scopriamo il perché. Da buoni siluristi avremmo potuto mai abbandonare il fiume senza un siluro? Certo che no!

 Questa sarà l’ultima emozione della battuta di pesca, l’ultimo regalo che ci ha fatto il fiume prima di salutarci e darci appuntamento alla prossima pescata. Non è stato facile, considerato che era la prima volta, ma per le prossime battute abbiamo ora una maggiore esperienza che ci permetterà di affrontare il Grande Fiume in maniera più consona!

Ringrazio Giuseppe per aver accettato di accompagnarmi in questa avventura, contribuendo a farmi coronare un piccolo sogno nel cassetto! D’altronde a noi di Catmagazine la pesca piace così, non tanto per il “Big” ma per le sensazioni ed emozioni che essa può regalarci ogni volta!

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Ethnic Dynamic Cat 1,90m Strong Action

La pesca con il clonk è probabilmente la tecnica più affascinante tra tutte quelle conosciute per insidiare il siluro. Oggetto principale di questa tecnica è il clonk, un pezzo di legno dalla forma particolare che, sbattuto in acqua con un preciso movimento, è in grado di attirare il siluro verso la superficie dell’acqua e quindi verso la nostra esca. L’ecoscandaglio è l’altro accessorio fondamentale, che ci permette di visualizzare la traccia della nostra esca (quindi la profondità a cui lavora) e gli eventuali archi che rappresentano i siluri (e l’eventuale movimento di essi verso l’esca). L’evoluzione di questa tecnica ha creato la pesca a dinamica, la cui differenza consiste nel portare l’esca incontro al siluro che sale attirato verso la superficie, e non aspettare che sia esso a trovarla nella sua traiettoria, intraprendendo un’appassionante testa a testa visualizzato sull’ecoscandaglio. Altra differenza sostanziale è che il filo lo si tiene in mano per una rapido avvicinamento al siluro, così come l’abboccata la si percepisce su di essa e la ferrata  si esegue con la stessa. Ne consegue che avendo in una mano il filo, nell’altra il clonk, la canna rimane durante l’azione di pesca ferma su un poggiacanna, situazione che porta facilmente il filo ad arrotolarsi agli anelli, con conseguente rischio di rottura quando si afferra per proseguire il combattimento. Sono state così sviluppate le canne a filo interno, riducendo a zero questo pericolo grazie alla mancanza di anelli esterni. Un’azione parabolica e una lunghezza attorno ai 2 metri sono le altre caratteristiche che una canna per la pesca a dinamica deve avere, per gestire meglio il combattimento dalla barca senza pericolo di rotture.

Partendo da questi punti fondamentali, con un’occhio di riguardo agli accorgimenti che facilitano la vita del pescatore, è stata creata la Ethnic Dynamic Cat Strong Action.

La lunghezza è di 1,90m, quindi rientra tranquillamente nel range della pesca dalla barca, divisi in due sezioni con innesto su manico a baionetta. Le due sezioni sono di diversa lunghezza, ovvero una solo il manico e l’altra solo il fusto, soluzione adottata da molti per garantire continuità di azione e robustezza del fusto stesso. L’innesto sul manico è molto curato, presenta infatti un’invito metallico.

Altro particolare è la finitura ruvida alla base del fusto per garantire una presa ottimale nello smontaggio dei due pezzi.

Dopo la finitura ruvida troviamo l’anello di ingresso del filo e l’hook retainer.

 Essendo a filo interno non ha ovviamente altri anelli all’esterno, migliorando quindi l’azione, che è più lineare e senza punti di rottura. L’apicale è l’ultimo anello presente oltre a quello di entrata:

L’azione scelta è parabolica progressiva, quindi un fusto che si piega fino al manico, dove quest’ultimo rimane molto più rigido. La potenza è 250-300 grammi.

Dando uno sguardo al manico, troviamo un tappo in sughero arrotondato e l’impugnatura in neoprene impreziosita dal marchio Ethnic impresso a caldo.

 Il portamulinello è in robusto ma al contempo stesso leggero ABS, del tipo DPS, in grado quindi di ospitare anche mulinelli dal piede grosso.

