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Monthly Archives: Maggio 2016

Succede tutto in 15 minuti

Maggio è un mese particolare per la pesca al siluro. In questo periodo ci sono diversi fattori che  possono incidere tantissimo sull’esito della battuta che ci apprestiamo a fare: pensiamo alla frega o alle piogge primaverili che danno origine alle piene. Già questi due fattori possono incidere singolarmente in maniera positiva o negativa.. pensate se questi due fattori arrivano ad interagire tra loro.. il risultato è la più totale confusione in quanto può creare frenesia alimentare o fermare e posticipare il periodo di riproduzione e quindi l’attività di caccia, disorientando di conseguenza il silurista stesso, che non sa se vale la pena di andare a pescare o meno (questo perché un silurista moderno e responsabile, nel periodo di frega non li insidia).

Accade così che l’ultima piena del fiume avviene durante la settimana (quando ovviamente nessuno di noi può andare a pescare), e le condizioni di sabato sono tutt’altro che incoraggianti per la pesca, visto il deciso del calo del livello. Ad un aspetto negativo ne corrisponde tuttavia uno positivo: con la piena l’acqua si raffredda, quindi i siluri difficilmente sono entrati in frega.

Con queste condizioni ed incognite assieme a Stefano ed Alessandro ci apprestiamo a compiere , a distanza di un anno dall’ultima assieme (leggi qui il report), una nuova notturna sul fiume.

Fiume in calo, sole e caldo sono le condizioni che troviamo. Con noi una manciata di piccoli carassi che ci obbligano a reperire con urgenza altre esche.. cosa non scontata quando l’acqua del fiume è ancora sporca. Fortunatamente grazie all’esperienza di Alessandro nella pesca a ledgering, il problema esche viene risolto con la cattura di breme e barbi.

Posizioniamo così i picchetti, prepariamo le canne da pesca ed allestiamo il campo.

L’azione successiva è quella dedicata all’individuazione degli spot in cui piazzare le nostre esche. Vanno per primi Stefano ed Alessandro.. il primo si posiziona con entrambe le canne a monte, mentre il secondo a valle. Tocca infine a me: mi rimane la zona centrale caratterizzata da un lentissimo decorso, con una zona caratterizzata addirittura da un ritorno di corrente verso monte. Scandaglio per bene il fondale in cerca del maggior numero di informazioni possibili, e decido di posizionare la prima su una sponda erosa fortemente dall’azione costante della corrente. C’è una sola radice che spunta da questo muro di terra e ad essa aggancio il cordino a cui fissare la break line. Il cordino è lungo al punto di farmi pescare nelle prossimità di un piccolo gradino e poco prima del taglio della corrente. La scelta della mia seconda break invece casca su una zona tranquillissima, quasi disinteressata dalla corrente ma con un fondale di 3 metri. Qui spunta un legno rotto. Ad esso aggancio un cordino. In realtà pesco molto vicino e potrei evitarlo ed agganciare la break line direttamente al tronco.. ma per una comodità di ri-brekkaggio lo faccio.

Finita l’operazione cordini, è tempo di brekkare. Sorge un grosso problema: il meteo. Il sole ha infatti lasciato il posto a nuvoloni neri, anzi nerissimi, carichi di pioggia. Il vento è umido e si sentono distintamente i tuoni avvicinarsi. Facciamo giusto in tempo a posizionare una break di Stefano e ci rifugiamo nella tenda. Inizia a piovere ed a soffiare un forte vento che ci costringe a tenere le stecche della tenda tese con le mani. Poi tuoni e fulmini che cascano non lontano da noi e come se non bastasse ecco la grandine. Dopo un’ora di tempesta il paesaggio è surreale, con nuvoloni plumbei che ci girano attorno e la condensa che si leva dal terreno a causa dello scioglimento della grandine. In questi momenti ti viene da pensare “ma chi me lo fa fare“.. ma poi sei già in barca a posizionare le esche.

 Inizia l’attesa, ingannata dal lusso di un aperitivo sul fiume e dalla preparazione della cena.. per non farsi mancare proprio nulla. Al tramonto il primo sussulto: sbrekka la canna più a monte di Stefano.. purtroppo a vuoto. Verso le 22,30 ormai a fine cena, ecco la mia centralina emettere il fatidico suono. Mi fiondo all’esterno della tenda e inizio a recuperare filo per arrivare a contatto con il pesce. Poi la ferrata decisa e l’inizio del combattimento. Un po’ per scaramanzia un po’ per “mettere le mani avanti” stimo il pesce sul metro e mezzo. Poi però i minuti scorrono, le sfrizionate aumentano e la sensazione di peso che fatica a staccarsi dal fondo è concreta.. non è un pesce piccolo. Ad un tratto sento l’altro mio avvisatore suonare. Stefano si fionda sull’altra mia Ethnic Breakline Cat e ferra deciso. Al contrario mio non mantiene un basso profilo ed esclama: “è grosso anche questo!“. La situazione non è delle più facili.. il mio si è buttato in corrente, mentre l’altro mette a dura prova Stefano. Quando riesco a portare a riva il mio avversario, ci rendiamo conto di avere a che fare con una cattura notevole.. Alessandro lo lega immediatamente per poi correre da Stefano, oramai stremato dal combattimento, per fare il secondo glowing. Anche questo è un pesce che non capita ogni giorno! Come se non bastasse, ecco che sbrekka la canna più a valle di Alessandro. ennesima corsa e combattimento: questa volta è davvero un pesce sul metro e quaranta rilasciato prontamente. Tutto in 15 minuti o poco più.. incredibile!