Subito sopra troviamo l’impugnatura in neoprene ergonomica, dopo una finitura in sughero e un pregevole anello metallico.

Il mio giudizio

Chi pesca a dinamica sente immediatamente la necessità di una canna da pesca di un certo tipo: corta, comoda da impugnare, divertente con la stragrande maggioranza dei siluri che si catturano (medio-piccoli) ma cattiva quando serve e con accorgimenti che facilitano le varie situazioni che si presentano. La Dynamic Cat Strong Action risponde proprio a queste esigenze, essendo progettata , sviluppata e dotata di accorgimenti cuciti a misura per questa disciplina. La lunghezza di 1,90m rende la canna leggera e maneggevolissima sia nel momento in cui deve essere sfilata dal portacanne, sia durante il combattimento, aumentando il piacere ed il contatto con la preda, riuscendo a controllare le sfuriate del pesce anche sotto il natante senza timore di rotture per pieghe troppo azzardate (cosa che accade con canne troppo lunghe). L’azione parabolica progressiva va a supporto della lunghezza in situazioni come quelle appena descritte, oltre che a rendere piacevole il combattimento sia con siluri medio-piccoli (che ricordiamo essere la stragrande maggioranza di pesci che si catturano con questa tecnica) sia con siluri di taglia, dove entra in campo la riserva di potenza di un manico molto più rigido. La scelta di avere il fusto in carbonio in pezzo unico ed il manico a parte, lo rende molto più robusto, lineare d’azione e con meno possibilità di rottura. La finitura ruvida alla base di esso inoltre, garantisce la massima presa in condizioni di freddo, umidità o grande calore per un facile e rapido distacco dei due pezzi. Curatissimi i dettagli come l’hook retainer, utilissimo per agganciare la montatura durante gli spostamenti senza avere tra i piedi o per aria ami e ancorette. L’invito metallico dell’innesto sul manico, che rafforza l’ingresso e rende aggressivo il look. L’impugnatura ergonomica garantisce un’ottima presa, e gli inserti in sughero e metallo rendono l’estetica piacevole. Il tappo arrotondato invece, evita dolori sul bacino durante il combattimento. Il portamulinello infine è robusto e leggero al contempo, in grado di ospitare piedi di mulinelli importanti senza alcun problema, essendo tipo DPS. Inoltre l’ABS è un materiale più caldo rispetto al metallo, e ne permette l’uso anche in inverno senza conseguenze di trasmissione del freddo alla mano in caso di un’uso della canna in tecniche diverse come il vertical ad esempio. La distanza tra questo è l’anello di ingresso del filo sul fusto suggerisce un’uso di un mulinello rotante (molto più comodo nella pesca pesca a dinamica), e la rigidità del manico unità alla progressività del fusto sono in grado di non far toccare il filo sull’impugnatura o sulla mano. L’uso di un mulinello a bobina fissa non è sconsigliato, ma rende meno fluido e lineare il recupero, in quanto essendo ravvicinato l’ingresso del filo, accentua molto l’angolo che si crea quando il rullino guidafilo sul rotore del mulinello è alla massima distanza dal manico. Un’ingresso del filo ravvicinato evita invece quello che accade su canne con anelli di entrata molto distanti, che durante il combattimento vedono il filo passare da sopra a sotto il fusto. Infine una nota molto positiva: il prezzo si aggira sui 70€. Una cifra alla portata di tutti per uno strumento completo, divertente e realizzato a misura per una tecnica affascinante ed esigente come quella della pesca a clonk.

Per maggiori informazioni: Tubertini

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Pomeriggio dinamico

Se mi dovessero mai porgere la domanda “Qual’è la tecnica che preferisci per insidiare i siluri?”, non esiterei un secondo a rispondere con “La pesca a dinamica con il clonk“. Tutte le tecniche che si utilizzano nel catfishing sono belle e hanno caratteristiche ben precise che le differenziano l’una dalle altre (la trepidante attesa del suono di un avvisatore quando si pesca a break line, l’esplosione sull’artificiale a spinning, le inchiodate a vertical, ecc.), ma la dinamica ha per me quel non so che in più. Sarà il fatto di vedere quello che sta accadendo sotto ai tuoi piedi sul monitor dell’ecoscandaglio, sarà il confronto che si instaura con il siluro quando questo è in linea con la tua esca, sarà il suono cadenzante del clonk o il sentire l’abboccata direttamente sulla mano in cui teniamo la lenza madre. Un insieme di fattori che rendono questa tecnica unica, diversa da qualsiasi altra, che ti permette in un certo senso di interagire con la preda come in nessun’altra pesca. L’estate è uno dei periodi migliori per praticarla. I siluri sostano apatici sul fondo, poco propensi alla caccia e al dispendio di energie, ma un’esca presentata bene e un colpo di clonk ben assestato, possono indurlo all’attacco.

Riesco finalmente a trovarmi con Stefano per una pescata dalla barca che slittava ormai da troppo tempo. La giornata è di quelle da sdraio ed ombrellone al mare, ma l’appuntamento è sul Grande Fiume a mezzogiorno, snobbando la mattina e cercando fino a sera inoltrata di trovare qualche siluro propenso all’attacco.

L’idea è quella di pesca a dinamica con il clonk, sfidando il sole, l’afa, la diffidenza e l’apatia dei siluri “estivi“.

Iniziamo a derivare su un centro tratto di fiume con una fondale di circa 6-7 metri. Fortunatamente la nostra scelta si rivela ottima, e sono numerose le scie che visualizziamo sull’ecoscandaglio. Tutt’altra cosa invece, è riuscire a farli abboccare ovviamente. A sbloccare la situazione tocca a me e la mia Ethnic Dynamic Cat, con il siluro che si rivelerà il più grande catturato nella giornata, il quale abbocca su un piccolo carassio usato come esca.

Per tentare di andare in contro a tutte le eventuali voglie dei siluri, cambio tipologia di innesco, scegliendo calamari e lombrichi canadesi. I calamari sono solito preparali in piccole strisce già a casa per evitare di perdere tempo in pesca. Un corposo innesco che nasconda per bene l’ancoretta desta meno sospetti e conferisce un bel movimento fluttuante ed armonioso in acqua, per non parlare del potere attrattivo olfattivo. Il problema di questo innesco è che speso e volentieri i siluri di piccola taglia ne sono ghiotti.. ed infatti un siluro di piccola taglia ci casca in pieno.

Tentiamo una nuova deriva caratterizzata da una profondità maggiore senza vedere tuttavia alcuna traccia, e decidiamo di rifare la prima. Questa volta è il turno di Stefano, che si toglie il cappotto di dosso con un piccolo silurotto.

Provo a variare non più l’innesco ma proprio tecnica, passando ad un vertical con una piccola esca, utilizzando l’onnipresente Ethnic Vertical Cat. Usare due tecniche permette di coprire diversi strati di acqua e può essere un buon modo per capire la tecnica più redditizia in quel momento preciso. Inoltre un pesce che si piazzi sul fondo dopo l’azione del clonk, potrebbe incappare nella nostra esca. Arriva infatti la mia terza cattura, sempre di taglia piccola.

Continuiamo imperterriti sotto il sole cocente, ma più passa il tempo, meno siluri si vedono. In estate ho spesso notato che durante l’arco della giornata ci sono orari ben precisi in cui è più facile vederli. Alla mattina e da metà pomeriggio è molto raro, mentre molto più facile vederli paradossalmente nelle ore centrali più calde ed ovviamente di notte. Ho sempre pensato che dopo l’attività di caccia notturna, al mattino riposino, per poi attivarsi qualche ora nelle ore centrali e riposarsi nuovamente in attesa della notte.

Giunte le 19,00, cotti dal sole, con le scorte d’acqua terminate e senza vedere archi per decine di metri, decidiamo di concludere la battuta, egualmente soddisfatti per l’esito e andandoci a gustare una bevanda fresca nel bar più vicino, a conclusione di una giornata dedicata alla tecnica più emozionante per catturare il siluro!

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