Riposizioniamo le esche e ci mettiamo sotto al sacco a pelo.. riuscendo a riposarci per tutta la notte.. ma non ci disperiamo.. in fondo abbiamo due grossi motivi per essere già soddisfatti.

Il mattino mi sveglio a causa di uno dei miei avvisatori che suona. Mi fiondo fuori dalla tenda ma la mia canna è correttamente brekkata. Noto allora un filo che la fa muovere. Proviene dalla solita prima canna a monte di Stefano, che ha sbrekkato chissà quando ed il filo, ormai a valle, toccava la mia. Purtroppo è l’ennesima sbrekkata a vuoto.. anche se causa avvisatore scarico non se n’era accorto nessuno.

Approfittiamo di questa sveglia alternativa per alzarci tutti quanti e smontare il campo. Era giunto il momento di misurare i siluri catturati la sera prima e fotografarli. Faccio scorrere il metro veloce fino ai 2 metri.. poi rallento e mi fermo ogni dieci centimetri. Due e dieci.. due e venti.. ce n’è ancora.. due metri e trentasei! Questo è il più “piccolo” dei due tra l’altro.. catturato da me:

Passiamo così a misurare anche il secondo siluro, quello catturato da Stefano. Stesso metodo di misurazione. Veloce fino a due metri per poi rallentare.. due e dieci.. due e venti.. due e trenta.. ce n’è ancora.. due metri e quarantacinque!

Accurato rilascio di questi due vecchi abitanti del fiume e facciamo tappa al bar per la colazione, che tocca pagare ben volentieri a me (anche se ho un contenzioso aperto con Stefano.. perché se è vero che il 245 è uscito su una mia canna, posizionata da me dove volevo io.. l’ha recuperato lui!).

In fondo in fondo ce li siamo meritati.. siamo partiti con parecchie incertezze e condizioni non al top, abbiamo dovuto fare esche sul posto, abbiamo dovuto resistere alla tempesta perfetta.. insomma, tanta tenacia andava ripagata!

Incredibile tuttavia come nell’arco di una notte intera, a volte capita che l’attività di tutti i siluri si concentri solamente in una manciata di minuti e basta. A sapere quando accade si potrebbe quasi pensare di non pescare tutta notte.. ma sarebbe troppo comodo!

Visto i segni riconducibili alla frega, i siluri di questo spot li lasceremo in pace per qualche settimana.. se lo meritano!

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Boetta Ng Fishing

Bene o male ogni azienda che commercializza materiale per la pesca al siluro presenta a catalogo anche i galleggianti. Questi fondamentalmente sono sempre le classiche boette a cui spesso l’unica modifica eseguita è il cambio della vernice con cui sono colorate. Aldilà però di comportarsi da galleggiante scorrevole, non hanno alcuna altra utilità o innovazione. Esistono però galleggianti costruiti da una piccola ma dinamica azienda italiana che presentano innovazioni e finiture che vanno ben oltre gli standard a cui siamo abituati a vedere sul mercato. Stiamo parlando delle nuove boette della Ng Fishing.

 Evoluzione della prima versione da 160 grammi in commercio già da diversi anni, la nuova boetta NG differisce innanzitutto nel peso, aumentato a 180 grammi.

 

La seconda differenza è l’aggiunta di un secondo tubetto passante interno che riduce il diametro a 7mm, misura ideale per l’inserimento delle star light in commercio o dell’asticella plastica in dotazione.

L’inserimento blocca di fatto la boetta alla lenza madre, fungendo così da stopper e permettendoci di decidere e fissare velocemente la profondità di pesca.

Rimane inalterata l’elevata qualità costruttiva (verosimilmente indistruttibili), la scelta dei materiali e delle finiture, come ad esempio il tappo di uscita del filo.

Vastissima inoltre la scelta della colorazione, che spazia dal bianco a colori più accesi e vistosi come l’arancio ed il giallo, o al più sobrio nero.

Il mio giudizio

Di per sé una boetta non ha nulla di tecnologico o particolare. Eppure la NG Fishing ha avuto il merito, fin dalla prima versione, di creare un articolo al di sopra degli standard qualitativi già esistenti in commercio concentrando qualità e finiture di pregio in un prodotto fino ad allora snobbato “dall’evoluzione” dei materiali. Con la seconda versione sono riusciti a migliorarlo ulteriormente aggiungendo una funzione utile in molte situazioni di pesca. Questa possibilità di bloccaggio è risultata molto funzionale nella classica pesca a galleggiante, un po’ meno nella pesca a break line se la utilizziamo per bloccare una girella sopra di essa per fissare la break line e regolare così la profondità di pesca (ma non è stata concepita per questo tipo di sollecitazioni). In questo caso, se utilizziamo lenze madri sottili (ad esempio un trecciato da 80 o 100 libbre) il bloccaggio non è così forte da garantire un serraggio ottimale e la boetta tende a scivolare durante la fase di messa in tiro della canna. Per ovviare questo inconveniente si può utilizzare uno shock leader di diametro importante come ultimi metri della lenza madre (creando quindi un maggior attrito nel foro), inserire uno stopper al di sotto della boetta o ancora fissare la break line su una finta asola sulla lenza madre (senza quindi utilizzare la boetta per bloccare la girella come nel nostro caso, ma proprio solo come segnalazione).

 Ulteriore miglioria potrebbe essere l’inserimento di un nastro catarifrangente attorno al corpo, in modo da essere localizzata facilmente nella notte per verificare sia la giusta posa dell’esca sia la posizione del siluro durante il combattimento. Ulteriore evoluzione che ci sentiamo di suggerire alla Ng Fishing, potrebbe essere la creazione di una boetta da poter togliere dalla lenza madre senza tagliare il filo, un po’ come accade con i piombi intercambiabili: non è facile, ma la NG Fishing ci ha ormai abituati a così tante innovazioni che chiedere è ormai lecito!

Per altre informazioni: NG Fishing

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Differenti condizioni.. diversi risultati!

Sembrerà scontato ed ovvio, ma il segreto per catturare più pesci spesso coincide con una semplice azione: andare il più possibile a pescare.

La stragrande maggioranza di noi infatti è obbligata per motivi di forza maggiore (lavoro, famiglia, ecc) ad andare a pesca quando può, e non quando si dovrebbe. Di conseguenza siamo costretti ad accettare le condizioni meteo e del fiume che troviamo in quel determinato giorno, le quali non sempre coincidono con le preferite dal siluro, e non sempre risultano adatte alla pratica della pesca. Pensiamo a quando si capita nel post piena, con il fiume in calo (negativo per lo spinning, per la pesca a verticale e altre tecniche), o in una giornata di vento o di nebbia.. situazioni che difficilmente ci metteranno nella condizione di poter catturare. Se avessimo invece la libertà di scegliere quando e quanto andare a pescare, le nostre probabilità di cattura aumenterebbero a dismisura.. da un giorno all’altro possono cambiare radicalmente!

A supporto di ciò vi racconto l’ultima pescata dell’amico Alvise. La settimana di Pasqua decide di dedicare un giorno e mezzo alla pesca del siluro dalla barca assieme all’amico Lorenzo.

Il martedì un forte vento e basse temperature rendono la pesca difficile e come se non bastasse i siluri non hanno intenzione di collaborare (c’è anche da dire che in quei giorni sono soggetti ad una pressione di pesca incredibile da parte di pescatori italiani e sopratutto del nord Europa che approfittano delle vacanze pasquali per dedicarsi alla pesca). La giornata si conclude con un solo siluro slamato, probabilmente di taglia.

Il giorno seguente hanno a disposizione la sola mattina per pescare. Tuttavia la situazione che gli si presenta è totalmente differente da quella del giorno precedente: giornata soleggiata e calda, vento assente. Risultato di una mattina di pesca? 6 attacchi, di cui due sbagliati e 4 pesci catturati tra cui il primo over per Alvise!

Se avessero pescato il solo martedì con le condizioni negative, sarebbero tornati a casa con un cappotto, mentre aver avuto la possibilità di pescare qualche altra ora nel giorno seguente con condizioni favorevoli, ha permesso ad Alvise e Lorenzo di assistere ad una sessione di pesca fantastica, terminata con una stupenda cattura.

Saper pescare, avere le montature corrette, le esche adatte e conoscere il fiume sono tutti fattori che contano, ma avere la possibilità di pescare quando le condizioni sono quelle buone significa fare realmente la differenza in termini di numero di catture!

Colgo l’occasione di fare i miei più sinceri complimenti ad Alvise, in quanto in poco tempo e poche pescate assieme è riuscito ad assimilare benissimo i concetti della pesca a verticale.. ed i risultati si vedono! Continua così!

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